COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Prima Lettera di Giovanni – Agostino (2) Omelie 3-4 Capitoli 2-3

Lectio divina sulla Prima Lettera di Giovanni – Sant’Agostino
(Omelie 3-4 Capitoli 2-3)

OMELIA 3

Figlioli, è l’ultima ora…

Nutrendoci della verità e della vita che è Cristo, tendiamo alla perfezione, generosi nelle opere, in unità di carità e respingendo le allettazioni del mondo. Cristo è il maestro interiore e la sua unzione dà incremento alla nostra vita spirituale.

[Nutriamoci del latte per giungere al pane.]

1. Figlioli, questa è davvero l’ultima ora (1 Gv 2, 18). Qui si rivolge ai fanciulli perché, trovandoci negli ultimi tempi, affrettino la loro crescita. L’età del nostro corpo non dipende dalla nostra volontà. Nessuno cresce nel corpo, in conseguenza di un suo atto di volontà; allo stesso modo nessuno viene alla vita, per effetto di un suo atto di volontà: dove invece la nascita dipende dalla volontà, da questa dipende anche l’accrescimento. Ora nessuno nasce dall’acqua e dallo Spirito Santo, senza un suo atto di volontà. Perciò egli cresce in questa vita, se vuole, e parimenti questa vita viene a mancare, proprio per causa della volontà. Crescere significa progredire, decrescere significa venir meno. Chi è conscio di aver avuto una nascita, si lasci chiamare fanciullo e infante, si attacchi con avidità alle poppe materne e subito crescerà. La Chiesa è una madre ed i suoi Testamenti che formano le Scritture sono le poppe. Da qui si attinga il latte dei misteri che sono avvenuti nel tempo per la nostra salvezza eterna; così ciascuno di noi, nutrito e corroborato, potrà giungere a mangiare quel cibo di cui sta scritto: In principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio e Dio era il Verbo (Gv 1, 1). Cristo si è abbassato a divenire il nostro latte ed ancora lui stesso, che pure è uguale al Padre, diventa nostro cibo. Ti nutre col latte affinché giunga anche a saziarti del pane; toccare Cristo spiritualmente col cuore, significa credere che egli è uguale al Padre.

[Riconoscere la divinità di Cristo.]

2. Per questa ragione proibiva a Maria di toccarlo e le diceva: Non mi toccare, poiché ancora non sono salito al Padre (Gv 20, 17). Che significano queste parole? Come mai si fece palpare dai discepoli e volle poi evitare il contatto con Maria? Non si tratta della stessa persona che disse al discepolo dubbioso: Metti qui le tue dita e palpa le mie cicatrici (Gv 20, 27)? A quel tempo era forse già asceso al Padre? Perché dunque trattiene Maria e le dice: Non toccarmi, non sono ancora asceso al Padre? Dovremo forse dire che egli non ebbe timore alcuno di farsi toccare dagli uomini mentre temette di farsi toccare dalle donne? No! Il suo contatto rende puro ogni corpo. Perché avrebbe dovuto temere a farsi toccare da quelli ai quali volle manifestarsi per primo? La sua resurrezione non fu forse rivelata agli uomini da alcune donne, cosicché il serpente fosse sconfitto dalla sua stessa tattica ma in senso contrario? Egli aveva annunciato la morte al primo uomo servendosi di una donna, ed è appunto per mezzo delle donne che è stata annunciata agli uomini la vita. Perché dunque il Signore risorto non volle essere toccato? Per quest’unica ragione: voleva far capire che occorreva ormai toccarlo attraverso un contatto spirituale. Questo contatto si verifica quando il cuore è puro. Tocca con cuore mondo il Cristo colui che lo riconosce uguale al Padre. Chi ancora non riconosce la divinità di Cristo si arresta alla sua carne e non raggiunge la sua divinità. Non è un gran che arrivare a toccarlo come lo toccarono i persecutori che lo crocifissero. E’ invece importante comprendere il Verbo, Dio presso Dio fin dal principio, per mezzo del quale tutte le cose sono state fatte; egli voleva così essere conosciuto, quando disse a Filippo: Da tanto tempo, o Filippo, sono con voi e non mi avete conosciuto? Colui che vede me, vede anche il Padre (Gv 14, 9).

[Affrettiamoci a progredire perché è l’ultima ora.]

3. Chiunque intende non abbandonare il progresso verso la perfezione, ascolti ancora: Questa, o fanciulli, è l’ultima ora. Orsù progredite, incominciate a correre, crescete: questa è l’ultima ora. E’ un’ora assai lunga ma è pur sempre l’ultima. Con queste parole l’Apostolo intendeva indicarci gli ultimi tempi, poiché negli ultimi tempi verrà il Signore nostro Gesù Cristo. Alcuni potrebbero osservare: Perché questi che viviamo sono gli ultimi tempi? Perché è questa l’ultima ora? Prima deve venire l’Anticristo, poi il giorno del giudizio. Giovanni previene queste obiezioni in modo che nessuno si adagi tranquillo nella persuasione che questa non è l’ultima ora, perché prima deve venire l’Anticristo. Dice dunque l’Apostolo: Avendo voi udito che verrà l’Anticristo, molti già fin d’ora sono divenuti anticristi (1 Gv 2, 18). Sarebbe mai possibile che ci siano molti anticristi senza che sia giunta anche l’ultima ora?

[Anticristo è chi non aderisce sinceramente al corpo di Cristo.]

4. Ma chi sono quelli che l’Apostolo chiama anticristi? Lo dice in seguito. Da questo noi conosciamo che è l’ultima ora. Da che cosa dunque? Dal fatto che molti sono diventati anticristi. Essi sono usciti dalle nostre file (1 Gv 2, 18-19). Eccoli gli anticristi; essi uscirono dalle nostre file. Perciò piangiamo questa perdita. Ma ascolta ciò che ci consola: Non erano dei nostri. Tutti gli eretici, tutti gli scismatici sono usciti dalle nostre file, sono usciti cioè dalla Chiesa. Non ne uscirebbero se fossero dei nostri. Non erano dunque dei nostri già prima di uscire. Ma se già prima di uscire non erano dei nostri, molti ce ne sono dentro, che pur non essendo ancora usciti, sono anticristi. Osiamo fare queste osservazioni perché ciascuno di voi, restando dentro la Chiesa, non sia un anticristo. Giovanni, come ora vedremo, ci descrive e ci indica chi sono gli anticristi. Ciascuno deve interrogare la propria coscienza e chiedersi se anche lui non sia un anticristo. Vediamo appunto chi sono gli anticristi. Anticristo in latino significa avversario di Cristo. Alcuni intendono questo termine nel senso di uno che verrà prima di Cristo e dopo del quale ci sarà il ritorno di Cristo. Ma non è questo il vero significato del termine, che non va spiegato in questo modo. Anticristo è colui che si rivela contrario a Cristo. Ma chi dobbiamo intendere come contrario di Cristo? Ammaestrati da Giovanni voi capite che soltanto gli anticristi possono uscire dalla Chiesa. Chi non è contrario a Cristo non può in nessun modo uscire dalla Chiesa. Chi non è contrario a Cristo, si trova unito al suo corpo e ne è ritenuto un membro. Le membra di un corpo non si mettono in opposizione tra di loro. Un corpo è integro quando vi si trovano tutte le membra. Che dice l’Apostolo circa la concordia delle membra? Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; se un membro è trattato con onore, tutte le membra gioiscono (1 Cor 12, 26). Se per l’onore reso ad un membro anche gli altri gioiscono, ne deriva che se un membro soffre, soffrono tutti gli altri. Questa concordia delle membra non permette che esistano gli anticristi. Ma ci sono di quelli che si trovano nel corpo di Cristo come gli umori cattivi nei corpi mortali (anche il corpo di Cristo abbisogna di cure di quando in quando, poiché esso godrà perfetta salute soltanto nel giorno della resurrezione dei morti). Il corpo trova sollievo quando vengono espulsi gli umori cattivi. Quando i cattivi si allontanano dalla Chiesa, questa ne sente sollievo. Quando il corpo evacua e rigetta gli umori cattivi, pare che dica: questi umori sono usciti da me ma non facevano parte del mio essere. Che cosa significano queste parole? Significano che umori cattivi mi opprimevano, ma non già che essi sono stati tagliati via dal mio corpo.

[La tentazione prova chi sono gli anticristi.]

5. Costoro uscirono dalle nostre file. Dovremmo rattristarci? No! perché essi non erano dei nostri. Che prova ne abbiamo? Se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi (1 Gv 2, 19). Da qui deduca la vostra carità che molti, pur non essendo dei nostri, ricevono i sacramenti insieme con noi, come il battesimo, ed insieme con noi ricevono ciò che solo i fedeli possono ricevere: le benedizioni, l’eucarestia e tutte le grazie contenute nei sacramenti; comunicano con noi nel sacramento dell’altare, ma non sono dei nostri. La prova della tentazione li rivela non dei nostri. Quando la tentazione li assale, vengono gettati lontano, come da una folata di vento; essi non erano buon grano. Tutti costoro saranno spazzati via (è cosa che spesso dobbiamo ripetere), quando l’aia del Signore incomincerà ad essere vagliata nel giorno del giudizio finale. Uscirono dalle nostre file, ma non erano dei nostri, poiché se fossero stati dei nostri sarebbero rimasti con noi. Carissimi, voi volete sapere con quale certezza si debba affermare che quanti uscirono dalla Chiesa ma poi vi sono ritornati, non sono anticristi, cioè non sono contrari a Cristo? Ebbene, coloro che non sono anticristi, non possono restare fuori dalla Chiesa. Con la volontà ciascuno di noi può essere anticristo oppure restare legato a Cristo. O siamo uno dei suoi membri oppure siamo nel novero degli umori cattivi. Chi diventa migliore fa parte del corpo; chi resta nella sua malizia, è umore cattivo e, quando verrà scacciato, ne sentiranno sollievo coloro che ne erano angustiati. Da noi uscirono ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti ancora con noi; ciò avvenne affinché risultasse chiaro che non tutti erano dei nostri (1 Gv 2, 19). Ha perciò aggiunto: affinché risultasse chiaro, perché sono dentro, eppure non sono dei nostri. Non si vedono cioè, ma uscendo si manifestano. Ma voi avete l’unzione dello Spirito, che vi aiuta a rivelarvi a voi stessi (1 Gv 2, 20). Questa unzione spirituale è lo stesso Spirito Santo, il cui sacramento consiste nell’unzione visibile. Giovanni afferma che tutti coloro i quali hanno questa unzione di Cristo, conoscono i cattivi ed i buoni e non c’è bisogno che siano ammaestrati, perché l’unzione stessa li ammaestra.

[Aderendo al Cristo umile, non si avrà timore della sua maestà.]

6. Scrivo a voi, non perché ignoriate la verità ma perché la conosciate, giacché qualsiasi menzogna non deriva dalla verità (1 Gv 2, 21). Eccoci dunque avvertiti in che modo possiamo conoscere l’Anticristo. Chi è Cristo? E’ la verità; lo afferma lui stesso: Io sono la verità (Gv 14, 6). Ogni menzogna non proviene dalla verità e perciò chiunque mente, non appartiene a Cristo. Giovanni non intende dire: c’è una menzogna derivante dalla verità e c’è, d’altra parte, una menzogna non derivante dalla verità. Prestate attenzione a ciò che afferma per non adulare e blandire voi stessi, e non ingannarvi né illudervi: Ogni menzogna non proviene dalla verità. Vediamo perciò di comprendere in che modo mentono gli anticristi, dato che non esiste un tipo solo di menzogna. Chi è mendace se non colui che nega essere Gesù il Cristo? (1 Gv 2, 22). I nomi di Gesù e quello di Cristo hanno due diversi significati. Gesù Cristo, nostro Salvatore, è evidentemente una sola persona, tuttavia il nome che gli è proprio è quello di Gesù. Come Elia, Mosè ed Abramo ebbero un loro proprio nome, così il Signore nostro ha un suo nome proprio, Gesù. Invece il nome di Cristo designa una funzione di carattere sacro. Lo stesso si verifica per i nomi di profeti e di sacerdoti. Cristo significa: unto, colui per mezzo del quale si sarebbe attuata la redenzione di tutto il popolo d’Israele. Il popolo giudaico attendeva nella speranza la venuta del Cristo, ma perché egli venne in umile aspetto, non fu riconosciuto. Egli era una piccola pietra ma essi finirono per inciampare contro di essa e ne rimasero feriti. Ora la pietra si è ingrandita ed è divenuta un gran monte (cf. Dn 2, 35). Che cosa afferma la Scrittura? Chiunque inciamperà contro questa pietra, ne sarà sfracellato; essa schiaccerà qualunque persona sopra la quale cadrà (Lc 20, 18). E’ necessario esaminare bene queste parole. Il testo dice che chi urterà contro di essa verrà sfracellato, ed aggiunge che sarà spezzata la persona sulla quale cadrà quella pietra. Poiché dapprincipio egli venne nella umiltà, gli uomini gli urtarono contro; poiché verrà nella grandezza al dì del giudizio, su chi egli cadrà, si sfracellerà. Ma quando Cristo verrà, non schiaccerà quelli che non ha schiacciato al momento della sua venuta. Chi non urtò contro di lui, quando si presentò umile, non avrà paura di lui, allorché si presenterà in tutta la sua grandezza. Avete dunque sentito, o miei fratelli: chi non urtò contro di lui, quando si presentò umile, non avrà paura di lui quando si presenterà in tutta la sua grandezza. Cristo è pietra di inciampo per i malvagi e quanto Cristo afferma acquista per essi un sapore amaro.

[Saremo suoi eredi, se ci terremo uniti al suo corpo diffuso ovunque.]

7. Udite allora e vedete. Tutti quelli che escono dalla Chiesa e si staccano dalla sua unità, sono senza alcun dubbio anticristi. Nessuno dubiti, perché ce lo ha indicato Giovanni stesso: Essi uscirono da noi ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, certamente sarebbero rimasti con noi. Dunque chiunque non resta con noi, ma si allontana, è evidentemente un anticristo. Ma quale prova abbiamo che egli è un anticristo? Questa: la sua falsità. Chi mai è mendace, se non colui che nega essere Gesù il Cristo? Interroghiamo gli eretici: quale è mai l’eretico che afferma che Gesù è il Cristo? Faccia attenzione la vostra Carità a questo grande mistero. Considerate che cosa ci ha ispirato nostro Signore, che cosa vorrei insinuarvi. Ecco, uscirono dalla nostra Chiesa e sono diventati Donatisti. Interroghiamoli e chiediamo loro se Gesù è il Cristo; subito risponderanno: certo Gesù è il Cristo. Se anticristo è colui che nega Gesù essere il Cristo, né essi possono dire che noi siamo anticristi, né noi lo possiamo affermare di loro, perché tutti e due professiamo la medesima verità. Se dunque essi non dicono di noi che siamo eretici né noi di loro, ne deriva che noi non ci siamo divisi da loro, né loro da noi. Noi però non siamo usciti dai nostri ranghi e restiamo nell’unità; ma se restiamo nell’unità, perché mai ci sono due altari in una stessa città? Perché abbiamo famiglie divise, matrimoni disuniti? Che significa avere in comune il letto e non credere allo stesso e identico Cristo? Per questo ci ammonisce l’Apostolo e vuole che abbiamo a confessare la verità. Una delle due: O essi hanno abbandonato le nostre file o noi abbiamo abbandonato le loro. L’idea che noi abbiamo abbandonato loro non deve neppure sfiorarci: noi possediamo il testamento dell’eredità del Signore, lo leggiamo ad alta voce e vi troviamo queste parole: Ti darò le genti come tua eredità ed il tuo regno raggiungerà i confini della terra (Sal 2, 8). Noi possediamo l’eredità di Cristo, mentre essi non l’hanno. Essi non hanno aderenti su tutta la faccia della terra, non sono in comunione con tutti gli uomini redenti dal sangue del Signore. Noi invece possediamo il Signore stesso, risorto da morte, che si offrì ai discepoli perché lo palpassero con le loro mani. E siccome ancora dubitavano disse loro: Era necessario che il Cristo soffrisse e risorgesse da morte il terzo giorno e nel suo nome si predicasse la penitenza e la remissione dei peccati. Dove? In qual modo? A chi? A tutte le genti, incominciando da Gerusalemme (Lc 24, 46-47). Siamo certi che l’eredità del Signore è una sola. Chiunque non si trova in comunione con questa eredità, l’ha perduta.

[Accogliamo Cristo e con le parole e con i costumi.]

8. Ma non angustiamoci: Essi uscirono da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi. Se dunque uscirono dalle nostre file, sono essi gli anticristi e, perché tali, sono dei bugiardi e negano che Gesù sia il Cristo. Torniamo così al nodo del problema. Interrogali pure tutti; ognuno risponderà che Gesù è il Cristo. L’Epistola che stiamo esaminando mette qui alle strette la nostra intelligenza, a causa di questo passaggio difficile. Voi certamente vedete il problema ed è problema che, se non ben capito, turba noi e loro. O siamo noi gli anticristi o sono loro. Essi ci chiamano anticristi e dicono che ci siamo allontanati da loro; da parte nostra noi diciamo altrettanto di loro. Ma gli anticristi ci sono indicati chiaramente dall’Epistola stessa. E’ anticristo chiunque nega che Gesù sia il Cristo. Chiediamoci allora chi di noi lo nega, e non fermiamoci alle parole ma ai fatti. Se tutti fossero interrogati, tutti a una sola voce proclamerebbero che Gesù è il Cristo. Ma tacciano le parole e si interroghi invece la vita. Se nella Scrittura saremo capaci di scoprire un solo passo in cui è detto che si può negare non solo con la bocca ma anche coi fatti, troveremo allora molti anticristi che professano Cristo con la bocca ma si sono staccati da lui a causa dei loro costumi. Dov’è questo passo della Scrittura? Senti Paolo apostolo che parla appunto di costoro e dice: Essi professano di conoscere Dio ma lo negano coi fatti (Tt 1, 16). Ecco dove sono gli anticristi: chiunque nega Cristo coi fatti, è un anticristo. Non mi fermo a sentire le sue parole ma guardo come vive. Le opere parlano da se stesse e staremo ancora a esaminare le parole? C’è forse un solo malvagio che non ci tenga a parlare bene? Sentite però che cosa dice il Signore di costoro: Ipocriti, come potete parlare bene voi che siete cattivi? (Mt 12, 34). Voi fate giungere le vostre voci fino alle mie orecchie, ma io vedo i vostri sentimenti, vedo in voi una volontà cattiva ed è qui che voi mostrate la falsità dei vostri frutti. So bene dove posso raccogliere: non colgo fichi sui rovi, non uva sulle spine. Ogni albero si riconosce dai frutti (cf. Mt 7, 16). Colui che confessa Cristo colla bocca e lo nega coi fatti è un anticristo peggiore degli altri. Egli è un menzognero, perché dice diversamente da quel che fa.

[Siamo noi gli autori del peccato, non Dio.]

9. Pertanto, o fratelli, se dobbiamo interrogare i fatti, non solo troviamo che ci sono molti anticristi usciti dalle nostre file, ma altri ce ne sono nascosti e non ancora partiti da noi. Quanti spergiuri, quanti frodatori, quanti malfattori, quanti che si dedicano alle pratiche magiche, quanti adulteri, ubriaconi, usurai, imbroglioni, quante persone del genere che neppure conviene nominare la Chiesa tiene nel suo seno! Le azioni di questa gente sono contrarie alla dottrina di Cristo, al Verbo di Dio. Cristo è il Verbo di Dio: tutto quanto è contrario al Verbo di Dio, appartiene all’Anticristo. L’Anticristo infatti è contrario a Cristo. Volete vedere come costoro resistono apertamente a Cristo? Avviene a volte che facciano del male e si tenta per una prima volta di correggerli: essi ancora non osano bestemmiare Cristo ma imprecano contro i suoi ministri, quelli appunto dai quali vengono ripresi. Se poi dimostri loro che le tue parole non sono altro che le parole di Cristo, fanno di tutto per convincerti che si tratta di parole tue, non delle parole di Cristo. Ma quando risulta evidente che tu ripeti le parole stesse di Cristo, si lanciano contro Cristo e lo criticano. Dicono allora: Perché ci ha creati quali siamo? Non è questo il linguaggio che vanno ripetendo quotidianamente gli uomini consapevoli di essere fuori strada? Nella loro perversa volontà essi lanciano accuse contro il loro Creatore. Ma il Creatore grida loro dal cielo (è lui infatti che ci ha creati, lui che ci ha redenti): Che cosa ti ho fatto? Io ho creato l’uomo, non l’avarizia dell’uomo, né il furto, né l’adulterio. Tu sai della lode che mi recano le mie opere. Era proprio questo inno, che usciva dalla bocca dei tre fanciulli, a proteggerli dalle fiamme (cf. Dn 3, 24-90). Le opere del Signore lodano il Signore; il cielo, la terra, il mare, lo lodano; lo loda tutto quanto sta in cielo; lo lodano gli angeli, le stelle, gli astri; tutte le creature viventi nelle acque lo lodano, tutti i volatili, tutti gli animali che sulla terra si muovono, tutti i rettili; tutte queste creature lodano il Signore. Avete forse udito qualche volta che l’avarizia lodi il Signore? che questo faccia l’ubriachezza, la lussuria, la frivolezza? Là dove non senti salire la lode al Signore non si trovano creature da lui fatte. Correggi ciò che tu hai fatto, affinché si salvi ciò che in te fece il Signore. Se questo non vuoi farlo, è segno che ami e resti attaccato ai tuoi peccati e sei perciò contrario a Cristo. Non importa che tu sia dentro o fuori la Chiesa: tu sei in ogni caso un anticristo: dentro o fuori che tu sia, sei paglia. Perché allora non sei fuori? Perché non hai ancora incontrato il vento.

[Esaminiamoci e purifichiamoci per appartenere a Cristo.]

10. Abbiamo dunque chiarito questi punti, fratelli miei. Nessuno di voi dica: Io non adoro Cristo ma adoro Dio suo Padre: Chiunque nega il Figlio, non possiede né il Figlio, né il Padre; chi confessa il Figlio, ha il Figlio ed il Padre (1 Gv 2, 23). Giovanni si rivolge qui a voi che siete buon grano. Quelli che un tempo erano paglia ascoltino anche essi, perché riescano a diventare grano. Ciascuno esamini la propria coscienza e si converta, se scopre che ama il mondo; diventi un amatore di Cristo, se non vuol essere un anticristo. Se si dice a qualcuno che egli è un anticristo, subito si adira e pensa che gli sia fatta ingiuria; minaccerà perfino di denunciare l’avversario che lo chiama anticristo. Ma Cristo gli dice: abbi pazienza: se si tratta di una falsità, gioisci insieme con me, perché anch’io sento dire cose false nei miei riguardi dagli anticristi; se si tratta invece di un’accusa vera, rientra in te stesso e se hai timore di udire ciò, temi ancor più di esserlo.

[Il pensiero del premio accenda il fervore delle opere.]

11. Rimanga dunque in voi ciò che avete sentito dall’inizio. Se resterà in voi ciò che avete udito dall’inizio, anche voi resterete nel Figlio e nel Padre. Questa è la promessa che Egli ci ha fatto (1 Gv 2, 24-25). Avresti intenzione di chiedere il compenso e ti verrebbe da dire: Ecco ciò che ho udito fin dall’inizio lo custodisco in me e lo osservo; per conservarmi così sostengo pericoli, fatiche, tentazioni. Con che frutto? Per quale mercede? Che cosa mi darà il Signore per il fatto che mi vedo scosso dalle tentazioni di questa vita? Qui non trovo un solo momento di quiete, la condizione mortale mi pesa sull’anima ed il corpo corruttibile mi trascina in basso; tuttavia tutto io sopporto, purché resti in me ciò che ho udito dall’inizio e possa così dire al mio Dio: A causa delle tue parole, mi sono mantenuto costantemente su strade difficili (Sal 16, 4). Ma per quale mercede? Ascolta e non venir meno. Se stavi venendo meno a causa delle tue fatiche, resisti, volgendo il tuo pensiero alla mercede promessa. Chi mai lavorando in una vigna, smette di pensare con interesse alla paga che dovrà prendere? Se si dimenticherà della paga, anche le sue mani resteranno inoperose. Il ricordo della mercede promessa rende perseveranti nel lavoro, perfino quando colui che ha fatto la promessa è un uomo che potrebbe ingannarti. Quanto più forte allora tu devi dimostrarti nel campo di Dio, dato che la promessa della mercede proviene dalla Verità stessa, cui non può succedere né di essere tolta di mezzo, né di morire, né di ingannare colui al quale è stato promesso? E che cosa è stato promesso? Vediamo. Si tratta forse di oro, amatissimo dagli uomini di quaggiù, o di argento? Si tratta di possedimenti per i quali gli uomini spendono il loro oro, che pure amano assai? Si tratta di ridenti campagne, di case grandiose, di numerosa servitù, di ricchi greggi? No! non è questa la mercede, in vista della quale il Signore ci esorta a resistere nella fatica. In che cosa consiste allora questa mercede? Nella vita eterna. Avete udito e per la gioia voi avete gridato; ciò è avvenuto perché voi amate quello che avete sentito e quando giungerà anche per voi il riposo della vita eterna, sarete liberati dalle presenti fatiche. Ecco quello che Dio promette: la vita eterna. Ecco quello che Dio minaccia: il fuoco eterno. Quali parole egli dirà a quelli che saranno messi alla sua destra? Venite, o benedetti del Padre mio, ricevete il regno che vi è stato preparato fin dall’origine del mondo. E a quelli di sinistra che dirà? Andate al fuoco eterno, che fu preparato per il diavolo e per i suoi angeli (Mt 25, 34-41). Se ancora non ami il premio, temi almeno il castigo.

[Promesse di Dio e promesse del mondo.]

12. Ricordate dunque, o fratelli miei, che Cristo ci ha promesso la vita eterna. Questa è la promessa – dice l’apostolo Giovanni – che ci ha fatto: la vita eterna. Vi ho scritto queste cose a proposito di quelli che vi portano fuori strada (1 Gv 2, 26). Che nessuno vi conduca a perdizione, seducendovi; desiderate invece la promessa della vita eterna. Che cosa può promettere il mondo? Prometta ciò che vuole; la sua promessa è rivolta ad uno che forse domani deve morire. E costui come se ne partirà da questo mondo per presentarsi a Colui che resta in eterno? Ma qui c’è un prepotente che mi minaccia perché compia il male. Che cosa ti minaccia? il carcere, le catene, il fuoco, i tormenti, le bestie. Ebbene ti minaccia forse il fuoco eterno? Tu, temi ciò che minaccia l’Onnipotente, ama ciò che l’Onnipotente promette; allora tutto il mondo diventerà per te un nulla, tanto quando promette come quando minaccia. Vi ho scritto queste cose a proposito di coloro che vi seducono, affinché sappiate che voi avete l’unzione e l’unzione che abbiamo ricevuto da lui resti dentro di noi (1 Gv 2, 27). L’effetto sacramentale dell’unzione è la virtù invisibile, l’unzione invisibile, cioè lo Spirito Santo: unzione invisibile è quella carità che resta in chiunque si trova, come una radice non soggetta a disseccarsi nonostante l’ardore del sole. Tutto quanto ha profonde radici, riceve nutrimento dal calore del sole, ma non dissecca.

[Sia Cristo ad istruirti ed alimentarti interiormente.]

13. Voi non avete necessità che qualcuno vi istruisca, perché la sua unzione vi istruisce su tutto (1 Gv 2, 27). O fratelli, che cosa facciamo, quando vi diamo questi insegnamenti? Se è la sua unzione che vi istruisce su tutto, il nostro è come un lavoro inutile. Perché tanta insistenza nell’istruirvi? Non è meglio affidarvi alla sua unzione, cosicché sia essa ad istruirvi? E’ una domanda che pongo a me ed all’apostolo Giovanni. Si degni l’Apostolo ascoltare questo fanciullo che gli rivolge delle domande. Io domando dunque a Giovanni: Coloro ai quali tu rivolgevi queste parole avevano già l’unzione? A loro dicesti infatti: la sua unzione vi insegnerà tutto. Perché allora hai scritto ad essi questa lettera? Perché istruirli? perché ammaestrarli? perché edificarli? C’è qui un grande mistero sul quale occorre riflettere, o fratelli. Il suono delle nostre parole percuote le orecchie, ma il vero maestro sta dentro. Non crediate di poter apprendere qualcosa da un uomo. Noi possiamo esortare con lo strepito della voce ma se dentro non v’è chi insegna, inutile diviene il nostro strepito. Ne volete una prova, o miei fratelli? Ebbene, non è forse vero che tutti avete udito questa mia predica? Quanti saranno quelli che usciranno di qui senza aver nulla appreso? Per quel che mi compete, io ho parlato a tutti; ma coloro dentro i quali non parla quell’unzione, quelli che lo Spirito non istruisce internamente, se ne vanno via senza aver nulla appreso. L’ammaestramento esterno è soltanto un ammonimento, un aiuto. Colui che ammaestra i cuori ha la sua cattedra in cielo. Egli perciò dice nel Vangelo: Non vogliate farvi chiamare maestri sulla terra: uno solo è il vostro maestro: Cristo (Mt 23, 8-9). Sia lui dunque a parlare dentro di voi, perché lì non può esservi alcun maestro umano. Se qualcuno può mettersi al tuo fianco, nessuno può stare nel tuo cuore. Nessuno dunque vi stia; Cristo invece rimanga nel tuo cuore; vi resti la sua unzione, perché il tuo cuore assetato non rimanga solo e manchi delle sorgenti necessarie ad irrigarlo. E’ dunque interiore il maestro che veramente istruisce; è Cristo, è la sua ispirazione ad istruire. Quando non vi possiede né la sua ispirazione né la sua unzione, le parole esterne fanno soltanto un inutile strepito. Le parole che noi facciamo risuonare di fuori, o fratelli, sono come un agricoltore rispetto ad un albero. L’agricoltore lavora l’albero dall’esterno: vi porta l’acqua, lo cura con attenzione; ma qualunque sia lo strumento esterno che egli usa, potrà mai dare forma ai frutti dell’albero? E’ lui che riveste i rami nudi dell’ombra delle foglie? Potrà forse compiere qualcosa di simile nell’interno dell’albero? Chi invece agisce nell’interno? Udite l’Apostolo che si paragona ad un giardiniere e considerate che cosa siamo, onde possiate ascoltare il maestro interiore: Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma Dio procura la crescita. Né colui che pianta né colui che irriga conta qualcosa, ma colui che procura la crescita, Iddio (1 Cor 3, 6-7). Ecco ciò che vi diciamo: noi quando piantiamo ed irrighiamo istruendovi con la nostra parola, non siamo niente; è Dio che procura la crescita, è la sua unzione che di tutto vi istruisce.

OMELIA 4

Ed è verace.

Potremo vincere il diavolo solo se, ascoltando Dio che parla in noi e conservata intatta la nostra fede, sapremo riconoscere i nostri peccati. E saremo figli di Dio se, vivendo la nostra fede e con la grazia di Cristo divenendo imitatori di Dio, aspetteremo con pazienza la vita eterna.

[Far posto nel cuore al Signore, affinché ci possa parlare.]

1. Ben ricordate, o fratelli, che la lettura di ieri è terminata alle parole: Non c’è bisogno che alcuno vi istruisca, perché la sua unzione vi istruirà su tutto (1 Gv 2, 27). Sono certo che vi ricordate di quanto vi ho spiegato: che cioè noi vi parliamo dal di fuori e siamo come agricoltori che curano l’albero dall’esterno, ma siamo incapaci di dare incremento e formare i frutti; colui invece che vi ha creato e redento, che vi ha chiamato ed abita in voi per mezzo della fede e dello Spirito Santo, vi parla nell’intimo; altrimenti invano moltiplicheremmo le nostre parole. Da che cosa risulta questa constatazione? Dal fatto che gli ascoltatori, pur essendo molti, non tutti si persuadono di quanto vien detto; ne sono persuasi soltanto quelli ai quali Dio stesso parla nell’intimo. Ma Dio parla nell’intimo a quelli che gli fanno posto; ora fanno posto a Dio quelli che non lasciano posto dentro di sé al diavolo. Il diavolo vuole abitare nel cuore degli uomini e suggerisce loro parole capaci di sedurre. Ma sentite che cosa dice il Signore Gesù: Il principe di questo mondo è stato cacciato fuori (Gv 12, 31). Da dove? Dal cielo o dalla terra? fuori dal mondo creato? No! E’ stato cacciato dal cuore dei credenti. Una volta estromesso l’invasore, è il Redentore che abita nei cuori; quello stesso che vi ha creati, vi ha anche redenti. Il diavolo deve limitarsi ormai a combattere dal di fuori e non può vincere colui che regna nell’intimo. Egli combatte dal di fuori, insinuando tentazioni varie: ma colui al quale Dio parla nell’intimo e possiede quell’unzione di cui vi ho parlato, non lo ascolta.

[Fedele è il Signore.]

2. La sua unzione – dice Giovanni – è vera. Queste parole significano che lo Spirito non può mentire, quando istruisce gli uomini. Essa non è mendace. Rimanete nell’insegnamento che essa vi ha dato. O figlioli, rimanete in lui, affinché quando egli si manifesterà, possiamo avere fiducia di fronte a lui e non abbiamo a restare confusi nel giorno del suo ritorno (1 Gv 2, 27-28). Ecco, fratelli miei: noi crediamo in quel Gesù che non hanno veduto i nostri occhi. A noi Gesù lo hanno annunciato coloro che lo hanno veduto, l’hanno stretto colle loro mani, hanno udito le parole uscite dalla sua bocca. Essi, perché tutti gli uomini accettassero le sue parole, furono inviati da lui; non osarono infatti andare di loro iniziativa. Dove furono mandati? L’avete sentito dalla lettura del Vangelo: Andate, predicate il Vangelo ad ogni creatura che è sotto il cielo (Mc 16, 15). I discepoli furono dunque inviati in ogni parte del mondo, con la testimonianza di prodigi e segni miracolosi perché gli uomini credessero che essi riferivano cose da loro stessi viste. Noi abbiamo creduto in colui che non abbiamo visto coi nostri occhi, e ne aspettiamo il ritorno. Chiunque lo aspetta con fede, sarà ripieno di gioia, quando ritornerà; ma quelli che saranno senza fede, resteranno pieni di vergogna, quando ritornerà colui che essi ora non vogliono vedere. La loro vergogna non durerà un giorno solo e subito finirà, come solitamente capita quando uno prova vergogna per essere stato sorpreso in qualche colpa ed è investito dal disprezzo degli altri. Quella vergogna invece caccerà alla sinistra del giudice quelli che ne saranno colpiti, per sentire le parole: Andate al fuoco eterno, che fu preparato per il diavolo e per i suoi angeli (Mt 25, 41). Restiamo dunque fedeli alla sua parola, affinché non abbiamo a provare confusione quando ritornerà. Egli infatti nel Vangelo a quelli che avevano creduto in lui dice: Se rimarrete nelle mie parole, sarete veramente i miei discepoli (Gv 8, 31). E quasi gli chiedessero: Con quale vantaggio? Voi conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (Gv 8, 32). Attualmente la nostra salvezza è oggetto di speranza, perché ancora non si è realizzata; ancora non possediamo ciò che è stato promesso e tuttavia ne speriamo la futura realizzazione. Colui che ha fatto questa promessa è fedele; egli non ti inganna: tocca a te unicamente non mancargli di fiducia, ma attendere la realizzazione delle sue promesse. La verità non conosce inganni. Non voler essere tu il bugiardo, altra cosa professando ed altra facendo; conserva la fede e lui manterrà fede alla sua promessa. Se non avrai conservato la fede, sarai stato tu a defraudarti, non certo chi ti ha fatto la promessa.

[Confessare il peccato e lottare con la grazia di Dio.]

3. Se voi sapete che egli è giusto, sappiate che chiunque si diporta giustamente, è nato da lui (1 Gv 2, 29). Attualmente la nostra giustizia deriva dalla fede. La giustizia perfetta si trova solo negli angeli, ma se li mettiamo a confronto con Dio, dovremo dire che a mala pena essi sono nella giustizia. Ma se esiste una giustizia relativamente perfetta nelle anime e negli spiriti creati da Dio, questa si trova negli angeli buoni santi e giusti, che non hanno abbandonato Dio con nessun peccato, non sono caduti in atti di superbia, ma sono sempre rimasti fedeli nella contemplazione del Verbo di Dio, nulla avendo di più dolce se non la visione di colui dal quale sono stati creati. Orbene in questi angeli noi troviamo la perfetta giustizia, mentre in noi si trova quella giustizia che ha avuto inizio dalla fede secondo lo Spirito. Allorché leggevamo il salmo, avete sentito queste parole: Incominciate a lodare il Signore con la confessione (Sal 146, 7). Il salmista dunque ci dice di incominciare: ora l’inizio della nostra giustizia è la confessione dei nostri peccati. Se hai incominciato a non scusare il tuo peccato, già hai dato inizio alla tua giustificazione: essa diventerà poi perfetta, quando il tuo unico diletto sarà la giustizia, e la morte sarà assorbita nella vittoria (cf. 1 Cor 15, 54), né più ti attirerà la concupiscenza, non si avrà più in te la lotta contro la carne ed il sangue e tu avrai la corona della vittoria, il trionfo sul nemico: allora ci sarà anche in te la perfetta giustizia. Per il momento dobbiamo ancora combattere e se combattiamo significa che ancora ci troviamo nello stadio; possiamo infliggere ferite ma anche essere feriti, ed aspettiamo di vedere chi sarà il vincitore. Ora vincitore sarà colui che riesce a ferire, non facendo affidamento sulle sue forze, ma sulla spinta di Dio. Il diavolo è solo nel combatterci. Noi vinciamo il diavolo se stiamo vicini a Dio. Se pretendi di opporti da solo al diavolo, sarai sconfitto. Egli è un avversario avveduto ed esperto. Quante vittorie ha al suo attivo! Guardate da quale altezza ci ha precipitato: per farci nascere mortali, riuscì a scacciare dal paradiso i nostri progenitori. Che cosa fare dunque, dal momento che egli è tanto esperto? Si invochi l’Onnipotente contro il diavolo che è un nemico agguerrito. Abiti dentro di te colui che non può essere vinto, ed allora certamente vincerai colui che è solito vincere. Chi però il diavolo riesce sempre a vincere? Colui nel quale non abita il Signore. Adamo, infatti, mentre era nel paradiso disprezzò, come sapete, il comando del Signore e divenne superbo, desiderando essere indipendente, non più soggetto alla volontà di Dio; e così cadde dalla sua condizione di immortalità e di beatitudine (cf. Gn 3, 6). Ci fu un tempo un uomo agguerrito anche se mortale, che, sedendo nello sterco tra putridi vermi, vinse il diavolo: fu Adamo stesso che lo vinse nella persona di Giobbe, essendo questi un suo discendente; Adamo, quando era nel paradiso, subì la sconfitta; quando invece si trovò nello sterco, conseguì la vittoria. Quando era nel paradiso diede ascolto alle parole suasive della donna, che le aveva sentite suggerire dal diavolo; ma quando si trovò in mezzo allo sterco, egli disse ad Eva: Hai parlato da donnetta stolta (Gb 2, 10). Là, nel paradiso, si lasciò suggestionare, ma qui sa rispondere a tono; quando era in condizioni di felicità, si lasciò convincere; ma quando si trovò in mezzo alla disgrazia, ottenne la vittoria. Fate perciò attenzione, o fratelli, alle parole successive di questa Epistola: ci viene raccomandato di vincere il diavolo, ma non da soli. Se sapete che egli è giusto – ci dice l’apostolo Giovanni – sappiate che chi agisce con giustizia è nato da lui, cioè da Dio, da Cristo. Parlando di chi è nato da lui è a noi che si rivolge. Dunque per il fatto di essere nati da lui già siamo perfetti.

[Cristiani di nome, non di fatto.]

4. Ascoltate: Ecco quale amore ci mostrò il Padre: che siamo chiamati figli di Dio e lo siamo in realtà (1 Gv 3, 1). Chi di figlio ha soltanto il nome, non è vero figlio, che vantaggio ha da tal nome, se nulla significa per lui? Quanti si dicono medici ma non sanno curare i malati! Quanti hanno il nome di guardia, ma dormono tutta la notte! Allo stesso modo molti si dicono cristiani, ma in definitiva non lo sono, non sono ciò che il loro nome significa, non lo sono nella vita, non nei costumi, nella fede, nella speranza, nella carità. Ricordate, o fratelli, quanto avete udito: Ecco quale amore ci ha dimostrato il Padre: che siamo chiamati figli di Dio e lo siamo in realtà. Per questo il mondo non ci conosce; dal momento che il mondo non ha conosciuto il Padre, non conosce neanche noi (1 Gv 3, 1). Il mondo è tutto cristiano e in pari tempo è tutto empio; gli empi infatti sono sparsi in tutto il mondo e lo stesso si verifica per le persone pie: gli uni non conoscono gli altri. Come sappiamo che non si conoscono a vicenda? Da questo: che gli empi lanciano insulti contro coloro che vivono bene. Fate bene attenzione perché costoro si trovano forse anche in mezzo a voi. Ciascuno di voi già vive religiosamente, già disprezza le cose del secolo, non va agli spettacoli, non si ubriaca come si trattasse di un rito, non si rende impuro (e la cosa è molto importante) nelle feste dei santi, col pretesto di ottenere il loro patrocinio. Perché mai, dunque, chi non compie tali azioni viene insultato da chi le compie? Ma come potrebbe essere oggetto di insulto, se fosse conosciuto? Perché allora non sono conosciuti? Perché il mondo non conosce il Padre. Chi sono coloro che formano il mondo? Evidentemente quelli che abitano il mondo, così come, dicendo casa, si intende parlare dei suoi abitatori. Queste cose già le abbiamo dette e ripetute, né ci stanchiamo di ripeterle. Quando sentite parlare del mondo in senso cattivo, dovete intendere solo gli amatori del mondo. Essi abitano nel mondo in quanto lo amano; e poiché lo abitano, hanno anche meritato di assumerne il nome. Il mondo perciò non ci conosce, perché non conosce il Padre. Gesù stesso camminava per le strade del mondo ed era Dio in carne umana, Dio nascosto nella debolezza della carne. Perché mai non fu riconosciuto? Perché rimproverava a ciascuno i suoi peccati. Gli uomini che amavano i piaceri del peccato, non potevano riconoscere Dio: amando ciò che la febbre suggeriva loro, facevano ingiuria al medico.

[Cristo è venuto per essere giudicato, tornerà per giudicare.]

5. Ma noi che faremo? Già siamo nati da lui, ma poiché restiamo ancora nella speranza, l’Apostolo ha aggiunto: Dilettissimi, ora siamo figli di Dio. Lo siamo già fin d’ora? Che cosa allora dobbiamo aspettare, se già siamo figli di Dio? Non ancora ci è stato rivelato ciò che saremo. Saremo qualcosa di diverso da ciò che sono i figli di Dio? Ascoltate le parole che seguono: Sappiamo che quando apparirà, saremo simili a lui, poiché lo vedremo così come egli è (1 Gv 3, 2). Comprenda la vostra Carità questa grande cosa: sappiamo che quando apparirà, saremo simili a lui, poiché lo vedremo così come egli è. Fate attenzione e vedete chi è qui indicato con la parola: è. Già voi sapete chi viene così chiamato. Viene detto è non soltanto chi è di nome ma chi è anche di fatto; chi ha un essere immutabile, eterno, incorruttibile; un essere che non migliora, perché già perfetto, né diminuisce perché eterno. Che cosa significa questo? In principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio (Gv 1, 1). Che cosa significano queste altre parole? Egli pur sussistendo in forma divina non giudicò un’usurpazione essere uguale a Dio (Fil 2, 6). I cattivi non possono vedere Cristo nella sua forma divina, come il Verbo di Dio, l’Unigenito del Padre, uguale al Padre. Anche i cattivi invece potevano vederlo come Verbo fatto carne: nel giorno del giudizio lo vedranno anche i cattivi; egli verrà a giudicare, così come era venuto per essere giudicato. Egli è, nella medesima forma, uomo e Dio. Dice la Scrittura: Sia maledetto l’uomo che mette la sua speranza nell’uomo (Ger 17, 5). Egli venne come uomo, per essere giudicato, e come uomo verrà a giudicare. Se fosse impossibile vederlo, perché mai è stato scritto: Guarderanno a colui che hanno trafitto (Gv 19, 37)? Degli empi infatti è detto che lo vedranno e saranno confusi. In che senso allora non potranno vederlo, quando il Signore metterà alcuni alla sua destra ed altri alla sua sinistra? A quelli che metterà alla destra dirà: Venite, benedetti del Padre mio, possedete il Regno (Mt 25, 34). A quelli di sinistra dirà invece: Andate al fuoco eterno (Mt 25,.41). Essi vedranno in Cristo solo l’aspetto di servo, non vedranno la sua forma di Dio. Perché? Perché sono empi ed il Signore stesso dice: Beati i puri di cuore perché vedranno Dio (Mt 5, 8). Godremo dunque di una visione, o fratelli, mai contemplata dagli occhi, mai udita dalle orecchie, mai immaginata dalla fantasia (cf. 1 Cor 2, 9): una visione che supererà tutte le bellezze terrene, quella dell’oro, dell’argento, dei boschi e dei campi, del mare e del cielo, del sole e della luna, delle stelle e degli angeli; la ragione è questa: che essa è la fonte di ogni altra bellezza.

[Il desiderio amplia le nostre capacità recettive.]

6. Che cosa saremo dunque, allorché potremo godere questa visione? Che cosa ci è stato promesso? Saremo simili a lui, perché lo vedremo come è. La lingua non è riuscita ad esprimersi meglio, ma il resto immaginatelo colla mente. Che cosa sono le rivelazioni di Giovanni messe a confronto con Colui che è? Che cosa possiamo esprimere noi che siamo creature assolutamente impari alla sua grandezza? Torniamo adesso a parlare della sua unzione, di quell’unzione che insegna interiormente ciò che a parole non possiamo esprimere. Non potendo voi ora vedere questa visione, vostro impegno sia desiderarla. La vita di un buon cristiano è tutta un santo desiderio. Ma se una cosa è oggetto di desiderio, ancora non la si vede, e tuttavia tu, attraverso il desiderio, ti dilati, cosicché potrai essere riempito quando giungerai alla visione. Ammettiamo che tu debba riempire un grosso sacco e sai che è molto voluminoso quello che ti sarà dato; ti preoccupi di allargare il sacco o l’otre o qualsiasi altro tipo di recipiente, più che puoi; sai quanto hai da metterci dentro e vedi che è piccolo; allargandolo lo rendi più capace. Allo stesso modo Dio con l’attesa allarga il nostro desiderio, col desiderio allarga l’animo e dilatandolo lo rende più capace. Viviamo dunque, o fratelli, di desiderio, poiché dobbiamo essere riempiti. Ammirate l’apostolo Paolo che dilata le capacità della sua anima, per poter accogliere ciò che avverrà. Egli dice infatti: Non che io abbia già raggiunto il fine o che io sia perfetto; non penso di avere già raggiunto la perfezione, o fratelli (Fil 3, 12-13). Ma allora che cosa fai, o Paolo, in questa vita, se non hai raggiunto la soddisfazione del tuo desiderio? Una sola cosa, inseguire con tutta l’anima la palma della vocazione celeste, dimentico di ciò che mi sta dietro, proteso invece a ciò che mi sta davanti (Fil 3, 13-14). Ha dunque affermato di essere proteso in avanti e di tendere al fine con tutto se stesso. Comprendeva bene di essere ancora incapace di accogliere ciò che occhio umano non vide, né orecchio intese, né fantasia immaginò. In questo consiste la nostra vita: esercitarci col desiderio. Saremo tanto più vivificati da questo desiderio santo, quanto più allontaneremo i nostri desideri dall’amore del mondo. Già l’abbiamo detto più volte: il recipiente da riempire deve essere svuotato. Tu devi essere riempito di bene: liberati dunque dal male. Supponi che Dio ti voglia riempire di miele: se sei pieno di aceto, dove metterai il miele? Bisogna gettar via il contenuto del vaso, anzi bisogna addirittura pulire il vaso, pulirlo faticosamente coi detersivi, perché si presenti atto ad accogliere questa realtà misteriosa. La chiameremo impropriamente oro, la chiameremo vino. Qualunque cosa diciamo intorno a questa realtà inesprimibile, qualunque cosa ci sforziamo di dire, è racchiuso in questo nome: Dio. Ma quando lo abbiamo pronunciato, che cosa abbiamo pronunciato, che cosa abbiamo detto? Sono forse queste due sillabe tutto quel che aspettiamo? Qualunque cosa dunque siamo capaci di dire, è al di sotto della realtà: dilatiamoci col desiderio di lui, cosicché ci possa riempire, quando verrà. Saremo infatti simili a lui, perché lo vedremo così com’è.

[L’attesa paziente rafforza il desiderio.]

7. Ed ognuno che ha questa speranza in lui (1 Gv 3, 3). Vedete dunque come egli ci ha posto nella speranza. Considerate la perfetta armonia tra il pensiero dell’apostolo Paolo e quello del suo confratello nell’apostolato. Nella speranza – afferma san Paolo – noi siamo salvati. La speranza che si vede, non è speranza. Se uno vede qualcosa, come può sperarla? Se dunque speriamo ciò che non vediamo, attendiamolo nella pazienza (Rm 8, 24-25). La pazienza da parte sua mette in esercizio il desiderio. Anche a te tocca mantenerti costante, dal momento che Dio sempre resta; persevera nel cammino verso di lui, e lo raggiungerai; egli infatti, verso cui sei indirizzato, non si allontanerà. Vedete: chiunque spera in lui, si rende puro così come egli è puro (1 Gv 3, 3). Vedete come Dio non distrugge il libero arbitrio; dice infatti si rende puro. Chi ci rende puri se non Dio? Ma Dio non ti purifica, se tu non lo vuoi. Per il fatto che insieme alla volontà di Dio metti anche la tua, tu rendi puro te stesso. Questo non si verifica in forza delle tue capacità, ma per merito di Colui che viene ad abitare dentro di te. Siccome però in questi atti c’è la parte della tua volontà, anche a te ne è attribuito il merito. Ma in tal modo che tu debba dire col salmo: Sii tu il mio aiuto, non abbandonarmi (Sal 26, 9). Se dici: sii tu il mio aiuto, significa che qualche cosa stai facendo; perché se nulla fai, in che cosa Dio dovrebbe aiutarti?

[Giustificazione e fede.]

8. Chiunque fa peccato, commette anche una iniquità (1 Gv 3, 4). Nessuno dica: il peccato non è una iniquità; non si dica: io sono peccatore ma non una persona iniqua. Perché: chiunque fa peccato, commette anche una iniquità. Il peccato è una iniquità. Che faremo dunque dei nostri peccati e delle nostre iniquità? Ascolta che cosa aggiunge Giovanni: Voi sapete che Gesù si è rivelato per togliere via il peccato e che in lui non c’è peccato (1 Gv 3, 5). Proprio colui nel quale non c’è peccato, è venuto a togliere il peccato. Se il peccato si trovasse anche in lui, occorrerebbe toglierlo da lui; ed egli non sarebbe in grado di toglierlo agli altri. Chiunque rimane in lui non pecca. Nella misura in cui uno rimane in lui, non pecca. Chiunque pecca, né lo vede, né lo conosce (1 Gv 3, 6). Qui sorge un grande problema. Nessuna meraviglia che Giovanni affermi: chiunque pecca, né lo vede, né lo conosce. Noi ora non lo vediamo ma lo vedremo un giorno; noi non lo conosciamo ma lo conosceremo; noi crediamo in uno che ancora non conosciamo. Forse vuol dire che lo conosciamo per fede ma non lo conosciamo ancora nella visione? No, perché nella fede noi lo vediamo e lo conosciamo. Se non lo vedessimo per mezzo della fede, perché mai siamo detti illuminati? C’è una illuminazione che si attua con la fede e c’è una illuminazione che si attua nella visione diretta. Finché dura il pellegrinaggio terreno, noi non camminiamo nella visione ma nella fede (cf. 2 Cor 5, 7). Anche la nostra giustizia si attua dunque nella fede, non già nella visione, e sarà perfetta quando raggiungeremo la visione. Non dobbiamo abbandonare la giustizia che proviene dalla fede, perché il giusto vive di fede (Rm 1, 17), ci dice l’Apostolo. Chiunque rimane in lui non pecca; infatti chi pecca, né lo vede, né lo conosce. Chi pecca è uno che non crede, perché se credesse, per quanto dipendesse dalla sua fede, egli non peccherebbe.

[Divenire simili a Dio.]

9. Figlioli, nessuno vi seduca. Chi fa la giustizia è giusto, proprio come lui è giusto (1 Gv 3, 7). Sentendo dire che noi siamo giusti come lui, ci riterremo forse uguali a Dio? Dovete capire bene il significato di quel come. Giovanni aveva detto poco prima: chi crede in lui, si rende puro, così come egli è puro. La nostra purezza viene messa alla pari con la purezza di Dio, la nostra giustizia con la giustizia di Dio? Chi potrebbe asserire ciò? In realtà non sempre il come implica una eguaglianza. Poniamo il caso che qualcuno, dopo aver ammirato questa grande basilica, volesse costruirne una più piccola e tuttavia proporzionata alle misure di questa, in modo che se la lunghezza di questa è doppia della larghezza, anche l’altra rispetti le medesime proporzioni: noi possiamo dire che egli ha inteso innalzare la seconda basilica come la prima. La prima tuttavia misura cento cubiti mentre la seconda soltanto trenta; questa, nei confronti dell’altra, è dunque uguale e disuguale ad un tempo. Vedete allora che un come non sempre implica parità ed uguaglianza. Eccovi un altro esempio. Notate anche voi quanta differenza passa tra la faccia di un uomo e la sua immagine vista nello specchio: una faccia rappresentata in immagine ed una che appartiene al corpo reale, l’immagine che è una realtà di imitazione e il corpo che è una vera sostanza. Che dire dunque? Qui come lì gli occhi, qui come lì gli orecchi. Eppure siamo di fronte a due realtà diverse e il come viene usato per indicare una similitudine. Anche noi dunque portiamo l’immagine di Dio; non è quella che possiede il Figlio, uguale al Padre, e tuttavia in nessun modo potremmo essere dichiarati a lui simili, se in qualche modo a noi proprio non gli fossimo simili. Egli ci rende puri, come lui è puro; ma egli è puro fin dall’eternità, noi lo siamo per mezzo della fede. Siamo giusti come è giusto lui: ma egli lo è nella immutabilità e perpetuità della sua natura, noi lo siamo attraverso la fede in lui che non vediamo, affinché un giorno possiamo vederlo. Quando sarà perfetta la nostra giustizia, allorché saremo diventati simili agli angeli, neppure allora questa giustizia sarà uguale alla sua. Quanto dunque sarà ora lontana dalla sua perfezione, se neppure allora potrà equipararla?

[I figli del diavolo.]

10. Chi fa il peccato, viene dal diavolo, poiché il diavolo pecca fin dall’inizio (1 Gv 3, 8). Questa frase: viene dal diavolo, voi lo sapete, significa che il peccatore imita il diavolo. Nessuno di noi è stato fatto dal diavolo; egli non ha generato nessuno; nessuno ha creato; eppure chi imita il diavolo, è come se fosse nato da lui, diventa suo figlio imitandolo, non nascendo in senso proprio da lui. In che modo tu sei figlio di Abramo? Perché forse ti ha generato? Così come i Giudei, che erano figli di Abramo, non avendone imitata la fede, sono diventati figli del diavolo: essi sono nati da Abramo secondo la carne ma non hanno imitato la sua fede. Se essi dunque, che da lui sono nati, sono stati diseredati per non averlo voluto imitare, tu diventi figlio suo, pur non essendo nato da lui, se lo imiti. E se avrai imitato il diavolo nella sua superbia e nella sua empietà contro Dio, anche se egli non ti ha creato né ti ha generato, sarai figlio del diavolo, appunto perché lo imiti.

[Adamo e Cristo.]

11. Per questo si è manifestato il Figlio di Dio (1 Gv 3, 8). Tutti i peccatori dunque, o fratelli, sono nati dal diavolo, proprio perché peccatori. Adamo fu creato da Dio: ma quando ascoltò il diavolo, fu come se in quel momento fosse nato dal diavolo; e il diavolo generò figli uguali a lui. Siamo nati con la concupiscenza e, prima ancora di aggiungere i nostri debiti, nasciamo con quella condanna. Se non fosse vero che nasciamo con addosso il peccato, perché mai corriamo a far battezzare i bambini per liberarli dal peccato? Considerate dunque con attenzione, o fratelli, queste due natività: quella di Adamo e quella di Cristo. Sono due uomini di cui l’uno è uomo soltanto, l’altro è uomo-Dio. Noi siamo peccatori, in quanto discendiamo da colui che è solo uomo, ma da colui che è uomo-Dio abbiamo la giustificazione. La prima natività ci consegnò alla morte; questa natività ci ha innalzati alla vita; la prima porta con sé il peccato, la seconda ce ne libera. Cristo-uomo è venuto infatti per distruggere i peccati degli uomini. Per questo si è manifestato il Figlio di Dio, per distruggere le opere del diavolo.

[Difficoltà intorno al peccato.]

12. Affido alla vostra Carità le parti che rimangono da spiegare, perché non voglio esservi di peso. Perché ci diciamo peccatori? Ecco la questione che ci interessa e per risolvere la quale ci stiamo affaticando. Se uno dice di essere senza peccato, è menzognero. In questa stessa Epistola di Giovanni abbiamo trovato queste parole: Se diciamo di non aver peccato, ci inganniamo. Ricordatele bene queste parole, dette dianzi: Se diremo che non abbiamo peccato, ci inganniamo e verità non è in noi (1 Gv 1, 8). Ed ecco qui lo stesso pensiero, espresso nelle seguenti parole: Chi è nato da Dio, non pecca: chi fa il peccato non vede Dio, né lo conosce: chi fa il peccato viene dal diavolo (1 Gv 3, 8-9). Il peccato non viene da Dio. Di nuovo, una questione che ci turba. Come è possibile che noi, essendo nati da Dio, ci confessiamo peccatori? Dovremmo dire che non siamo nati da Dio? Che cosa producono questi sacramenti nei bambini? Giovanni non ci ha forse detto che chi nasce da Dio, non pecca? Ma in altra occasione egli ci ha ammonito: Se diremo di non aver peccato, ci inganniamo e la verità non è in noi. La questione è grave e difficile. Vi ho attirato l’attenzione di vostra Carità, perché v’impegnaste a risolverla. La discuteremo domani in nome del Signore e secondo i lumi che egli ci darà.

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Questa voce è stata pubblicata il 31/12/2020 da in ITALIANO, Lectio Divina con tag , , , .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

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