COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Prima Lettera di Giovanni – Agostino (3) Omelie 5-6 Capitoli 3-4

Lectio divina sulla Prima Lettera di Giovanni -Sant’Agostino
(Omelie 5-6 Capitoli 3-4)

OMELIA 5

Chi è nato da Dio…

Chi è nato da Dio non offende la carità. E’ perfetta se dispone a donare la propria vita; è agli inizi, se spinge a soccorrere i propri fratelli. E’ il segno distintivo del vero cristiano.

[Apparente contraddizione.]

1. Vi prego di ascoltarmi attentamente, perché dobbiamo trattare un problema di non poca importanza. Dato che ieri vi siete mostrati attenti, non dubito che siate venuti anche oggi intenzionati a prestare la massima attenzione. Questo è il nostro problema non piccolo: come conciliare due dichiarazioni contenute nella nostra Epistola. La prima è: Chi è nato da Dio, non pecca (1 Gv 3, 9); la seconda, precedente a quella: Se diremo di non aver peccato, ci inganniamo e la verità non è in noi (1 Gv 1, 8). Che farà colui che si troverà impigliato in testi così opposti della stessa Epistola? Se uno si confesserà peccatore, deve temere che gli si dica: E’ segno che non sei nato da Dio, perché sta scritto: Chi è nato da Dio, non pecca. Se uno si dichiara giusto e senza peccato, viene colpito da un’altra parte della stessa Epistola: Se diremo di non aver peccato, ci inganniamo e la verità non è in noi. L’uomo è dunque messo in mezzo a due realtà contrarie per cui non sa che dire, né che cosa dichiararsi, né come definirsi. E’ cosa pericolosa ed anche menzognera dichiararsi senza peccato. Inganniamo noi stessi – dice l’Epistola – e la verità non è in noi, se diremo che non abbiamo peccato. Volesse il cielo che di peccati non ne avessi, e che potessi confessarlo! Saresti nella verità, e, dicendo ciò che è vero, non commetteresti la più piccola iniquità! Ma appunto fai male a dire che non hai peccati, perché dici una menzogna: Se diremo di non aver peccato, la verità non è in noi. Non dice il testo: non abbiamo avuto peccati, per non farci credere che parli solo della nostra vita passata. Si potrebbe infatti pensare che questa persona abbia commesso peccati, ma da quando è nata da Dio, non ne ha più commessi. Se le cose stessero così, sarebbe eliminato ogni problema. Potremmo dire: siamo stati peccatori, ma ora siamo stati giustificati; abbiamo avuto il peccato, ma ora non più. Giovanni non si è espresso in questi termini. Che cosa ha detto? Se diremo che non abbiamo peccato, ci inganniamo e la verità non è in noi. Un poco più oltre afferma: Chi è nato da Dio, non pecca. Giovanni stesso, non si può dubitarlo, era nato da Dio. Se si dicesse che non era nato da Dio colui che posò il suo capo sul petto del Signore, chi mai potrà attendersi quel rinnovamento interiore di se stesso, che neppure riuscì a meritare chi posò il suo capo sul petto del Signore? E’ mai possibile che il Signore non aveva rigenerato, per mezzo dello Spirito Santo, solo colui che più degli altri amava (cf. Gv 13, 23)?

[Chi è da Dio non offende la carità.]

2. Prestate ora attenzione a queste parole; vi ripeto ancora le mie difficoltà, perché il Signore per merito appunto della vostra attenzione, che è preghiera per noi e per voi, voglia allargarci la via e condurci all’uscita. Questo anche perché non capiti che qualcuno prenda occasione di perdersi proprio da quella parola di Dio, che viene predicata e scritta per la nostra guarigione e salvezza. Dice dunque Giovanni: Chiunque fa il peccato, commette una iniquità (1 Gv 3, 4). Non devi separare: l’iniquità è peccato. Non devi dire: io sono peccatore ma non sono iniquo. Il peccato è una iniquità. Voi sapete che egli si è manifestato per togliere il peccato e che in lui non c’è peccato (1 Gv 3, 5). Che egli sia venuto senza aver peccati sopra di sé è un vantaggio per noi? Ecco: Chi non pecca, rimane in lui; chiunque pecca, non lo vede né lo conosce. Figlioli, nessuno vi inganni. Chi fa la giustizia è giusto, al pari di lui (1 Gv 3, 6-7). Son cose che già abbiamo detto ed abbiamo anche spiegato che questo come non implica uguaglianza ma solo una certa similitudine. Chi fa il peccato, viene dal demonio; perché il demonio pecca fin dall’inizio (1 Gv 3, 8). Abbiamo anche detto che il diavolo non ha creato, né generato nessuno. Ma i suoi imitatori sono come figli che nascono da lui. Per questo si è manifestato il Figlio di Dio, per distruggere le opere del diavolo (1 Gv 3, 8). Colui che non ha peccato è venuto a distruggere i peccati. Giovanni, proseguendo, dice: Chiunque è nato da Dio, non commette peccato, perché in lui rimane il suo seme ed egli non può peccare, perché viene da Dio (1 Gv 3, 9). Queste parole non pecca, ci legano strettamente e ci fanno sorgere il dubbio che egli abbia voluto riferirsi ad un peccato particolare e non al peccato in genere. Quando egli disse: Chi è nato da Dio, non pecca, volle forse significare un determinato e preciso peccato, che l’uomo nato da Dio non può commettere: un peccato di tale natura che, commettendolo, riconferma anche tutti gli altri; non commettendolo, vengono distrutti ed eliminati anche tutti gli altri. Quale peccato dunque? Quello di agire contro il comandamento? Io vi do un comandamento nuovo: che vi amiate l’un l’altro (Gv 13, 34). Comprendetemi: questo comandamento di Cristo si chiama amore ed in virtù di questo amore vengono eliminati i peccati. Non attuare questo amore è grave peccato e costituisce la radice di tutti gli altri peccati.

3. Comprendetemi, o fratelli; vi abbiamo proposto, se vi sforzate di capirla, la soluzione del nostro problema iniziale. Ma vogliamo forse percorrere la via soltanto con i più veloci? Non vogliamo abbandonare neppure quelli di voi che vanno più lenti. Perciò mi soffermerò su questo problema meglio che potrò, perché la sua soluzione sia intesa da tutti. Sono certo, fratelli, che ogni uomo pensa agli interessi della sua anima e, quando si aggrega alla Chiesa, lo fa per uno scopo ben preciso: non per ricercare le cose temporali e neppure perché vuole dedicarsi agli affari di questo mondo ma perché possa trovare la strada per giungere a possedere quel bene eterno, che gli è stato promesso. Bisogna che ognuno osservi come cammina sulla via, se si arresta, se torna indietro, se sbaglia strada, se corre il rischio di non arrivare a causa del suo passo claudicante. L’uomo sollecito del proprio bene, sia che procede lentamente, sia che corra, badi a non abbandonare la giusta via. Ho detto dunque che le parole: Chi è nato da Dio, non pecca, vanno riferite ad un determinato peccato, perché diversamente sarebbe in contraddizione con questa altra dichiarazione: Se diremo di non aver peccato, ci inganniamo e la verità non è in noi. La soluzione del problema può essere questa. C’è un peccato che non può essere commesso da chi è nato da Dio; astenendosene, sono tolti anche tutti gli altri peccati; ma quando lo si commette, anche tutti gli altri peccati vengono confermati. Quale peccato? Agire contro il comandamento di Cristo, contro il testamento nuovo. Ma qual è questo comandamento nuovo? Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate vicendevolmente. Non osi gloriarsi e neppure dirsi nato da Dio, chi agisce contro la carità e l’amore fraterno: chi invece è costante nell’amore fraterno, certi peccati non li può commettere e particolarmente non commetterà il peccato di odiare il proprio fratello. Che ne sarà allora degli altri peccati, dei quali fu detto: Se diremo che non abbiamo peccato ci inganniamo ed in noi non c’è verità? Ebbene c’è una rassicurazione al riguardo, contenuta in un altro passo della Scrittura: La carità copre molti peccati (1 Pt 4, 8).

[La carità perfetta.]

4. Vi raccomandiamo dunque la carità; essa costituisce la raccomandazione fondamentale di questa Epistola. Che cosa chiese il Signore, dopo la sua resurrezione, a Pietro, se non: mi ami tu? Né si limitò a chiederglielo una sola volta; ripeté l’identica richiesta una seconda e una terza volta. Anche se Pietro alla terza identica domanda si mostrò rattristato, quasi incredulo che il Signore ignorasse i suoi sentimenti, egli non pensò di mutare la sua richiesta, dopo la prima e la seconda volta. La paura aveva spinto Pietro a rinnegare tre volte, e tre volte il suo amore doveva dare testimonianza a Gesù (cf. Gv 21, 15-17). Pietro dunque ama il Signore. Che cosa dovrà dare al Signore? Non avrà anch’egli sentito il suo animo in pena, leggendo queste parole del salmo: Che cosa renderò al Signore per tutto quello che mi ha dato? (Sal 115, 12). L’autore di queste parole del salmo sentiva quanto fossero grandi i doni ricevuti da Dio; cercava che cosa restituire a Dio e non lo trovava. Qualunque cosa si scelga per ripagarlo, lo si è ricevuto da lui. Che cosa trovò il salmista per ripagare il Signore? L’abbiamo già detto: proprio ciò che aveva ricevuto da Dio stesso e perciò disse: Io prenderò il calice della salvezza ed invocherò il nome del Signore (Sal 115, 13). E chi gli aveva dato questo calice della salvezza se non lo stesso Signore a cui voleva restituirlo? Prendere il calice della salvezza ed invocare il nome del Signore significa essere ricolmi di carità in tale pienezza che si sia pronti non solo a non odiare il fratello ma a morire per lui. Sta qui la perfezione della carità: essere pronti a morire per il fratello. Il Signore ha dato l’esempio di questa carità, morendo per tutti e pregando per quelli che lo crocifiggevano col dire: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno (Lc 23, 34). Se lui solo avesse agito così, senza avere dei discepoli che lo imitassero, non sarebbe stato un vero maestro. I suoi discepoli invece, seguendo il suo esempio, fecero appunto la stessa cosa. Quando Stefano veniva lapidato, stando in ginocchio, disse: O Signore, non imputare a loro questo peccato (At 7, 60). Egli esercitava l’amore verso quelli che lo uccidevano, e per essi moriva. Hai l’esempio anche dell’apostolo Paolo, che dice: Io mi sacrificherò interamente per le vostre anime (2 Cor 12, 15). Egli era tra coloro per i quali Stefano pregava, nel momento in cui essi lo facevano morire. Questa dunque è la carità perfetta. Chi avesse una carità tanto grande da essere pronto a morire per i fratelli avrebbe raggiunto la carità perfetta. Questa carità è forse già perfetta al momento stesso in cui nasce? Essa incomincia ad esistere ma le occorre un perfezionamento; viene perciò nutrita, irrobustita e dopo di ciò raggiunge la sua perfezione. E’ allora che essa esclama: Per me vivere è Cristo e la morte è un guadagno. Desideravo morire per essere con Cristo: è di gran lunga la cosa migliore: tuttavia è necessario per vostro bene che io rimanga nella carne (Fil 1, 21-24). Egli voleva vivere per quelli in favore dei quali era pronto a morire.

[Imitare la carità di Cristo.]

5. Per far sapere che questa è la perfetta carità che l’uomo nato da Dio non viola e contro la quale non pecca, il Signore disse a Pietro: Pietro, mi ami tu? Rispose: Ti amo (Gv 21, 17). Egli non gli disse: Se mi ami, obbediscimi. Il Signore, quando era in questa nostra carne mortale, sentiva la fame e la sete e in quel tempo egli accettò l’ospitalità: quelli che ne avevano la possibilità gli offrirono le loro cose, come leggiamo nel Vangelo (cf. Lc 8, 3). Zaccheo lo ricevette in casa e fu dal medico, che aveva accolto, guarito dalla malattia. Quale malattia? Quella dell’avarizia. Era una persona ricchissima, un capo dei pubblicani. Ma vedetelo risanato dalla malattia dell’avarizia. Disse: Io do ai poveri la metà dei miei beni; e se a qualcuno rubai qualcosa, gli restituisco il quadruplo (Lc 19, 8). Conservò per sé l’altra metà, non per godersela ma per pagarsi i debiti. Egli accolse il medico in casa: infatti anche il Signore era soggetto alla fragile condizione carnale, cosicché gli uomini potessero prestargli tale ossequio; e questo perché voleva il Signore ricambiare coloro che lo ossequiavano: fu lui, infatti, a giovare loro, e non loro a lui. Non è egli il Signore al quale gli Angeli prestano servizio? Aveva forse bisogno di essere assistito dagli uomini? Elia stesso, che era suo servitore, poté a volte fare a meno di una assistenza del genere, poiché Dio gli mandava pane e carne attraverso un corvo. Ma in altra occasione, per portare a una pia vedova la divina benedizione, questo servo di Dio viene mandato da lei e si fa rifocillare, lui che era nutrito segretamente dal Signore stesso (cf. 1 Sam 17, 4-9). E’ vero che i soccorritori dei servi di Dio che prendono a cuore i loro bisogni, fanno il proprio interesse, perché hanno in mente il premio che il Signore promette loro nel Vangelo con chiarissime parole: Chi accoglie un giusto, perché tale, riceverà la ricompensa del giusto; e chi riceve un profeta, perché profeta, riceverà la ricompensa di un profeta; e chi darà un bicchiere di acqua fresca ad uno di questi piccoli, perché sono miei discepoli, vi assicuro, non perderà la ricompensa (Mt 10, 41-42). E’ vero dunque che si diportano in questo modo per il proprio interesse, ma, se il Signore doveva ascendere in cielo, essi non potevano più rendergli neppure questi servizi. Pietro che lo amava che cosa poteva rendergli in cambio? Questo: Pasci le mie pecore (Gv 21, 15); cerca cioè di fare per i fratelli ciò che io feci per te. Io li ho redenti tutti col mio sangue; non esitate allora a morire per confessare la verità, e gli altri vi imiteranno.

[La carità è il distintivo del cristiano.]

6. Questa, o fratelli, come abbiamo detto, è la carità perfetta; la possiede chi è nato da Dio. Cerchi la vostra carità di capire il mio pensiero. Il battezzato ha ricevuto il sacramento della sua nascita spirituale; egli riceve un sacramento, e grande, divino, santo, ineffabile. Esso è tanto grande che fa sorgere un uomo nuovo, condonandogli tutti i peccati. Ma il battezzato deve esaminare se il rito del suo battesimo eseguito sul suo corpo sia perfetto anche nella sua anima; esamini se possiede la carità e allora dica: Io sono nato da Dio. Se non la possiede, egli porta soltanto il carattere di cristiano, ma è un disertore che scappa. Gli occorre la carità perché diversamente non può definirsi nato da Dio. Il battezzato obietta: ho o non ho ricevuto il sacramento? Ascolta l’Apostolo: Se io sapessi tutti i misteri, se avessi tutta la fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, sono nulla (1 Cor 13, 2).

[La carità criterio di distinzione.]

7. Se ricordate, noi già abbiamo affermato, proprio all’inizio della lettura di questa Epistola, che nulla vi è tanto raccomandato quanto la carità. Anche se Giovanni tratta ora questo, ora quest’altro argomento, sempre poi ritorna su questo punto, volendo ricondurre al dovere della carità tutto quello che ha esposto. Vediamo se, anche qui, fa così. Fa attenzione a queste parole: Chi è nato da Dio, non pecca. Ci domandiamo di quale peccato si tratta; non certo di qualunque peccato, perché saremmo in contraddizione con l’altro passo che dice: Se diremo di non aver peccato, ci inganniamo e la verità non è in noi. Voglia allora dirci quale peccato intende, ci istruisca, perché io non venga giudicato temerario nell’asserire che esso è la violazione della carità, come si può ricavare dalle sue stesse parole precedenti: Chi odia suo fratello, è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre accecano i suoi occhi (1 Gv 2, 11). Forse ha dato ulteriori spiegazioni affermando esplicitamente che si tratta della carità. Vedete che tutti questi diversi modi di esprimersi portano alla medesima conclusione. Chiunque è nato da Dio, non pecca, perché in lui rimane il seme di Dio. Il seme di Dio è la parola di Dio, per cui l’Apostolo può dire: Io vi ho generato per mezzo del Vangelo (1 Cor 4, 15). Quest’uomo non può peccare, perché nato da Dio. Ma ci dica l’Apostolo in che senso non può peccare. A questo segno sono riconoscibili i figli di Dio ed i figli del diavolo. Chi non è giusto, non viene da Dio ed altrettanto chi non ama il proprio fratello (1 Gv 3, 10). E’ ormai certo chiaro perché dice: Chi non ama il proprio fratello. Solo l’amore dunque distingue i figli di Dio dai figli del diavolo. Se tutti si segnassero con la croce, se rispondessero amen e cantassero tutti l’Alleluja; se tutti ricevessero il battesimo ed entrassero nelle chiese, se facessero costruire i muri delle basiliche, resta il fatto che soltanto la carità fa distinguere i figli di Dio dai figli del diavolo. Quelli che hanno la carità sono nati da Dio, quelli che non l’hanno non sono nati da Dio. E’ questo il grande criterio di discernimento. Se tu avessi tutto, ma ti mancasse quest’unica cosa, a nulla ti gioverebbe ciò che hai; se non hai le altre cose, ma possiedi questa, tu hai adempiuto la legge. Chi infatti ama il prossimo – dice l’Apostolo -, ha adempiuto la Legge; e il compimento della Legge è la carità (Rm 13, 8 10). La carità è, a mio parere, la pietra preziosa, scoperta e comperata da quel mercante del Vangelo, il quale per far questo, vendette tutto ciò che aveva (cf. Mt 13, 46). La carità è quella pietra preziosa, non avendo la quale nessun giovamento verrà da qualunque cosa tu possegga; se invece possiedi soltanto la carità, ti basterebbe essa sola. Adesso vedi nella fede ma un giorno vedrai direttamente. Se noi amiamo fin da adesso il Signore che non vediamo, come l’ameremo quando lo vedremo direttamente? Ma in quale campo dobbiamo esercitare questo amore? In quello della carità fraterna. Potresti dirmi che non hai mai visto Dio; non potrai mai dirmi che non hai visto gli uomini. Ama dunque il tuo fratello. Se amerai il fratello che tu vedi, potrai contemporaneamente vedere Dio, poiché vedrai la carità stessa, e Dio abita nella carità.

[La carità non è invidiosa.]

8. Chi non è giusto, non viene da Dio, così chi non ama il fratello: perché questo è il messaggio. Vedi come insiste: questo è il messaggio che abbiamo udito fin dall’inizio: di amarci scambievolmente (1 Gv 3, 11). Ci viene qui indicata la fonte di questo suo insegnamento: chi agisce contro questo mandato, si rende colpevole di un gravissimo peccato, in cui cadono quelli che non sono nati da Dio. Non come Caino che veniva dal maligno ed uccise il proprio fratello. Perché l’uccise? Perché le sue opere erano malvagie, giuste invece quelle del fratello (1 Gv 3, 12). Se c’è invidia, non può esserci amore fraterno. Comprenda la vostra Carità. Chi è dominato dall’invidia, non è uno che ama. C’è in lui il peccato del diavolo, che fece cadere l’uomo, perché ne aveva invidia. Egli era caduto ed aveva invidia di quelli che rimanevano in piedi. Non fece cadere per potersi lui rialzare, ma per non cadere lui solo. Tenete bene in mente, conforme alle precisazioni dell’Apostolo, che nella carità non può esserci invidia. Egli te lo dice chiaramente quando fa l’elogio della carità: La carità non vive di emulazione (1 Cor 13, 4). Caino non aveva carità, e, se Abele non l’avesse avuta, Dio non avrebbe gradito il suo sacrificio. Ambedue offersero un sacrificio: il primo coi frutti della terra, il secondo coi capi del gregge; ma non dovete pensare che Dio non abbia tenuto in nessun conto i frutti della terra per preferire i capi di bestiame. Dio non badò alle mani che offrivano, ma vide nel cuore e guardò benevolo colui che volle offrirgli il sacrificio con un cuore pieno di amore; distolse invece gli occhi da chi vide offrirgli sacrifici con cuore invidioso. Dunque le opere buone di Abele non sono altro, secondo Giovanni, che la sua carità; le opere cattive di Caino altro non sono che il suo odio contro il fratello. Non è sufficiente dire che egli odiò il fratello ed ebbe invidia delle sue opere: non volle imitarlo e per questo lo uccise. Da qui apparve figlio del diavolo, mentre l’altro apparve in quella occasione il giusto di Dio. Dalla carità, o fratelli, deriva la distinzione tra gli uomini. Nessuno si soffermi sulle parole, ma badi ai fatti ed ai sentimenti del cuore. Se non si diporta bene verso i suoi fratelli, egli fa vedere che cosa porta dentro di sé. Gli uomini sono messi alla prova dalla tentazione.

[Amatori del mondo e i fedeli.]

9. Non vogliate meravigliarvi, o fratelli, se il mondo ci odia (1 Gv 3, 13). Bisogna forse ripetervi di continuo che cosa è il mondo? Non è il cielo, né la terra, né le opere fatte da Dio; sono invece gli amatori del mondo. A qualcuno sembrerò pesante nel ripetere queste cose di continuo; ma finora sono così poco inutili che se domandassi ad alcuni ciò che ho già detto, non saprebbero rispondermi. Dunque voglio che qualcosa resti, a furia di ripeterlo, nel cuore degli ascoltatori. Che cosa è il mondo? Il mondo, preso nel suo significato cattivo, sono gli amatori del mondo; nel suo significato buono esso è il cielo e la terra, sono le opere che vi si trovano; perciò si dice: Il mondo è stato fatto per mezzo di lui (Gv 1, 10). Così il mondo è tutta la terra, come lo stesso Giovanni ebbe a dire: Egli non solo è propiziatore dei nostri peccati, ma di quelli di tutto il mondo (1 Gv 2, 2), cioè, di tutti i fedeli sparsi sulla terra. Ma il mondo, nel suo significato cattivo sono gli amatori del mondo. Coloro che amano il mondo, non possono amare i fratelli.

[Chi ha la carità passa dalla morte alla vita.]

10. Se il mondo ci odia: lo sappiamo. Che cosa sappiamo? Che siamo passati dalla morte alla vita. Da che cosa lo sappiamo? Perché amiamo i fratelli (1 Gv 3, 14). Nessuno interroghi l’altro; ciascuno invece rientri in se stesso: se vi troverà la carità fraterna, stia sicuro: non badi se per il momento la sua gloria è ancora nascosta; quando verrà il Signore, allora apparirà nella gloria. Egli vive e cresce ma ancora nell’inverno; viva è la radice ma i rami sembrano aridi; dentro c’è il midollo vivo, dentro sono le foglie degli alberi, dentro ancora i frutti; essi attendono l’estate. Dunque noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama, rimane nella morte. Perché non pensiate, o fratelli, che sia cosa lieve odiare o non amare, ascoltate ciò che segue: Chiunque odia suo fratello, è omicida. Se uno già non dava peso all’odio fraterno, potrà ora dar poco peso nella sua coscienza ad un omicidio? Chi ancora non ha mosso le mani per uccidere, è già dal Signore considerato un omicida; la sua vittima vive ancora ed egli ne è già considerato l’uccisore. Chiunque odia suo fratello è omicida. E voi sapete che ogni omicida non ha in se stesso la vita eterna (1 Gv 3, 15).

11. Noi conosciamo il suo amore a questo segno. Qui vuole intendere la perfezione dell’amore, quella perfezione che vi abbiamo raccomandato. Noi conosciamo il suo amore a questo segno, che cioè egli ha dato la sua vita per noi: anche noi dobbiamo dar la vita per i nostri fratelli (1 Gv 3, 16). Ecco da dove veniva quella domanda: Pietro, mi ami? pasci le mie pecore (Gv 21, 15). Perché sappiate che egli voleva che Pietro pascesse le sue pecore fino a dare per esse la vita, subito gli disse: Quando eri giovane, ti cingevi e andavi dove volevi; quando invece sarai vecchio, un altro ti cingerà e ti porterà dove non vorrai. Questo disse – aggiunge l’evangelista – per indicare la morte con cui avrebbe glorificato il Signore Dio (Gv 21, 18-19); così egli insegnava a dare la vita per le pecore a colui al quale aveva detto: Pasci le mie pecore.

[Soccorrere il fratello è l’inizio della carità.]

12. Come inizia la carità, o fratelli? Prestate un poco di attenzione: voi avete sentito come si raggiunge la sua perfezione; il Signore nel Vangelo ci ha presentato il suo fine ed i suoi modi: Nessuno ha una carità maggiore di colui che dà la vita per i suoi amici (Gv 15, 13). Egli dunque mostrò nel Vangelo la sua perfezione ed anche qui ci viene richiamata la sua perfezione; ma interrogate voi stessi e ditevi: Quando possiamo avere questa carità? Non voler disperare troppo presto di te stesso: la carità in te forse è appena nata, non ancora perfezionata; nutrila, perché non abbia a venir meno. Forse potrai dirmi: da dove traggo la conoscenza di ciò? Abbiamo sentito con quali mezzi essa giunge alla perfezione; sentiamo da dove trae inizio. Giovanni prosegue e dice: Chi avrà beni di questo mondo e vedesse suo fratello affamato e gli negasse la sua compassione, come l’amore di Dio potrebbe essere in lui? (1 Gv 3, 17). Ecco da dove prende avvio la carità. Se ancora non sei disposto a morire per il fratello, [sii disposto] a dare al fratello un poco dei tuoi beni. La carità scuota il tuo cuore così che tu non rechi il soccorso con iattanza d’animo ma con interiore abbondanza di misericordia; allora la tua attenzione si volgerà sopra chi si trova nel bisogno. Se non riesci infatti a dare il superfluo al fratello, come potrai dare per lui la tua vita? Hai addosso del denaro che i ladri ti possono sottrarre e, se non te lo toglieranno i ladri, lo lascerai alla tua morte, quand’anche non sia lui ad abbandonarti, quando sei ancora in vita. Che ne farai poi? Tuo fratello ha fame, vive nel bisogno, forse attende con ansietà, forse è assalito da un creditore; lui non ha nulla, tu hai: è tuo fratello, insieme redenti, unico il prezzo del vostro riscatto, ambedue redenti dal sangue di Cristo: vedi dunque di aver misericordia di lui, se possiedi beni di questo mondo. Ma forse dirai: che me ne importa? Dovrei io dare il mio denaro perché quello non soffra molestie? Se la tua coscienza ti suggerisce queste domande, l’amore del Padre non abita in te. Ma se non abita in te l’amore del Padre, tu non sei nato da Dio. Come potrai gloriarti di essere cristiano? Ne porti il nome, ma non ne possiedi i fatti. Se invece le opere avranno fatto seguito al nome, ti chiamino pure pagano: da parte tua dimostra di essere cristiano coi fatti. Se non ti mostri cristiano coi fatti, ti chiamino pure tutti cristiano; che giovamento ti reca un nome, quando ad esso non corrisponde nulla? Chi pertanto possiede beni di questo mondo, e vede suo fratello nell’indigenza ma chiude il cuore alla compassione, come manterrà in sé l’amore di Dio? E segue: Figlioli, non amiamo con le parole soltanto e con la lingua, ma con le opere e la verità (1 Gv 3, 18).

13. Credo che sia stato manifestato a voi, o miei fratelli, un grande e indispensabile e misterioso sacramento. Ogni passo della Scrittura insegna quanto vale la carità; ma non so se vi è al riguardo un insegnamento più ampio di quello che ci dà qui l’Epistola. Vi preghiamo e vi scongiuriamo nel Signore, affinché conserviate nella memoria le cose che avete udito; vi preghiamo di ritornare con volontà attenta per udire ciò che ancora resta da dire a commento di tutta l’Epistola. Aprite il vostro cuore alla buona semente: estirpate le spine, affinché quanto viene seminato non abbia ad essere soffocato, ma cresca piuttosto in messe buona; ne goda l’agricoltore e vi prepari il granaio, come si fa per il frumento, non il fuoco come si fa per la paglia.

OMELIA 6

Figlioli, non amiamo…

La carità risiede innanzitutto nel cuore: è qui che scruta quel Signore che ora ci esaudisce in vista della salvezza e poi ci coronerà nella gloria. Chi è nella carità vive sicuro, ha in sé lo Spirito per la comprensione delle verità, è unito alla compagine della Chiesa; mentre l’eretico, che non ha carità, spezza la sua unità.

[Carità incipiente e carità perfetta.]

1. Ricordate, o fratelli, che ieri abbiamo chiuso la nostra predica con il seguente passo dell’Epistola, che indubbiamente deve essere rimasto e rimanere ancora nel nostro cuore, perché fu proprio l’ultimo che avete sentito: Figlioli, non amiamo soltanto con le parole e con la lingua, ma con le opere e la verità. Poi prosegue: A questo segno noi conosciamo che siamo nella verità e davanti a lui metteremo in pace il nostro cuore: poiché, se la nostra coscienza ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore e tutto conosce (1 Gv 3, 18-20). L’Apostolo aveva detto: Non amiamo con le parole soltanto e con la lingua, ma con le opere e la verità. Ci domandiamo perciò attraverso quali opere ed attraverso quali verità si riconosca colui che ama Dio ed il proprio fratello. Già in precedenza aveva detto attraverso quali atti la carità raggiunge la perfezione; è ciò che anche il Signore dice nel Vangelo: Nessuno ha maggior amore di colui che dà la propria vita per i suoi amici (Gv 15, 13). Anche Giovanni aveva detto questa stessa cosa: Come egli diede la propria vita per noi, anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli (1 Gv 3, 16). Questa è veramente la perfezione della carità; e non può essercene una maggiore. Ma poiché la carità non è perfetta in tutti, colui che ancora non l’ha portata a perfezione, non deve disperare, se essa, destinata poi ad essere perfezionata, già sia nata in lui; e se è nata, va nutrita e portata alla sua perfezione con gli alimenti che le sono adatti. Ci siamo domandati da dove trae origine la carità e subito nell’Epistola abbiamo trovato questa risposta: Se uno ha dei beni in questo mondo e vedesse suo fratello nell’indigenza e chiudesse il suo cuore verso di lui, è mai possibile che resti in lui l’amore del Padre? (1 Gv 3, 17). Da qui incomincia dunque questa carità: dare all’indigente i beni superflui, quando costui si trova stretto dalle angustie; liberare il fratello dalle tribolazioni temporali, usando quei beni temporali che possiede in abbondanza. Da qui prende le mosse la carità. Se così iniziata, la nutrirai con la parola di Dio e colla speranza della vita futura, raggiungerai quella perfezione che ti renderà pronto a dare la tua vita per i fratelli.

[Testimonianza interiore.]

2. Ma considerando che tali atti sono compiuti anche da chi ha tutt’altre aspirazioni e non ama i fratelli, richiamiamoci alla testimonianza della coscienza. Come possiamo provare che molte di queste azioni vengono compiute da coloro che non amano i fratelli? Quanto numerosi sono quelli che, pur essendo tra gli eretici e gli scismatici, si dicono martiri! Sembra loro di dare la vita per i fratelli. Ma se dessero la vita per i fratelli, non si staccherebbero dalla universale comunità dei fratelli. Inoltre come sono numerosi coloro che distribuiscono in dono molti loro beni per ostentazione; essi non cercano altro che la lode degli uomini e il plauso popolare, fatto di vento, estremamente instabile! Dove sarà il banco di prova della carità fraterna, dato che esistono persone simili? Giovanni vuole che la carità sia sottoposta alla prova e perciò ammonisce: Figlioli, non amiamo soltanto con la parola e con la lingua, ma con opere sincere e verità. Noi ci domandiamo quali sono queste opere, in che consiste questa verità. Può esserci un’opera più evidentemente caritatevole del soccorrere i poveri? Molti lo fanno per essere ammirati, non per amore. Può esserci maggiore amore del morire per i fratelli? Molti vogliono far apparire che fanno questo, per l’ambizione di farsi un nome, non per viscere d’amore. Non resta che questa conclusione: ama il fratello colui che, davanti a Dio, là dove egli solo vede, rassicura il suo cuore e si chiede nell’intimo se veramente agisce così per l’amore del fratello; e quell’occhio che penetra nel cuore là dove l’uomo non può giungere, gli rende testimonianza. Così Paolo apostolo, poiché era pronto a morire per i fratelli, poteva dire: Io mi darò tutto per le vostre anime (2 Cor 12, 15), ma poiché Dio vedeva queste disposizioni del suo cuore, non già gli uomini a cui si rivolgeva, egli dice loro: Per me conta assai poco essere giudicato da voi o da un tribunale umano (1 Cor 4, 3). Egli ancora in un altro passo dimostra che queste disposizioni sogliono verificarsi a volte per vanagloria, non sul fondamento della carità: quando infatti fa l’elogio della carità afferma: Se distribuirò ai poveri tutte le mie cose e darò il mio corpo alle fiamme, ma non avessi la carità, nulla mi gioverebbe (1 Cor 13, 3). Può qualcuno fare queste cose, senza avere la carità? Sì, lo può. Quelli infatti che non hanno la carità, hanno rotto l’unità. Cercate fra essi e vedrete che molti danno tanti dei loro beni ai poveri: vedrete altri pronti ad accettare la morte così che, venendo a mancare chi li perseguita, essi stessi vi si abbandonano. E’ fuori dubbio che costoro fanno questo senza carità. Ritorniamo dunque alla coscienza, della quale dice l’Apostolo: La nostra gloria è questa: la testimonianza della nostra coscienza (2 Cor 1, 12). Ritorniamo alla coscienza, della quale egli dice ancora: Ciascuno metta dunque alla prova le sue opere ed allora avrà la gloria in se stesso e non in un altro (Gal 6, 4). Ognuno di noi dunque metta alla prova le sue opere, se provengono dalla sorgente della carità, se i rami delle buone opere fioriscono dalla radice dell’amore. Ognuno metta alla prova le sue opere ed allora avrà in se stesso occasione di gloriarsi e non in altri: non quando la lingua di altri dà testimonianza, ma quando la offre la propria coscienza.

[Agire per Iddio.]

3. In questo luogo dunque Giovanni ci raccomanda queste cose. A questo segno conosciamo che siamo nati dalla verità, quando noi amiamo non soltanto con parole e con la lingua ma con le opere e nella verità: se davanti a lui noi rassicureremo il nostro cuore (1 Gv 3, 19). Che significa: davanti a lui? Là dove lui solo vede. Per cui il Signore stesso nel Vangelo dice: Guardatevi dal fare la vostra giustizia davanti agli uomini, per essere veduti da loro; diversamente non avrete la mercede dal Padre vostro che è nei cieli (Mt 6, 1). Che cosa significano le parole: La tua sinistra non sappia che cosa fa la tua destra (Mt 6, 3), se non questo: che la destra rappresenta la coscienza pura, la sinistra invece rappresenta la concupiscenza di questo mondo? Molti fecero cose meravigliose sotto la spinta della cupidità mondana; ma è questa l’attività della mano sinistra, non della destra. La destra deve operare all’insaputa della sinistra, perché la concupiscenza di questo mondo non riesca a entrare in azione quando noi operiamo con amore qualcosa di bene. Come conoscere questo? Sei qui davanti al Signore: ebbene interroga il tuo cuore: guarda che cosa hai fatto, che cosa hai desiderato nel tuo agire: la tua salvezza oppure la lode degli uomini che si disperde al vento. Guarda dentro la tua coscienza, poiché l’uomo non può giudicare colui che non riesce a vedere. Se vogliamo mettere in pace la nostra coscienza, facciamolo davanti a lui. Se il nostro cuore ci rimprovera qualcosa – se cioè ci accusa interiormente, perché non agiamo con quella intenzione che dovevamo avere – Dio è più grande del nostro cuore e tutto conosce (1 Gv 3, 20). Tu nascondi il tuo cuore agli uomini: nascondilo a Dio, se puoi. Come potrai nasconderlo a lui, a cui un certo peccatore, timoroso, confessò: Dove troverò rifugio lontano dal tuo spirito, lontano dal tuo volto? Costui cercava un luogo ove fuggire e sottrarsi al giudizio di Dio ma non lo trovava. Dove infatti non è Dio? Se salirò fino al cielo, là tu sei; se scenderò negli abissi, tu sei presente (Sal 138, 7-8). Dove andrai, dove fuggirai? Se vuoi un consiglio, rifugiati presso di lui, quando vuoi da lui fuggire. Rifugiati presso di lui con fiducia, e non già sottrarti al suo sguardo: non lo potresti fare, mentre puoi a lui aprire con fiducia il tuo cuore. Digli dunque: Tu sei il mio rifugio (Sal 31, 7); troverà allora alimento in te quell’amore che solo porta alla vita. Sia la tua coscienza a darti la buona testimonianza che esso viene da Dio. Se viene da Dio non sbandierarlo con vanto davanti agli uomini: perché non sono le lodi degli uomini che ti portano in cielo e non sono i loro biasimi che ti fanno escludere dal cielo. Ti veda invece colui che ti darà la corona del premio; ti sia testimone quel giudice che ti darà la palma della vittoria. Dio è più grande del nostro cuore e tutto conosce.

[Esaudimento della preghiera.]

4. Carissimi, se la coscienza non ci rimorde, noi abbiamo piena fiducia in Dio (1 Gv 3, 21). Quale è il significato di queste parole: Se la coscienza non ci rimorde? Che la coscienza ci risponda in tutta verità che noi amiamo i fratelli, che in noi c’è l’amore fraterno, non finto ma sincero, quello che ricerca il bene del fratello, senza aspettare da lui nessuna ricompensa ma solo la sua salvezza. Noi abbiamo piena fiducia in Dio; qualunque cosa domanderemo, l’avremo da lui, perché ne osserviamo i comandamenti (1 Gv 3, 22). Questo facciamo noi non davanti agli uomini ma là dove Dio ci vede, cioè nel cuore. Noi abbiamo piena fiducia in Dio e qualunque cosa domanderemo, l’avremo da lui; e questo perché noi osserviamo i suoi comandamenti. Quali sono i suoi comandamenti? Bisogna sempre ripeterlo? Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate l’un l’altro (Gv 13, 34). E’ la carità questo comandamento di cui si parla e che tanto è raccomandata. Chi dunque avrà la carità fraterna e ciò davanti a Dio, là dove la vede il Signore, potrà interrogare la sua coscienza e scrutarla con diligenza per sentirsi rispondere che la vera radice della carità fraterna è in lui, perché da essa escono frutti di bontà; costui ha fiducia in Dio e Dio gli accorderà tutto ciò che gli domanderà, perché osserva i suoi comandamenti.

5. Si presenta qui un problema, che non riguarda questa o quella persona, né io, né tu, perché nel caso che io chiedessi qualcosa al Signore Dio nostro e non ricevessi nulla, sarebbe facile dire di me: non fu ascoltato, perché non possiede la carità; cosa che può ripetersi di qualsiasi persona del nostro tempo. In questo caso ciascuno può pensare ciò che vuole dell’altro. Ma il problema si presenta, quando ci riferiamo a quelle persone indubbiamente sante, allorché scrivevano e che ora si trovano nella pace di Dio. Chi mai può avere la carità se pensassimo che neppure Paolo l’avesse avuta, lui che affermava: Parliamo apertamente davanti a voi, o Corinti: il nostro cuore si è allargato, non abbiate angustie per noi(2 Cor 6, 11-12); lo stesso Paolo che diceva ancora: Io mi darò tutto per le vostre anime (2 Cor 12, 15), e nel quale era tanta grazia divina da dimostrare chiaramente ch’egli aveva la carità? Abbiamo tuttavia scoperto che egli aveva chiesto e non ricevuto. Che cosa dobbiamo dire, fratelli? Qui nasce un problema. Prestate attenzione a Dio. Si tratta anche qui di un grosso problema. Come quando, parlando del peccato, incontrandoci con le parole: Chi è nato da Dio, non pecca (1 Gv 3, 9), trovammo che peccato era violare la carità e che in quelle parole era appunto designato questo peccato; così anche adesso ci chiediamo che cosa abbia voluto significare. Se fai attenzione alle parole, tutto è chiaro; ma se porti la tua attenzione sugli esempi, la cosa è oscura. Niente di più facile di queste parole: Qualunque cosa noi avremo chiesto, la riceveremo da lui; poiché noi osserviamo i suoi comandamenti e davanti a lui facciamo ciò che a lui piace (1 Gv 3, 22). Qualunque cosa chiederemo – dice – la riceveremo da lui. Queste parole ci mettono in gravi angustie. Ci avrebbe dato difficoltà anche il testo precedente, se avesse inteso parlare di qualsiasi peccato in genere: ma abbiamo trovato una spiegazione per cui sappiamo che egli ha inteso non ogni peccato in generale, ma un peccato ben definito: quel peccato che non commette chiunque da Dio è nato; ed abbiamo trovato che quel peccato appunto è la violazione della carità. Abbiamo nel Vangelo una chiara testimonianza, quando il Signore dice: Se non fossi venuto, essi non avrebbero peccato (Gv 15, 22). Che cosa vuol dire dunque? Egli era forse venuto, visto che parla così, presso Ebrei innocenti? Dunque se egli non fosse venuto, essi non avrebbero peccato? Allora la presenza del medico ha ottenuto che si divenisse malati, e non ha tolto la febbre? Neppure un demente potrebbe asserire ciò. Egli non è venuto se non per curare e sanare i malati. Perché allora disse: Se non fossi venuto, non avrebbero peccato, se non avesse voluto intendere un certo peccato definito? E’ quel peccato che in realtà i Giudei non avrebbero commesso. Quale peccato? Quello per cui essi non credettero in lui, e per il quale lo trattarono con disprezzo quando era tra loro. Come dunque nell’altro passo parlò di peccato e non necessariamente dobbiamo intendere che abbia parlato di tutti i peccati, ma di un peccato ben definito; così anche in questo passo non dobbiamo pensare a qualsiasi peccato, perché non ci sia contraddizione con quel passo in cui dice: Se diremo che non abbiamo peccato, inganniamo noi stessi e non c’è in noi la verità (1 Gv 1, 8); dobbiamo invece pensare ad un peccato ben definito che è la violazione della carità. Ma qui ci ha posto una condizione più precisa: se domanderemo, se il nostro cuore non ci accuserà e ci testimonierà davanti a Dio che in noi c’è la vera carità, qualunque cosa domanderemo a lui, la riceveremo.

6. Vi ho già detto, o fratelli carissimi, che nessuno deve fare attenzione a noi. Che cosa siamo noi? E che cosa siete voi? Che cosa, se non la Chiesa di Dio, a tutti nota? A lui piacendo noi ne siamo membri; e noi che vi siamo, sorretti dalla carità, continuiamo a restarvi con perseveranza se vogliamo mostrare quella carità che abbiamo. Che cosa di male potremmo pensare dell’apostolo Paolo? Forse che non amava i fratelli? Non aveva egli la testimonianza della coscienza davanti a Dio? Non c’era in Paolo quella radice della carità da cui provengono tutti i buoni frutti? Chi potrebbe negarlo, se non è pazzo? Dove allora troviamo che l’Apostolo ha chiesto e non ha ottenuto? Lui stesso ci dice: Perché non mi glorii nella grandezza delle rivelazioni avute, mi fu dato un pungolo nella mia carne, un ministro di satana, che mi schiaffeggia; per questo ho pregato tre volte il Signore perché me lo togliesse; ed egli mi disse; ti basta la mia grazia; la mia forza infatti si rivela nella debolezza (2 Cor 12, 7-9). Così egli non fu esaudito e non gli fu tolto l’angelo di Satana. Ma perché? Perché quella richiesta non gli era di vantaggio. Fu dunque esaudito in vista della salvezza, colui che non fu esaudito secondo la propria volontà. Comprenda la vostra Carità questo grande mistero, che vi chiediamo di non perdere di vista nelle vostre prove. I santi sono esauditi in ogni cosa quando si tratta della salute dell’anima, cioè della salvezza eterna; essa desiderano; e in quest’ordine sono sempre esauditi.

7. Ma passiamo in rassegna i vari modi con cui Dio ci esaudisce. Troviamo infatti alcuni che non sono esauditi secondo la propria volontà, ma sono esauditi secondo la propria salvezza; d’altra parte troviamo alcuni esauditi nella loro volontà e non esauditi in vista della salvezza. Considerate e tenete presente questo esempio di chi è esaudito non secondo la sua volontà ma per la sua salvezza. Ascolta l’apostolo Paolo; Dio infatti gli mostrò appunto che lo esaudiva in vista della sua salvezza, dicendogli: Ti basta la mia grazia; perché nella debolezza si mostra tutta intera la mia forza. Hai chiesto, hai gridato, tre volte hai ripetuto la tua preghiera: ho udito ciò che hai chiesto la prima volta, e non ho distolto da te le mie orecchie; so che cosa devo fare: tu vuoi tolto quel medicamento da cui ti senti bruciare: ed io conosco l’infermità che ti fa soffrire. Questi dunque fu esaudito in vista della salvezza, non secondo la sua volontà. Chi sono quelli che troviamo esauditi secondo la propria volontà ma non in vista della loro salvezza? Forse crediamo di trovare qualche malvagio, qualche empio esaudito da Dio in conformità alla sua volontà, e non invece in vista della sua salvezza? Se portassi l’esempio di qualche uomo, forse tu potresti dirmi: Per te costui è uomo malvagio ed invece era un giusto; se non fosse un giusto, non sarebbe esaudito da Dio. Ma io ti porterò l’esempio di un tale della cui iniquità ed empietà nessuno potrebbe dubitare. Il diavolo in persona chiese di tentare Giobbe e ne ebbe il permesso (cf. Gb 1, 11-12). E voi non avete udito proprio qui a proposito del diavolo che chi fa il peccato, viene dal diavolo (1 Gv 3, 8)? Non già perché lo abbia creato il diavolo, ma perché costui lo imita. Non è stato detto forse del diavolo che non rimase nella verità (Gv 8, 44)? Non è lui appunto quell’antico serpente che servendosi della donna, propinò il veleno al primo uomo (cf. Gn 3, 1-6)? Fu lui che lasciò in vita la moglie di Giobbe, perché fosse non di conforto al marito, ma causa di tentazione (cf. Gb 2, 9). Ancora lo stesso diavolo chiese di tentare quel santo uomo, e ne ebbe il permesso; l’Apostolo chiese invece che gli fosse tolto il pungolo della carne, e non l’ottenne. Eppure fu esaudito più che non il diavolo. L’Apostolo infatti fu esaudito in vista della salvezza, anche se non secondo la sua volontà: il diavolo fu esaudito secondo la sua volontà, ma in vista della sua dannazione. Se Giobbe fu lasciato in balia delle tentazioni di costui, ciò avvenne perché il diavolo si sentisse tormentato dalla costanza di quello nella prova. Noi troviamo queste realtà, o fratelli, non solo nei libri del Vecchio Testamento ma anche nel Vangelo. I demoni chiesero al Signore, quando egli li scacciò da un uomo, di poter entrare nel corpo dei porci (cf. Lc 8, 32). Il Signore non avrebbe forse potuto dir loro di non avvicinarsi a quegli animali? Se egli non avesse voluto, essi non si sarebbero ribellati contro il re del cielo e della terra. Ma egli, in forza di un mistero a lui ben noto e per positiva volontà sua, lasciò che i demoni entrassero nei porci, per mostrare che il diavolo domina su coloro che conducono una vita simile a quella dei porci. I demoni furono dunque esauditi, e non fu esaudito l’Apostolo? Diciamo piuttosto con maggior verità: l’Apostolo fu esaudito ed i demoni non furono esauditi. La volontà dei demoni si è realizzata, ma nell’Apostolo si è compiuta la salvezza.

[Fiducia in Dio.]

8. In conformità a questa spiegazione, dobbiamo capire che Dio anche quando non viene incontro alla nostra volontà, ci esaudisce in vista della salvezza. Se tu chiedessi qualcosa che ti danneggia ed il medico sa che ti reca danno, che cosa succederebbe? Il medico non rifiuta di esaudirti quando chiedi dell’acqua fresca e subito te la dà, se essa ti reca vantaggio; ma se non ti fa bene, te la nega. Egli non ti ha dunque esaudito? O non piuttosto ti ha esaudito in ordine alla tua salute proprio non concedendo nulla al tuo volere? Perciò sia in voi la carità, o fratelli; resti in voi e state tranquilli quando non vi è dato ciò che chiedete, voi siete esauditi; ma non lo sapete. Molti sono lasciati a se stessi per la loro rovina: di essi dice l’Apostolo: Dio li ha consegnati ai desideri del loro cuore (Rm 1, 24). Uno ha chiesto una forte somma di denaro; l’ha ricevuta per suo danno. Quando non l’aveva, viveva senza molti timori; incominciò ad averla e divenne preda di chi è più potente di lui. Costui non fu forse esaudito a suo danno, avendo voluto avere ciò che attira la cupidigia del ladro, mentre nessuno l’avrebbe molestato se fosse rimasto povero? Imparate a domandare a Dio così come ci si affida ad un medico, ed egli faccia ciò che giudica bene. Da parte tua denuncia la tua malattia e lui applichi il rimedio. Tu soltanto mantieni la carità. Egli infatti vuole segare e bruciare; se tu gridi e non sei esaudito quando subisci il taglio, la bruciatura, la tribolazione, egli sa fin dove la cancrena si estende. Tu vuoi che egli ritragga la sua mano ed egli allarga l’apertura della ferita; ma sa bene dove deve giungere. Egli non ti esaudisce secondo la tua volontà, ma ti esaudisce in vista della tua salute. Siate dunque certi, o miei fratelli, che sono vere le parole dell’Apostolo: Noi non sappiamo che cosa chiedere nella preghiera, in modo conveniente; ma lo Spirito stesso si interpone con gemiti inenarrabili, poiché lui stesso si fa intercessore in favore dei santi (Rm 8, 26-27). Che cosa significano le parole: Lo Spirito stesso si fa intercessore in favore dei santi, se non che la carità presente in te è frutto dello Spirito Santo? Perciò lo stesso Apostolo dice: La carità di Dio è diffusa nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che fu dato a noi (Rm 5, 5). La carità stessa geme, la carità prega; di fronte ad essa colui che l’ha data non può chiudere le orecchie. Sta’ sicuro: la carità stessa prega; e ad essa sono intente le orecchie di Dio. Non avviene ciò che tu vuoi, ma avviene ciò che a te è conveniente. Perciò ogni cosa che avremo chiesto, la riceveremo da lui. Ho già detto che se consideri la salvezza dell’anima, non sorge nessun problema da queste parole; se invece non consideri la salvezza dell’anima, allora il problema c’è e grande, tanto che diventi accusatore di Paolo apostolo. Ogni cosa che avremo chiesto, la riceveremo da lui; perché osserviamo i suoi comandamenti e davanti a lui facciamo ciò che a lui piace. Davanti a lui, cioè nell’intimo, dove penetra il suo occhio.

[Carità e intelligenza interiore.]

9. Quali sono poi quei comandamenti? Egli dice: Questo è il suo comandamento, che crediamo nel nome del suo Figlio Gesù Cristo e ci amiamo l’un l’altro. Vedete che è questo il comandamento: vedete come chi agisce contro questo comandamento, fa quel peccato dal quale è esente chiunque è nato da Dio. Come ci dice il comandamento: che ci amiamo a vicenda. E colui che osserva il suo comandamento: vedete che null’altro ci domanda se non di amarci a vicenda. E chiunque avrà osservato il suo comandamento resterà in Dio e Dio in lui. Da questo conosciamo che in noi resta per mezzo dello Spirito che ci diede (1 Gv 3, 23-24; Gv 13, 34; 15, 12). Non è cosa manifesta che lo Spirito Santo agisce nell’uomo in modo tale che in lui sia l’amore e la carità? Non è cosa manifesta ciò che dice l’apostolo Paolo: L’amore di Dio è diffuso nei nostri cuori attraverso lo Spirito Santo, che fu dato a noi? Egli parlava della carità e diceva che dobbiamo interrogare il nostro cuore davanti al Signore. Che se il nostro cuore non ci rimprovera; cioè, se ci testimonia che l’amore fraterno è la sorgente di ogni nostra opera buona. Quando parla del comandamento egli aggiunge: Questo è il suo comandamento: che crediamo al nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo a vicenda. E chiunque adempia al suo comandamento rimane in Dio e Dio in lui. Con ciò noi conosciamo che in noi egli dimora, per mezzo dello Spirito che ci ha dato. Se infatti troverai di possedere la carità, tu hai lo Spirito di Dio che ti aiuta a comprendere: ed è questa una cosa assolutamente necessaria.

[Carità e unità dei cristiani.]

10. Nei primi tempi lo Spirito Santo scendeva sopra i credenti; ed essi parlavano in varie lingue che non avevano appreso, così come lo Spirito dava loro di pronunziare. Quei segni miracolosi erano opportuni a quel tempo. Era infatti necessario che in tutte le lingue si venisse a conoscenza dello Spirito Santo, perché il Vangelo di Dio doveva raggiungere tutte le lingue esistenti nel mondo intero. Quel segno fu dato e passò e non si ripeté. Forse che oggi da coloro cui si impongono le mani perché ricevano lo Spirito Santo, ci si aspetta che parlino diverse lingue? Quando noi imponemmo le mani a questi fanciulli, ciascuno di voi si aspettava forse che parlassero in varie lingue? E quando ci si accorse che non parlavano queste varie lingue, ci fu forse qualcuno di voi tanto perverso da dire: costoro non hanno ricevuto lo Spirito Santo, perché se l’avessero ricevuto parlerebbero diverse lingue, come avvenne a suo tempo? Se dunque adesso la prova della presenza dello Spirito Santo non avviene attraverso questi segni, da che cosa ciascuno arriva a conoscere di aver ricevuto lo Spirito Santo? Interroghi il suo cuore: se egli ama il fratello, lo Spirito di Dio rimane in lui. Esamini e metta alla prova se stesso davanti a Dio; veda se c’è in lui l’amore della pace e dell’unità, l’amore alla Chiesa diffusa in tutto il mondo. Non si limiti ad amare quel fratello che gli si trova vicino; ci sono molti nostri fratelli che non vediamo, eppure siamo a loro uniti nell’unità dello Spirito. Che meraviglia se essi non si trovano accanto a noi? Siamo nello stesso corpo ed abbiamo in cielo un unico capo. Fratelli, i nostri occhi non vedono se stessi e quasi non si conoscono. Ma forse che con la carità che li unisce al corpo non si conoscono? Infatti, perché sappiate che essi si conoscono nell’unione della carità, quando ambedue stanno aperti non può avvenire che l’occhio destro fissi un punto, senza che il sinistro faccia altrettanto. Prova, se puoi, ad indirizzare l’occhio destro ad un punto senza il concorso dell’altro. Ambedue vanno insieme, ed insieme muovono nella stessa direzione; una sola la loro direzione, anche se da luoghi diversi. Se dunque tutti quelli che con te amano Dio hanno con te la stessa aspirazione, non badare se col corpo sei lontano; insieme avete puntato la prora del cuore verso la luce della verità. Se dunque vuoi conoscere se hai ricevuto lo Spirito, interroga il tuo cuore, per non correre il rischio di avere il sacramento ma non l’effetto di esso. Interroga il tuo cuore e se là c’è la carità verso il fratello, sta’ tranquillo. Non può esserci l’amore senza lo Spirito di Dio, perché Paolo grida: L’amore di Dio è stato diffuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che fu dato a noi (Rm 5, 5).

[Chi si separa dalla Chiesa non possiede lo Spirito di Dio.]

11. Dilettissimi, non vogliate credere ad ogni spirito. Questo perché Giovanni aveva detto: A questo segno conosciamo che egli dimora in noi per mezzo dello Spirito che diede a noi. Guardate da dove riconosce lo stesso Spirito: Carissimi, non vogliate credere ad ogni spirito, ma provate gli spiriti, se vengono da Dio (1 Gv 4, 1). Chi prova gli spiriti? Giovanni ci ha presentato un problema difficile, o fratelli. E’ buona cosa per noi che lui stesso ci dica in che modo possiamo discernerli. Ce lo dirà, non temete; ma dapprima fate attenzione: guardate che da queste sue parole gli eretici prendono lo spunto per lanciare le loro accuse futili. Fate attenzione e sentite che cosa dice: Dilettissimi, non vogliate credere ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti, se vengono da Dio. Lo Spirito Santo è chiamato nel Vangelo col nome di acqua, quando il Signore disse a gran voce: Se uno ha sete, venga da me e beva: chi crede in me, dal suo seno fluiranno fiumi di acqua viva. Ora l’Evangelista ci spiega a che cosa il Signore fa allusione; dice infatti subito dopo: Questo diceva riferendosi allo Spirito Santo che avrebbero ricevuto quelli che avrebbero creduto in lui. Perché il Signore non battezzò molti? Ma che cosa dice? Ancora lo Spirito Santo non era stato dato, perché Gesù non era stato glorificato (Gv 7, 37-39). Poiché essi avevano il battesimo ma non ancora avevano ricevuto lo Spirito Santo, che il Signore mandò dal cielo nel giorno di Pentecoste, si era in attesa della glorificazione del Signore, affinché venisse dato lo Spirito Santo. Ma, prima che egli fosse glorificato e prima che ce lo inviasse, invitava gli uomini perché si preparassero a ricevere quell’acqua circa la quale aveva detto: Chi ha sete, venga e beva, e, Chi crede in me, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Che cosa significa: fiumi di acqua viva? Che cosa è quell’acqua? Nessuno mi interroghi; ma si interroghi il Vangelo. Egli diceva ciò parlando dello Spirito Santo che avrebbero ricevuto quelli che avrebbero creduto in lui. Altra cosa è l’acqua del sacramento, altra l’acqua che significa lo Spirito di Dio. L’acqua del sacramento è visibile; l’acqua dello Spirito è invisibile. Quella pulisce il corpo e significa ciò che avviene nell’anima: per mezzo di questo Spirito, l’anima stessa viene mondata e alimentata. Egli è lo Spirito di Dio che non possono avere gli eretici e chiunque si separi dalla Chiesa. Chiunque non si separa apertamente, ma si stacca a causa del peccato e si agita all’interno come paglia, non è grano e non ha lo Spirito Santo. Questo Spirito è stato indicato dal Signore col nome di acqua. Abbiamo udito in questa Epistola: Non vogliate prestar fede ad ogni spirito; ci sono anche le parole di Salomone a testimoniare ciò: Astieniti dall’acqua straniera. Cosa è quest’acqua? Lo Spirito. L’acqua significa sempre lo Spirito? Non sempre; ma in alcuni passi significa lo Spirito, in altri il battesimo, in altri i popoli, in altri la sapienza. In un certo passo trovi detto: La sapienza è una sorgente di vita per quelli che la possiedono (Prv 16, 22). Nei diversi passi delle Scritture, dunque, il termine acqua ha diversi significati. Qui però col nome di acqua avete sentito indicato lo Spirito Santo, non per una nostra interpretazione, ma per testimonianza del Vangelo, che dice: Questo diceva parlando dello Spirito che avrebbero ricevuto quelli che avrebbero creduto in lui. Se dunque col termine di acqua si indica lo Spirito Santo, questa Epistola ci dice: Non vogliate prestar fede ad ogni spirito, ma sperimentate gli spiriti se provengono da Dio; comprendiamo perché poi è stato detto: Astieniti dall’acqua straniera e non bere ad una fonte straniera (Prv 9, 18 sec. LXX). Che cosa significa: Non bere ad una fonte straniera? Non fidarti di uno spirito estraneo.

[Gli eretici riconoscono l’incarnazione di Cristo.]

12. Resta da vedere dove abbiamo le prove che si tratta dello Spirito di Dio. L’Apostolo ci ha dato un segno, ma esso probabilmente è difficile. Tuttavia vediamolo. Dovremo ritornare alla carità; essa ci istruisce, perché essa stessa è l’unzione di Dio. Tuttavia che cosa dice qui? Provate gli spiriti se vengono da Dio; poiché molti falsi profeti sono sorti in questo mondo. Sono compresi qui tutti gli eretici e gli scismatici. In che modo dunque metto alla prova uno spirito? Giovanni prosegue: A questo si conosce lo Spirito di Dio. Drizzate le orecchie del cuore. Stavamo faticando e dicevamo: Chi conosce queste cose, chi sa distinguerle? Ed ecco che egli ce ne offre il segno. A questo si conosce lo Spirito di Dio: ogni spirito che confessa che Gesù Cristo è venuto nella realtà della carne, viene da Dio. Ed ogni spirito che non confessa che Gesù Cristo è venuto nella carne, non viene da Dio; e costui è un anticristo circa il quale avete sentito dire che verrà ed ora si trova in questo mondo (1 Gv 4, 1-3). Le orecchie si sono come sollevate per discernere gli spiriti; ma ciò che abbiamo sentito non ci sembra tale da favorirci tale discernimento. Che cosa dice infatti? Ogni spirito che confessa che Gesù Cristo è venuto nella carne, viene da Dio. Dunque lo spirito che è negli eretici viene da Dio, dal momento che essi confessano che Gesù Cristo è venuto nella carne? Essi probabilmente si levano contro di noi e dicono: Voi non avete lo spirito di Dio; ma noi confessiamo che Gesù Cristo è venuto nella carne e Giovanni nega che abbiano lo spirito di Dio coloro che non confessano che Gesù è venuto nella carne. Domanda agli Ariani: essi confessano che Gesù Cristo è venuto nella carne; interroga gli Eunomiani: confessano che Cristo è venuto nella carne; interroga i Macedoniani: confessano che Gesù Cristo è venuto nella carne; interroga i Catafrigi: confessano che Gesù Cristo è venuto nella carne; interroga i Novaziani: confessano che Gesù Cristo è venuto nella carne. Tutte queste eresie hanno forse lo spirito di Dio? Non sono falsi profeti? Non vi è in loro nessuna seduzione, nessun inganno? Certo sono anticristo coloro che uscirono dalle nostre file ma non erano dei nostri.

[Ma a parole, non con i fatti.]

13. Che cosa dunque facciamo? Da dove deriviamo i criteri di discernimento? Cercate di capire: andiamo insieme uniti col cuore e chiediamo. Vigila la carità stessa, poiché sarà essa a picchiare, essa ad aprire: ora comprenderete, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. Già avete udito prima che fu detto: Chi nega che Gesù Cristo è venuto nella carne, costui è un anticristo (1 Gv 2, 22). Allora ci siamo chiesti chi nega; poiché noi non lo neghiamo e neppure loro. Trovammo che alcuni lo negano coi fatti; ci servimmo allora della testimonianza dell’Apostolo che dice: Confessano di conoscere Dio, ma coi fatti lo negano (Tt 1, 16). Così anche adesso investighiamo sui fatti e non sulle parole. Chi è lo spirito che non proviene da Dio? Chi nega che Gesù Cristo è venuto nella carne. E chi è lo spirito che proviene da Dio? Quello che confessa che Gesù Cristo è venuto nella carne. Ma chi confessa che Gesù Cristo è venuto nella carne? Orsù, o fratelli, fissiamo la nostra attenzione sulle opere, non sul suono delle parole. Cerchiamo perché Cristo è venuto nella carne e troveremo chi nega che egli è venuto nella carne. Se infatti presti attenzione alle parole, potrai udire molte eresie che asseriscono che Cristo è venuto nella carne; ma la verità le smaschera. Perché Cristo è venuto nella carne? Non era forse Dio? Non è stato scritto di lui: In principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio ed il Verbo era Dio (Gv 1, 1)? Non pasceva gli angeli e non li pasce ancora? Non venne forse quaggiù senza allontanarsi da lassù? Non è asceso là in modo da non lasciarci? Perché dunque venne nella carne? Perché era necessario mostrarci la speranza della resurrezione. Era Dio e venne nella carne; Dio infatti non poteva morire, la carne poteva morire; perciò venne nella carne, a morire per noi. In che modo è morto per noi? Nessuno ha una carità maggiore di chi dà la vita per i suoi amici (Gv 15, 13). La carità dunque lo spinse ad incarnarsi. Dunque chi non ha carità, nega che Cristo è venuto nella carne. Interroga ora tutti gli eretici: Cristo venne nella carne? Sì, venne; lo credo e lo confesso. E invece lo neghi. Ma in che modo lo nego? Ascolta e te lo dico, anzi ti farò convinto che lo neghi. Tu lo affermi con la voce, ma lo neghi col cuore; lo affermi con le parole ma lo neghi coi fatti. Ma in che modo – mi chiedi – io lo nego coi fatti? Perché Cristo venne nella carne a morire per noi. Egli è morto per noi, proprio per insegnare a noi una carità immensa: Nessuno ha maggiore amore di chi dà la vita per i suoi amici. Tu non hai la carità, perché per una questione di onore rompi l’unità. Comprendete dunque da questo principio qual è lo spirito che proviene da Dio. Voi battete con le nocche i vasi di creta, per assicurarvi che non portino delle crepe e non suonino male; controllate se essi suonano bene, vedete se lì è la carità. Ti sottrai all’unità di tutta la terra, dividi la Chiesa cogli scismi, dilani il corpo di Cristo. Egli venne nella carne per radunare insieme: tu sbraiti per disperdere. E’ dunque lo spirito di Dio quello che dice che Gesù è venuto nella carne e che questo afferma non con la lingua ma coi fatti, che lo dice non col suono delle parole ma con l’amore. Non è spirito di Dio quello che nega che Gesù Cristo è venuto nella carne; lo nega appunto non con le parole ma con la vita, non con le parole ma coi fatti. E’ dunque chiaro il criterio di discernimento, o fratelli. Molti sono nella Chiesa soltanto in apparenza; nessuno vi è fuori, se non realmente.

[Rompono l’unità della Chiesa, per la quale Cristo è morto.]

14. Volete una prova che Giovanni fa riferimento ai fatti? Egli dice: Ogni spirito, che dissolve il Cristo negando che è venuto nella carne, non proviene da Dio. Dissolvere è un verbo che ha riferimento coi fatti. Che cosa ti mostra? Colui che nega, perché ha detto: dissolve. Egli è venuto a raccogliere, tu vieni a sciogliere. Vuoi disperdere le membra di Cristo. Puoi dire di non negare che Cristo è venuto nella carne, tu che strappi la Chiesa di Cristo che lui aveva raccolto? Tu dunque vai contro Cristo; sei un anticristo. Sia tu dentro o fuori, sei un anticristo; ma quando sei dentro, stai nascosto; quando sei fuori ti rendi manifesto. Tu distruggi Gesù e neghi che egli è venuto nella carne; tu non provieni da Dio. Perciò egli dice nel Vangelo: Chiunque avrà sciolto uno solo di questi pur piccoli comandamenti e così avrà insegnato, sarà chiamato il più piccolo del Regno dei cieli. Che significa qui sciogliere? Che significa insegnare? Si scioglie coi fatti e si insegna normalmente con le parole: Tu che predichi di non rubare, rubi (Rm 2, 21). Chi ruba, scioglie coi fatti il comandamento e per così dire insegna; egli sarà chiamato il più piccolo del Regno dei cieli, cioè nella Chiesa di questi tempi. Di lui fu detto: Fate le cose che dicono; le cose che fanno non fatele (Mt 23, 3). Chi invece avrà fatto e così avrà insegnato a fare, sarà detto grande nel Regno dei cieli (Mt 5, 19). Qui la parola “fare” il Signore la oppone a “dissolvere”, cioè a “non fare e a insegnare così”. Dissolve dunque chi non fa. Che cosa ci insegna se non di interrogare i fatti e di non credere alle parole? L’oscurità di queste questioni ci ha costretto a prolungare il discorso, soprattutto perché ciò che il Signore si degna di rivelare, giunga anche ai fratelli più lenti a comprendere; poiché tutti sono stati acquistati col sangue di Cristo. Ed io temo che non si possa terminare in questi giorni la spiegazione dell’Epistola stessa, come avevo promesso; ma, come piace al Signore, è meglio metter da parte il rimanente, che aggravare i cuori con troppo cibo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 04/01/2021 da in ITALIANO, Lectio Divina con tag , , , .

  • 661.218 visite
Follow COMBONIANUM – Spiritualità e Missione on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Unisciti ad altri 768 follower

San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica. Immagini, foto e testi sono spesso scaricati da Internet, pertanto chi si ritenesse leso nel diritto d’autore potrà contattare il curatore del blog, che provvederà all’immediata rimozione del materiale oggetto di controversia. Grazie.

Categorie

<span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: