COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Commento al Vangelo delle Ferie dal 1 gennaio al Battesimo di Gesù

Ferie dal 1 gennaio al Battesimo di Gesù
Commento di Paolo Curtaz


Adorazione-Magi

2 Gennaio – Feria propria del 2 Gennaio
Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno
Gv 1,19-28: Dopo di me verrà uno che è prima di me.

Accogliere Cristo, farlo nascere in noi, non è un evento automatico e naturale. Distratti e travolti dalle mille cose da fare, storditi da una realtà che ci fagocita, tentati dal narcisismo imperante, corriamo il rischio concreto di essere fra i tanti che, in quel primo Natale, nemmeno si accorsero della nascita di Dio. Siamo chiamati a vegliare, come ci dicevamo durante il periodo di avvento, affinché questo Natale faccia rinascere in noi il desiderio di Dio. Il Battezzatore ci indica il modo di diventare tutti di Dio: nell’autenticità assoluta. Solo il nostro vero “io” incontra il vero Dio. Giovanni non si prende per Dio, non si monta la testa, non si crede un Messia. Gli anni del deserto lo hanno profondamente segnato, ricondotto all’essenziale. Potrebbe proclamarsi tale, la folla se lo aspetta e gli crede. Ma lui non lo fa. Sa di non essere il Messia e di attenderlo, egli stesso come gli altri. Sa di essere “voce” che vibra di una Parola non sua. E noi, cosa siamo? Cosa diciamo di noi stessi? Non diamo retta ai giudizi di chi ci sta intorno e pensa di sapere tutto, né seguiamo le sirene di questo mondo che vuole tutti straordinari: solo in Dio possiamo scoprire la nostra identità profonda…

3 Gennaio – Feria propria del 3 Gennaio
Gv 1,29-34: Ecco l’agnello di Dio.

Giovanni ha battezzato Gesù. È rimasto scosso dal vederlo, penitente, avanzare fra i peccatori. Giovanni è spiazzato, non così si immaginava la venuta del Messia, lui che aveva predicato con veemenza invitando tutti alla conversione per sfuggire all’ira imminente di Dio. Nessuna vendetta, invece, solo il lento incedere di un Dio che si fa solidale, camminando con chi desidera il cambiamento. Giovanni, con immensa onestà, ammette l’errore. Per due volte afferma che, fino ad allora, ancora non aveva conosciuto Dio. Lui! Dio ci sorprende sempre, se manteniamo un cuore sgombro e capace di accogliere la sua forza e la sua presenza. Dio ci spinge continuamente sulla strada del cambiamento, se abbiamo il coraggio di non irrigidirci nei nostri schemi mentali e spirituali. E non è mai come ce lo aspettiamo, anche se abbiamo alle spalle anni di fede e di preghiera, di meditazione e di silenzio. Giovanni, il grandissimo, ci insegna a stare sempre all’erta, a non pensare che il nostro cammino di fede sia finito, morto e sepolto, ad avere il coraggio di cambiare sempre, di non sentirci mai arrivati…

4 Gennaio – Feria propria del 4 Gennaio
Gv 1,35-42: Abbiamo trovato il Messia.

Ecco l’agnello di Dio che porta il dolore del mondo. Giovanni lo indica ai suoi discepoli. Immenso Giovanni! Non tiene per sé i discepoli, non coltiva la propria immagine, non vuole fare il guru. Non si specchia nella propria santa immagine ma gli sta a cuore il destino dei suoi amici. Sa che ormai non ha più nulla da dar loro e li manda dal Maestro, li spinge ad andarsene. E l’incontro dei due, probabilmente Andrea e Giovanni di Gerusalemme, è straordinario. Gesù non li accoglie tutto entusiasta ma li invita a riflettere sul loro gesto. Chi cercate? Chi o cosa cerchiamo quando ci mettiamo alla sequela del Signore? Cosa vogliamo? Sicurezza, garanzie, protezione? Cosa vogliamo da Dio? I due, come noi, sono spiazzati, chiedono tempo. Ma il Signore li invita ad andare oltre, a osare, ad andare a vedere. La fede cristiana non è sapere delle cose ma incontrare qualcuno. E questo anno che iniziamo nella gioia della presenza di Dio che si fa uomo ci è donato perché, ancora e ancora, possiamo andare a vedere dove abita l’Agnello, come ama gli uomini, come ci chiede di essere suoi discepoli…

5 Gennaio – Feria propria del 5 Gennaio
Gv 1,43-51: Tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele.

L’incontro col Messia è contagioso: l’evangelista Giovanni parla della chiamata dei discepoli come di un dialogo fra amici, fra conoscenti. Chi fa esperienza di Cristo non può tacere, non può più farne a meno, sente dentro di sé il desiderio impellente di raccontare, di dire, di dare. Anche Natanaele/Bartolomeo viene coinvolto. Conosce la Scrittura, Bartolomeo, lo troviamo seduto sotto un fico, l’albero alla cui ombra riflettevano i rabbini, conosce bene la Parola: Nazareth non viene mai citata nella migliaia di pagine che descrivono tutti gli angoli più remoti della terra di Israele. È un conoscitore della Bibbia ma la sua lingua è tagliente e il suo giudizio impietoso. Ma non è feroce come appare: è amico di Filippo, il cui nome evoca un’origine meticcia, non deve essere un esaltato tradizionalista come i farisei. Bartolomeo ha un cattivo carattere, si sente. Ma appena Gesù, di quel suo carattere irruento, sottolinea il positivo: che almeno si sa sempre cosa pensa… egli si scioglie! È stupito, Bartolomeo: mai nessuno gli aveva fatto un complimento del genere! E professa, esagerando, la sua fede. Ricordiamoci sempre che l’annuncio passa attraverso la relazione positiva fra le persone..

6 Gennaio – EPIFANIA DEL SIGNORE
Mt 2,1-12: Siamo venuti dall’oriente per adorare il re.

Quel Bambino, nato a Betlemme dalla Vergine Maria, è venuto non soltanto per il popolo d’Israele, rappresentato dai pastori di Betlemme, ma anche per l’intera umanità, rappresentata oggi dai Magi, provenienti dall’Oriente. Ed è proprio sui Magi e sul loro cammino alla ricerca del Messia che la Chiesa ci invita oggi a meditare e pregare.

Questi Magi venuti dall’Oriente sono i primi di quella grande processione di cui ci ha parlato il profeta Isaia nella prima Lettura (cfr 60,1-6): una processione che da allora non si interrompe più, e che attraverso tutte le epoche riconosce il messaggio della stella e trova il Bambino che ci indica la tenerezza di Dio. Ci sono sempre nuove persone che vengono illuminate dalla luce della stella, che trovano la strada e giungono fino a Lui.

I Magi, secondo la tradizione, erano uomini sapienti: studiosi degli astri, scrutatori del cielo, in un contesto culturale e di credenze che attribuiva alle stelle significati e influssi sulle vicende umane. I Magi rappresentano gli uomini e le donne in ricerca di Dio nelle religioni e nelle filosofie del mondo intero: una ricerca che non ha mai fine. Uomini e donne in ricerca.

I Magi ci indicano la strada sulla quale camminare nella nostra vita. Essi cercavano la vera Luce: «Lumen requirunt lumine», dice un inno liturgico dell’Epifania, riferendosi proprio all’esperienza dei Magi; «Lumen requirunt lumine». Seguendo una luce essi ricercano la luce. Andavano alla ricerca di Dio. Visto il segno della stella, lo hanno interpretato e si sono messi in cammino, hanno fatto un lungo viaggio.

È lo Spirito Santo che li ha chiamati e li ha spinti a mettersi in cammino; e in questo cammino avverrà anche il loro personale incontro con il vero Dio.

Nel loro cammino i Magi incontrano tante difficoltà. Quando arrivano a Gerusalemme loro vanno al palazzo del re, perché considerano ovvio che il nuovo re sarebbe nato nel palazzo reale. Là perdono la vista della stella. Quante volte si perde la vista della stella! E incontrano una tentazione, messa lì dal diavolo: è l’inganno di Erode. Il re Erode si mostra interessato al bambino, ma non per adorarlo, bensì per eliminarlo. Erode è l’uomo di potere, che nell’altro riesce a vedere soltanto il rivale. E in fondo egli considera anche Dio come un rivale, anzi come il rivale più pericoloso. Nel palazzo i Magi attraversano un momento di oscurità, di desolazione, che riescono a superare grazie ai suggerimenti dello Spirito Santo, che parla mediante le profezie della Sacra Scrittura. Queste indicano che il Messia nascerà a Betlemme, la città di Davide.

A quel punto riprendono il cammino e rivedono la stella: l’evangelista annota che provarono «una gioia grandissima» (Mt 2,10), una vera consolazione. Giunti a Betlemme, trovarono «il bambino con Maria sua madre» (Mt 2,11). Dopo quella di Gerusalemme, questa per loro fu la seconda, grande tentazione: rifiutare questa piccolezza. E invece: «si prostrarono e lo adorarono», offrendogli i loro doni preziosi e simbolici. È sempre la grazia dello Spirito Santo che li aiuta: quella grazia che, mediante la stella, li aveva chiamati e guidati lungo il cammino, ora li fa entrare nel mistero. Quella stella che ha accompagnato il camino li fa entrare nel mistero. Guidati dallo Spirito, arrivano a riconoscere che i criteri di Dio sono molto diversi da quelli degli uomini, che Dio non si manifesta nella potenza di questo mondo, ma si rivolge a noi nell’umiltà del suo amore. L’amore di Dio è grande, sì. L’amore di Dio è potente, sì. Ma l’amore di Dio è umile, tanto umile! I Magi sono così modelli di conversione alla vera fede perché hanno creduto più nella bontà di Dio che non nell’apparente splendore del potere.

E allora ci possiamo chiedere: qual è il mistero in cui Dio si nasconde? Dove posso incontrarlo? Vediamo attorno a noi guerre, sfruttamento di bambini, torture, traffici di armi, tratta di persone… In tutte queste realtà, in tutti questi fratelli e sorelle più piccoli che soffrono per tali situazioni, c’è Gesù (cfr Mt 25,40.45). Il presepe ci prospetta una strada diversa da quella vagheggiata dalla mentalità mondana: è la strada dell’abbassamento di Dio, quell’umiltà dell’amore di Dio si abbassa, si annienta, la sua gloria nascosta nella mangiatoia di Betlemme, nella croce sul calvario, nel fratello e nella sorella che soffre.

I Magi sono entrati nel mistero. Sono passati dai calcoli umani al mistero: e questa è stata la loro conversione. E la nostra? Chiediamo al Signore che ci conceda di vivere lo stesso cammino di conversione vissuto dai Magi. Che ci difenda e ci liberi dalle tentazioni che nascondono la stella. Che abbiamo sempre l’inquietudine di domandarci: dov’è la stella?, quando – in mezzo agli inganni mondani – l’abbiamo persa di vista. Che impariamo a conoscere in modo sempre nuovo il mistero di Dio, che non ci scandalizziamo del “segno”, dell’indicazione, quel segno detto dagli Angeli: «un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,12), e che abbiamo l’umiltà di chiedere alla Madre, alla nostra Madre, che ce lo mostri. Che troviamo il coraggio di liberarci dalle nostre illusioni, dalle nostre presunzioni, dalle nostre “luci”, e che cerchiamo questo coraggio nell’umiltà della fede e possiamo incontrare la Luce, Lumen, come hanno fatto i santi Magi. Che possiamo entrare nel mistero. Così sia. (PADRE FRANCESCO, Martedì, 6 gennaio 2015)

7 Gennaio – Feria propria del 7 Gennaio
Mt 4,12-17.23-25: Il regno dei cieli è vicino.

Si realizza, l’epifania, da subito. Gli steccati sono abbattuti, la Parola corre a consolare e a convertire i lontani, gli abbandonati, gli impuri… Il Battista è arrestato e Gesù, invece di scappare intimorito, inizia la sua missione! Da un evento molto negativo il Signore ricava lo stimolo per andare oltre, per dare inizio a una nuova vita… Fossimo capaci anche noi di osare, di superare le nostre paure! E la sua predicazione comincia a Nord, nell’Alta Galilea, in quei territori che per primi caddero sotto la dominazione assira. Un luogo di meticci, di contaminazione, anche religiosa, guardato con disprezzo dai puri di Gerusalemme. All’epoca di Gesù dare del galileo ad una persona era un insulto! Dio preferisce i ragazzi di strada problematici ai bravi ragazzi devoti, vuole sporcarsi le mani, stare con chi ha bisogno non con chi pensa di meritarsi l’amore di Dio! E a queste persone, indurite dal giudizio altrui, Gesù propone una visione radicalmente nuova, destabilizzante: è Dio che si fa vicino, è lui che compie il primo passo, non abbiamo bisogno di cambiare luogo, ma, solo, di accorgerci della sua presenza. Anche noi, suoi discepoli, sua Chiesa, suo sogno, siamo chiamati ad imitarlo.

8 Gennaio – Feria propria dell’8 Gennaio
Mc 6,34-44: Moltiplicando i pani, Gesù si manifesta profeta.

La logica del Natale che abbiamo appena celebrato, logica dell’accoglienza del volto inatteso di Dio, ci spinge a cambiare completamente il nostro modo di vedere la vita. Fatichiamo a convertire la nostra vita alla luce del vangelo e corriamo il rischio di stravolgere anche la più evidente della verità di fede pur di non dover cambiare la nostra mentalità. Natale, dicevamo, è Dio che chiede accoglienza, che si fa bimbo, innocuo, inerme, fragile. E noi tutti, invece, continuiamo a cercare un Dio potente, muscoloso, efficiente, miracolistico… Così i dodici, nel vangelo di oggi, sperimentano un altro paradosso cristiano: davanti alla folla affamata Gesù chiede loro di mettere a disposizione il poco che hanno, invece di aspettarsi una soluzione ai problemi. Dio vuole salvare il mondo attraverso di noi, con le nostre fragili mani, riempiendo i nostri fragili cuori della sua consolazione, affinché possiamo consolare coloro che ci stanno vicini con la consolazione che ci proviene da Dio, come direbbe san Paolo. Invece di passare il tempo a lamentarci delle cose che non funzionano, delle ingiustizie che quotidianamente si consumano, delle solitudini che ci sfiorano, rimbocchiamoci le maniche, mettiamo a disposizione del Signore quel poco che siamo!

9 Gennaio – Feria propria del 9 Gennaio
Mc 6,45-52: Videro Gesù camminare sul mare.

Non capire la logica del dono, la nuova visione di Dio che Gesù è venuto a portare, che ci obbliga a passare dall’idea di un Dio “pappa fatta” che ci toglie dai guai, alla visione di un Dio adulto che ci tratta da adulti e ci chiede collaborazione, rischia di sprofondare Gesù in una intollerabile evanescienza. Gesù diventa allora un “fantasma” e le onde delle tempeste che, inevitabilmente, periodicamente sconquassano la barca della nostra vita, ci danno l’impressione di non farcela. Marco, nel vangelo, collega la mancanza di fiducia degli apostoli esplicitamente all’incomprensione della logica della moltiplicazione dei pani. Se viviamo chiusi in noi stessi, senza dono, senza generosità, difficilmente riusciremo ad entrare nella logica di Dio che tutto dona, che tutto si dona. È come se Gesù dicesse: nella tempesta, in piena difficoltà, se vuoi attraversare il mare non hai che una possibilità, aumenta il dono di te stesso. Quello di oggi è un vangelo esigente, amici, come sempre, ma che ci propone di donare tutto ciò che siamo in maniera intelligente ed equilibrata, lasciando fare il resto al Signore che amiamo e di cui ci fidiamo, sapendo bene in chi abbiamo posto la nostra speranza, come direbbe il nostro grande san Paolo…

10 Gennaio – Feria propria del 10 Gennaio
Lc 4,14-22: Oggi si è adempiuta questa Scrittura.

Il Signore ci invita ad imitarlo nel suo annuncio, a fare come lui, che ha consacrato la sua vita ad annunciare la lieta notizia del vero volto di Dio. E lo fa nella sinagoga del suo paese, interpretando le Scritture. Anche noi siamo chiamati ad annunciare il vangelo là dove viviamo, nella “cattolicissima” Italia, sapendo bene che non c’è niente di più difficile che parlare di Cristo ai cristiani (sanno già tutto!) e a partire dall’interpretazione delle Scritture. La Parola di cui ci nutriamo giornalemente, meditata e sviscerata nei secoli dalla storia della Chiesa, ci aiuta a capire la profondità del mistero di Dio. Ahimè conosco persone, non voi, gli altri, che usano il vangelo per confermare le proprie idee, senza preoccuparsi di adeguare le proprie opinioni (anche sante e devote) alla logica del vangelo. E delle Scritture Gesù sceglie, per iniziare il proprio ministero, parole di consolazione e di salvezza, un invito a gioire per l’intervento di Dio. Insomma, Gesù non inizia lamentandosi della poca partecipazione della gente a Messa, né pone problemi sul ruolo dei padrini e delle madrine, né redarguisce nessuno per la sua discutibile vita affettiva… Se imparassimo da Cristo a dare buone notizie invece che bastonate sulle dita!

11 Gennaio – Feria propria del 11 Gennaio
Lc 5,12-16: Immediatamente la lebbra scomparve da lui.

Il lebbroso è coperto di lebbra. La lebbra, ormai, ha invaso la sua vita, facendolo diventare un morto che cammina, isolato da tutti. La legge era molto severa rispetto alle malattie contagiose: nessun ammalato poteva entrare in città. La lebbra, allora, era una malattia della solitudine e del senso di colpa. Tutti pensavano che la malattia fosse la punizione divina di qualche peccato; il malato, perciò, non suscitava compassione ma disprezzo. E, spesso, il lebbrosi erano intimamente convinti di essere dei maledetti, di essere disprezzati da Dio. Da tutto questo il lebbroso chiede di essere purificato. Dalla malattia, dalla solitudine, dal senso di colpa, da una vita sbagliata. E il Signore lo guarisce. Meglio: lo vuole. Dio vuole che siamo in comunione, in armonia, in salute. Dio non ci manda gli accidenti, né tantomeno ci punisce. Ma desidera nel profondo la nostra salvezza. Convertiamo il nostro cuore a questa immagine di Dio, a questa rivelazione, senza lasciarci offuscare da idee demoniache di Dio che spesso portiamo nel cuore e che sono la proiezione dei nostri incubi profondi!

12 Gennaio – Feria propria del 12 Gennaiio
Gv 3,22-30: L’amico dello sposo esulta di gioia alla voce dello sposo.

La curiosa annotazione di Giovanni, che ci prepara alla grande festa del Battesimo di domani, ci informa di due interessanti elementi: anzitutto che, con ogni probabilità, l’evangelista era discepolo del Battista, poiché ci dà su di lui, molte più informazioni degli altri; e poi che, all’inizio della Chiesa, ci furono delle tensioni fra i discepoli del Battista e quelli di Gesù. L’interpretazione fornita da Giovanni ci aiuta a capire la questione: il Battista, pur essendo inizialmente più conosciuto di Gesù, era solo un precursore inviato da Dio a preparare la strada al Nazareno. Detto questo, impressiona vedere l’umiltà di Giovanni che gioisce per lo sposo. Abituati come siamo, anche nella Chiesa, a vedere quante gelosie e sottili invidie nascono fra i credenti. Invidie fra preti, fra laici impegnati, sante dispute fra movimenti, tutti umilmente convinti di essere i migliori, tensioni fra catechisti… Giovanni, invece, ci insegna a gioire per la realizzazione degli altri. Imparassimo da lui a vedere la realizzazione di chi ci sta accanto come una cosa positiva! E a credere che, nella Chiesa, ciò che fa crescere una parte delle membra contribuisce alla crescita di tutto il corpo! Smettiamola di ragionare per segmenti, di fare i partigiani e diventiamo, finalmente, la Chiesa di Cristo!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 04/01/2021 da in ITALIANO, Settimana - commento.

  • 657.290 visite
Follow COMBONIANUM – Spiritualità e Missione on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Unisciti ad altri 767 follower

San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica. Immagini, foto e testi sono spesso scaricati da Internet, pertanto chi si ritenesse leso nel diritto d’autore potrà contattare il curatore del blog, che provvederà all’immediata rimozione del materiale oggetto di controversia. Grazie.

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: