COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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La strada della bellezza


La strada della bellezza

La strada della bellezza
Paolo Curtaz

Viviamo mondi orribili. E vite vuote e arroventate, rabbiose e scoraggiate.
Viviamo in un occidente che sta perdendo il senso della misura, che perde la memoria del suo divenire, che si lascia invadere da qualunque moda, che vive un’idea di bellezza che decidono altri imponendo una griffe, uno stile, un trend.
E tutti a correre, a elemosinare attenzione, un complimento, un giudizio che certifichi la nostra esistenza nello spazio ingombro di un pianeta che esplode uno di sette miliardi e rotti.
Disposti a farci tagliare a pezzi pur di piacere, a imporci sforzi sovrumani, diete draconiane per avere un like sui nostri profili social.
Abbiamo confuso il lusso con la bellezza.
Il plauso con la grazia.
L’eccesso con l’armonia.
Aneliamo a ciò che è bello e grande e buono.
Ci accontentiamo di ciò che piace, che pensano tutti, che serve a me.
Dono di Dio, allora, è il fatto che nel cuore dell’estate celebriamo la festa della Trasfigurazione.
Ironia della sorte: un sei agosto esplose la bomba atomica su Hiroshima, un sei agosto il Signore chiamò a sé l’animo inquieto di Paolo VI, papa, fragile e possente cercatore di Dio.

Colline

Salgono sul monte, su un alto monte.
In realtà è una collina ma l’amore rende tutto immenso.
E lì, annota Matteo, Gesù viene trasfigurato. Svela la sua profonda natura, la sua vera identità.
Non si toglie il vestito dozzinale sotto cui si nasconde Superman, no.
È lo sguardo dei discepoli che cambia. Perché la bellezza, come l’innamoramento, come la fede, sta nel nostro modo di vedere.
Quando sono innamorato trovo il mio amato il più bello fra tutti.
Quando amo una disciplina sportiva sono disposto a sudare e a faticare per praticarla.
Quando riesco a orientare la mia mente verso le mie emozioni, colgo la bellezza abbagliante di un paesaggio.
Molte cose concorrono nella bellezza. Una fra queste, certamente, è lo sguardo interiore capace di cogliere la verità, l’armonia, la pienezza in un oggetto, in un paesaggio, in una persona.
Possiamo stare con Gesù tutta la vita, e frequentarlo, e credere, e seguirlo.
Ma fino a quando il nostro sguardo interiore non si arrende alla sua bellezza, non ne saremo mai definitivamente segnati.
Accade come sul Sinai, quando Dio si manifesta a Mosè in tutta la sua gloria: le nubi, i fulmini, la voce, l’ombra, la paura. Paura che deriva dall’intensità della bellezza, dall’insopportabilità della visione interiore.
Mosè e Elia conversano con Gesù: la Legge e i Profeti si inchinano al rivelatore del Padre.
Pietro viene travolto: la bellezza gli ha colmato il cuore.

Bellezza

Abbiamo urgente, assoluto bisogno di recuperare il senso del bello nella nostra vita. La bellezza risulta essere una straordinaria forza che ci attira verso Dio, che in sé è armonia, pienezza, verità.
Quante volte mi viene da dire, a chi mi chiede ragione della fede: è bello credere.
È bello e svela in me e negli altri l’intima e nascosta bellezza che lega le persone, gli avvenimenti, le emozioni.
Quanti uomini e donne, nella storia, si sono avvicinati alla fede perché attratti dalla bellezza del Cristo, dalla sua ineguagliata umanità, dalla sua profonda tenerezza, dalla sua stupefacente maturità.
Sì: è bello essere qui, Signore, è bello essere tuoi discepoli.
Così gli apostoli, scesi dal Tabor, dovranno salire su un’altra collina, il Golgota.
Lì la loro fede sarà macinata, seminata, resa pura.
Dopo, avere sperimentato la bellezza. Solo l’esperienza della gloria di Dio ci permette di affrontare il dolore.
Senza coinvolgimento emotivo, senza reale bellezza, senza entusiasmo, è difficile essere credenti, è difficile restare cristiani. Il nostro mondo ha bisogno di bellezza, di armonia.
Nel caos dell’eccesso (che di bello ha l’apparenza, ma che spesso nasconde il nulla) il nostro mondo può imparare dal cristianesimo la bellezza della fede, della preghiera, del silenzio, del gesto d’amore verso il fratello.

La strada della bellezza

È noioso credere. È giusto – certo – ma immensamente noioso. Il Vangelo di oggi ci dice, al contrario, che credere può essere splendido.
Varrebbe la pena di ricuperare il senso dello stupore e della bellezza, l’ascolto dell’interiorità che ci porta in alto, sul monte, a fissare lo sguardo su Cristo.
E dare tempo al ‘dentro’, all’anima, all’ascolto, al silenzio, al fruscio del vento, al calore del sole sulla pelle, all’odore del muschio o dell’erba, ai rumori del bosco e del mare. Alla discreta e grandiosa presenza di Dio nella natura, quella in cui possiamo trovare, come un’impronta, il suo silenzioso sorriso.
E la preghiera. Intensa. Vera. Umile. Prostrata. Stupita. Aperta al mistero.
Facciamo delle nostre messe dei luoghi di bellezza: il silenzio, il canto, la fede, il luogo in cui preghiamo, può riportare un briciolo di bellezza nella nostra quotidianità.

E accorgerci che credere è la cosa più bella che possiamo sperimentare nella nostra vita.

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Questa voce è stata pubblicata il 10/08/2020 da in Fede e Spiritualità, ITALIANO.

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
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