COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Messaggio del Papa per la VI Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato (it, fr, en, es, pt)

Martedì, 01.09.2020 

Il mese di settembre inizia con la Giornata mondiale di Preghiera per la Cura del creato, che Papa Francesco ha denominato “Tempo del Creato”.
Il Tempo del Creato comincia il 1° settembre, nella Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, e finisce il 4 ottobre con la festività di San Francesco: è un appuntamento particolare perché ricorre nel corso dell’Anno speciale di anniversario dell’enciclica Laudato si’, a 5 anni dalla pubblicazione.

Messaggio del Santo Padre Francesco per la Celebrazione della VI Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato 

Traduzione in lingua francese, inglese, spagnola, portoghese

Messaggio del Santo Padre 

«Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo» (Lv 25,10) 

Cari fratelli e sorelle, 

Ogni anno, particolarmente dalla pubblicazione della Lettera enciclica Laudato si’ (LS, 24 maggio 2015), il primo giorno di settembre segna per la famiglia cristiana la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, con la quale inizia il Tempo del Creato, che si conclude il 4 ottobre, nel ricordo di san Francesco di Assisi. In questo periodo, i cristiani rinnovano in tutto il mondo la fede nel Dio creatore e si uniscono in modo speciale nella preghiera e nell’azione per la salvaguardia della casa comune. 

Sono lieto che il tema scelto dalla famiglia ecumenica per la celebrazione del Tempo del Creato 2020 sia “Giubileo per la Terra”, proprio nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario del Giorno della Terra. Nella Sacra Scrittura, il Giubileo è un tempo sacro per ricordare, ritornare, riposare, riparare e rallegrarsi. 

1. Un tempo per ricordare 

Siamo invitati a ricordare soprattutto che il destino ultimo del creato è entrare nel “sabato eterno” di Dio. È un viaggio che ha luogo nel tempo, abbracciando il ritmo dei sette giorni della settimana, il ciclo dei sette anni e il grande Anno giubilare che giunge alla conclusione di sette anni sabbatici. 

Il Giubileo è anche un tempo di grazia per fare memoria della vocazione originaria della creato ad essere e prosperare come comunità d’amore. Esistiamo solo attraverso le relazioni: con Dio creatore, con i fratelli e le sorelle in quanto membri di una famiglia comune, e con tutte le creature che abitano la nostra stessa casa. «Tutto è in relazione, e tutti noi esseri umani siamo uniti come fratelli e sorelle in un meraviglioso pellegrinaggio, legati dall’amore che Dio ha per ciascuna delle sue creature e che ci unisce anche tra noi, con tenero affetto, al fratello sole, alla sorella luna, al fratello fiume e alla madre terra» (LS, 92). 

Il Giubileo, pertanto, è un tempo per il ricordo, dove custodire la memoria del nostro esistere inter-relazionale. Abbiamo costantemente bisogno di ricordare che «tutto è in relazione, e che la cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri» (LS, 70). 

2. Un tempo per ritornare 

Il Giubileo è un tempo per tornare indietro e ravvedersi. Abbiamo spezzato i legami che ci univano al Creatore, agli altri esseri umani e al resto del creato. Abbiamo bisogno di risanare queste relazioni danneggiate, che sono essenziali per sostenere noi stessi e l’intero tessuto della vita. 

Il Giubileo è un tempo di ritorno a Dio, nostro amorevole creatore. Non si può vivere in armonia con il creato senza essere in pace col Creatore, fonte e origine di tutte le cose. Come ha osservato Papa Benedetto, «il consumo brutale della creazione inizia dove non c’è Dio, dove la materia è ormai soltanto materiale per noi, dove noi stessi siamo le ultime istanze, dove l’insieme è semplicemente proprietà nostra» (Incontro con il Clero della Diocesi di Bolzano-Bressanone, 6 agosto 2008). 

Il Giubileo ci invita a pensare nuovamente agli altri, specialmente ai poveri e ai più vulnerabili. Siamo chiamati ad accogliere nuovamente il progetto originario e amorevole di Dio sul creato come un’eredità comune, un banchetto da condividere con tutti i fratelli e le sorelle in spirito di convivialità; non in una competizione scomposta, ma in una comunione gioiosa, dove ci si sostiene e ci si tutela a vicenda. Il Giubileo è un tempo per dare libertà agli oppressi e a tutti coloro che sono incatenati nei ceppi delle varie forme di schiavitù moderna, tra cui la tratta delle persone e il lavoro minorile. 

Abbiamo bisogno di ritornare, inoltre, ad ascoltare la terra, indicata nella Scrittura come adamah, luogo dal quale l’uomo, Adam, è stato tratto. Oggi la voce del creato ci esorta, allarmata, a ritornare al giusto posto nell’ordine naturale, a ricordare che siamo parte, non padroni, della rete interconnessa della vita. La disintegrazione della biodiversità, il vertiginoso aumento dei disastri climatici, il diseguale impatto della pandemia in atto sui più poveri e fragili sono campanelli d’allarme di fronte all’avidità sfrenata dei consumi. 

Particolarmente durante questo Tempo del Creato, ascoltiamo il battito della creazione. Essa, infatti, è stata data alla luce per manifestare e comunicare la gloria di Dio, per aiutarci a trovare nella sua bellezza il Signore di tutte le cose e ritornare a Lui (cfr SAN BONAVENTURA, In II Sent., I,2,2, q. 1, concl; Brevil., II,5.11). La terra dalla quale siamo stati tratti è dunque luogo di preghiera e di meditazione: «risvegliamo il senso estetico e contemplativo che Dio ha posto in noi» (Esort. ap. Querida Amazonia, 56). La capacità di meravigliarci e di contemplare è qualcosa che possiamo imparare specialmente dai fratelli e dalle sorelle indigeni, che vivono in armonia con la terra e con le sue molteplici forme di vita. 

3. Un tempo per riposare 

Nella sua sapienza, Dio ha riservato il giorno di sabato perché la terra e i suoi abitanti potessero riposare e rinfrancarsi. Oggi, tuttavia, i nostri stili di vita spingono il pianeta oltre i suoi limiti. La continua domanda di crescita e l’incessante ciclo della produzione e dei consumi stanno estenuando l’ambiente. Le foreste si dissolvono, il suolo è eroso, i campi spariscono, i deserti avanzano, i mari diventano acidi e le tempeste si intensificano: la creazione geme! 

Durante il Giubileo, il Popolo di Dio era invitato a riposare dai lavori consueti, a lasciare, grazie al calo dei consumi abituali, che la terra si rigenerasse e il mondo si risistemasse. Ci occorre oggi trovare stili equi e sostenibili di vita, che restituiscano alla Terra il riposo che le spetta, vie di sostentamento sufficienti per tutti, senza distruggere gli ecosistemi che ci mantengono. 

L’attuale pandemia ci ha portati in qualche modo a riscoprire stili di vita più semplici e sostenibili. La crisi, in un certo senso, ci ha dato la possibilità di sviluppare nuovi modi di vivere. È stato possibile constatare come la Terra riesca a recuperare se le permettiamo di riposare: l’aria è diventata più pulita, le acque più trasparenti, le specie animali sono ritornate in molti luoghi dai quali erano scomparse. La pandemia ci ha condotti a un bivio. Dobbiamo sfruttare questo momento decisivo per porre termine ad attività e finalità superflue e distruttive, e coltivare valori, legami e progetti generativi. Dobbiamo esaminare le nostre abitudini nell’uso dell’energia, nei consumi, nei trasporti e nell’alimentazione. Dobbiamo togliere dalle nostre economie aspetti non essenziali e nocivi, e dare vita a modalità fruttuose di commercio, produzione e trasporto dei beni. 

4. Un tempo per riparare 

Il Giubileo è un tempo per riparare l’armonia originaria della creazione e per risanare rapporti umani compromessi. 

Esso invita a ristabilire relazioni sociali eque, restituendo a ciascuno la propria libertà e i propri beni, e condonando i debiti altrui. Non dovremmo perciò dimenticare la storia di sfruttamento del Sud del pianeta, che ha provocato un enorme debito ecologico, dovuto principalmente al depredamento delle risorse e all’uso eccessivo dello spazio ambientale comune per lo smaltimento dei rifiuti. È il tempo di una giustizia riparativa. A tale proposito, rinnovo il mio appello a cancellare il debito dei Paesi più fragili alla luce dei gravi impatti delle crisi sanitarie, sociali ed economiche che devono affrontare a seguito del Covid-19. Occorre pure assicurare che gli incentivi per la ripresa, in corso di elaborazione e di attuazione a livello mondiale, regionale e nazionale, siano effettivamente efficaci, con politiche, legislazioni e investimenti incentrati sul bene comune e con la garanzia che gli obiettivi sociali e ambientali globali vengano conseguiti. 

È altresì necessario riparare la terra. Il ripristino di un equilibrio climatico è di estrema importanza, dal momento che ci troviamo nel mezzo di un’emergenza. Stiamo per esaurire il tempo, come i nostri figli e i giovani ci ricordano. Occorre fare tutto il possibile per limitare la crescita della temperatura media globale sotto la soglia di 1,5 gradi centigradi, come sancito nell’Accordo di Parigi sul Clima: andare oltre si rivelerà catastrofico, soprattutto per le comunità più povere in tutto il mondo. In questo momento critico è necessario promuovere una solidarietà intra-generazionale e inter-generazionale. In preparazione all’importante Summit sul Clima di Glasgow, nel Regno Unito (COP 26), invito ciascun Paese ad adottare traguardi nazionali più ambiziosi per ridurre le emissioni. 

Il ripristino della biodiversità è altrettanto cruciale nel contesto di una scomparsa delle specie e di un degrado degli ecosistemi senza precedenti. È necessario sostenere l’appello delle Nazioni Unite a salvaguardare il 30% della Terra come habitat protetto entro il 2030, al fine di arginare l’allarmante tasso di perdita della biodiversità. Esorto la Comunità internazionale a collaborare per garantire che il Summit sulla Biodiversità (COP 15) di Kunming, in Cina, costituisca un punto di svolta verso il ristabilimento della Terra come casa dove la vita sia abbondante, secondo la volontà del Creatore. 

Siamo tenuti a riparare secondo giustizia, assicurando che quanti hanno abitato una terra per generazioni possano riacquistarne pienamente l’utilizzo. Occorre proteggere le comunità indigene da compagnie, in particolare multinazionali, che, attraverso la deleteria estrazione di combustibili fossili, minerali, legname e prodotti agroindustriali, «fanno nei Paesi meno sviluppati ciò che non possono fare nei Paesi che apportano loro capitale» (LS, 51). Questa cattiva condotta aziendale rappresenta un «un nuovo tipo di colonialismo» (SAN GIOVANNI PAOLO II, Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, 27 aprile 2001, cit. in Querida Amazonia, 14), che sfrutta vergognosamente comunità e Paesi più poveri alla disperata ricerca di uno sviluppo economico. È necessario consolidare le legislazioni nazionali e internazionali, affinché regolino le attività delle compagnie di estrazione e garantiscano l’accesso alla giustizia a quanti sono danneggiati. 

5. Un tempo per rallegrarsi 

Nella tradizione biblica, il Giubileo rappresenta un evento gioioso, inaugurato da un suono di tromba che risuona per tutta la terra. Sappiamo che il grido della Terra e dei poveri è divenuto, negli scorsi anni, persino più rumoroso. Al contempo, siamo testimoni di come lo Spirito Santo stia ispirando ovunque individui e comunità a unirsi per ricostruire la casa comune e difendere i più vulnerabili. Assistiamo al graduale emergere di una grande mobilitazione di persone, che dal basso e dalle periferie si stanno generosamente adoperando per la protezione della terra e dei poveri. Dà gioia vedere tanti giovani e comunità, in particolare indigene, in prima linea nel rispondere alla crisi ecologica. Stanno facendo appello per un Giubileo della Terra e per un nuovo inizio, nella consapevolezza che «le cose possono cambiare» (LS, 13). 

C’è pure da rallegrarsi nel constatare come l’Anno speciale di anniversario della Laudato si’ stia ispirando numerose iniziative a livello locale e globale per la cura della casa comune e dei poveri. Questo anno dovrebbe portare a piani operativi a lungo termine, per giungere a praticare un’ecologia integrale nelle famiglie, nelle parrocchie, nelle diocesi, negli Ordini religiosi, nelle scuole, nelle università, nell’assistenza sanitaria, nelle imprese, nelle aziende agricole e in molti altri ambiti. 

Ci rallegriamo anche che le comunità credenti stiano convergendo per dare vita a un mondo più giusto, pacifico e sostenibile. È motivo di particolare gioia che il Tempo del Creato stia diventando un’iniziativa davvero ecumenica. Continuiamo a crescere nella consapevolezza che tutti noi abitiamo una casa comune in quanto membri della stessa famiglia! 

Rallegriamoci perché, nel suo amore, il Creatore sostiene i nostri umili sforzi per la Terra. Essa è anche la casa di Dio, dove la sua Parola «si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14), il luogo che l’effusione dello Spirito Santo costantemente rinnova. 

“Manda il tuo Spirito, Signore, e rinnova la faccia della terra” (cfr Sal 104,30). 

Roma, San Giovanni in Laterano, 1° settembre 2020 

FRANCESCO 

Traduzione in lingua francese 

« Vous ferez de la cinquantième année une année sainte, et vous proclamerez la libération pour tous les habitants du pays. Ce sera pour vous le jubilé » Lv (25, 10) 

Chers frères et sœurs, 

Chaque année, surtout depuis la publication de la Lettre encyclique Laudato si’ (LS, 24 mai 2015), le premier jour du mois de septembre est, pour la famille chrétienne, une Journée Mondiale de Prière pour la Sauvegarde de la Création, avec laquelle commence le Temps de la Création, qui se conclut le 4 octobre dans le souvenir de saint François d’Assise. Durant cette période, les chrétiens, dans le monde entier, renouvellent la foi en Dieu créateur et s’unissent de façon spéciale dans la prière et dans l’action pour la sauvegarde de la maison commune. 

Je suis heureux que le thème choisi par la famille œcuménique pour la célébration du Temps de la Création 2020 soit “Jubilé pour la Terre“, justement en cette année marquant le cinquantième anniversaire du Jour de la Terre. 

Dans les Saintes Ecritures, le Jubilé est un temps sacré pour se souvenir, revenir, se reposer, réparer et se réjouir. 

1. Un temps pour se souvenir 

Nous sommes par-dessus tout invités à nous rappeler que le destin ultime de la création est d’entrer dans le “sabbat éternel” de Dieu. C’est un voyage qui a lieu dans le temps, embrasse le rythme des sept jours de la semaine, le cycle des sept ans et la grande Année jubilaire concluant les sept années sabbatiques. 

Le Jubilé est aussi un temps de grâce pour faire mémoire de la vocation originelle de la création à être et à prospérer comme communauté d’amour. Nous existons seulement à travers les relations : avec Dieu créateur, avec les frères et sœurs en tant que membres d’une famille commune, et avec toutes les créatures qui habitent la même maison que nous. « Tout est lié, et, comme êtres humains, nous sommes tous unis comme des frères et des sœurs dans un merveilleux pèlerinage, entrelacés dans l’amour que Dieu porte à chacune de ses créatures et qui nous unit aussi, avec une tendre affection, à frère soleil, à sœur lune, à sœur rivière et à mère terre » (LS, n. 92). 

Le Jubilé est donc un temps pour le souvenir, où il faut conserver la mémoire de notre existence interrelationnelle. Nous avons constamment besoin de nous rappeler que « tout est lié, et la protection authentique de notre propre vie comme de nos relations avec la nature est inséparable de la fraternité, de la justice ainsi que de la fidélité aux autres » (LS, n. 70). 

2. Un temps pour revenir 

Le Jubilé est un temps pour retourner en arrière et se repentir. Nous avons brisé les liens qui nous unissaient au Créateur, aux autres êtres humains et au reste de la création. Nous avons besoin de restaurer ces relations détruites, qui sont essentielles pour nous soutenir nous-mêmes et toute la trame de la vie. 

Le Jubilé est un temps de retour à Dieu, notre créateur bien aimé. On ne peut pas vivre en harmonie avec la création sans être en paix avec le Créateur, source et origine de toute chose. Comme l’a observé le Pape Benoît, « La consommation brutale de la Création commence là où Dieu est absent, où la matière est désormais pour nous uniquement matérielle, où nous-mêmes sommes les dernières instances, où le tout est simplement notre propriété » (Rencontre avec le Clergé du Diocèse de Bolzano-Bressanone, 6 août 2008). 

Le Jubilé nous invite à penser de nouveau aux autres, spécialement aux pauvres et aux plus vulnérables. Nous sommes appelés à accueillir de nouveau le projet initial et aimant de Dieu pour la création comme un héritage commun, un banquet à partager avec tous les frères et sœurs dans un esprit de convivialité ; non pas dans une compétition déréglée, mais dans une communion joyeuse, où l’on se soutient et se protège mutuellement. Le Jubilé est un temps pour donner la liberté aux opprimés et à tous ceux qui sont pris dans les fers des diverses formes d’esclavage moderne, dont la traite des personnes et le travail des mineurs. 

Nous avons besoin de revenir, en outre, à l’écoute de la terre, désignée dans l’Ecriture comme adamah, lieu d’où l’homme, Adam, a été tiré. Aujourd’hui, la voix alarmée de la création nous exhorte à retourner à une juste place dans l’ordre naturel, à nous rappeler que nous sommes une partie, et non pas les patrons, du réseau interconnecté de la vie. La désintégration de la biodiversité, l’augmentation vertigineuse des désastres climatiques, l’impact inégal de la pandémie actuelle sur les plus pauvres et les plus fragiles sont des sonnettes d’alarme face à l’avidité effrénée de la consommation. 

Particulièrement durant ce Temps de la Création, écoutons le battement de la création. Elle a été faite, en effet, pour manifester et communiquer la gloire de Dieu, pour nous aider à trouver, dans sa beauté, le Seigneur de toutes choses et retourner à lui (cf. Saint Bonaventure, In II Sent., I,2,2, q. 1, concl ; Brevil., II,5.11). La terre dont nous avons été tirés est donc un lieu de prière et de méditation : « Réveillons le sens esthétique et contemplatif que Dieu a mis en nous » (Exhort. ap. Querida Amazonia, n. 56). La capacité à nous émerveiller et à contempler est quelque chose que nous pouvons apprendre spécialement des frères et sœurs autochtones qui vivent en harmonie avec la terre et ses multiples formes de vie. 

3. Un temps pour se reposer 

Dans sa sagesse, Dieu a réservé le jour du sabbat pour que la terre et ses habitants puissent se reposer et se ressourcer. Aujourd’hui, cependant, nos styles de vie poussent la planète au-delà de ses limites. La demande constante de croissance ainsi que le cycle incessant de production et de consommation sont en train d’épuiser l’environnement. Les forêts disparaissent, le sol est érodé, les champs disparaissent, les déserts avancent, les mers deviennent acides et les tempêtes s’intensifient : la création gémit ! 

Durant le Jubilé, le Peuple de Dieu était invité à se reposer des travaux quotidiens, à laisser, grâce à la baisse de la consommation habituelle, la terre se régénérer et le monde se réorganiser. Il nous faut trouver aujourd’hui des styles de vie équitables et durables, qui restituent à la terre le repos qui lui revient, des moyens de subsistance suffisants pour tous, sans détruire les écosystèmes qui nous entretiennent. 

La pandémie actuelle nous a amenés, en quelque sorte, à redécouvrir des styles de vie plus simples et durables. La crise, dans un certain sens, nous a donné la possibilité de développer de nouvelles façons de vivre. Il a été possible de constater comment la terre réussit à se reprendre si nous lui permettons de se reposer : l’air est devenu plus sain, les eaux plus transparentes, les espèces animales sont revenues dans de nombreux endroits d’où elles avaient disparu. La pandémie nous a conduits à un carrefour. Nous devons profiter de ce moment décisif pour mettre fin à des activités et à des finalités superflues et destructrices, et cultiver des valeurs, des liens et des projets génératifs. Nous devons examiner nos habitudes dans l’usage de l’énergie, dans la consommation, dans les transports et dans l’alimentation. Nous devons supprimer de nos économies les aspects non essentiels et nocifs, et donner vie à des modalités fructueuses de commerce, de production et de transport de biens. 

4. Un temps pour réparer 

Le Jubilé est un temps pour réparer l’harmonie originelle de la création et pour assainir des rapports humains compromis. 

Il invite à rétablir des relations sociales équitables, en restituant à chacun sa liberté et ses biens, et en effaçant la dette des autres. Dès lors, nous ne devrions pas oublier l’histoire de l’exploitation du Sud de la planète, qui a provoqué une dette écologique énorme, due principalement au pillage des ressources et à l’utilisation excessive de l’espace environnemental commun pour l’élimination des déchets. Le Jubilé est le temps d’une justice réparatrice. A ce propos, je renouvelle mon appel à effacer la dette des pays les plus fragiles à la lumière des graves impacts des crises sanitaires, sociales et économiques qu’ils doivent affronter suite au COVID-19. Il faut de même s’assurer que les mesures pour la reprise, en cours d’élaboration et d’actualisation au niveau mondial, régional et national, soient effectivement efficaces avec des politiques, des législations et des investissements centrés sur le bien commun, et avec la garantie que les objectifs sociaux et environnementaux mondiaux soient atteints. 

Il est également nécessaire de réparer la terre. La restauration d’un équilibre climatique est très importante, étant donné que nous nous trouvons en situation d’urgence. Nous sommes à court de temps, comme nos enfants et nos jeunes nous le rappellent. Il faut faire tout ce qui est possible pour limiter l’augmentation de la température moyenne globale au seuil de 1,5°C, comme il est stipulé dans l’Accord de Paris sur le Climat : le dépasser se révèlera catastrophique, surtout pour les communautés les plus pauvres du monde entier. Dans ce moment critique, il est nécessaire de promouvoir une solidarité intra-générationnelle et intergénérationnelle. En préparation à l’important Sommet sur le Climat de Glasgow, au Royaume-Uni (COP 26), j’invite chaque pays à adopter des objectifs nationaux plus ambitieux pour réduire les émissions. 

La restauration de la biodiversité est également cruciale dans le contexte sans précédent d’une disparition des espèces et d’une dégradation des écosystèmes. Il est nécessaire de soutenir l’appel des Nations Unies à sauvegarder les 30% de la Terre comme habitat protégé avant 2030, afin d’endiguer le taux alarmant de perte de biodiversité. J’exhorte la Communauté internationale à collaborer pour garantir que le Sommet sur la biodiversité (COP 15) de Kumming, en Chine, constitue un tournant vers le rétablissement de la Terre comme maison où la vie soit abondante, selon la volonté du Créateur. 

Nous sommes tenus de réparer, selon la justice, en nous assurant que tous ceux qui ont habité une terre pendant des générations puissent en retrouver pleinement l’utilisation. Il faut protéger les communautés autochtones contre les compagnies, surtout multinationales, qui, à travers l’extraction préjudiciable des combustibles fossiles, des minéraux, du bois et des produits agro- industriels, « font dans les pays moins développés ce qu’elles ne peuvent dans les pays qui leur apportent le capital » (LS, n. 51). Cette mauvaise conduite des entreprises représente « un nouveau type de colonialisme » (SAINT JEAN-PAUL II, Discours à l’Académie Pontificale des Sciences Sociales, 27 avril 2001, cit. in Querida Amazonia, n. 14), qui exploite honteusement des communautés et des pays plus pauvres à la recherche désespérée d’un développement économique. Il est nécessaire de consolider les législations nationales et internationales, afin qu’elles règlementent les activités des compagnies d’extraction et garantissent l’accès à la justice à ceux qui subissent des dommages. 

5. Un temps pour se réjouir 

Dans la tradition biblique, le Jubilé est un évènement joyeux, inauguré par un son de trompette qui résonne sur toute la terre. Nous savons que le cri de la Terre et des pauvres est devenu, ces dernières années, encore plus fort. En même temps, nous sommes témoins de la façon dont l’Esprit Saint inspire partout des individus et des communautés à s’unir pour reconstruire la maison commune et défendre les plus vulnérables. Nous assistons à l’émergence progressive d’une grande mobilisation de personnes, qui, à la base et dans les périphéries, travaillent généreusement pour la protection de la terre et des pauvres. Cela procure de la joie de voir tant de jeunes et de communautés, en particulier autochtones, en première ligne pour répondre à la crise écologique. Ils lancent un appel pour un Jubilé de la Terre et pour un nouveau départ, conscients que « les choses peuvent changer » (LS, n. 13). 

On peut également se réjouir de voir comment l’Année spéciale de l’anniversaire de Laudato si’ inspire de nombreuses initiatives au niveau local et mondial pour le soin de la maison commune et des pauvres. Cette année devrait conduire à des programmes opérationnels à long terme, pour arriver à pratiquer une écologie intégrale dans les familles, les paroisses, les diocèses, les Ordres religieux, les écoles, les universités, l’assistance sanitaire, les entreprises, les exploitations agricoles et dans de nombreux autres domaines. 

Nous nous réjouissons aussi que les communautés croyantes se rapprochent pour donner vie à un monde plus juste, plus pacifique et plus durable. C’est un motif de joie particulière que le Temps de la Création devienne une initiative vraiment œcuménique. Continuons à grandir dans la conscience que nous tous, nous avons une maison commune en tant que membres de la même famille ! Réjouissons-nous parce que, dans son amour, le Créateur soutient nos humbles efforts pour la Terre. Elle est aussi la maison de Dieu, où sa Parole « s’est faite chair, elle a habité parmi nous » (Jn 1, 14), le lieu constamment renouvelé par l’effusion de l’Esprit Saint. 

“Envoie ton Esprit, Seigneur, et renouvelle la face de la terre” (cf. Ps 104, 30). 

Rome, Saint Jean du Latran, 1er septembre 2020 

FRANÇOIS 

Traduzione in lingua inglese 

You shall thus hallow the fiftieth year and you shall proclaim a release throughout the land to all its inhabitants. It shall be a jubilee for you” (Lev 25:10) 

Dear Brothers and Sisters, 

Each year, particularly since the publication of the Encyclical Laudato Si’ (LS, 24 may 2015), the first day of September is celebrated by the Christian family as the World Day of Prayer for the Care of Creation and the beginning of the Season of Creation, which concludes on the feast of Saint Francis of Assisi on the fourth of October. During this period, Christians worldwide renew their faith in the God of creation and join in prayer and work for the care of our common home. 

I am very pleased that the theme chosen by the ecumenical family for the celebration of the 2020 Season of Creation is Jubilee for the Earth, precisely in this year that marks the fiftieth anniversary of Earth Day. 

In the Holy Scriptures, a Jubilee is a sacred time to remember, return, rest, restore, and rejoice. 

1. A Time to Remember 

We are invited to remember above all that creation’s ultimate destiny is to enter into God’s eternal Sabbath. This journey, however, takes place in time, spanning the seven-day rhythm of the week, the cycle of seven years, and the great Jubilee Year that comes at the end of the seven Sabbath years. 

A Jubilee is indeed a time of grace to remember creation’s original vocation to exist and flourish as a community of love. We exist only in relationships: with God the Creator, with our brothers and sisters as members of a common family, and with all of God’s creatures within our common home. “Everything is related, and we human beings are united as brothers and sisters on a wonderful pilgrimage, woven together by the love God has for each of his creatures and which also unites us in fond affection with brother sun, sister moon, brother river and mother earth” (LS, 92) 

A Jubilee, then, is a time of remembrance, in which we cherish the memory of our inter- relational existence. We need constantly to remember that “everything is interconnected, and that genuine care for our own lives and our relationships with nature is inseparable from fraternity, justice and faithfulness to others” (LS, 70). 

2. A Time to Return 

A Jubilee is a time to turn back in repentance. We have broken the bonds of our relationship with the Creator, with our fellow human beings, and with the rest of creation. We need to heal the damaged relationships that are essential to supporting us and the entire fabric of life. 

A Jubilee is a time to return to God our loving Creator. We cannot live in harmony with creation if we are not at peace with the Creator who is the source and origin of all things. As Pope Benedict observed, “the brutal consumption of creation begins where God is missing, where matter has become simply material for us, where we ourselves are the ultimate measure, where everything is simply our property” (Meeting with Priests, Deacons, and Seminarians of the Diocese of Bolzano-Bressanone, 6 August 2008). 

The Jubilee season calls us to think once again of our fellow human beings, especially the poor and the most vulnerable. We are asked to re-appropriate God’s original and loving plan of creation as a common heritage, a banquet which all of our brothers and sisters share in a spirit of conviviality, not in competitive scramble but in joyful fellowship, supporting and protecting one another. A Jubilee is a time for setting free the oppressed and all those shackled in the fetters of various forms of modern slavery, including trafficking in persons and child labour. 

We also need once more to listen to the land itself, which Scripture calls adamah, the soil from which man, Adam, was made. Today we hear the voice of creation admonishing us to return to our rightful place in the natural created order – to remember that we are part of this interconnected web of life, not its masters. The disintegration of biodiversity, spiralling climate disasters, and unjust impact of the current pandemic on the poor and vulnerable: all these are a wakeup call in the face of our rampant greed and consumption. 

Particularly during this Season of Creation, may we be attentive to the rhythms of this created world. For the world was made to communicate the glory of God, to help us to discover in its beauty the Lord of all, and to return to him (cf. SAINT BONAVENTURE, In II Sent., I, 2, 2, q. 1, conclusion; Breviloquium, II, 5.11). The earth from which we were made is thus a place of prayer and meditation. “Let us awaken our God-given aesthetic and contemplative sense” (Querida Amazonia, 56). The capacity to wonder and to contemplate is something that we can learn especially from our indigenous brothers and sisters, who live in harmony with the land and its multiple forms of life. 

3. A Time to Rest 

In his wisdom, God set aside the Sabbath so that the land and its inhabitants could rest and be renewed. These days, however, our way of life is pushing the planet beyond its limits. Our constant demand for growth and an endless cycle of production and consumption are exhausting the natural world. Forests are leached, topsoil erodes, fields fail, deserts advance, seas acidify and storms intensify. Creation is groaning! 

During the Jubilee, God’s people were invited to rest from their usual labour and to let the land heal and the earth repair itself, as individuals consumed less than usual. Today we need to find just and sustainable ways of living that can give the Earth the rest it requires, ways that satisfy everyone with a sufficiency, without destroying the ecosystems that sustain us. 

In some ways, the current pandemic has led us to rediscover simpler and sustainable lifestyles. The crisis, in a sense, has given us a chance to develop new ways of living. Already we can see how the earth can recover if we allow it to rest: the air becomes cleaner, the waters clearer, and animals have returned to many places from where they had previously disappeared. The pandemic has brought us to a crossroads. We must use this decisive moment to end our superfluous and destructive goals and activities, and to cultivate values, connections and activities that are life- giving. We must examine our habits of energy usage, consumption, transportation, and diet. We must eliminate the superfluous and destructive aspects of our economies, and nurture life-giving ways to trade, produce, and transport goods. 

4. A Time to Restore 

A Jubilee is a time to restore the original harmony of creation and to heal strained human relationships. 

It invites us to re-establish equitable societal relationships, restoring their freedom and goods to all and forgiving one another’s debts. We should not forget the historic exploitation of the global South that has created an enormous ecological debt, due mainly to resource plundering and excessive use of common environmental space for waste disposal. It is a time for restorative justice. In this context, I repeat my call for the cancellation of the debt of the most vulnerable countries, in recognition of the severe impacts of the medical, social and economic crises they face as a result of Covid-19. We also need to ensure that the recovery packages being developed and deployed at global, regional and national levels must be regeneration packages. Policy, legislation and investment must be focused on the common good and guarantee that global social and environmental goals are met. 

We also need to restore the land. Climate restoration is of utmost importance, since we are in the midst of a climate emergency. We are running out of time, as our children and young people have reminded us. We need to do everything in our capacity to limit global average temperature rise under the threshold of 1.5°C enshrined in the Paris Climate Agreement, for going beyond that will prove catastrophic, especially for poor communities around the world. We need to stand up for intra-generational and inter-generational solidarity at this critical moment. I invite all nations to adopt more ambitious national targets to reduce emissions, in preparation for the important Climate Summit (COP 26) in Glasgow in the United Kingdom. 

Biodiversity restoration is also crucially important in the context of unprecedented loss of species and degradation of ecosystems. We need to support the U.N. call to safeguard 30% of the earth as protected habitats by 2030 in order to stem the alarming rate of biodiversity loss. I urge the international community to work together to guarantee that the Summit on Biodiversity (COP 15) in Kunming, China becomes a turning point in restoring the earth to be a home of life in abundance, as willed by the Creator. 

We must restore with justice in mind, ensuring that those who have lived on the land for generations can regain control over its usage. Indigenous communities must be protected from companies, particularly multinational companies, that “operate in less developed countries in ways they could never do at home” (LS, 51), through the destructive extraction of fossil fuels, minerals, timber and agroindustrial products. This corporate misconduct is a “new version of colonialism” (SAINT JOHN PAUL II, Address to the Pontifical Academy of Social Sciences, 27 April 2001, cited in Querida Amazonia, 14), one that shamefully exploits poorer countries and communities desperately seeking economic development. We need to strengthen national and international legislation to regulate the activities of extractive companies and ensure access to justice for those affected. 

5. A Time to Rejoice 

In the biblical tradition, a Jubilee was a joyous occasion, inaugurated by a trumpet blast resounding throughout the land. We are aware that the cries of the earth and of the poor have become even louder and more painful in recent years. At the same time, we also witness how the Holy Spirit is inspiring individuals and communities around the world to come together to rebuild our common home and defend the most vulnerable in our midst. We see the gradual emergence of a great mobilization of people from below and from the peripheries who are generously working for the protection of the land and of the poor. We rejoice to see how young people and communities, particularly indigenous communities, are on the frontlines in responding to the ecological crisis. They are calling for a Jubilee for the earth and a new beginning, aware that “things can change” (LS, 13). 

We also rejoice to see how the Laudato Si’ Special Anniversary Year is inspiring many initiatives at local and global levels for the care of our common home and the poor. This year should lead to long-term action plans to practise integral ecology in our families, parishes and dioceses, religious orders, our schools and universities, our healthcare, business and agricultural institutions, and many others as well. 

We rejoice too that faith communities are coming together to create a more just, peaceful and sustainable world. We are particularly happy that the Season of Creation is becoming a truly ecumenical initiative. Let us continue to grow in the awareness that we all live in a common home as members of a single family. 

Let us all rejoice that our loving Creator sustains our humble efforts to care for the earth, which is also God’s home where his Word “became flesh and lived among us” (Jn 1:14) and which is constantly being renewed by the outpouring of the Holy Spirit. 

“Send forth your Spirit, O Lord, and renew the face of the earth” (cf. Ps 104:30). 

Rome, Saint John Lateran, 1 September 2020 

FRANCIS 

Traduzione in lingua spagnola 

«Declararéis santo el año cincuenta y promulgaréis por el país liberación para todos sus habitantes. Será para vosotros un jubileo» (Lv 25,10) 

Queridos hermanos y hermanas: 

Cada año, en particular desde la publicación de la Carta encíclica Laudato si’ (LS, 24 mayo 2015), el primer día de septiembre la familia cristiana celebra la Jornada mundial de oración por el cuidado de la creación, con la que comienza el Tiempo de la Creación, que finaliza el 4 de octubre, en memoria de san Francisco de Asís. En este período, los cristianos renuevan en todo el mundo su fe en Dios creador y se unen de manera especial en la oración y tarea a favor de la defensa de la casa común. 

Me alegra que el tema elegido por la familia ecuménica para la celebración del Tiempo de la Creación 2020 sea “Jubileo de la Tierra”, precisamente en el año en el que se cumple el cincuentenario del Día de la Tierra. 

En la Sagrada Escritura, el Jubileo es un tiempo sagrado para recordar, regresar, descansar, reparar y alegrarse. 

1. Un tiempo para recordar 

Estamos invitados a recordar sobre todo que el destino último de la creación es entrar en el “sábado eterno” de Dios. Es un viaje que se desarrolla en el tiempo, abrazando el ritmo de los siete días de la semana, el ciclo de los siete años y el gran Año Jubilar que llega al final de siete años sabáticos. El Jubileo es también un tiempo de gracia para hacer memoria de la vocación original de la creación con vistas a ser y prosperar como comunidad de amor. Existimos sólo a través de las relaciones: con Dios creador, con los hermanos y hermanas como miembros de una familia común, y con todas las criaturas que habitan nuestra misma casa. «Todo está relacionado, y todos los seres humanos estamos juntos como hermanos y hermanas en una maravillosa peregrinación, entrelazados por el amor que Dios tiene a cada una de sus criaturas y que nos une también, con tierno cariño, al hermano sol, a la hermana luna, al hermano río y a la madre tierra» (LS, 92). 

Por lo tanto, el Jubileo es un momento para el recuerdo, para conservar la memoria de nuestra existencia interrelacional. Debemos recordar constantemente que «todo está relacionado, y que el auténtico cuidado de nuestra propia vida y de nuestras relaciones con la naturaleza es inseparable de la fraternidad, la justicia y la fidelidad a los demás» (LS, 70). 

2. Un tiempo para regresar 

El Jubileo es un momento para volver atrás y arrepentirse. Hemos roto los lazos que nos unían al Creador, a los demás seres humanos y al resto de la creación. Necesitamos sanar estas relaciones dañadas, que son esenciales para sostenernos a nosotros mismos y a todo el entramado de la vida. El Jubileo es un tiempo para volver a Dios, nuestro creador amoroso. No se puede vivir en armonía con la creación sin estar en paz con el Creador, fuente y origen de todas las cosas. Como señaló el papa Benedicto, «el consumo brutal de la creación comienza donde no está Dios, donde la materia es sólo material para nosotros, donde nosotros mismos somos las últimas instancias, donde el conjunto es simplemente una propiedad nuestra» (Encuentro con el Clero de la Diócesis de Bolzano-Bressanone, 6 agosto 2008). 

El Jubileo nos invita a pensar de nuevo en los demás, especialmente en los pobres y en los más vulnerables. Estamos llamados a acoger de nuevo el proyecto original y amoroso de Dios para la creación como una herencia común, un banquete para compartir con todos los hermanos y hermanas en un espíritu de convivencia; no en una competencia desleal, sino en una comunión gozosa, donde nos apoyamos y protegemos mutuamente. El Jubileo es un momento para dar libertad a los oprimidos y a todos aquellos que están encadenados a las diversas formas de esclavitud moderna, incluida la trata de personas y el trabajo infantil. 

También debemos volver a escuchar la tierra, que las Escrituras indican como adamah, el lugar del que fue formado el hombre, Adán. Hoy la voz de la creación nos urge, alarmada, a regresar al lugar correcto en el orden natural, a recordar que somos parte, no dueños, de la red interconectada de la vida. La desintegración de la biodiversidad, el vertiginoso incremento de los desastres climáticos, el impacto desigual de la pandemia en curso sobre los más pobres y frágiles son señales de alarma ante la codicia desenfrenada del consumo. 

Particularmente durante este Tiempo de la Creación, escuchamos el latido del corazón de todo lo creado. En efecto, esta ha sido dada para manifestar y comunicar la gloria de Dios, para ayudarnos a encontrar en su belleza al Señor de todas las cosas y volver a él (cf. S. BUENAVENTURA, In II Sent., I, 2,2, q.1, concluido; Brevil., II, 5.11). La tierra de la que fuimos extraídos es, por tanto, un lugar de oración y meditación: «Despertemos el sentido estético y contemplativo que Dios puso en nosotros» (Exhort. ap. Querida Amazonia, 56). La capacidad de maravillarnos y contemplar es algo que podemos aprender especialmente de los hermanos y hermanas indígenas, que viven en armonía con la tierra y sus múltiples formas de vida. 

3. Un tiempo para descansar 

En su sabiduría, Dios reservó el sábado para que la tierra y sus habitantes pudieran reposar y reponerse. Hoy, sin embargo, nuestro estilo de vida empuja al planeta más allá de sus límites. La continua demanda de crecimiento y el incesante ciclo de producción y consumo están agotando el medio ambiente. Los bosques se desvanecen, el suelo se erosiona, los campos desaparecen, los desiertos avanzan, los mares se vuelven ácidos y las tormentas se intensifican: ¡la creación gime! 

Durante el Jubileo, el Pueblo de Dios fue invitado a descansar de su trabajo habitual, para permitir que la tierra se regenerara y el mundo se reorganizara, gracias al declive del consumo habitual. Hoy necesitamos encontrar estilos de vida equitativos y sostenibles, que restituyan a la Tierra el descanso que se merece, medios de subsistencia suficientes para todos, sin destruir los ecosistemas que nos mantienen. 

La pandemia actual nos ha llevado de alguna manera a redescubrir estilos de vida más sencillos y sostenibles. La crisis, en cierto sentido, nos ha brindado la oportunidad de desarrollar nuevas formas de vida. Se pudo comprobar cómo la Tierra es capaz de recuperarse si la dejamos descansar: el aire se ha vuelto más limpio, las aguas más transparentes, las especies animales han regresado a muchos lugares de donde habían desaparecido. La pandemia nos ha llevado a una encrucijada. Necesitamos aprovechar este momento decisivo para acabar con actividades y propósitos superfluos y destructivos, y para cultivar valores, vínculos y proyectos generativos. Debemos examinar nuestros hábitos en el uso de energía, en el consumo, el transporte y la alimentación. Es necesario eliminar de nuestras economías los aspectos no esenciales y nocivos y crear formas fructíferas de comercio, producción y transporte de mercancías. 

4. Un tiempo para reparar 

El Jubileo es un momento para reparar la armonía original de la creación y sanar las relaciones humanas perjudicadas. 

Nos invita a restablecer relaciones sociales equitativas, restituyendo la libertad y la propiedad a cada uno y perdonando las deudas de los demás. Por eso, no debemos olvidar la historia de explotación del sur del planeta, que ha provocado una enorme deuda ecológica, principalmente por el saqueo de recursos y el uso excesivo del espacio medioambiental común para la eliminación de residuos. Es el momento de la justicia restaurativa. En este sentido, renuevo mi llamamiento para cancelar la deuda de los países más frágiles ante los graves impactos de la crisis sanitaria, social y económica que afrontan tras el Covid-19. También es necesario asegurar que los incentivos para la recuperación, que se están desarrollando e implementando a nivel global, regional y nacional, sean realmente eficaces, con políticas, legislaciones e inversiones enfocadas al bien común y con la garantía de que se logren los objetivos sociales y ambientales globales. 

Es igualmente necesario reparar la tierra. Restaurar el equilibrio climático es sumamente importante, puesto que estamos en medio de una emergencia. Se nos acaba el tiempo, como nos lo recuerdan nuestros niños y jóvenes. Se debe hacer todo lo posible para limitar el crecimiento de la temperatura media global por debajo del umbral de 1,5 grados centígrados, tal como se ratificó en el Acuerdo de París sobre el Clima: ir más allá resultará catastrófico, especialmente para las comunidades más pobres del mundo. En este momento crítico es necesario promover la solidaridad intrageneracional e intergeneracional. En preparación para la importante Cumbre del Clima en Glasgow, Reino Unido (COP 26), insto a cada país a adoptar objetivos nacionales más ambiciosos para reducir las emisiones. 

Restaurar la biodiversidad es igualmente crucial en el contexto de una desaparición de especies y una degradación de los ecosistemas sin precedentes. Es necesario apoyar el llamado de las Naciones Unidas para salvaguardar el 30% de la Tierra como hábitat protegido para 2030, a fin de frenar la alarmante tasa de pérdida de biodiversidad. Exhorto a la comunidad internacional a trabajar unida para asegurar que la Cumbre de Biodiversidad (COP 15) en Kunming, China, sea un punto de inflexión hacia el restablecimiento de la Tierra como una casa donde la vida sea abundante, de acuerdo con la voluntad del Creador. 

Estamos obligados a reparar según justicia, asegurando que quienes han habitado una tierra durante generaciones puedan recuperar plenamente su uso. Las comunidades indígenas deben ser protegidas de las empresas, en particular de las multinacionales, que, mediante la extracción deletérea de combustibles fósiles, minerales, madera y productos agroindustriales, «hacen en los países menos desarrollados lo que no pueden hacer en los países que les aportan capital» (LS, 51). Esta mala conducta empresarial representa un «nuevo tipo de colonialismo» (S. JUAN PABLO II, Discurso a la Pontificia Academia de Ciencias Sociales, 27 abril 2001, citado en Querida Amazonia, 14), que explota vergonzosamente a las comunidades y países más pobres que buscan con desesperación el desarrollo económico. Es necesario consolidar las legislaciones nacionales e internacionales, para que regulen las actividades de las empresas extractivas y garanticen a los perjudicados el acceso a la justicia. 

5. Un tiempo para alegrarse 

En la tradición bíblica, el Jubileo representa un evento gozoso, inaugurado por un sonido de trompeta que resuena en toda la tierra. Sabemos que el grito de la Tierra y de los pobres se ha vuelto aún más fuerte en los últimos años. Al mismo tiempo, somos testigos de cómo el Espíritu Santo está inspirando a personas y comunidades de todo el mundo a unirse para reconstruir nuestra casa común y defender a los más vulnerables. Asistimos al surgimiento paulatino de una gran movilización de personas, que desde la base y desde las periferias están trabajando generosamente por la protección de la tierra y de los pobres. Da alegría ver a tantos jóvenes y comunidades, especialmente indígenas, a la vanguardia de la respuesta a la crisis ecológica. Piden un Jubileo de la Tierra y un nuevo comienzo, conscientes de que «las cosas pueden cambiar» (LS, 13). 

También es motivo de alegría constatar cómo el Año especial en el aniversario de la Encíclica Laudato si’ está inspirando numerosas iniciativas, a nivel local y mundial, para el cuidado de la casa común y los pobres. Este año debería conducir a planes operativos a largo plazo para lograr una ecología integral en las familias, parroquias, diócesis, órdenes religiosas, escuelas, universidades, atención médica, empresas, granjas y en muchas otras áreas. 

Nos alegramos además de que las comunidades de creyentes se estén uniendo para crear un mundo más justo, pacífico y sostenible. Es motivo de especial alegría que el Tiempo de la Creación se esté convirtiendo en una iniciativa verdaderamente ecuménica. ¡Sigamos creciendo en la conciencia de que todos vivimos en una casa común como miembros de la misma familia! 

Alegrémonos porque, en su amor, el Creador apoya nuestros humildes esfuerzos por la Tierra. Esta es también la casa de Dios, donde su Palabra «se hizo carne y habitó entre nosotros» (Jn 1,14), el lugar donde la efusión del Espíritu Santo se renueva constantemente. 

«Envía, Señor, tu Espíritu y renueva la faz de la tierra» (cf. Sal 104,30). 

Roma, San Juan de Letrán, 1 de septiembre de 2020. 

FRANCISCO 

Traduzione in lingua portoghese 

«Santificareis o quinquagésimo ano, proclamando na vossa terra a liberdade de todos os que a habitam. Este ano será para vós um Jubileu» (Lv 25, 10). 

Queridos irmãos e irmãs, 

Anualmente, sobretudo desde a publicação da carta encíclica Laudato si’ (24/V/2015; daqui em diante, citada com a sigla LS), o primeiro dia de setembro assinala, para a família cristã, o Dia Mundial de Oração pelo Cuidado da Criação; e com ele se abre o Tempo da Criação que conclui no dia 4 de outubro, memória de São Francisco de Assis. Durante este período, os cristãos renovam em todo o mundo a fé em Deus criador e unem-se de maneira especial na oração e na ação pela preservação da casa comum. 

Alegro-me com o tema escolhido pela família ecuménica para a celebração do Tempo da Criação 2020, ou seja, um «Jubileu pela Terra», tendo em vista que se celebra precisamente este ano o quinquagésimo aniversário do Dia da Terra. 

Na Sagrada Escritura, o Jubileu é um tempo sagrado para recordar, regressar, repousar, restaurar e rejubilar. 

1. Um tempo para recordar 

Somos convidados a lembrar sobretudo que o destino último da criação é entrar no «sábado eterno» de Deus. É uma viagem que se realiza no tempo, abraçando o ritmo dos sete dias da semana, o ciclo dos sete anos e o grande Ano Jubilar que sobrevém ao concluírem-se os sete anos sabáticos. Depois o Jubileu é um tempo de graça para recordar a vocação primordial da criação: ser e prosperar como comunidade de amor. Existimos apenas graças às relações com Deus criador, com os irmãos e irmãs enquanto membros duma família comum e com todas as criaturas que habitam na mesma casa que nós. «Tudo está relacionado, e todos nós, seres humanos, caminhamos juntos como irmãos e irmãs numa peregrinação maravilhosa, entrelaçados pelo amor que Deus tem a cada uma das suas criaturas e que nos une também, com terna afeição, ao irmão sol, à irmã lua, ao irmão rio e à mãe terra» (LS, 92). 

Por isso o Jubileu é um tempo para a recordação, repassando na memória a nossa existência inter-relacional. Temos necessidade constante de nos lembrar que «tudo está inter-relacionado e o cuidado autêntico da nossa própria vida e das nossas relações com a natureza é inseparável da fraternidade, da justiça e da fidelidade aos outros» (LS, 70). 

2. Um tempo para regressar 

O Jubileu é um tempo para voltar atrás e arrepender-se. Quebramos os laços que nos uniam ao Criador, aos outros seres humanos e ao resto da criação. Precisamos de sarar estas relações danificadas, que são essenciais para sustentáculo de nós mesmos e de toda a trama da vida. 

O Jubileu é um tempo de regresso a Deus, nosso criador amoroso. Não é possível viver em harmonia com a criação, sem estar em paz com o Criador, fonte e origem de todas as coisas. Como observou o Papa Bento XVI, «o consumo brutal da criação começa lá onde Deus não está, onde a matéria já é somente material para nós, onde nós mesmos somos a última instância, onde o conjunto é simplesmente nossa propriedade» (Encontro com o Clero da diocese de Bolzano-Bressanone, 06/VIII/2008). 

O Jubileu convida-nos a pensar novamente nos outros, especialmente nos pobres e nos mais vulneráveis. Somos chamados a acolher de novo o plano primordial e amoroso de Deus para a criação como uma herança comum, um banquete que deve ser partilhado com todos os irmãos e irmãs em espírito de convivialidade; não numa competição desatinada, mas numa comunhão jubilosa, onde nos apoiamos e protegemos mutuamente. O Jubileu é um tempo para dar liberdade aos oprimidos e a quantos estão acorrentados aos grilhões das várias formas de escravidão moderna, nomeadamente o tráfico de pessoas e o trabalho infantil. 

Além disso precisamos de voltar a ouvir a terra, expressa na Sagrada Escritura pelo termo adamah, o lugar donde foi tirado Adam, o homem. Hoje, a voz da criação incita-nos, alarmada, a regressar ao lugar certo na ordem natural, lembrando-nos que somos parte, não patrões, da rede interligada da vida. A desintegração da biodiversidade, o aumento vertiginoso de catástrofes climáticas, o impacto desproporcionado que tem a pandemia atual sobre os mais pobres e frágeis são sinais de alarme perante a avidez desenfreada do consumo. 

De modo particular durante este Tempo da Criação, ouçamos o pulsar da criação. Com efeito, esta nasceu para manifestar e comunicar a glória de Deus, para nos ajudar a encontrar na sua beleza o Senhor de todas as coisas e regressar a Ele (cf. SÃO BOAVENTURA, In II Sent., I, 2,2, q. 1, concl; Brevil., II, 5.11). Por isso, a terra da qual fomos tirados é lugar de oração e meditação: «despertemos o sentido estético e contemplativo que Deus colocou em nós» (FRANCISCO, Exort. ap. Querida Amazonia, 56). A capacidade de contemplar e nos maravilharmos é algo que podemos aprender especialmente dos irmãos e irmãs indígenas, que vivem em harmonia com a terra e as suas variadas formas de vida. 

3. Um tempo para repousar 

Deus, na sua sabedoria, reservou o dia de sábado para que a terra e os seus habitantes pudessem descansar e restaurar-se. Hoje, porém, os nossos estilos de vida forçam o planeta para além dos seus limites. A procura contínua de crescimento e o ciclo incessante da produção e do consumo estão a extenuar o ambiente. As florestas dissipam-se, o solo torna-se erosivo, os campos desaparecem, os desertos avançam, os mares tornam-se ácidos e as tempestades intensificam-se: a criação geme! 

Durante o Jubileu, o Povo de Deus era convidado a repousar dos seus trabalhos habituais, para deixar – graças à diminuição do consumo habitual – que a terra se regenerasse e o mundo reentrasse na ordem. Hoje precisamos de encontrar estilos de vida équos e sustentáveis, que restituam à Terra o repouso que lhe cabe, vias de subsistência suficientes para todos, sem destruir os ecossistemas que nos sustentam. 

De algum modo a pandemia atual levou-nos a redescobrir estilos de vida mais simples e sustentáveis. A crise deu-nos, em certo sentido, a possibilidade de desenvolver novas maneiras de viver. Foi possível constatar como a Terra consegue recuperar, se a deixarmos descansar: o ar tornou-se mais puro, as águas mais transparentes, as espécies animais voltaram para muitos lugares donde tinham desaparecido. A pandemia levou-nos a uma encruzilhada. Devemos aproveitar este momento decisivo para acabar com atividades e objetivos supérfluos e destrutivos, e cultivar valores, vínculos e projetos criadores. Devemos examinar os nossos hábitos no uso da energia, no consumo, nos transportes e na alimentação. Devemos retirar, das nossas economias, aspetos não essenciais e nocivos, e criar modalidades vantajosas de comércio, produção e transporte dos bens. 

4. Um tempo para restaurar 

O Jubileu é um tempo para restaurar a harmonia primordial da criação e para curar relações humanas comprometidas. 

Convida a restabelecer relações sociais equitativas, restituindo a cada um a sua liberdade e os bens próprios, e perdoando as dívidas dos outros. Por isso não devemos esquecer a história de exploração do Sul do planeta, que provocou um enorme deficit ecológico, devido principalmente à depredação dos recursos e ao uso excessivo do espaço ambiental comum para a eliminação dos resíduos. É o tempo duma justiça reparadora. A este respeito, renovo o meu apelo para se cancelar a dívida dos países mais frágeis, à luz do grave impacto das crises sanitárias, sociais e económicas que aqueles têm de enfrentar na sequência do vírus Covid-19. É necessário ainda assegurar que os incentivos para a recuperação, em fase de elaboração e implementação a nível mundial, regional e nacional, se tornem realmente eficazes mediante políticas, legislações e investimentos centrados no bem comum e com a garantia de se alcançar os objetivos sociais e ambientais globais. 

De igual modo é preciso restaurar a terra. O restabelecimento dum equilíbrio climático é extremamente importante, vista a urgência em que nos encontramos. Estamos a ficar sem tempo, como nos lembram os nossos filhos e os jovens. Tem-se de fazer todo o possível para manter o aumento da temperatura média global abaixo do limite de 1,5 graus centígrados, como ficou consagrado no Acordo de Paris sobre o Clima: ultrapassar tal limite revelar-se-á catastrófico, sobretudo para as comunidades mais pobres em todo o mundo. Neste momento crítico, é necessário promover uma solidariedade intra e intergeracional. Como preparação para a importante Cimeira do Clima em Glasgow, no Reino Unido (COP 26), convido cada país a adotar metas nacionais mais ambiciosas para reduzir as emissões. 

O restabelecimento da biodiversidade é igualmente crucial no contexto duma extinção de espécies e uma degradação dos ecossistemas sem precedentes. É necessário apoiar o apelo das Nações Unidas para preservar 30% da Terra como habitat protegido até 2030, a fim de conter a taxa alarmante de perda da biodiversidade. Exorto a comunidade internacional a colaborar para garantir que a Cimeira sobre a Biodiversidade (COP 15) de Kunming, na China, constitua um ponto de viragem no sentido do restabelecimento da Terra como casa onde, segundo a vontade do Criador, a vida seja abundante. 

Somos obrigados a reparar segundo justiça, garantindo, a quantos habitaram uma terra durante gerações, que possam recuperar plenamente a sua utilização. É preciso proteger as comunidades indígenas de empresas, particularmente multinacionais, que, com a extração perniciosa de combustíveis fósseis, minerais, madeira e produtos agroindustriais, «fazem nos países menos desenvolvidos aquilo que não podem fazer nos países que lhes dão o capital» (LS, 51). Esta má conduta das empresas representa um «novo tipo de colonialismo» (SÃO JOÃO PAULO II, Discurso à Academia Pontifícia das Ciências Sociais, 27/IV/2001, citado na Exort. ap. Querida Amazonia, 14), que explora vergonhosamente comunidades e países mais pobres a braços com uma busca desesperada de desenvolvimento económico. É necessário consolidar as legislações nacionais e internacionais, para que regulamentem as atividades das empresas extrativas e garantam o acesso à justiça aos prejudicados. 

5. Um tempo para rejubilar 

Na tradição bíblica, o Jubileu constitui um acontecimento festivo, inaugurado por um som de tromba que ressoa por toda a terra. Sabemos que o clamor da Terra e dos pobres se tornou, nos anos passados, ainda mais rumoroso. Simultaneamente somos testemunhas do modo como o Espírito Santo está inspirando por todo o lado indivíduos e comunidades a unirem-se para reconstruir a casa comum e defender os mais vulneráveis. Assistimos ao surgimento gradual duma grande mobilização de pessoas que, partindo de baixo e das periferias, se estão empenhando generosamente em prol da proteção da terra e dos pobres. É uma alegria ver tantos jovens e comunidades, especialmente indígenas, na linha da frente para dar resposta à crise ecológica. Apelam por um Jubileu da Terra e um novo começo, cientes de que «as coisas podem mudar» (LS, 13). 

Temos ainda motivo para nos alegrar quando constatamos como o Ano especial de aniversário da Laudato si’ está a inspirar numerosas iniciativas a nível local e global em prol do cuidado da casa comum e dos pobres. Este ano deveria levar a planos operacionais de longo prazo, para chegar a haver uma ecologia integral nas famílias, paróquias, dioceses, ordens religiosas, escolas, universidades, cuidados da saúde, empresas, fazendas agrícolas e em muitas outras áreas. 

Regozijamo-nos também com as comunidades de crentes que se estão dando as mãos para criar um mundo mais justo, pacífico e sustentável. É motivo de particular alegria que o Tempo da Criação se esteja a tornar uma iniciativa verdadeiramente ecuménica. Continuemos a crescer na consciência de que todos moramos numa casa comum enquanto membros da mesma família! 

Alegremo-nos porque o Criador, no seu amor, sustenta os nossos humildes esforços em prol da Terra. Esta é também a casa de Deus, onde a sua Palavra «Se fez carne e veio habitar connosco» (Jo 1, 14), o lugar que a efusão do Espírito Santo renova sem cessar. 

«Enviai, Senhor, o vosso Espírito e renovai a face da terra» (cf. Sal 104/103, 30). 

Roma, em São João de Latrão, 1 de setembro de 2020. 

FRANCISCO 

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Questa voce è stata pubblicata il 01/09/2020 da in ITALIANO.

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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