COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Commento al Vangelo della XXX Settimana del Tempo Ordinario

XXX settimana del Tempo Ordinario
Commento
di Paolo Curtaz

lectio

Lunedì 26 Ottobre >
(Feria – Verde)
Lunedì della XXX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ef 4,32-5,8   Sal 1   Lc 13,10-17: Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?
Martedì 27 Ottobre >
(Feria – Verde)
Martedì della XXX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ef 5,21-33   Sal 127   Lc 13,18-21: Il granello crebbe e divenne un albero.
Mercoledì 28 Ottobre >
(FESTA – Rosso)
SANTI SIMONE E GIUDA
Ef 2,19-22   Sal 18   Lc 6,12-19: Ne scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli.
Giovedì 29 Ottobre >
(Feria – Verde)
Giovedì della XXX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ef 6,10-20   Sal 143   Lc 13,31-35: Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.
Venerdì 30 Ottobre >
(Feria – Verde)
Venerdì della XXX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Fil 1,1-11   Sal 110   Lc 14,1-6: Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?
Sabato 31 Ottobre >
(Feria – Verde)
Sabato della XXX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Fil 1,18-26   Sal 41   Lc 14,1.7-11: Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.
Domenica 1 Novembre >
(SOLENNITA’ – Bianco)
TUTTI I SANTI
Ap 7,2-4.9-14   Sal 23   1Gv 3,1-3   Mt 5,1-12: Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Lunedì della XXX settimana del Tempo Ordinario
Lc 13,10-17: Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?

Si vergognano, i detentori del potere religioso, arrossiscono davanti alle loro assurde elucubrazioni, le loro sconclusionate riflessioni teologiche che presentano un Dio feroce e incomprensibile. E fanno benissimo a vergognarsi. Esulta, la folla, perché finalmente vede il vero volto di Dio. Non un Dio che contabilizza le loro colpe, che impone insopportabili pesi, che chiede senza donare. Esulta, perché Dio guarisce senza guardare al calendario, senza seguire imperscrutabili precetti. E fa benissimo ad esultare. Gesù svela il volto di un Dio che mette l’uomo al centro, non il precetto, che desidera il bene del discepolo. E Gesù insiste, argomenta con la Legge a chi si nasconde dietro la Legge perché non sa argomentare. Anche il più devoto sacerdote e il più pio fariseo portano ad abbeverare il proprio animale da soma il giorno di sabato, e perché Gesù non può “sciogliere” questa donna dal suo legame nefasto per portarla ad abbeverarsi alle acque limpide dell’amore del Padre? Che il Signore ci aiuti a non nasconderci dietro le piccinerie degli uomini per proporre sempre la sua Legge che è fatta per la vita e per l’uomo!

Martedì della XXX settimana del Tempo Ordinario
Lc 13,18-21: Il granello crebbe e divenne un albero.

Un seme di senape, un po’ di lievito da mettere nella farina, ecco cos’è il Regno. Poca cosa, minuzia, un’apparenza insignificante. Ma il granello di senape, piccolo da sembrare polvere, diventa un grande albero. E poco lievito fa lievitare la farina che diventa pane in abbondanza. Quante volte ci lamentiamo di essere poca cosa nella società. Certo: in teoria viviamo in un paese cristiano, zeppo di simboli religiosi, di valori evangelici. Ma poi, guardando con disincanto, ci rendiamo conto che non è sempre così, che, spesso, dietro l’abitudine e l’apparenza c’è ben poca cosa… E allora vai con le geremiadi, con i parroci che si lamentano della poca risposta della gente del quartiere (e hanno ragione, poveri!, funzionari strattonati da tutte le parti, chiamati a fare tutto e, se avanza tempo, a parlare di Gesù!), dei catechisti che piangono perché i bambini arrivano senza alcun riferimento di fede (altrimenti perché verrebbero?), dei devoti che accusano la Chiesa di aver perso la fede… Il problema non è che ci siano pochi cristiani ma che noi siamo poco cristiani. Non c’è bisogno della folla per evangelizzare, l’importante è che il lievito faccia lievitare la pasta!

Mercoledì 28 Ottobre (FESTA – Rosso) SANTI SIMONE E GIUDA
Lc 6,12-19: Ne scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli.

La festa degli Apostoli ci dà l’occasione di acquistare maggiore consapevolezza delle due imprescindibili dimensioni della Chiesa, che è corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo, e non può essere l’uno senza l’altro. E un’illusione credere di poter ricevere lo Spirito Santo senza far parte del corpo di Cristo, perché lo Spirito Santo è lo Spirito di Cristo e si riceve nel corpo di Cristo. La Chiesa come corpo di Cristo ha anche un aspetto visibile: per questo Gesù scelse i Dodici e sceglie nel tempo i loro successori, a formare la struttura visibile del suo corpo, quasi continuazione dell’incarnazione. Appartenendo al suo corpo, possiamo ricevere il suo Spirito ed essere intimamente uniti a lui in un solo corpo e in un solo Spirito.
La prima lettura, dalla lettera agli Efesini, esprime bene queste due dimensioni. “Siete edificati sopra il fondamento degli Apostoli e dei profeti, avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù”: è l’aspetto visibile del corpo di Cristo, che è un organismo con la propria struttura. E in Cristo “la costruzione cresce ben ordinata”:
ogni membro ha la propria funzione e il proprio posto. Scrive Paolo più avanti nella stessa lettera: “E lui (Cristo) che ha stabilito alcuni come Apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori…”. Ognuno ha ricevuto la grazia “secondo la misura del dono di Cristo”. Ed ecco la seconda dimensione, invisibile: “In lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito”.
Anche nella prima lettera ai Corinzi Paolo mette in evidenza lo stesso concetto: “I vostri corpi sono membra di Cristo… Il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo” (6,15.19).

Gesù sta salendo a Gerusalemme. Lì ci sarà la resa dei conti. Lo sa e ha indurito il suo volto: anche se l’ostilità cresce, andrà fino in fondo, senza paura, senza cambiare una virgola del suo messaggio. Si mette in gioco, il Maestro, come solo lui sa fare, prende molto sul serio la sua missione. Certamente più di quel tale che lo avvicina per avere conferma della propria salvezza. Parla di contabilità salvifica, dà per scontato il fatto di essere compreso nel gruppo dei salvati. La risposta di Gesù è davvero dura: è meglio non dare mai nulla per scontato. Più saggio non mettersi nel gruppo dei salvati, anche se discepoli, anche se seguaci, anche se abbiamo frequentato le piazze in cui c’era il Signore. Meglio stare all’erta, sforzarsi. Soprattutto se abbiamo ricevuto tanto. Perché tanto ci verrà chiesto. StiGéamo attenti a non cedere alla tentazione del dividere il mondo in buoni e cattivi, in devoti e impenitenti, in convertiti e dubbiosi. Attenti a fare le classifiche di santità o di consapevolezza della fede. Badiamo, piuttosto, ad ascoltare con verità, mettendo in pratica quanto più possibile ogni parola del Signore…

Mercoledì della XXX settimana del Tempo Ordinario
Lc 13,22-30: Verranno da oriente a occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.

Della salvezza non c’è garanzia, né certezza. Meglio così. Al tempo di Gesù i farisei erano convinti di meritarsi la salvezza come premio perché il credere coincideva col fare, con l’osservare i precetti fin nelle più piccole minuzie. Gesù, grazie al cielo, smonta questa presunzione e ricorda a tutti che non basta sentirsi giusti per esserlo davvero. E che, a dirla tutta, il modo di intendere la giustizia da parte di Dio è piuttosto diverso rispetto al nostro, soprattutto da quello dei sé dicenti devoti i quali, talvolta, confondono il moralismo con la morale. Tant’è: tutto sembrerebbe chiaro ma ci sono ancora dei simpaticoni che si appellano a qualche devozione per affermare con assoluta convinzione che è sufficiente osservare una serie di pratiche per avere certezza della salvezza. Santa pazienza! Non scherziamo con queste cose, vigiliamo su noi stessi, non prendiamo scorciatoie né diventiamo i furbetti del cristianesimo. È una cosa seria la salvezza, impegna tutte le nostre forze per tutta la nostra vita e fino all’ultimo non sappiamo se saremo diventati capaci di avere un cuore sufficientemente pronto per accogliere la pienezza dell’amore di Dio. Vegliamo, allora.

Giovedì della XXX settimana del Tempo Ordinario
Lc 13,31-35: Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.

Erode vuole far uccidere Gesù. Ti pareva! Non gli è bastato togliere di mezzo il Battista, ora è uno dei seguaci del Battista, il Nazareno, che lo tormenta. Sempre i potenti risolvono i problemi in questo modo: togliendo di mezzo chi li provoca, allora come oggi. Sono cambiati i metodi, ma l’arroganza è la stessa. La risposta di Gesù è sibillina: non sarà Erode a decidere l’ora della sua morte. Erode, una volpe (animale negativo in Israele che non indica la furbizia come per noi oggi), non è che una piccola pedina nel grande progetto di Dio. Così accade nella logica divina: coloro che si credono potenti e che pensano di avere il controllo della situazione sono, in realtà, dei piccoli uomini che oggi ricordiamo solo perché hanno avuto a che fare con un oscuro asceta e un falegname che si fece profeta. Davanti a tanta ostilità il cuore di Gesù sanguina: addolorato Gesù riconosce che il suo messaggio subisce violenza e l’odio nei suoi confronti si sta facendo insostenibile. Gesù avrebbe preferito un altro epilogo, non certo ciò che sta per accadergli. Ma in certe occasioni l’unico modo per manifestare la verità delle cose in cui si crede è quello di andare fino in fondo alle proprie decisioni…

Venerdì della XXX settimana del Tempo Ordinario
Lc 14,1-6: Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?

Di nuovo il vangelo ci parla di un miracolo che mette in discussione l’interpretazione severa e zelante degli ultras della fede: la guarigione di un idropico nel giorno di sabato, come qualche giorno fa abbiamo letto della guarigione della donna curva, mette in crisi la rigida disciplina del sabato. Nato come il giorno del riposo (gli schiavi non riposano mai!), giorno che ricorda all’ebreo e all’uomo che è fatto per la festa, che lo riporta all’origine, che ne esalta l’immensa dignità, il riposo sabbatico era diventato, attraverso una fitta rete di casistiche esasperanti, una vera e propria trappola per chi voleva vivere una vita normale. Gesù contrappone l’interpretazione rigida del riposo sabbatico allo sguardo amorevole della guarigione dell’idropico. La legge, come capirà a proprie spese lo zelantissimo san Paolo, rischia di diventare inumana se non è a servizio dell’uomo, così come Dio l’ha voluta. Perciò Gesù supera la legge, non per fare l’anarchico, ma per riportarla alla sua origine: la legge è donata all’uomo perché esso recuperi dignità e vita. I farisei, paradossalmente, pensano che l’osservanza faccia piacere a Dio e “meriti” una salvezza che, invece, è donata gratuitamente!

Sabato della XXX settimana del Tempo Ordinario
Luca 14,1.7-11: Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.

Se siamo troppo pieni di noi stessi non c’è posto per Dio! Questo Gesù insegna all’attonito fariseo che lo ha coraggiosamente invitato, e a noi. È vero: se ci sentiamo particolarmente speciali e migliori degli altri rischiamo di occupare tutto lo spazio a disposizione… ma anche chi vive nella continua svalutazione di sé, in fondo, occupa tutto lo spazio con una visione negativa. Possiamo essere pieni del nostro ego spirituale, il più difficile da estirpare! Gesù ci suggerisce di crescere nell’umiltà, di vivere con la consapevolezza del limite, senza diventare il gigante dei nostri sogni o il nano delle nostre paure. L’umiltà è un dono e una conquista, un equilibrio che si raggiunge nella consapevolezza e con grande senso dell’ironia. Attenti bene, però: molti pensano di non valere nulla, di essere delle brutte persone e, pensandolo, credono di essere umili… Ma quella non è umiltà, è depressione! L’umiltà è un atteggiamento che richiama la parola che la identifica: l’humus . L’umiltà è una terra feconda che fa crescere gli alberi. Terra: segno di concretezza, senza esagerare, senza scoraggiarsi. Feconda: la consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre qualità porta molti frutti!

Domenica 1 Novembre – SOLENNITA’ – TUTTI I SANTI
Mt 5,1-12: Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Festeggiare tutti i santi è guardare coloro che già posseggono l’eredità della gloria eterna. Quelli che hanno voluto vivere della loro grazia di figli adottivi, che hanno lasciato che la misericordia del Padre vivificasse ogni istante della loro vita, ogni fibra del loro cuore. I santi contemplano il volto di Dio e gioiscono appieno di questa visione. Sono i fratelli maggiori che la Chiesa ci propone come modelli perché, peccatori come ognuno di noi, tutti hanno accettato di lasciarsi incontrare da Gesù, attraverso i loro desideri, le loro debolezze, le loro sofferenze, e anche le loro tristezze.
Questa beatitudine che dà loro il condividere in questo momento la vita stessa della Santa Trinità è un frutto di sovrabbondanza che il sangue di Cristo ha loro acquistato. Nonostante le notti, attraverso le purificazioni costanti che l’amore esige per essere vero amore, e a volte al di là di ogni speranza umana, tutti hanno voluto lasciarsi bruciare dall’amore e scomparire affinché Gesù fosse progressivamente tutto in loro. E’ Maria, la Regina di tutti i Santi, che li ha instancabilmente riportati a questa via di povertà, è al suo seguito che essi hanno imparato a ricevere tutto come un dono gratuito del Figlio; è con lei che essi vivono attualmente, nascosti nel segreto del Padre. (www.santiebeati.it)

Iniziamo il mese di novembre, come tutti gli anni, con la splendida e luminosa festa di tutti santi: l’occasione per ricordarci della nostra origine e del nostro destino. Dietro la fragilità della nostra piccola vita si nasconde un potenziale santo!
Eccoli, i santi. Una miriade di uomini e donne di tutti i secoli che hanno seguito il Cristo fino in fondo, che hanno saputo consumarsi nell’amore al vangelo, che lasciano tracce di luce dietro di loro, senza volerlo, senza nemmeno saperlo. Eccoli, i santi: quelli conosciuti che finiscono sui calendari e che veneriamo nelle chiese e i tanti altri conosciuti solo da Dio, coloro che nessuno celebra e che, pure, rendono luminoso, giovane e attraente il volto della sposa. Eccoli i santi: persone normali che hanno preso terribilmente sul serio la sequela, che hanno realizzato, ognuno nella propria epoca e nella propria condizione, la stupefacente presenza di Dio. Eccoli al cospetto di Dio che vegliano su di noi e per noi tifano, ora che sono nell’assoluta pienezza, ora che hanno incontrato la pienezza. E questa giornata diventa immensa festa per loro e per noi, perché vediamo riflesso in essi ciò che siamo in profondità e che possiamo diventare, se solo lasciamo spazio allo Spirito! Eccoci, noi e i santi, famigliari di Dio, anticipatori di un mondo altro, nuovo, in cui Dio è tutto in tutti. E, guardandoli, sentiamo in noi stessi la struggente nostalgia di Dio.

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Questa voce è stata pubblicata il 26/10/2020 da in ITALIANO, Settimana - commento.

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San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

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