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Il Papa ad Assisi ha firmato l’enciclica “Fratelli tutti”

Papa Francesco ha visitato a sorpresa il monastero Valle Gloria di Spello e la chiesa di Santa Chiara, prima di giungere al Sacro Convento. Sulla tomba di San Francesco la firma dell’Enciclica

Mimmo Muolo, inviato ad Assisi 
Avvenire sabato 3 ottobre 2020

Alle 15,54 di sabato 3 ottobre il Papa ha firmato sulla tomba di San Francesco l’enciclica “Fratelli tutti”, terza del suo pontificato e prima dei tempi recenti ad essere firmata fuori da Roma. Il testo sarà diffuso in forma ufficiale domani dopo l’Angelus del Papa, ma un sito spagnolo lo ha anticipato violando l’embargo. Francesco era giunto al Sacro Convento intorno alle 15, attraversando in macchina la piazza antistante la Basilica Inferiore, salutando dal finestrino aperto alcune centinaia di fedeli presenti. Poi l’auto è entrata nel cancello di ingresso del Sacro Convento e il Pontefice si è recato subito nella cripta.

Il Pontefice ha iniziato a celebrare alle 15.18 ed ha terminato alle 15,52. La Messa si è svolta sulla tomba del Santo patrono d’Italia, di cui domani, 4 ottobre, ricorre la memoria liturgica. Al rito erano presenti il cardinale Agostino Vallini, delegato per le Basiliche Pontificie e il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, arcivescovo Domenico Sorrentino, che però non concelebrano. Presenti anche il sindaco di Assisi, Stefania Proietti e una ventina di religiosi e religiose. Il Papa non ha pronunciato l’omelia, ma dopo la lettura del Vangelo è rimasto per diversi minuti seduto in profondo raccoglimento. Un gesto con il quale ha voluto evidentemente “abbracciare” il mondo intero, le sue necessità in questo tempo di coronavirus, le disuguaglianze economiche, le guerre, gli scompensi climatici da correggere con una buona politica, il fenomeno migratorio. Tutte situazioni che ha denunciato con il suo insegnamento in questi anni di pontificato e che da oggi non sarà difficile ritrovare anche nell’enciclica “Fratelli tutti”.

Al momento della firma, apposta mentre aveva ancora addosso i paramenti liturgici, il Pontefice ha voluto accanto a sé don Paolo Braida, responsabile delle traduzioni e dei discorsi del Papa, presso la prima sezione della Segreteria di Stato, e due dei traduttori dell’enciclica dall’originale spagnolo. Un gesto, ha spiegato, per dire grazie a tutti i suoi collaboratori della prima sezione. Prima di andar via, Francesco ha salutato i frati del Sacro Convento nel chiostro di Sisto IV, intrattendosi con loro per una ventina di minuti e gustando il mate preparato per lui dall’economo padre Jorge, naturamente argentino. Un saluto e un incoraggiamento anche al sindaco Proietti. “Vada avanti e preghi per me”, le ha detto. Intorno al 16,30 il corteo papale ha lasciato il Sacro Convento, attraversando le strade di Assisi tra gli applausi dei fedeli.

Alla fine della visita il commento di padre Mauro Gambetti è stato: “Il giorno del transito di San Francesco il Papa ci dona l’enciclica che, come una nave, può traghettare questo nostro mondo verso un approdo di pace e felicità piena, per tutti”. Alla visita hanno presenziato il ministro generale dei frati minori conventuali, padre Carlos Trovarelli e i ministri generali di tutte le famiglie francescane.

Due i fuori programma della mattinata. Papa Francesco ha visitato questa mattina il monastero Valle Gloria di Spello. Intorno alle 11, il Francesco ha suonato alle clarisse a sorpresa, come già avvenuto in passato, e si è fermato in preghiera con loro.

Ad attenderlo fuori dal convento c’era un gruppo di fedeli. Il Pontefice è entrato con la sua auto nel cortile del monastero ed è stato raggiunto dalle suore. Qui si è fermato a pranzo, proseguendo in auto per Assisi. Giunto in città, il secondo fuori programma. Una visita alla chiesa di Santa Chiara.

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Questa voce è stata pubblicata il 04/10/2020 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , .

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Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
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