COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Etiopia: sull’orlo del baratro

L’offensiva militare contro il Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf), che considera il premier Abiy Ahmed un leader illegittimo, rischia di alimentare le spinte secessioniste, in una delle regioni più instabili dell’Africa.

ISPI Daily Focus
12 novembre 2020

A una settimana dall’inizio dell’offensiva militare nel Tigray, la più a nord delle nove regioni che compongono l’Etiopia, al confine con l’Eritrea, gli scontri non accennano a diminuire. Il governo regionale, dissolto dal parlamento di Addis Abeba, ha invitato i residenti a difendersi dall’aggressione dell’esercito federale, mentre il premier Abiy Ahmed ha lasciato cadere nel vuoto gli appelli dell’Unione Africana per una sospensione delle violenze. Il primo ministro ha licenziato il capo di stato maggiore dell’esercito, ha nominato un nuovo capo della polizia federale e ha sostituito il ministro degli Esteri. Ed è tornato ad attribuire al Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf), partito politico rappresentativo dell’etnia tigrina, le responsabilità per l’attacco delle forze tigrine a una base federale. L’aggressione sarebbe giunta al culmine di una serie di provocazioni, secondo le accuse del governo, e a poche settimane di distanza dallo scoppio del vero casus belli, il voto locale svoltosi nel Tigray, nonostante il lockdown nazionale imposto da Addis Abeba avesse fatto slittare le elezioni nazionali a data da destinarsi. Il tutto secondo il premier allo scopo di “far deragliare la transizione democratica”. Fin dalla sua ascesa al potere nel 2018, Abiy Ahmed – che l’anno scorso ha vinto il Premio Nobel per la pace – ha dovuto far fronte a profonde divisioni e spinte secessioniste che stanno mettendo a rischio l’unità del paese. Dichiarando che una “linea rossa” era stata superata, Abiy ha sottolineato come ormai fosse in gioco lo “stato di diritto”, sfidato dall’élite secessionista tigrina che per anni ha dominato la scena politica nazionale.

Considerato in passato uno dei peggiori paesi al mondo per la libertà di stampa e di pensiero, l’Etiopia sta attraversando dal 2018 profondi cambiamenti. Abiy Ahmed ha rilasciato migliaia di prigionieri politici, ha rimosso il divieto alla creazione di nuovi partiti e ha spinto per un accordo di pace che ha messo fine al ventennale conflitto con la vicina Eritrea. Per questo, il premier, che a 44 anni è il leader più giovane del continente, è stato insignito lo scorso anno del Premio Nobel per la Pace. La sua nomina aveva sollevato le speranze della comunità Oromo, di cui Abiy fa parte e che rappresenta l’etnia maggioritaria nel paese, di vederlo promuovere un programma politico a loro favorevole, ma Abiy ha fin da subito posto l’accento sull’importanza di un’unità nazionale che trascendesse le istanze etniche. I critici, anche nel Tigray, sostengono che la sua enfasi sul superamento delle istanze regionali, minacci la loro autonomia. L’allentamento delle restrizioni sui media ha avuto, come risvolto della medaglia, quello di scatenare propagande incrociate e incitamento all’odio su base etnica. Il governo centrale, alle prese con un calo della popolarità, ha deciso di rinviare le elezioni che si sarebbero dovute tenere questo agosto, causa Covid-19.

Lotta di potere dietro il conflitto?

I leader del Tplf sostengono che Abiy Ahmed occupi illegittimamente la posizione di capo del governo, poiché il suo mandato è scaduto. E hanno deciso di contravvenire alla decisione di posporre il voto, organizzando elezioni regionali a settembre. Un voto dichiarato illegale dal governo centrale. Ma le ragioni dello scontro tra il primo ministro e l’élite tigrina hanno radici più profonde.

Anche se rappresentano solo il 6% della popolazione dell’Etiopia, composta da oltre 110 milioni di persone (gli altri gruppi etnici maggioritari sono Oromo e Amhara), i tigrini hanno svolto un ruolo preponderante nella coalizione di partiti regionali su base etnica, il Fronte democratico rivoluzionario del popolo etiope (Eprdf), che per 20 anni ha dominato la scena politica dell’Etiopia. Pur avendo portato il paese ad una crescita economica dirompente e predisposto un’efficiente amministrazione statale, il dominio dell’élite tigrina ha scatenato il risentimento delle altre comunità ed è stato travolto nel 2015 dalle manifestazioni di piazza che accusavano il governo di corruzione. Nel 2018, con l’arrivo di Abiy, la leadership tigrina è stata di fatto epurata, e le relazioni sono ulteriormente peggiorate dopo che Abiy ha sciolto l’Eprdf, fondando il Prosperity Party, a cui il Tplf ha rifiutato di aderire.

Che ruolo gioca l’Eritrea?

Con Internet e le linee telefoniche interrotte da giorni in Tigray, è difficile capire come si stia orientando il conflitto. Il Tplf denuncia il coinvolgimento, al fianco dei reparti dell’esercito federale, delle forze speciali dell’Amhara, mentre sono segnalati scontri al confine con Eritrea e Sudan, dove ci sono anche diverse decine di migliaia di sfollati in fuga.

Ma gli interrogativi più insistenti riguardano un possibile coinvolgimento di Asmara nel confitto. L’élite politica del Tigray era al governo di Addis Abeba nei lunghi anni di guerra con l’Eritrea che potrebbe decidere di approfittare della situazione per assestare un colpo definitivo ai nemici di lunga data. Il tutto in un contesto, il Corno d’Africa, tra i più vulnerabili del continente: i vicini dell’Etiopia includono la Somalia – da cui le forze etiopi si sono ritirate dopo lunghi anni di campagna militare – e il Sudan, che sta affrontando una delicatissima transizione politica. Per questo la regione, in cui Abiy si è presentato con un profilo da pacificatore, osserva gli eventi con inquietudine crescente.

Rischio guerra civile?

L’ipotesi di una guerra civile, con possibili coinvolgimenti a livello regionale, del secondo paese più popoloso del continente africano basta da sola a far intravedere i rischi di una simile deriva. Eppure si tratta di un’ipotesi tutt’altro che remota. Nel nord del paese, l’esercito federale si scontra con le forze armate regionali agli ordini del TPLF, che contano circa 250.000 effettivi ben armati. Per questo, nonostante entrambe le parti sostengano che in conflitto sarà breve, potrebbe non esserlo affatto. “Sembra di vedere un incidente ferroviario al rallentatore” ha detto Dino Mahtani dell’International Crisis Group. Il timore è che il conflitto possa estendersi alle altre regioni, facendo esplodere le rivendicazioni autonomiste delle diverse comunità che compongono il paese.

IL COMMENTO

di Camillo Casola, Programma Africa ISPI

“L’intervento militare deciso dal primo ministro Abiy in Tigray giunge al culmine di un’escalation di tensioni tra il governo federale e il TPLF. Non è una mossa inaspettata: la questione delle elezioni illegali svoltesi nella regione settentrionale ha offerto al governo un’occasione per regolare i conti con le élites tigrine. Il rischio è che il conflitto si protragga più di quanto Addis Abeba si aspetti, e che assuma una dimensione regionale. Prospettiva più che concreta, se si tiene conto dell’interesse condiviso dall’Eritrea di Isaias a liberarsi del TPLF, il principale ostacolo alla normalizzazione delle relazioni politiche con l’Etiopia. E guardando oltre il Corno, l’Egitto resta uno spettatore interessato a una possibile destabilizzazione dell’Etiopia, che potrebbe ostacolare il progetto di riempimento della Grande diga del rinascimento etiopico (GERD)”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 13/11/2020 da in Attualità sociale, ITALIANO con tag , , .

  • 539.779 visite
Follow COMBONIANUM – Spiritualità e Missione on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Unisciti ad altri 931 follower

San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica. Immagini, foto e testi sono spesso scaricati da Internet, pertanto chi si ritenesse leso nel diritto d’autore potrà contattare il curatore del blog, che provvederà all’immediata rimozione del materiale oggetto di controversia. Grazie.

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: