COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Commento al vangelo della X settimana del Tempo Ordinario

X settimana del Tempo Ordinario
Commento di Paolo Curtaz

Lunedì 8 Giugno >
(Feria – Verde)
Lunedì della X settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Re 17,1-6   Sal 120   Mt 5,1-12: Beati i poveri in spirito.
Martedì 9 Giugno >
(Feria – Verde)
Martedì della X settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Re 17,7-16   Sal 4   Mt 5,13-16: Voi siete la luce del mondo.
Mercoledì 10 Giugno >
(Feria – Verde)
Mercoledì della X settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Re 18,20-39   Sal 15   Mt 5,17-19: Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
Giovedì 11 Giugno >
(Memoria – Rosso)
San Barnaba
At 11,21-26;13,1-3   Sal 97   Mt 10,7-13: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Venerdì 12 Giugno >
(Feria – Verde)
Venerdì della X settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Re 19,9.11-16   Sal 26   Mt 5,27-32: Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio.
Sabato 13 Giugno >
(Memoria – Bianco)
Sant’Antonio di Padova
1Re 19,19-21   Sal 15   Mt 5,33-37: Io vi dico: non giurate affatto.
Domenica 14 Giugno >
(SOLENNITA’ – Bianco)
SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO A)
Dt 8,2-3.14-16   Sal 147   1Cor 10,16-17   Gv 6,51-58: La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda

Krishti-Mbret

Lunedì della X settimana del Tempo Ordinario 
Mt 5,1-12: Beati i poveri in spirito.

Di quanto Spirito Santo abbiamo bisogno per accogliere con un cuore aperto e libero questa pagina! E credere che davvero il Signore opera in noi e ci permette di rendere vera e credibile questa pagina! Oggi ricominciamo il tempo ordinario, interrotto diversi mesi or sono con l’inizio della quaresima. Ma viene da chiedersi: cos’ha di ?ordinario? un tempo abitato per sempre dal risorto? Animato dallo Spirito? Segnato dall’esperienza della Chiesa? Nulla, certo. E ciò che viviamo è sempre e per sempre straordinario e riempie la nostra quotidianità. L’incarnazione di Dio colma di mistero e luce ogni giorno, ogni tempo, ogni istante, portando la presenza dell’Assoluto nelle nostre piccole vite. Allora possiamo osare, credere che le beatitudini non siano l’illusione pericolosa di un esaltato ma la concretizzazione della vita nuova, vita che solo lo Spirito Santo rende possibile, vita che lui solo può suscitare in noi. Vivere col cuore povero, mite, che pratica la giustizia, che non si scoraggia davanti al pianto e alla persecuzione è possibile, giorno per giorno, lasciando allo Spirito il giusto spazio nelle nostre giornate…

Martedì della X settimana del Tempo Ordinario
Mt 5,13-16: Voi siete la luce del mondo.

Come si fa a salare il sale? Se il sale perde il suo sapore e la sua funzione non serve più a niente e viene gettato via, giustamente. Siamo noi discepoli a rendere salato il mondo, ad insaporirlo. E se noi discepoli perdiamo credibilità, se infiacchiamo le nostre vite, se trascuriamo la fedeltà al vangelo, se non compiamo opere buone (e belle, riconoscibili) davanti agli altri, chi può dare speranza al mondo? Siamo sale: sbaglia chi pensa di dover trasformare tutta la realtà in sale! Non importa il numero dei cristiani ma la loro testimonianza credibile. Sbaglia chi vagheggia una società cristiana tutta costruita sulla legge di Dio. Siamo sale: sbaglia chi si accontenta di una fede esteriore, di un’appartenenza fiacca e svilita, di una disciplina vissuta controvoglia. Siamo sale: con i cristiani la vita ha più senso, acquista una maggiore profondità, svela la sua profonda dignità. Stiamo attenti a non lasciarci andare allo scoraggiamento, a credere che la fede è solo affare nostro. Il giorno in cui non bruceremo più d’amore, il mondo morirà di freddo.

Mercoledì della X settimana del Tempo Ordinario 
Mt 5,17-19: Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.

Vivere le beatitudini dona sapore alla vita e ci fa diventare luce per il mondo. Ma ad una condizione: di non svilire la portata profetica e destabilizzante del Vangelo e di non cambiarne neppure una virgola o un trattino. Quando Gesù dice di non essere venuto a cambiare nemmeno un segno della Legge non si riferisce certo ai troppi precetti degli uomini che ne hanno ampliato a dismisura e stravolto il vero messaggio! Nelle nelle pagine che seguono le beatitudini Gesù affronterà numerosi precetti riportandoli alla loro origine, cambiando ben più di una virgola! Ciò che non vuole cambiare è l’idea di fondo di quei precetti, quel desiderio di Dio di fornire a noi uomini una strada verso la felicità. I precetti, le norme date da Dio non fanno parte della burocrazia divina che si aggiunge a quella umana, già di per sé insostenibile. Al contrario Dio offre un percorso di libertà, non di anarchia, là dove si sostituisce alla norma il proprio appetito e si diventa schiavi delle proprie passioni. Ma di libertà autentica che passa nello scoprire il grande progetto che Dio ha sull’umanità e su di noi. Prendiamo molto sul serio le parole del Vangelo!

Giovedì 11 Giugno (Memoria – Rosso) San Barnaba
Mt 10,7-13: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Il Signore Gesù rivela il suo cuore in ogni pagina del Vangelo. In quella di oggi, che è un discorso di missione, vediamo la magnanimità del suo cuore. La povertà del Vangelo non è da pensare come “strettezza”, ma come apertura nella fiducia e nella generosità: così testimoniano le parole di Gesù e così l’ha vissuta san Bamaba. Gesù vuole che siamo poveri perché ci vuole liberi e in grado di donare largamente a tutti, per il regno di Dio. “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.
Nella storia di san Barnaba vediamo realizzata questa pagina. Un altro passo degli Atti degli Apostoli racconta che egli, possedendo un campo, lo vendette per darne il ricavato agli Apostoli, mettendo in pratica alla lettera la richiesta di Gesù al giovane ricco: “Vendi quello che hai, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi”. La fiducia in Dio che lo spinge a questo gesto si accompagna in lui alla fiducia negli altri. Arrivato ad Antiochia, invece di angustiarsi e preoccuparsi per questi “pagani” appena convertiti al Vangelo, Barnaba ha una reazione aperta, piena di fiducia: “Quando giunse e vide la grazia del Signore, si rallegrò”. Non è un uomo che spegne gli slanci altrui con preoccupazioni di osservanze minuziose, è “virtuoso, pieno di Spirito Santo e di fede” e esorta tutti “a perseverare con cuore risoluto nel Signore”: importante è soprattutto aderire a Cristo. E così “una folla considerevole fu condotta al Signore”.
E qui si rivela un altro tratto della sua larghezza di cuore. Invece di riservare a sé il monopolio dell’apostolato in un campo così fecondo, va a Tarso a cercare Saulo: “Trovatolo, lo condusse ad Antiochia”. E quando Paolo diventerà più importante di lui nell’apostolato fra i pagani, di Barnaba si può ripetere quello che gli Atti dicono del suo arrivo ad Antiochia: “Vedendo la grazia del Signore, si rallegrò”.
Ma Barnaba non si ferma all’incoraggiamento degli altri. E veramente tutto a disposizione di Cristo, per questo lo Spirito Santo può riservarlo a sé per una missione più universale: l’evangelizzazione di tutte le nazioni.
Fiducia e generosità fondate nella vera povertà del cuore: ecco che cosa vediamo splendere nella vita di san Barnaba.

Giovedì della X settimana del Tempo Ordinario
Mt 5,20-26: Chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.

Gesù passa dalla teoria ai fatti. Se ha espresso il suo parere riguardo all’interpretazione della Torah, sconfessando l’equiparazione della Legge scritta con la selva di precetti e indicazioni della Legge orale, adesso entra nel dettaglio. Per tre capitoli, nel cosiddetto “discorso della montagna”, Gesù mette a fuoco delle precise situazioni per uscire dall’asfittica prospettiva rabbinica e osare, volando alto. Ciò che caratterizza l’interpretazione scandalosa di Gesù è la sua volontà di riportare la casistica all’origine del precetto. Il brano di oggi si concentra bene sull’idea di violenza e di omicidio: se i rabbini distinguevano chi bisognava evitare di uccidere (i nemici, ovviamente, si potevano serenamente ammazzare), Gesù giunge a invitare i discepoli a considerare omicidio anche la violenza verbale, il pettegolezzo, la malignità, a prendere l’iniziativa per riconciliarsi col fratello, a mettersi nei panni degli altri, senza sentirsi migliori o speciali. Una pagina dura, intransigente, folle, che ricorda ai discepoli il valore della profezia, della testimonianza, del paradosso. Il Maestro per primo vivrà queste indicazioni, fornendoci un chiaro esempio di come il vangelo possa radicalmente cambiare la prospettiva della vita…

Giovedì 11 (Memoria – Rosso) San Barnaba
Mt 10,7-13: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Barnaba, che celebriamo oggi, è una delle figure di riferimento della primitiva comunità cristiana. La sua storia coinvolge e commuove ancora: Barnaba è diventato discepolo, ha venduto un campo per aiutare la comunità, è l’unico ad avere avuto il coraggio di andare a cercare Saulo e a garantire per lui. Lo ha accompagnato durante i suoi primi viaggi missionari e, soprattutto, è passato alla storia per essere un grande incoraggiatore. Figlio dell’esortazione, Barnaba ha saputo sostenere le neonate comunità cristiane pagane guardate con parecchia diffidenza da Gerusalemme. Di quanti “Barnaba” abbiamo bisogno, oggi! Nella Chiesa, anzitutto, dove è frequente incontrare persone severe, censori implacabili, spara sentenze che, in nome dell’ortodossia e della presunta tradizione rilasciano patentini di cattolicità. Ma anche nel mondo, dove lo scoramento sembra prevalere e si fa a gara per distruggere il positivo che riusciamo a costruire. Impegniamoci, oggi, a diventare anche noi “figli dell’esortazione”: a incoraggiare, ad aiutare gli altri a vedere le cose positive, i progressi che fanno, le cose buone che possiedono..

Venerdì della X settimana del Tempo Ordinario
Mt 5,27-32: Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio.

È esigente Gesù. Smonta pezzo per pezzo le nostre interpretazioni annacquate delle sue richieste… Quante volte ci avviciniamo alla fede come se Dio fosse l’Agenzia delle Entrate: le tasse bisogna pur pagarle, ma meno se ne pagano e meglio è! A qualcosa bisogna pur credere, ma se per credere bisogna anche convertirsi, allora contrattiamo il minimo sindacale. Negli affetti, ad esempio: qualche pensiero osceno non fa certo male, qualche fantasia non procura danni, tanto poi resto fedele al mio coniuge… Gesù propone un atteggiamento completamente diverso: Dio ha voluto sin dall’inizio la coppia, un uomo e una donna che si amassero per tutta la vita, compagni di viaggio verso la pienezza. L’interpretazione riduttiva e maschilista del rapporto di coppia non è il sogno di Dio, non è il progetto che egli ha voluto. Gesù ce lo ricorda, dicendo che vale la pena di sacrificare ogni cosa per perseguire questo sogno, per realizzare questo progetto. Prendiamo sul serio le parole del Maestro: la fede può davvero illuminare e cambiare radicalmente la nostra vita, anche quando si tratta della vita affettiva e di coppia. Che bello poterlo dire in questi fragili tempi in cui si ha paura di amare!

Sabato 13 Giugno (Memoria – Bianco) Sant’Antonio di Padova
Sabato della X settimana del Tempo Ordinario
Mt 5,33-37: Io vi dico: non giurate affatto.Mt 5,33-37: Io vi dico: non giurate affatto.

Il terzo tema che Gesù affronta durante il durissimo discorso della montagna riguarda l’autenticità e la verità. Il giuramento era una pratica piuttosto diffusa e serviva a garantire l’onestà di un patto e della persona che lo assumeva. Gesù va oltre, esagera, vola altissimo: non è certo giurando su Dio o sul tempio o sul tesoro del tempio che si garantisce l’onestà dell’affermazione. Allora taglia corto: meglio non giurare. Non abbiamo potere su nulla, nemmeno su noi stessi, sul nostro destino. Non possiamo cambiare nemmeno una virgola di ciò che diciamo e facciamo, siamo fragili e limitati. Allora perché giurare? Meglio essere sinceri, sempre, essere trasparenti. Ma per esserlo dobbiamo anzitutto imparare ad esserlo con noi stessi, confrontandoci con lo specchio della Parola. Solo in Dio scopriamo chi siamo, a cosa siamo destinati. Solo in Dio possiamo non avere paura, accogliere le nostre ombre, lasciarle illuminare dallo Spirito, chiamare per nome e cognome i nostri peccati senza che, per questo, ci assalga lo scoramento. In Dio impariamo ad essere davvero noi stessi, senza finzioni.

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Questa voce è stata pubblicata il 08/06/2020 da in ITALIANO, Liturgia, Settimana - commento.

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
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