COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Memorie di un missionario

Flavio Lazzarin
25 novembre 2020
http://www.settimananews.it 

Ho un paio di ricordi che riaffiorano dalla mia storia di straniero in Brasile. Sono fatti spiacevoli di circa trent’anni fa che allora potevo attribuire alla mia inesperienza nel difficile e mai concluso processo di acculturazione, ma che, piú recentemente, hanno rivelato altre caratteristiche e suggerito una diversa interpretazione.

In un dibattito su come interpretare con verità un caso di violenza agraria, la mia lettura fu rifiutata non con argomenti, ma con la constatazione che, per essere italiano, non capivo bene le cose e non avevo il diritto di interferire. Gli interlocutori erano in parte condizionati dal fatto di essere nativi, “figli della terra”: si dice così da queste parti, in parte allineati con le direttive del partito.

Qualcosa di simile accadde in una parrocchia dove accompagnavo una lotta vittoriosa dei contadini contro il latifondo. Conquistata la terra, bisognava censire chi aveva il diritto di abitarla e coltivarla. Il fatto è che molti, che non erano contadini, volevano approfittare della opportunità. Contestai questa pretesa assurda e inaccettabile in assemblee e riunioni, ricevendo ovviamente avvisi e intimidazioni da parte di chi si sentiva attaccato.

La cosa più grave fu però la presa di posizione di un sindacalista che mi disse: “Si vede, padre, che lei non è di qui, ed è per questo che non può capire”. Insomma: inaccettabili artifici retorici per svalorizzare gli argomenti e screditando la persona.

Dal passato riemergono queste due forme de argumentum ad hominem, che hanno, però, la capacità di illuminare fenomeni statisticamente rilevanti della attualità. Infatti, quotidianamente, assistiamo alla diffusione planetaria delle cosiddette tribalizzazioni, in cui le identità collettive diventano mondi autoreferenziali, separati e aggressivi.

Oggi, per esempio, può accadere con una certa frequenza di essere ridotti al silenzio da tribù che sono presenti negli arcipelaghi del genere, dall’etnia, della religione e della politica, che, infelicemente riprendono specularmente – a volte con l’alibi del politicamente corretto – la metodologia degli esclusivismi elitisti, razzisti e assassini dell’elite bianca e colonizzatrice, comunicandoti esplicitamente o per sottintesi che la tua parola è straniera, irrilevante e inopportuna in questi mondi definiti da identità tribali.

Tutto questo non appartiene al capitolo dell’etica delle relazioni interpersonali. Non sto recriminando e lamentando inconvenienti o mancanze non eleganti di tatto.  La vera posta in gioco, infatti è la possibilità di riscattare o meno processi universali, quale antidoto alla frammentazione dalla modernità.

Possiamo così coltivare una sana nostalgia di Paolo di Tarso, che inaugurò un processo universale di uguaglianza e fraternità, in alternativa al totalitarismo imperiale e alla dittatura del diritto romano. Europa e America Latina sono testimoni dell’apparente fallimento storico dell’universalismo cristiano, ma, nonostante le innumerevoli inimicizie e guerre tra cristiani e la storica identificazione del cristianesimo con l’occidente, questa fede continua ad alimentare la camminata del Regno: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28).

In Gesù di Nazareth, crocifisso e risorto, non hanno infatti alcun senso gli autoriferimenti tribali e la moltiplicazione delle inimicizie a partire dalla diversità. E Pentecoste, con la comunione di popoli e lingue diverse, che si capiscono e si accolgono, è l’unica alternativa alla torre di Babele del pensiero unico e dell’unica cultura.

Posso fuggire dalla mia autoreferenzialità cattolica e, macroecumenicamente, citare la prospettiva universalista di Davi Kopenava Yanomami, che nella sua vita e nel suo libro La caduta del cielo non si preoccupa solamente del suo popolo e della sua terra, ma di tutti gli esseri umani e della Terra.

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Questa voce è stata pubblicata il 11/01/2021 da in ITALIANO, Missione con tag .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

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