COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

XXIX Domenica del Tempo Ordinario (A) Lectio

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno A
Matteo 22, 15-21

Alle parabole indirizzate alle autorità religiose non corrisponde un ravvedimento, anzi constatiamo un irrigidimento che si traduce in tre attacchi a Gesù per screditarlo e deridere Lui e il suo messaggio.

In quel tempo, 15 i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi.

La moneta di TiberioLa reazione dei farisei è quella di radunarsi in consiglio per escogitare un piano contro Gesù. Gesù rappresenta un pericolo che deve essere eliminato e per giungere a questo sono disposti a tutto, anche a mettersi in combutta con i loro avversari di sempre, gli erodiani. Se la forza di Gesù è nel suo insegnamento occorre tendergli una trappola per scardinare questa forza trovando delle contraddizioni o incoerenze che gli facciano perdere la popolarità tra la gente. Questo è il primo di una serie crescente di attacchi contro Gesù da parte dei farisei ed erodiani, dei sadducei e dei dottori della legge.

16 Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno.

Uniti ai discepoli dei farisei compaiono per la prima ed unica volta nel vangelo gli erodiani (cfr. Mc 3,6). Sono gli appartenenti al partito che appoggia la dinastia degli Erodi al potere. Erode il Grande non aveva sangue giudaico quindi la sua dinastia è illegittima: di questa dinastia fa parte Erode Antipa, il tetrarca in carica, che era un fantoccio nelle mani dei Romani. Mentre i farisei detestano i Romani, gli erodiani sono collaborazionisti. La loro presenza è giustificata dal fatto di rappresentare il braccio armato dell’azione intrapresa dai farisei. Si rivolgono a Gesù chiamandolo maestro, titolo che è quasi sempre in bocca agli avversari di Gesù (Mt 9,11; 12,38; 17,24; 22,24.36).
La domanda, formulata con ossequiente linguaggio curiale, manifesta quella che era l’immagine che i farisei avevano di Gesù: lodano il suo coraggio e libertà nel manifestare il proprio pensiero. Il lato debole dei farisei è che il loro comportamento era tutto teso al gradimento dell’opinione pubblica e tutto quel che facevano era per essere ammirati e visti dagli uomini (Mt 6,2.5). Per questo vengono da Gesù tacciati più volte di essere ipocriti (Mt 15,7). I farisei vedono in Gesù il loro contrario: uno che non guarda in faccia a nessuno. In questa affermazione troviamo anche la debolezza del loro tentativo: vogliono cogliere in fallo-contraddizione uno che essi stessi ammettono insegna la via di Dio secondo verità. Per insegnare la via di Dio secondo verità occorre, come Lui, non curarsi e non lasciarsi condizionare dall’opinione della gente.

17 Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?»

La richiesta preceduta da tanta adulazione si trasforma subito in un ordine imperativo che non consente alternative: “Dicci” = eipè ûn hēmîn. Ordinano a Gesù di manifestare pubblicamente il suo pensiero sull’odiosa dominazione dei Romani, dichiarandosi apertamente sulla questione del pagamento delle tasse ai dominatori. Vogliono che Gesù si schieri pro o contro il potere romano. Cesare è il titolo dato ad ogni imperatore romano, in questo caso indica Tiberio. I farisei e gli erodiani, che non esprimono la loro opinione al riguardo, non chiedono a Gesù un semplice parere (“Che ne pensi?”) bensì di definire la questione in modo autorevole: “è lecito?” cioè alla luce della Legge, è permesso pagare il tributo? Con questa formula, che riguarda il comandamento e la volontà di Dio, il pio giudeo si poneva questioni vitali, alle quali il rabbino doveva saper rispondere (cfr. Mt 12, 2-12; 14,4; 19,3).
La trappola è ben congegnata: qualunque sia la risposta che Gesù darà questa gli verrà ritorta contro. Se Gesù è favorevole al pagamento delle tasse all’imperatore romano, un pagano idolatra, verrà meno a quanto prescritto nel Libro del Deuteronomio: Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. (Dt 6,4). Oltre a contravvenire la Legge, la risposta di Gesù sarebbe un riconoscere la legittimità dell’occupazione e si alienerebbe le simpatie di quanti vedevano in Lui un liberatore. D’altro canto, se Gesù risponde con un invito a non pagare il tributo, la sua posizione viene intesa come una ribellione politica e la presenza degli erodiani assicura il suo pronto arresto. Anche Gesù sarebbe un pericoloso sovvertitore, come il famoso Giuda il Galileo che nel 6 d.C. aveva tentato una rivolta contro i Romani, secondo quanto scrive lo storico Flavio Giuseppe: “Un Galileo di nome Giuda spinse gli abitanti alla ribellione, colmandoli di ingiurie se avessero continuato a pagare il tributo ai Romani e ad avere, oltre Dio, padroni mortali” (Guerra Giudaica II, 8,1; cfr. At 5,37). Per gli zeloti il rifiuto del pagamento era un dovere religioso.

18 Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova?

Gesù che non guarda in faccia a nessuno e che non ha soggezione di nessuno non risponde alle loro richieste ma li attacca con una pesante accusa. La domanda non era mirata all’apprendimento, ma dettata dalla loro malvagità (= ponhri,an = ponērían) termine che appare unicamente qui in tutto il vangelo. Farisei ed erodiani sono i tentatori di Gesù (“Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova…” Mt 19,3) e la loro azione prolunga quella di satana, definito da Matteo il tentatore (Mt 4,3). Tutto il loro untuoso cerimoniale viene liquidato da Gesù con un’affermazione netta: “ipocriti”. Fingono di avere a cuore una questione di attualità, ma in verità ciò che interessa è screditare Gesù per poterlo poi intrappolare.

19 Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro.
20 Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?».

Ancora una volta Gesù non risponde con teorie ma attraverso esperienze pratiche e chiede a loro stessi di rendersi conto di quello che stanno chiedendo. Per la comprensione dell’episodio occorre sapere che nel “denaro” (d’argento) da essi presentato l’imperatore viene raffigurato come un dio. Divinità confermata dall’iscrizione: Tiberius Caesar Divi Augusti Filius Augustus e nel retro Pontifex Maximus (Tiberio Cesare Augusto, figlio del divino Augusto, Pontefice Massimo). Gli avversari hanno-posseggono in tasca del denaro a disposizione, con l’effige dell’imperatore, senza curarsi della sacralità del luogo (area del Tempio) dove essi si trovano. La moneta è simbolo del potere dominante (dove arrivavano le monete dell’imperatore arrivava il suo dominio), portandola con sé i farisei e gli erodiani dimostrano chi è il loro vero signore.

21 Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Hanno chiesto a Gesù se fosse lecito dare-pagare (éxestin dûnai=è lecito dare; v.17) il tributo all’imperatore. Gesù non risponde con il loro verbo, ma con restituire/rendere (apódote [imp. aoristo.] =restituite-rendete [detto di un debito] una volta per tutte). Quel denaro con l’effige e l’iscrizione, appartiene all’imperatore ed è a lui che va restituito. Il denaro è dell’imperatore ma il “tutto” è di Dio: Anche il popolo è di Dio. Viene riaffermata la totale signoria di Dio : “e a Dio quello che è di Dio”. La signoria di Dio è stata dai farisei usurpata e deturpata trasgredendo il comandamento di Dio (Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Dt 6,4); si sono impossessati del popolo che appartiene a Dio: devono decidersi a restituire. La tentazione dei farisei ha riformulato quella del tentatore nel deserto quando il diavolo condusse Gesù su un… monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai. Gesù – come allora nel deserto – rivendica l’unicità di Dio: vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto.” (Mt 4,8-10).

22 A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.

L’attacco a Gesù è rimasto infruttuoso. Non solo non sono riusciti a coglierlo in fallo, ma sono stati colti in fallo, meritandosi il titolo di ipocriti e tentatori. I farisei e gli erodiani lasciano Gesù come il diavolo lo lasciò (Mt 4,11) nel deserto dopo la tentazione dell’adorazione del potere. Ma se nel deserto dopo che il diavolo lo lasciò, a Gesù si avvicinarono gli angeli per servirlo, qui l’insuccesso non frena l’istituzione che invia ora all’attacco l’aristocrazia economica e religiosa: i sadducei (Mt 22, 23ss).

La moneta di TiberioLa moneta di Tiberio1

La moneta di TiberioLa moneta di Tiberio, su un lato, aveva la sua immagine. Potete vedere l’iscrizione che dice: “TI CAESAR DIVI AVG F AVGVSTVS”, abbreviazione di “Tiberius Caesar Divi Augusti filius Augustus” che significa “Tiberio Cesare Augusto, figlio del divino Augusto”.

Sull’altro lato vi è l’immagine di una donna (generalmente si pensa che sia la madre di Tiberio, Livia) vestita come Pax (Pace), che mantiene un’asta e un ramo di ulivo. L’iscrizione è PONTIF MAXIM, un’abbreviazione di “Pontifex Maximus”, che significa “Pontefice massimo”, che era un altro dei titoli di Tiberio.

Riflessioni…

  • Interrogativi, provocatori e non dialettici; pregiudizi rituali e non tensioni o ricerche di autentiche conoscenze o di sicurezze di vita: solo pretesti, per cogliere in errore pensieri divergenti nell’esercizio di logiche dimostrazioni. E non n’è esente neppure il Maestro: è sottoposto anche Lui a verifiche d’ordinanza.
  • Così forse con Dio, ogni volta che i conti non tornano, e non quadrano le supponenze umane, lontane dai pensieri di Dio. E persino le preghiere diventano tentazioni.
  • A volte da fariseo legiferante, a volte da erodiano politicante, l’uomo recita premesse dimostrative per scardinare pensieri ed amorevoli interventi divini nella storia di salvezza. E si erge a maestro per suggerire, ricordare o imporre, con rigorose argomentazioni, a Dio, stili di vita.
  • Tutto con abbondanti e codificati protocolli: invio di delegazioni, rituali premesse di ipocrita onore, di false dichiarazioni di stima, per indurre a confermare scelte e pareri di parte. Così al Maestro, così a compagni di vita: credibili perché vicini alla verità, capaci di proporre conoscenze autentiche e certezze di vita, in sintonia con Dio e ricchi di umana saggezza. E da loro si attendono convergenze e comodi accordi.
  • Da qui inviti pressanti alla comunicazione di relativi pareri: artate deviazioni e mistificanti allusioni, carenti di umili, disincantati rapporti tra persone che insieme affannosamente cercano di accostarsi a verità. Ma mancano confronti leali e sin-ceri dialoghi.
  • Alcuno può ergersi a misura di tutte le cose, e allora come ora, l’uomo con ipocrisia e malizia è tentato di porsi a giudice di pareri, di opinioni e di umani pensieri su liceità etiche, su dubbi ed angosce, su scelte di chi vive in sofferenza di ricerca o tra drammi di smarrite coscienze. E sa esprimere solo condanne, anziché offrire coraggio.
  • Mentre il Maestro, con autentica libertà, non offre definizioni e sentenze, ma evoca pensieri e sentimenti di equilibri senza confini, connessi a storia ed esperienze di vita. Con uno sguardo ancorato alle ore ed ai recinti degli uomini, non si fa sottoporre a giudizi e condanne, ed offre risposte responsabili di concrete scelte e condotte di vita. Mentre gli ipocriti, anche se sperimentano la forza terapeutica della meraviglia che avvia a umiltà e revisioni di vita, non desistono e si allontanano ancora una volta da fonti di verità e di sapienza divina.

http://www.ilfilo.org

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Questa voce è stata pubblicata il 13/10/2020 da in Anno A, Domenica - lectio, ITALIANO, Tempo Ordinario (A).

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stata una pubblicazione interna nata tra gli studenti comboniani nel 1935. Ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e di patrimonio carismatico.
Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
Pereira Manuel João (MJ)
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