COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Prima Lettera di Giovanni – Agostino (4) Omelie 7-8 Capitolo 4

Sant’Agostino – Lectio divina sulla Prima Lettera di Giovanni
Omelie 7-8 Capitolo 4

OMELIA 7

Voi già siete da Dio…

Sotto la guida di Cristo e disprezzando il mondo, nutriamoci della carità, perché la carità è Dio stesso e chi la possiede può vedere Dio. Sia la carità ad ispirare il nostro agire; amiamo l’uomo, non il suo errore.

[La carità ristora le nostre forze.]

1. Questo mondo è per tutti i fedeli che cercano la patria ciò che fu il deserto per il popolo d’Israele. Essi vagavano per il deserto ma cercavano la patria: tuttavia, sotto la guida del Signore, non potevano fallire la meta. La loro strada era il comando stesso del Signore. Sebbene essi andassero vagando per quarant’anni, quel loro cammino può essere compiuto in pochissime tappe, note a tutti. Si attardarono non perché abbandonati dal Signore, ma perché Dio voleva provarli. Ciò che anche a noi il Signore promette, è una dolcezza ineffabile, un bene, come dice la Scrittura e come spesso vi abbiamo ricordato, che occhio umano non vide, né orecchio udì, né mai s’è presentato allo spirito dell’uomo (Is 64, 4;1 Cor 2, 9). Siamo provati dai lavori della vita temporale e le tentazioni della vita presente ci aprono gli occhi. Ma se non volete morire di sete, in questo deserto della vita presente, bevete l’acqua della carità. Essa è la fonte che il Signore ha voluto apprestarci quaggiù, affinché non venissimo meno lungo la strada: beviamone in abbondanza e quando saremo arrivati in patria, ne berremo ancor più abbondantemente. E’ stato letto da poco il Vangelo; nelle stesse parole con cui si è conclusa la lettura del brano evangelico, di che cosa avete sentito parlare se non di carità? In realtà noi abbiamo stretto un patto con Dio per cui se vogliamo che egli ci condoni i peccati, anche noi dobbiamo perdonare i peccati che sono stati commessi contro di noi (cf. Mt 6, 12). Ma è appunto la carità che fa perdonare i peccati. Togli dal cuore la carità ed esso conserverà l’odio e non saprà perdonare. Là ci sia la carità ed essa sicuramente perdona, perché non si chiude in se stessa. Tutta quanta questa Epistola, che abbiamo voluto commentarvi, non fa altro, come vedete, che raccomandarci quell’unico bene che è la carità. Non bisogna neanche temere che, ripetendo sempre la stessa raccomandazione, la carità venga in odio. Che cosa si dovrà poi amare, se la carità diventa oggetto di odio? Se da questa carità noi siamo indotti ad amare tutte le altre cose, come dovremmo amare la carità stessa? Ciò che non deve mai stare lontano dal cuore, non stia lontano neppure dalla bocca.

[Facciamoci guidare dal Signore.]

2. Voi, o miei figlioli, già siete da Dio e l’avete vinto (1 Gv 4, 4): chi avete vinto se non l’anticristo? Poco prima Giovanni aveva affermato: Chiunque dissolve Gesù Cristo e afferma che egli non è venuto nella carne, non proviene da Dio (1 Gv 4, 3). Vi abbiamo spiegato, se ricordate, come tutti coloro che violano la carità negano che Gesù Cristo sia venuto nella carne. Non c’era bisogno che Gesù arrivasse in terra se non a causa della carità. Egli ci raccomanda quella carità di cui parla lui stesso nel Vangelo: Nessuno può aver maggior amore di chi dà la vita per i suoi amici (Gv 15, 13). Il figliuolo dell’uomo avrebbe mai potuto dare per noi la sua vita, senza rivestirsi della carne, nella quale potesse morire? Chi dunque viola la carità, qualunque cosa dica con la lingua, nega con la sua vita che Cristo è venuto nella carne; ed egli è un anticristo, dovunque si trovi, in qualsiasi luogo sia entrato. Che cosa dice Giovanni a quelli che sono cittadini della patria alla quale sospiriamo? Voi lo avete vinto. Come l’hanno vinto? Perché colui che sta in voi è più grande di colui che è nel mondo (1 Gv 4, 4). Perché costoro non attribuissero alle proprie forze la vittoria e non venissero vinti dall’arroganza che è frutto di superbia (il diavolo vince chi riesce a rendere superbo) ma conservassero, secondo il suo volere, l’umiltà, che cosa dice loro? Lo avete vinto. Chiunque sente dire: avete vinto, alza la testa, si pavoneggia, e vuole essere lodato. Ma non esaltarti, considerando invece chi in te ha vinto. Perché hai vinto? Perché colui che sta in voi è più grande di colui che è nel mondo. Sii umile, porta il Signore Dio tuo, sii la cavalcatura di colui che ti monta. E’ un bene per te che lui ti diriga e lui stesso guidi il cammino. Se non avessi lui seduto in sella, potresti alzare la testa, potresti dar calci: ma guai a te, che resteresti senza un reggitore; perché questa libertà ti conduce alle belve per essere da loro divorato.

[L’amore del mondo si oppone alla carità.]

3. Questi sono del mondo. Chi? Gli anticristi. Avete già udito chi siano. E li riconoscete, se voi non lo siete: chi infatti lo è, non li riconosce. Essi sono nel mondo: perciò parlano delle cose del mondo ed il mondo li ascolta (1 Gv 4, 5). Chi sono quelli che parlano delle cose del mondo? Volgete pure l’attenzione a coloro che parlano contro la carità. Avete sentito le parole del Signore: Se perdonerete agli uomini i loro peccati, anche il vostro Padre dei cieli perdonerà i vostri peccati; ma se non perdonerete, neanche il Padre perdonerà a voi (Mt 6, 14-15). E’ la verità che lo afferma; che se, al contrario, non è la verità, puoi pure contraddire. Se sei cristiano e credi a Cristo, sai che lui disse: Io sono la verità (Gv 14, 6). Si tratta, dunque, di una affermazione vera e sicura. Senti invece gli uomini che parlano il linguaggio del mondo. Ti dicono: perché non ti vendichi e lasci che l’altro si glori di averti fatto questo? Orsù! fagli capire che ha a che fare con un uomo. Parole del genere si sentono dire tutti i giorni. Quelli che le dicono parlano il linguaggio del mondo; ed il mondo li ascolta. Soltanto quelli che amano il mondo pronunciano parole del genere e soltanto quelli che amano il mondo le ascoltano. Chi ama il mondo e trascura la carità nega, come avete sentito, che Gesù sia venuto nella carne. Che forse il Signore ha agito così nella carne? Quando era schiaffeggiato, volle forse vendicarsi? Quando pendeva dalla croce, non disse forse: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno (Lc 23, 34)? Se lui, che ne aveva il potere, non minacciava, perché mai tu minacci, perché avvampi d’ira tu che sei sottoposto all’autorità altrui? Egli è morto perché così volle, e non minacciava; tu non sai quando morirai e minacci?

[Dio è carità.]

4. Noi veniamo da Dio. Qual’è la ragione? Vedete se c’è altra ragione che non sia la carità. Noi veniamo da Dio. Chi conosce Dio, ci ascolta: chi non è da Dio, non ci ascolta. Questo è il segno che ci fa riconoscere lo spirito di verità e lo spirito dell’errore (1 Gv 4, 6). Chi ci ascolta ha lo spirito di verità; chi non ci ascolta ha lo spirito di errore. Vediamo di che cosa ci ammonisce e ascoltiamo piuttosto lui che ammonisce in spirito di verità; non gli anticristi, non gli amatori del mondo, non il mondo. Se siamo nati da Dio, Dilettissimi… Attenzione al seguito. Ci aveva prima detto: Noi siamo da Dio. Chi conosce Dio, ci ascolta; chi non viene da Dio, non ci ascolta. Questo è il segno col quale riconosciamo lo spirito di verità e quello dell’errore. E così ci aveva reso attenti al fatto che chi conosce Dio lo ascolta, chi non lo conosce non l’ascolta; e questo è il criterio di distinzione tra spirito di verità e d’errore. Vediamo dunque cos’è questa sua ammonizione, che dobbiamo sentire da lui. Dilettissimi, amiamoci a vicenda. Perché? Perché forse ci ammonisce un uomo? Perché l’amore viene da Dio. Ha posto un valido fondamento al dovere della carità dicendo che essa viene da Dio: ma ci dirà ancora di più, se ascoltiamo attentamente. Ha appena detto: L’amore viene da Dio; e chiunque ama, è nato da Dio e ha conosciuto Dio. Chi non ama, non conosce Dio. Perché? Perché Dio è amore (1 Gv 4, 7-8). Che cosa poteva dire di più, o fratelli? Se non ci fosse in tutta questa Epistola e in tutte le pagine della Scrittura nessuna lode della carità all’infuori di questa sola parola che abbiamo inteso dalla bocca dello Spirito, che cioè Dio è carità, non dovremmo chiedere di più.

[L’offesa alla carità è un’offesa a Dio stesso.]

5. Vedete dunque che agire contro l’amore, significa agire contro Dio. Nessuno dica: io pecco contro un uomo, quando non amo il fratello (sentite!); e peccare contro un uomo è cosa da poco; purché non pecchi contro Dio! Ma come non pecchi contro Dio, quando pecchi contro l’amore? Dio è amore. Lo diciamo forse noi? Se fossimo noi a dire: Dio è amore, forse qualcuno di voi si scandalizzerebbe e direbbe: che cosa ha detto? Che cosa ha voluto dire, affermando che Dio è amore? Dio ci ha dato il suo amore, ci ha donato il suo amore. L’amore proviene da Dio: Dio è amore. Eccovi, o fratelli, nelle vostre mani le Scritture di Dio: questa Epistola è una di quelle canoniche; si legge in tutte le chiese, è ammessa sull’autorità del mondo intero, essa stessa ha edificato il mondo. Senti ciò che ti vien detto da parte dello Spirito di Dio: Dio è amore. Se osi, ormai, agisci pure contro Dio e non amare il fratello.

[La carità è da Dio, perché lo Spirito è Dio da Dio.]

6. Come conciliare le due espressioni appena ricordate: L’amore proviene da Dio, l’amore è Dio? Dio è Padre e Figlio e Spirito Santo: il Figlio è Dio da Dio e lo Spirito Santo è Dio da Dio; questi tre sono un solo Dio, non tre dèi. Se il Figlio è Dio, se lo Spirito Santo è Dio e se ad amare è solo colui nel quale abita lo Spirito Santo, allora veramente l’amore è Dio; Dio, però, perché procede da Dio. L’Epistola ha le due espressioni: L’amore proviene da Dio l’amore è Dio. La Scrittura solo del Padre non afferma che viene da Dio. Quando ti incontri nelle parole da Dio, o si intende parlare del Figlio o dello Spirito Santo. Dice l’apostolo Paolo: L’amore di Dio è diffuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rm 5, 5); e da qui comprendiamo che è lo Spirito Santo l’amore. E’ esso, infatti, quello Spirito Santo, che i cattivi non possono ricevere; è esso la fonte di cui la Scrittura dice: Abbi una sorgente d’acqua in tua esclusiva proprietà e nessun estraneo la usi con te (Prv 5, 16-17). Tutti quelli che non amano Dio sono estranei, anticristi. E anche se entrano nelle basiliche, non possono annoverarsi tra i figli di Dio; non appartiene loro questa fonte di vita. Anche il malvagio può avere il battesimo; può avere anche il dono della profezia. Sappiamo che il re Saul aveva il dono della profezia; egli perseguitava il santo David e tuttavia fu ripieno dello spirito di profezia e incominciò a profetare (cf. 1 Sam 19). Anche il malvagio può ricevere il sacramento del corpo e del sangue del Signore: di costoro infatti è detto: Chi mangia e beve indegnamente, mangia e beve la propria condanna (1 Cor 11, 29). Anche il malvagio può portare il nome di Cristo, dirsi cioè cristiano ed essere malvagio; di costoro è detto: Disonoravano il nome del loro Dio (Ez 36, 20). Anche il malvagio dunque può avere tutti questi sacramenti; ma il malvagio non può possedere la carità restando malvagio. E’ questo il dono proprio dei buoni; questa la sorgente ad essi esclusiva. Lo Spirito di Dio vi esorta a bere di questa fonte; lo Spirito di Dio vi esorta a bere di se stesso.

[E’ l’intenzione a dar valore all’opera.]

7. In questo si è manifestata la carità di Dio per noi. Abbiamo in queste parole l’esortazione ad amare Dio. Potremmo forse amarlo, se lui per primo non ci avesse amato? Se siamo stati pigri nell’amarlo, non siamolo nel corrispondere al suo amore. Per primo egli ci ha amati; e neppure ora siamo disposti ad amarlo. Egli ci ha amati quando eravamo peccatori, ma ha distrutto la nostra iniquità; ci ha amati quando eravamo ammalati, ma è venuto a noi per guarirci. Dio dunque è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi, che egli ha mandato in questo mondo il suo Figlio Unigenito, affinché potessimo vivere per mezzo suo (1 Gv 4, 9). Il Signore stesso ha detto: Nessuno può avere maggior amore di chi dà la sua vita per i suoi amici, e l’amore di Cristo verso di noi si dimostra nel fatto che egli è morto per noi. Quale è invece la prova dell’amore del Padre verso di noi? Che egli ha mandato il suo unico Figlio a morire per noi. Così afferma l’apostolo Paolo: Egli che non risparmiò il suo proprio Figlio, ma lo diede per noi tutti, come non ci ha dato insieme con lui tutti i doni? (Rm 8, 32). Ecco, il Padre consegnò Cristo e anche Giuda lo consegnò; forse che il fatto non appare simile? Giuda è traditore; dunque anche il Padre è traditore? Non sia mai, tu dici. Non lo dico io ma l’Apostolo: Lui che non risparmiò il proprio Figlio, ma lo diede per tutti noi. Il Padre lo diede e Cristo stesso si diede. L’Apostolo infatti dice: Colui che mi amò e diede se stesso per me (Gal 2, 20). Se il Padre diede il Figlio ed il Figlio se stesso, Giuda che cosa fece? Una consegna è stata fatta dal Padre, una dal Figlio, una da Giuda: si tratta di una identica cosa: ma come si distinguono il Padre che dà il Figlio, e il Figlio che dà se stesso e Giuda il discepolo che dà il suo maestro? Il Padre ed il Figlio fecero ciò nella carità; compì la stessa azione anche Giuda, ma nel tradimento. Vedete che non bisogna considerare che cosa fa l’uomo ma con quale animo e con quale volontà lo faccia. Troviamo Dio Padre nella stessa azione in cui troviamo anche Giuda: benediciamo il Padre, detestiamo Giuda. Perché benediciamo il Padre e detestiamo Giuda? Benediciamo la carità, detestiamo l’iniquità. Quanto vantaggio infatti venne al genere umano dal fatto che Cristo fu tradito? Forse che Giuda ebbe in mente questo vantaggio nel tradire? Dio ebbe in mente la nostra salvezza per la quale siamo stati redenti; Giuda ebbe in mente il prezzo che prese per vendere il Signore. Il Figlio ebbe in mente il prezzo che diede per noi, Giuda pensò al prezzo che ricevette per venderlo. Una diversa intenzione dunque, rese i fatti diversi. Se misuriamo questo identico fatto dalle diverse intenzioni, una di esse deve essere amata, l’altra condannata; una deve essere glorificata, l’altra detestata. Tanto vale la carità! Vedete che essa sola soppesa e distingue i fatti degli uomini.

[Sia l’amore a ispirare le nostre azioni.]

8. Dicemmo questo in riferimento a fatti simili. In riferimento a fatti diversi troviamo un uomo che infierisce per motivo di carità ed uno gentile per motivo di iniquità. Un padre percuote il figlio e un mercante di schiavi invece tratta con riguardo. Se ti metti davanti queste due cose, le percosse e le carezze, chi non preferisce le carezze e fugge le percosse? Se poni mente alle persone, la carità colpisce, l’iniquità blandisce. Considerate bene quanto qui insegniamo, che cioè i fatti degli uomini non si differenziano se non partendo dalla radice della carità. Molte cose infatti possono avvenire che hanno una apparenza buona ma non procedono dalla radice della carità: anche le spine hanno i fiori; alcune cose sembrano aspre e dure; ma si fanno, per instaurare una disciplina, sotto il comando della carità. Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene.

[Dio ci ha amati per primo.]

9. In questo sta l’amore. In ciò si è manifestato l’amore di Dio in noi: che Dio mandò il Figlio suo Unigenito in questo mondo, affinché noi viviamo per mezzo suo. In questo è l’amore, non nel fatto che noi abbiamo amato, ma nel fatto che lui stesso ci ha amati. Noi non abbiamo amato lui per primi: infatti egli per questo ci ha amati, perché lo amassimo. E Dio mandò il Figlio suo quale propiziatore per i nostri peccati: propiziatore, sacrificatore. Egli immolò la vittima per i nostri peccati. Dove trovò la vittima? Dove trovò quella vittima pura che voleva offrire? Non la trovò e offrì se stesso. Carissimi, se Dio così ci amò, dobbiamo anche noi amarci vicendevolmente (1 Gv 4, 9-11). Pietro – disse – mi ami? Ed egli rispose: Ti amo. Pasci le mie pecore (Gv 21, 15-17).

[La carità ci fa vedere Dio.]

10. Nessuno mai vide Dio (1 Gv 4, 12). Dio è invisibile; non bisogna cercarlo con gli occhi ma col cuore. Se volessimo vedere il sole, toglieremmo gli impedimenti agli occhi del corpo, per poter vedere la luce; così se vogliamo vedere Dio, purghiamo quell’occhio con cui Dio può essere visto. Dove si trova questo occhio? Ascolta il Vangelo: Beati i mondi di cuore, perché essi vedranno Dio (Mt 5, 8). Nessuno si faccia un’idea di Dio seguendo il giudizio degli occhi. Costui si farebbe l’idea di una forma immensa oppure prolungherebbe negli spazi una grandezza immensurabile, come questa luce che colpisce i nostri occhi e che egli stende all’infinito quanto può; oppure si farebbe di Dio l’idea di un vecchio dall’aspetto venerando. Non devi avere pensieri di questo genere. Se vuoi vedere Dio, hai a disposizione l’idea giusta: Dio è amore. Quale volto ha l’amore? quale forma, quale statura, quali piedi, quali mani? nessuno lo può dire. Esso tuttavia ha i piedi, che conducono alla Chiesa; ha le mani, che donano ai poveri; ha gli occhi, coi quali si viene a conoscere colui che è nel bisogno; dice il salmo: Beato colui che pensa al povero ed all’indigente (Sal 40, 2). La carità ha orecchi e ne parla il Signore: Colui che ha orecchi da intendere, intenda (Lc 8, 8). Queste varie membra non si trovano separate in luoghi diversi, ma chi ha la carità vede con la mente il tutto e allo stesso tempo. Tu dunque abita nella carità ed essa abiterà in te; resta in essa ed essa resterà in te. E’ mai possibile, o fratelli, che uno ami ciò che non vede? Perché allora, quando si fa la lode della carità, vi sollevate in piedi, acclamate, date lodi? Che cosa vi ho mostrato? Vi ho forse mostrato alcuni colori? Vi ho messo innanzi oro e argento? Vi ho sottoposto delle gemme tolte da un tesoro? Che cosa di grande ho mostrato ai vostri occhi? Forse che il mio volto nel parlarvi si è mutato? Io sono qui in carne ed ossa, sono qui nella stessa forma in cui ho fatto il mio ingresso; anche voi siete qui nella stessa forma in cui siete venuti. Ma si fa la lode della carità e uscite in acclamazioni. Certamente i vostri occhi non vedono nulla. Ma come essa vi piace quando la lodate, così vi piaccia di conservarla nel cuore. Capite, o fratelli, ciò che voglio dire: io vi esorto, per quanto il Signore lo concede, a procurarvi un grande tesoro. Se si mostrasse a voi un vaso d’oro cesellato, indorato, fatto con arte, ed esso attraesse i vostri occhi e attirasse a sé la brama del vostro cuore, e la mano dell’artista vi piacesse così come il peso della materia e lo splendore del metallo, forse che ciascuno di voi non direbbe: “oh, se avessi quel vaso”? Ma lo avreste detto inutilmente, poiché non era in vostro potere averlo. Oppure, se uno volesse averlo, penserebbe di rubarlo dalla casa di un altro. A voi vien fatto l’elogio della carità; se essa vi piace, abbiatela, possedetela; non è necessario che facciate un furto a qualcuno, non è necessario che pensiate di comprarla. Essa è gratuita. Tenetela, abbracciatela: niente è più dolce di essa. Se di tal pregio essa è quando viene presentata a voce, quale sarà il suo pregio quando è posseduta?

[Ama l’uomo, non il suo errore. Cristo rivendica i suoi titoli.]

11. Se volete conservare la carità, fratelli, innanzitutto non pensate che essa sia avvilente e noiosa; non pensate che essa si conservi in forza di una certa mansuetudine, anzi di remissività e di negligenza. Non così essa si conserva. Non credere allora di amare il tuo servo, per il fatto che non lo percuoti; oppure che ami tuo figlio, per il fatto che non lo castighi; o che ami il tuo vicino allorquando non lo rimproveri; questa non è carità, ma trascuratezza. Sia fervida la carità nel correggere, nell’emendare; se i costumi sono buoni, questo ti rallegri; se sono cattivi, siano emendati, siano corretti. Non voler amare l’errore nell’uomo, ma l’uomo; Dio infatti fece l’uomo, l’uomo invece fece l’errore. Ama ciò che fece Dio, non amare ciò che fece l’uomo stesso. Amare quello significa distruggere questo: quando ami l’uno, correggi l’altro. Anche se qualche volta ti mostri crudele, ciò avvenga per il desiderio di correggere. Ecco perché la carità è simboleggiata dalla colomba che venne sopra il Signore (cf. Mt 3, 16). Quella figura cioè di colomba, con cui venne lo Spirito Santo per infondere la carità in noi. Perché questo? Una colomba non ha fiele: tuttavia in difesa del nido combatte col becco e con le penne, colpisce senza amarezza. Anche un padre fa questo; quando castiga il figlio, lo castiga per correggerlo. Come ho detto, il mercante, per vendere, blandisce ma è duro nel cuore: il padre per correggere castiga ma è senza fiele. Tali siate anche voi verso tutti. Ecco, o fratelli, un grande esempio, una grande regola: ciascuno ha figli o vuole averli; oppure, se ha deciso di non avere assolutamente figli dalla carne, desidera per lo meno averne spiritualmente: chi è che non corregge il proprio figlio? Chi è quel padre che non dà castighi (cf. Eb. 12, 7)? E tuttavia sembra che egli infierisca. L’amore infierisce, la carità infierisce: ma infierisce, in certo qual modo, senza veleno, al modo delle colombe e non dei corvi. Questo mi ha ricordato, fratelli miei, di dirvi che quei violatori della carità hanno operato scisma: come odiano la carità, così odiano la colomba. Ma la colomba li accusa: essa proviene dal cielo, i cieli si aprono, resta sopra la testa del Signore. E perché? Per udire: Questi è colui che battezza (Gv 1, 33). Allontanatevi, o predoni; allontanatevi, o invasori della proprietà di Cristo. Nelle vostre proprietà, dove volete fare da padroni, avete osato affiggere i titoli del Signore. Egli conosce i suoi titoli; rivendica la sua proprietà; non distrugge i titoli, ma entra e prende possesso. Così non viene distrutto il battesimo di chi viene alla Chiesa Cattolica, affinché non venga distrutto il titolo del suo Re. Ma che cosa avviene nella Chiesa Cattolica? Il titolo viene riconosciuto; il possessore entra sotto i suoi propri titoli, là dove il predone entrava con titoli non suoi.

OMELIA 8

Nessuno ha veduto Dio…

Sii umile, cerca la gloria di Dio, permani nella carità. Desidera che il nemico diventi fratello, il povero autosufficiente, l’indotto dotto. Sottomettiti a Colui che ti è superiore e che è venuto come medico a cercarti e guarirti, spinto solo dall’amore.

[Una lode che può sempre durare.]

1. Amore, parola dolce, ma realtà ancora più dolce. Non possiamo parlare sempre di essa. Noi infatti siamo occupati in molte cose e svariate attività c’impegnano ovunque, cosicché la nostra lingua non sempre ha tempo di parlare dell’amore: anche se non c’è cosa migliore che parlare di tale argomento. Ma quella carità della quale non sempre è possibile parlare, sempre è possibile custodire. Così l’Alleluia che ora cantiamo, viene forse da noi sempre cantato? Appena la durata di un’ora, anzi a mala pena per una breve frazione noi cantiamo Alleluia; poi ci occupiamo di altro. Alleluia, come già sapete, significa: Lodate Dio. Chi loda Dio con la lingua, non sempre può farlo; chi invece lo loda con la vita, può sempre farlo. Sempre bisogna attuare opere di misericordia, sentimenti di carità, pietà religiosa, castità incorrotta, sobrietà modesta; sia che siamo in pubblico, o in casa, in mezzo agli uomini, nella nostra stanza, quando parliamo e quando taciamo, quando siamo impegnati in qualche lavoro o siamo liberi da impegni; sempre bisogna osservare quei doveri; perché queste virtù che ho nominato sono dentro di noi. E potrei mai nominarle tutte? Esse sono come un esercito di un generale che ha il suo comando dentro la tua mente. Come il generale, per mezzo del suo esercito, attua ciò che più gli piace, così il Signore nostro Gesù Cristo, incominciando ad abitare nell’intimo dell’uomo, cioè nella nostra mente per mezzo della fede (cf. Ef 3, 17), usa di queste virtù come dei suoi ministri. E per mezzo di queste virtù, che non possono essere viste con gli occhi, e che tuttavia, se nominate, vengono lodate (non verrebbero lodate se non fossero amate, non sarebbero amate se non si vedessero; se non si possono amare senza che si vedano, sono però viste da un altro occhio, cioè, dallo sguardo interiore del cuore), per mezzo di queste virtù invisibili vengono mosse le membra in modo visibile: i piedi per camminare; ma dove? dove li possa muovere la buona volontà, che milita sotto un buon generale. Le mani per operare; ma che cosa? ciò che la carità avrà comandato, interiormente suscitata dallo Spirito Santo. Le membra dunque si vedono quando si muovono, ma colui che comanda al di dentro non si vede. E chi sia dentro a comandare, lo sa propriamente solo colui che comanda e colui che dentro riceve il comando.

[Sia lodato in te Colui che per tuo mezzo opera.]

2. Infatti, o fratelli, avete da poco udito leggere il Vangelo; l’avete però veramente udito solo se avete prestato non solo l’orecchio del corpo ma anche quello del cuore. Che cosa disse? Guardatevi dal fare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere veduti da loro (Mt 6, 1). Forse Cristo volle questo: che qualunque bene noi facciamo, ci nascondiamo agli occhi degli uomini e temiamo di essere visti? Se temi quelli che ti guardano, non avrai nessun imitatore: devi dunque essere visto. Ma non devi agire per questo scopo, cioè per essere visto. Non qui deve essere il fine della tua gioia, non qui il termine della tua letizia, così che tu ritenga di aver conseguito tutto il frutto della tua buona opera, una volta che sei stato visto e lodato. Tutto ciò è niente. Disprezza te stesso, quando vieni lodato: sia in te lodato colui che opera per mezzo tuo. Non voler dunque operare per la tua lode il bene che fai, ma per la lode di colui da cui hai di che fare il bene. Da te hai solo la forza di agire male, da Dio quella di agire bene. Al contrario gli uomini perversi vedete come pensano diversamente. Vogliono attribuire a sé quel bene che fanno; se fanno male vogliono accusare Dio. Capovolgi questa specie di stortura e perversione che mette, in certo qualmodo, tutto sottosopra: sotto ciò che è sopra e viceversa. Vuoi abbassare Dio e innalzare te? Allora precipiti, non ti elevi: egli infatti sta sempre in alto. Che dunque? A te forse il bene, a Dio il male? Di’ questo, piuttosto, con maggiore verità: A me il male, a lui il bene; e quel bene che ho io, deriva da lui; infatti qualunque cosa io faccia da me, è male. Questa confessione rafforza il cuore e pone il fondamento dell’amore. Se infatti noi dobbiamo nascondere le nostre opere buone, affinché non vengano viste dagli uomini, che ne è della sentenza contenuta nel sermone che il Signore pronunciò sul monte? Un po’ prima aveva detto: Risplendano le vostre opere davanti agli uomini. Né si fermò qui, ma aggiunse: E glorifichino il Padre vostro che è nei cieli (Mt 5, 16). E l’Apostolo che cosa dice? Io ero un volto sconosciuto alle Chiese della Giudea, che sono in Cristo; tuttavia esse erano intente ad ascoltarmi, perché chi una volta ci perseguitava, ora evangelizza quella fede che un tempo perseguitava; ed essi davano gloria a Dio a causa mia (Gal 1, 22-24). Vedete in che modo anche lui, facendosi conoscere, non si propone la sua lode ma quella di Dio. E per quanto lo riguarda, lui stesso si confessa devastatore della Chiesa, persecutore insaziabile e malvagio; non siamo noi ad incriminarlo. Paolo preferisce che i suoi peccati siano da noi detti, affinché colui che sanò tale malattia venga glorificato. La mano del medico infatti incise la vasta ferita e la risanò. Quella voce proveniente dal cielo abbatté il persecutore e fece sorgere il predicatore; uccise Saulo, diede vita a Paolo (cf. At 9). Saulo era persecutore di un uomo santo (1 Sam 19); questo il suo nome quando perseguitava i Cristiani; poi da Saulo divenne Paolo (cf. At 13, 9). Che significa Paolo? “Piccolo”. Dunque quando era Saulo, era superbo ed altero; quando fu Paolo, divenne umile e piccolo. Perciò noi diciamo: ti vedrò un po’ dopo (paulo post), cioè tra poco (modicum). Senti allora come si dichiara piccolo: Ioinfatti sono il più piccolo degli Apostoli (1 Cor 15, 9); ed ancora: A me, il più piccolo di tutti i santi (Ef 3, 8), come afferma in altro luogo. Egli era, tra gli Apostoli, come la frangia di un vestito; ma la Chiesa delle genti, come l’emorroissa, la toccò e guarì (cf. Mt 9, 20-22).

[La carità mai venga meno nel cuore.]

3. Dunque, o fratelli, questo io ho voluto dirvi, questo vi dico, questo, se potessi, non vorrei mai cessare di dire: fate l’una o l’altra opera secondo le circostanze, le ore, i tempi. Forse che si può sempre parlare? sempre tacere? sempre mangiare? sempre digiunare? sempre dare pane al povero? Sempre vestire gli ignudi? sempre visitare gli ammalati? Sempre pacificare i litiganti? Sempre seppellire i morti? Ora si fa una cosa, ed ora un’altra. Questi atti vengono iniziati e poi sospesi: ma il principe che li comanda non ha inizio né deve cessare di esistere. La carità non venga interrotta nell’animo: le opere della carità vengano invece attuate secondo l’opportunità. Rimanga, come è stato scritto, la carità fraterna (cf. Eb 13, 1).

[Amore dei nemici e dei fratelli.]

4. C’è un interrogativo che forse ha turbato qualcuno di voi, in questo tempo che abbiamo dedicato alla trattazione dell’Epistola di San Giovanni; e l’interrogativo è perché mai egli non fa altro che raccomandare la carità fraterna. Dice infatti: Chi ama il fratello (1 Gv 2, 10); e poi: A noi è stato dato un comandamento, che ci amiamo a vicenda (1 Gv 3, 23). Molto spesso egli ha nominato la carità fraterna: mentre non così spesso ha nominato l’amore di Dio, e cioè la carità con cui dobbiamo amare Dio; in realtà non l’ha del tutto tenuta sotto silenzio. Non parlò affatto invece dell’amore verso il nemico in quasi tutta l’Epistola. Mentre con tanta forza ci predica e ci raccomanda la carità, non ci dice di amare i nemici. Ci dice invece di amare i fratelli. Poco fa, nella lettura del Vangelo, abbiamo sentito: Se amate quelli che vi amano, quale ricompensa avete? Non fanno questo anche i pubblicani?(Mt 5, 46). Perché dunque Giovanni ci raccomanda tanto, per acquistare la perfezione, l’amore fraterno, mentre il Signore dice che non ci basta amare i fratelli, ma dobbiamo spingere il nostro amore fino ad amare i nemici? Chi si spinge fino ad amare i nemici, non dimentica per questo di amare i fratelli. Deve anzi fare come fa il fuoco che prima si attacca alle cose vicine e poi si propaga a quelle più lontane. Il fratello ti è più vicino di qualsiasi altro uomo. A sua volta ti è più vicino colui che non conosci e tuttavia non ti è nemico, che non il nemico il quale si oppone a te. Spingi il tuo amore verso i più vicini, ma non chiamare ciò un allargamento del tuo amore. Se ami quelli che ti sono vicini, ami in pratica te stesso. Spingiti ad amare quelli che non conosci, che non ti fecero nulla di male. Ma va’ anche oltre; spingiti ad amare i nemici. Questo con certezza ti comanda il Signore. Perché allora Giovanni ha taciuto sull’amore al nemico?

[E’ più puro l’amore per chi non è bisognoso.]

5. Ogni dilezione, anche quella carnale, che abitualmente si chiama amore e non dilezione (dilezione si dice di solito dei sentimenti spirituali e ad essi piuttosto si estende il suo significato), tuttavia ogni dilezione, o fratelli carissimi, suppone una certa benevolenza verso quelli che amiamo. Infatti non dobbiamo provare verso gli uomini una dilezione, che del resto è impossibile, o amore [lo stesso Signore ha usato questo termine quando chiese: Pietro, mi ami tu? (Gv 21, 17)] come lo provano i golosi allorché dicono: amo i tordi; li amano infatti per ucciderli e divorarli. Egli dice di amarli e li ama perché non siano più, li ama per perderli. Tutto ciò che amiamo per cibarcene lo amiamo al fine di consumarlo e di venir ristorati. Gli uomini devono forse essere amati in questo modo, come per essere divorati? Esiste invece una amicizia di benevolenza per la quale a volte noi offriamo dei doni a quelli che amiamo. E se non ci fosse nulla da donare? A chi ama basta la sola benevolenza. Non dobbiamo certo desiderare che ci siano dei miseri, per poter così esercitare le opere di misericordia. Tu dai pani a chi ha fame; ma sarebbe meglio che nessuno avesse fame, anche se in tal modo non si ha nessuno a cui dare. Tu offri vestiti all’ignudo: ma quanto sarebbe meglio se tutti avessero i vestiti e non ci fosse questa indigenza. Tu dai sepoltura a chi è morto: ma quanto sarebbe meglio che giungesse quella vita in cui nessuno morirà. Tu metti d’accordo i litiganti: voglia il cielo che si stabilisca quella eterna pace di Gerusalemme, dove nessuno potrà litigare! Sono doveri legati a particolari necessità. Elimina i miseri; cesseranno le opere di misericordia. Ma se cesseranno le opere di misericordia, si estinguerà forse l’ardore della carità? Più genuino è l’amore che porti verso un uomo di nulla bisognoso, al quale non devi dare nulla: questo amore sarà più puro e molto più sincero. Se infatti dai in prestito ad un miserabile, può capitare che tu desideri esaltarti di fronte a lui e avere lui soggetto, perché egli è stato causa di quell’atto benefico. Egli si trovò nel bisogno e tu lo hai aiutato; sembri essergli superiore, perché tu hai dato a lui. Desidera che ti sia eguale, affinché ambedue siate soggetti ad un solo Signore al quale nulla si può dare.

[Obbedisci a chi è sopra di te.]

6. L’anima orgogliosa proprio in ciò ha sorpassato la misura ed è diventata in certo qual modo avara; perché radice di tutti i mali è l’avarizia (1 Tm 6, 10). Fu anche detto che la superbia è inizio di ogni peccato (Sir 10, 15). Ci domandiamo a volte come possono accordarsi queste due proposizioni: la radice di tutti i mali è l’avarizia, e quest’altra: Il principio di ogni peccato è la superbia. Se la superbia è inizio di ogni peccato, è per ciò stesso la radice di tutti i mali. Ma è anche certo che pure l’avarizia è radice di tutti i mali: concludiamo perciò che nella stessa superbia c’è l’avarizia, in quanto l’uomo oltrepassa la misura. Che significa essere avari? Cercare al di là del sufficiente. Adamo cadde per la superbia: è detto infatti che all’inizio di ogni peccato è la superbia. Cadde forse per avarizia? Chi più avaro di colui al quale Dio non basta? Abbiamo letto, o fratelli, che l’uomo è stato fatto ad immagine e similitudine di Dio: che cosa Dio disse dell’uomo? Abbia potere sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e su tutti gli animali che strisciano per terra (Gn 1, 26). Ha forse detto il Signore: l’uomo abbia potere sugli uomini? Disse soltanto: abbia potere, un potere conforme alla natura; ma potere su chi? Sui pesci del mare, sui volatili del cielo, su tutti gli animali che strisciano per terra. Perché su questi esseri è naturale che l’uomo abbia potere? Perché l’uomo deriva questo suo potere dal fatto che fu creato ad immagine di Dio. Dove fu fatto ad immagine di Dio? Nell’intelligenza, nella mente, nell’uomo interiore; nel fatto che l’uomo capisce la verità, discerne la giustizia e l’ingiustizia, sa da chi è stato fatto, può conoscere il suo creatore e lodarlo. Ha questa intelligenza chi possiede la saggezza. Poiché molti per colpa delle cattive passioni corrompono in se stessi l’immagine di Dio e spengono in certo qual modo la fiamma dell’intelligenza con la perversità della loro condotta, la Scrittura dice loro: Non diventate come un cavallo ed un mulo che non hanno intelligenza (Sal 31, 9). Questo significa: io ti ho messo al di sopra del cavallo e del mulo; ti ho fatto a mia immagine, ti ho dato potere sopra questi esseri. Perché? Perché le bestie non hanno un’anima razionale; tu invece coll’anima razionale comprendi la verità, capisci ciò che sta sopra di te; assoggettati a colui che sta sopra di te e ti staranno soggetti quegli esseri sopra i quali sei stato preposto. Avendo l’uomo con il peccato abbandonato colui sotto il quale doveva stare, viene assoggettato a quegli esseri sopra i quali egli doveva comandare.

[Liberazione spirituale.]

7. Vedete di capire ciò che voglio dire: ecco Dio, ecco l’uomo, ecco un animale: Dio, ad esempio, sta sopra di te e l’animale sta sotto di te. Riconosci colui che sta sopra di te, affinché ti riconoscano le cose che ti stanno sotto. Per questa ragione Daniele, avendo riconosciuto Dio sopra di sé, vide i leoni a lui soggetti (cf. Dn 6, 22). Se invece tu non riconosci colui che sta sopra di te, disprezzi un superiore ma ti assoggetti ad un inferiore. Che cosa contribuì a domare la superbia degli Egiziani? Le rane e le mosche (cf. Es 8). Dio poteva mandare loro anche i leoni, ma il leone è per spaventare personaggi importanti. Quanto più gli Egiziani erano superbi, tanto più la loro vanagloria fu infranta da esseri disprezzabili ed abbietti. I leoni riconobbero invece Daniele perché egli era suddito di Dio. Che cosa dunque? I martiri che combatterono contro le bestie e sono stati lacerati dai morsi delle belve, non erano sottomessi a Dio? Oppure bisognerà dire che i tre fanciulli della fornace erano servi di Dio, mentre non lo erano i fratelli Maccabei? Il fuoco mostrò che quei tre fanciulli erano servi di Dio, perché non li bruciò né consumò i loro vestiti (cf. Dn 3, 50); e non manifestò quali servi di Dio i Maccabei? Certo che li manifestò. Sì, manifestò anch’essi, o fratelli (cf. 2 Mach 7). Ma c’era bisogno di uno strumento di pena per rivelarli, secondo il permesso del Signore, come dice la Scrittura: Dio colpisce ogni uomo che accoglie nel numero dei suoi figli (Eb 12, 6). Voi, o fratelli, ritenete che la lancia avrebbe mai trapassato il petto del Signore, se lui stesso non avesse permesso ciò? Credete che egli sarebbe rimasto sospeso alla croce, senza la sua volontà? La creatura, di cui egli era il creatore, non lo riconobbe? Oppure ha voluto presentare ai suoi fedeli un esempio di pazienza? Dio ha liberato alcuni in modo visibile, altri li ha liberati ma non in modo visibile: tutti invece ha liberato nell’anima, nessuno ha abbandonato a se stesso nel campo dello spirito. Parve che egli avesse abbandonato a se stessi alcuni, dal punto di vista dell’aiuto esterno, mentre altri sono stati visibilmente sottratti alla rovina. Egli ha appunto salvato costoro perché non si credesse che non lo poteva fare. Ti ha dato una prova che può aiutare, cosicché, quando non interviene, tu capisca che questo è per un suo disegno a te nascosto e non già per qualche sua difficoltà. Ma che significa questo, o fratelli? Quando avremo sciolto tutti i nodi della nostra condizione di mortali, quando saranno ormai sorpassati i tempi della tentazione, quando il fiume di questa storia terrena avrà compiuto il suo corso e riprenderemo quella veste primitiva che è l’immortalità da noi perduta col peccato, quando questo nostro essere corruttibile, e cioè la nostra carne, avrà assunto qualità incorruttibili e questa nostra carne mortale avrà ottenuto l’immortalità (1 Cor 15, 53-54), allora ogni creatura riconoscerà in noi i perfetti figli di Dio, là dove non sarà più necessario essere tentati e flagellati; tutto sarà a noi sottomesso, se qui noi siamo sudditi di Dio.

[Non esser un maestro invidioso.]

8. Il cristiano deve essere tale da non gloriarsi sopra gli altri uomini. Dio ti ha dato di essere al di sopra delle bestie, di essere cioè migliore delle bestie. Questo lo hai dalla tua natura; sarai sempre meglio di una bestia; ma se vuoi essere migliore di un altro uomo, gli porterai invidia, se lo vedi tuo uguale. Devi invece volere che tutti gli uomini ti siano uguali. Se superi un altro in prudenza, devi desiderare che anche lui sia prudente. Fin quando egli resta meno avveduto, deve imparare da te; fin quando resta privo di cultura, egli ha bisogno di te; e tu sembri il maestro, lui lo scolaro; tu dunque superiore perché maestro, lui inferiore perché discepolo. Se non desideri che lui ti sia uguale, vorrai che egli resti sempre tuo discepolo. Ma se vuoi averlo sempre tuo discepolo, sei un maestro invidioso. E se sei tale, come puoi dirti maestro? Ti supplico, non insegnargli la tua invidia. Senti l’Apostolo che dice nella sua grande carità: Vorrei che tutti gli uomini fossero come me (1 Cor 7, 7). Come mai voleva che tutti gli fossero uguali? Egli era superiore a tutti proprio perché nella sua carità desiderava che tutti fossero uguali. L’uomo dunque ha oltrepassato la misura; volle essere troppo avaro, ponendosi sopra gli altri uomini, mentre aveva ricevuto soltanto una superiorità sopra gli animali: e ciò è superbia.

[Motivo ispiratore delle azioni buone.]

9. Vedete le opere grandi che la superbia compie: fate bene attenzione come esse siano tanto simili e quasi pari a quelle della carità. La carità offre cibo all’affamato, ma lo fa anche la superbia: la carità fa questo, perché venga lodato il Signore; la superbia lo fa per dare lode a se stessa. La carità veste un ignudo e lo fa anche la superbia; la carità digiuna, ma digiuna anche la superbia; la carità seppellisce i morti, ma li seppellisce anche la superbia. Tutte le opere buone che la carità vuole fare e fa, ne mette in moto, all’opposto, altrettante la superbia e le mena attorno come suoi cavalli. Ma la carità è nel cuore e toglie il posto alla malmossa superbia: non mal movente bensì malmossa. Guai all’uomo che tiene la superbia a proprio auriga, perché necessariamente finirà nel precipizio. Ma come sapere se sia la superbia a muovere le azioni buone? Chi la vede? Quale il segno di riconoscimento? Vediamo le opere: la misericordia offre cibo, lo fa anche la superbia; la misericordia accoglie un ospite, lo fa anche la superbia; la misericordia intercede per un povero, lo fa anche la superbia. Che significa ciò? Che non riusciremo a capire, se esaminiamo le opere. Io oso dare una qualche risposta, non proprio io, ma lo stesso Paolo: la carità muore; cioè l’uomo, che ha la carità, confessa il nome di Cristo e va al martirio; anche la superbia confessa Cristo e va al martirio. Il primo uomo ha la carità, il secondo non ha la carità. Colui che non ha la carità senta che cosa dice l’Apostolo: Se distribuirò tutti i miei beni ai poveri, e se darò il mio corpo per farlo bruciare, ma non ho la carità, nulla mi vale (1 Cor 13, 3). La divina Scrittura, dunque, da questa ostentazione esteriore c’invita a tornare in noi stessi; a tornare nel nostro intimo da questa superficialità che fa sfoggio di sé innanzi agli uomini. Torna all’intimo della tua coscienza, interrogala. Non guardare ciò che fiorisce di fuori, ma quale sia la radice che sta nascosta in terra. Ha preso radici in te la cupidità del denaro? Può darsi che ci sia un’apparenza di opere buone, ma opere veramente buone non potranno esserci. Ha preso radici dentro di te la carità? Sta’ sicuro, nessun male ne può derivare. Il superbo accarezza, l’amore castiga. L’uno riveste, l’altro colpisce. Il superbo dona dei vestiti per piacere agli uomini: chi possiede l’amore invece colpisce per correggere con la disciplina. Si riceve di più dal castigo che proviene dall’amore, che dall’elemosina che proviene dalla superbia. Ritornate in voi stessi, o fratelli. In tutte le cose che voi fate, guardate a Dio come vostro testimone. Vedete con quale animo agite, dal momento che egli vi vede. Se il vostro cuore non vi accusa che agite a motivo di superbia, orbene, state sicuri. Non temete, quando agite bene, che altri vi vedano. Temi invece di agire allo scopo di essere lodato. Gli altri ti vedano ma ne lodino il Signore. Se ti nascondi agli occhi dell’uomo, ti nascondi in realtà all’imitazione dell’uomo e sottrai la lode dovuta a Dio. Due sono le persone a cui fai elemosina, poiché due sono le persone che hanno fame: l’uno di pane, l’altro di giustizia. Poiché è stato detto: Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati (Mt 5, 6)tu sei stato posto come buon operaio tra questi due affamati; se la carità è il motivo del tuo atto, essa deve aver pietà di ambedue e portare aiuto ad ambedue. Il primo chiede qualcosa da mangiare, il secondo chiede qualcosa da imitare. Dai da mangiare al primo, dai te stesso come esempio all’altro. Hai dato l’elemosina ad ambedue; hai reso il primo più sollevato, per aver eliminato la sua fame; hai reso il secondo tuo imitatore, proponendogli l’esempio da imitare.

[L’amore rende fratello il nemico.]

10. Siate dunque misericordiosi, abbiate sentimenti di pietà perché amando i nemici, amate i fratelli. Non pensate che Giovanni nulla abbia detto sull’amore dei nemici, dal momento che non ha taciuto sulla carità fraterna. Voi amate i fratelli: in che modo – domanderai – io amo i fratelli? Ti chiedo perché ami un nemico: perché lo ami? Perché abbia la salute in questa vita? Che vale, se non gli serve? Perché sia ricco? Che vale, se da queste stesse ricchezze sarà accecato? Perché si sposi? Che vale, se poi soffrirà una vita di pena? Perché abbia figli? Che vale, se saranno cattivi? Tutti questi beni che, per il fatto che lo ami, ti pare di dover desiderare per il nemico sono beni incerti. Desidera invece che egli ottenga insieme con te la vita eterna; desidera che egli sia tuo fratello. Se dunque questo desideri amando il nemico, che cioè sia tuo fratello, quando lo ami, ami tuo fratello. Non ami in lui ciò che è, ma quel che desideri che divenga. Se non sbaglio, ho già ripetuto alla vostra Carità questo esempio: c’è qui davanti agli occhi legna di quercia; un buon falegname vede questo legno non ancora livellato, appena tagliato dal bosco, e se ne interessa; non so che cosa voglia farne. Certo non s’è preso interesse a quel legno perché esso rimanga sempre lo stesso. E’ la sua arte che gli mostra ciò che il legno sarà, non l’interesse per il quale vede ciò che è ora; e lo ha amato per quel che ne avrebbe fatto, non per quello che è. Così Dio ci ha amato, pur essendo noi peccatori. Diciamo che Dio ha amato i peccatori. Disse infatti: Non i sani hanno bisogno del medico ma gli ammalati (Mt 9, 12). Dio ha forse amato noi peccatori perché restassimo tali? Egli ha guardato a noi come quel falegname al legno tagliato nel bosco, e pensò a ciò che avrebbe fatto e non già al legno informe che era. Così tu vedi il nemico che ti avversa, ti aggredisce e ti morde colle sue parole, ti esaspera coi suoi insulti, non ti dà pace col suo odio. Ma in lui tu vedi un uomo. Tu vedi tutte queste cose, che ti contrastano, fatte da un uomo; ma vedi in lui ciò che è stato fatto da Dio. Il fatto che egli è creatura umana, proviene da Dio. Il fatto che ti odia e ti invidia proviene da lui. Che cosa dici nel tuo animo? “Signore, sii a lui propizio, perdona i suoi peccati, incutigli terrore, cambialo”. Non ami in lui ciò che è, ma ciò che vuoi che divenga. Perciò quando ami il nemico, ami il fratello. Di conseguenza il perfetto amore è l’amore del nemico: e questo perfetto amore è incluso nell’amore fraterno. Nessuno dica che l’apostolo Giovanni ci ha ammonito un po’ meno su questo punto, mentre Cristo nostro Signore ci ha ammonito di più: Giovanni ci ha ammonito di amare i fratelli, Cristo ci ha ammonito di amare anche i nemici (cf. Mt 5, 44). Fa’ attenzione al perché Cristo ci ha ammonito di amare i nemici. Forse perché restino sempre nemici? Se egli ti ha dato questo comando perché i tuoi nemici rimanessero nemici, tu li odi, non li ami. Guarda come egli ha amato i suoi nemici e come non volle che restassero suoi persecutori; disse: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno (Lc 23, 34). Quelli a cui volle perdonare, volle che mutassero animo: quelli che volle mutare, si è degnato di cambiarli da nemici in fratelli, e così veramente fece. Egli fu ucciso, fu sepolto, risorse, ascese al cielo, mandò sui discepoli lo Spirito Santo; essi incominciarono a predicare fiduciosi il suo nome, fecero dei miracoli in nome di lui crocifisso e ucciso; quegli uccisori del Signore videro tutto ed essi che infierendo contro di lui avevano versato il suo sangue, convertendosi alla fede lo bevvero.

[Desidera che scompaia il male dal tuo nemico.]

11. Vi ho detto queste cose, o fratelli, tirando le cose un poco per il lungo: tuttavia poiché era necessario con insistenza raccomandare alla vostra Carità la stessa carità, così abbiamo fatto. Se in realtà la carità non è in voi, nulla noi abbiamo detto. Se essa è in voi, abbiamo per così dire aggiunto olio alla fiamma e forse, con queste parole, l’abbiamo accesa anche in chi non l’aveva. In uno s’accrebbe ciò che vi era; in un altro iniziò ad esserci ciò che non c’era. Abbiamo detto queste cose affinché non siate pigri nell’amare i nemici. C’è qualcuno che ti perseguita? Egli ti perseguita e tu prega, egli odia e tu abbi pietà. E’ la febbre della sua anima che ti odia: ma diventerà sano e ti ringrazierà. I medici come amano i malati? Amano forse le persone perché ammalate? Se le amano così, vogliono che sempre restino ammalate. Essi amano i malati affinché da malati diventino sani, non perché restino ammalati. Quanti fastidi devono sopportare dalle persone frenetiche! Quanti insulti! Spesse volte vengono anche percossi. Il medico colpisce la febbre, ma perdona alle persone. E che dirò, o fratelli? Il medico ama il suo nemico? Odia anzi il suo nemico ch’è la malattia: odia la malattia ed ama la persona che lo percuote; egli odia la febbre. Da che infatti è colpito? Dalla malattia, dall’infermità, dalla febbre. Toglie di mezzo ciò che porta danno alla persona, perché rimanga ciò per cui la persona possa congratularsi con lui. Fa’ così anche tu: se il nemico ti odia e ti odia ingiustamente, sappi che regna in lui la bramosia del mondo e per questo ti odia. Se anche tu lo odii, rendi male per male. Che cosa produce rendere male per male? Io compiangevo un solo malato, colpito dalla malattia dell’odio; ora ne devo compiangere due, se anche tu rispondi con l’odio. Ma quell’uomo invade il tuo patrimonio; ti sottrae non so quale tuo bene, che hai quaggiù. Per questo lo odii, appunto perché ti angustia in terra. Non soffrirne angustia, portati su in alto, nel cielo: il tuo cuore sarà dove c’è ampiezza di spazi, tanto che non soffrirai più angustie nella speranza della vita eterna. Esamina ciò che il nemico ti ha tolto; egli non potrebbe toglierti neppure questi beni, se non lo permettesse colui che colpisce chiunque accoglie nel numero dei suoi figli (Eb 12, 6). Proprio quel nemico è in certo modo il ferro che Dio adopera per sanarti. Se Dio vede utile che il nemico ti spogli, lo lascia fare; se conosce essere utile che il nemico ti colpisca, gli permette di colpirti; per mezzo di lui Dio ti cura; tu desidera che anche lui sia risanato.

[L’amore fa abitare Dio in noi.]

12. Nessuno vide Dio. Ecco, dilettissimi: Se ci amiamo vicendevolmente, Dio resterà in noi, e il suo amore in noi sarà perfetto. Incomincia ad amare e giungerai alla perfezione. Hai cominciato ad amare? Dio ha iniziato ad abitare in te; ama colui che iniziò ad abitare in te affinché, abitando in te sempre più perfettamente, ti renda perfetto. In questo conosciamo che rimaniamo in lui e lui in noi: egli ci ha dato il suo Spirito (1 Gv 4, 12-13). Bene, sia ringraziato il Signore. Ora sappiamo che egli abita in noi. E questo fatto, cioè che egli abita in noi, da dove lo conosciamo? Da ciò che Giovanni afferma, cioè che egli ci ha dato il suo Spirito. Ed ancora, da dove conosciamo che egli ci ha dato il suo Spirito? Sì, che egli ci ha dato il suo Spirito, come lo sappiamo? Interroga il tuo cuore: se esso è pieno di carità, hai lo Spirito di Dio. Da dove sappiamo che proprio a questo segno noi conosciamo che abita in noi lo Spirito di Dio? Interroga Paolo apostolo: La carità di Dio è diffusa nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che è dato a noi (Rm 5, 5).

[Cristo nostro medico.]

13. E noi abbiamo visto e siamo testimoni che il Padre ha mandato il Figlio suo, quale Salvatore del mondo. Voi che siete ammalati, state certi: è venuto un tal medico e voi ancora disperate? I malanni erano grandi, le ferite insanabili, la malattia disperata. Esamini la gravità del tuo male e non esamini l’onnipotenza del medico? Tu sei disperato, ma egli è onnipotente; ne fanno testimonianza coloro che per primi sono stati guariti e ci hanno fatto conoscere in lui il medico; essi tuttavia furono salvati più nella speranza che nella realtà. Così infatti dice l’Apostolo: Nella speranza siamo salvati (Rm 8, 24). Abbiamo incominciato ad essere risanati nella fede; la nostra salvezza perciò sarà condotta al suo termine quando questo nostro corpo corruttibile rivestirà qualità incorruttibili, e questo nostro corpo mortale rivestirà l’immortalità (cf. 1 Cor 15, 53 51). Questa è speranza, non ancora realtà. Ma chi gode nella speranza, avrà un giorno anche la realtà; chi invece non ha speranza, non può arrivare alla realtà.

[Dio ci ha cercati per puro amore.]

14. Chiunque confesserà che Gesù è Figlio di Dio, Dio rimarrà in lui e lui stesso in Dio. Possiamo ormai commentare con poche parole. Chiunque confesserà, non con le parole ma coi fatti, non con la lingua ma con la vita. Molti infatti professano il dogma con le parole e lo negano coi fatti. Noi abbiamo conosciuto e creduto quale amore Dio ha verso di noi. Ancora ti chiedo: da dove hai questa conoscenza? Dio è amore. Già ha fatto questa affermazione e qui la ripete. Non poteva Giovanni raccomandarti la carità in modo più incisivo che chiamandola Dio. Forse avresti disprezzato il dono di Dio; ma disprezzerai anche Dio? Dio è amore. E chi resta nell’amore, resta in Dio e Dio rimane in lui (1 Gv 4, 15-16). Abitano l’uno nell’altro, chi contiene e chi è contenuto. Tu abiti in Dio ma per essere contenuto da lui; Dio abita in te, ma per contenerti e non farti cadere. Non devi ritenere che tu possa diventare casa di Dio, così come la tua casa contiene il tuo corpo. Se la casa in cui abiti crolla, tu cadi; se invece tu crolli, Dio non cade. Egli resta intatto, se tu lo abbandoni. Intatto egli resta, quando ritorni a lui. Se tu diventi sano, non gli offri nulla; sei tu che ti purifichi, ti ricrei e ti correggi. Egli è una medicina per il malato, una regola per il cattivo, una luce per il cieco, per l’abbandonato una casa. Tutto dunque ti viene offerto. Cerca di capire che non sei tu a dare a Dio, allorché vieni a lui; neppure la proprietà di te stesso. Dio dunque non avrà dei servi, se tu non vorrai e se nessuno vorrà? Dio non ha bisogno di servi, ma i servi hanno bisogno di Dio; perciò un salmo dice: Dissi al Signore: tu sei il mio Dio. E’ lui il vero Signore. Che cosa disse allora il salmista? Tu non hai bisogno dei miei beni (Sal 15, 2). Tu, uomo, hai bisogno dei buoni uffici del tuo servo. Il servo ha bisogno dei tuoi beni, perché tu gli offra da mangiare; anche tu hai bisogno dei suoi buoni uffici perché ti aiuti. Tu non puoi attingere acqua, non puoi cucinare, non puoi guidare il cavallo, né curare la tua cavalcatura. Ecco dunque che tu hai bisogno dei buoni uffici del tuo servo, hai bisogno dei suoi ossequi. Non sei dunque un vero signore, perché abbisogni di chi ti è inferiore. Lui è il vero Signore che non cerca nulla da noi; e guai a noi se non cerchiamo lui. Niente egli chiede a noi; ma egli ci ha cercato, mentre noi non cercavamo lui. Si era dispersa una sola pecora; egli la trovò e pieno di gaudio la riportò sulle sue spalle (cf. Lc 15, 4-5). Era forse necessaria al pastore quella pecora o non era invece più necessario il pastore alla pecora? Quanto più godo di parlare della carità, tanto meno vorrei terminare la spiegazione di questa Epistola. Nessuna è più calda nella raccomandazione della carità. Niente di più dolce vi può essere predicato, niente di più salubre può essere assorbito dalla vostra mente; purché però confermiate in voi il dono di Dio, vivendo bene. Non siate ingrati a questa sua grazia per cui non volle che il suo Unigenito restasse solo; perché egli avesse dei fratelli, adottò dei figli che potessero con lui possedere la vita eterna.

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Questa voce è stata pubblicata il 09/01/2021 da in Lectio Divina con tag , , , .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

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