COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Anthony De Mello – Messaggio per un’aquila…

MESSAGGIO PER UN’AQUILA CHE SI CREDE UN POLLO
SCOPRI TE STESSO E RIPRENDITI LA VITA

ANTHONY DE MELLO

La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo occupati a fare altri progetti
(Anthony De Mello)

Un uomo trovò un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una chioccia. L’uovo si schiuse e l’aquilotto crebbe insieme ai pulcini. Per tutta la vita l’aquila fece quel che facevano i polli del cortile… Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante…

Ecco la summa della proposta di Anthony De Mello, un best seller mondiale. Un volume ricolmo di umorismo, che attraverso il sorriso ci conduce nell’intimità di noi stessi, nel santuario segreto della coscienza. Un volume di facile lettura perché composto di piccoli capitoli, ideale anche nei ritagli di tempo. Ecco una sfida, ecco la proposta: vuoi lasciare il solito tran tran e acquisire la consapevolezza? vuoi prendere in mano ogni aspetto della tua vita? Anthony De Mello, gesuita, è conosciuto in tutto il mondo per i suoi libri ovunque tradotti, caratterizzati da un umorismo coinvolgente e da un’intensa gioia di vivere.

Messaggio per un’Aquila…
Prefazione

In occasione di un incontro tra amici, fu chiesto a Tony de Mello di dire qualche parola riguardo alla natura del suo lavoro. Egli si alzò e raccontò una storia che ha poi ripetuto in più di una conferenza, e che si ritrova anche nel suo libro (Il canto degli uccelli). Con mia grande sorpresa, questa storia si riferiva a me.

Un uomo trovò un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una chioccia. L’uovo si schiuse contemporaneamente a quelle della covata, e l’aquilotto crebbe insieme ai pulcini. Per tutta la vita l’aquila fece quel che facevano i polli del cortile, pensando di essere uno di loro. Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro. Trascorsero gli anni, e l’aquila divenne molto vecchia. Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d’aria, muovendo appena le robuste ali dorate. La vecchia aquila alzò lo sguardo, stupita. «Chi è quello?» chiese. «É l’aquila, il re degli uccelli», rispose il suo vicino. «Appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo polli.» E così l’aquila visse e morì come un pollo, perché pensava di essere tale.

Altro che sorpreso! All’inizio mi sentii immensamente umiliato. Mi stava forse paragonando pubblicamente a un pollo da cortile? Sì e no. Aveva avuto intenzione di umiliarmi? Impossibile: non era lo stile di Tony. Ecco cosa voleva dire, a me e gli altri: ai suoi occhi io ero un’”aquila reale”, inconsapevole delle vette a cui avrei potuto innalzarmi.

Questa storiella mi fece capire la statura di quell’uomo, e la genuinità del suo amore e del suo rispetto per le persone, sentimenti che riusciva a mantenere pur dicendo loro la verità. Il suo lavoro non consisteva che in questo: far aprire gli occhi alle persone, affinché capissero la realtà della propria grandezza.

Questo era Tony de Mello al suo apice: un uomo che proclamava il messaggio della “consapevolezza”, che vedeva la luce che noi rappresentiamo per noi stessi e gli altri, che ci faceva capire che siamo migliori di quanto pensiamo. Questo libro coglie al volo l’essenza di Tony, proprio in quanto, attraverso dialoghi e interazioni dal vivo, tocca tutti i temi che animano il cuore di chi ascolta…

(J. FRANCIS STROUD, S.J. De Mello Spirituality Center, Fordham University – Bronx, New York)

Traduzione di Laura Cangemi

La lezione spirituale della consapevolezza

Il RISVEGLIO.
Spiritualità significa risveglio. La maggior parte delle persone, pur non sapendolo, sono addormentate.

Sono nate dormendo, vivono dormendo, si sposano dormendo, allevano i figli dormendo, muoiono dormendo senza mai svegliarsi. Non arrivano mai a comprendere la bellezza e lo splendore di quella cosa che chiamiamo esistenza umana.

Sapete, tutti i mistici – cattolici, cristiani, non cristiani, quale che sia la loro teologia, la loro religione – concordano su una cosa: che tutto va bene, tutto va bene. Sebbene regni il caos, tutto va bene. Certo, è uno strano paradosso. Purtroppo, però, la maggior parte della gente non arriva mai a capire che tutto va bene, perché è immersa nel sonno. Ha un incubo.

L’anno scorso, alla televisione spagnola, ho sentito una storiella su un tizio che bussa alla porta di suo figlio. «Jaime», dice, «svegliati!» Jaime risponde: «Non voglio alzarmi, papà». Il padre urla: «Alzati, devi andare a scuola». Jaime dice: «Non voglio andare a scuola». «E perché no?» chiede il padre. «Ci sono tre ragioni», risponde Jaime. «Prima di tutto, è una noia; secondo, i ragazzi mi prendono in giro; terzo, io odio la scuola». E il padre dice: «Bene, adesso ti dirò io tre ragioni per cui (devi) andare a scuola: primo, perché è tuo dovere; secondo, perché hai quarantacinque anni, e terzo, perché sei il preside».

Svegliatevi, svegliatevi! Siete adulti. Siete troppo grandi per dormire. Svegliatevi! Smettete di trastullarvi coi vostri giocattoli. La maggior parte della gente afferma di voler uscire dall’asilo infantile, ma non bisogna crederle. Non credeteci! La gente vuole soltanto aggiustare i propri giocattoli rotti. «Ridatemi mia moglie. Ridatemi il mio lavoro. Ridatemi i miei soldi. Ridatemi la mia reputazione, il mio successo». É questo che vogliono le persone: avere dei nuovi giocattoli.

Tutto qui. Persino i migliori psicologi potranno dirvi che le persone non vogliono realmente essere curate. Quel che cercano è il sollievo; una cura sarebbe troppo dolorosa.

Svegliarsi è spiacevole, sapete. Uno se ne sta lì nel letto, bello comodo. É irritante essere svegliato. Per questo il saggio guru non tenta di svegliare la gente. Spero di saper essere saggio, in quest’occasione, e di non fare alcun tentativo per svegliarvi, se state dormendo. In effetti non sono affari miei, anche se di tanto in tanto vi dico: «Svegliatevi!». Io non devo far altro che andare avanti per la mia strada, ballare la mia danza. Se ne saprete approfittare, bene; altrimenti, pazienza! Come dicono gli arabi, «la natura della pioggia è sempre la stessa, ma fa crescere le spine nelle paludi e i fiori nei giardini».

Saprò esservi d’aiuto in questo ritiro? Pensate che aiuterò qualcuno? No! Oh, no, no, no, no, no! Non aspettatevi che sia d’aiuto a qualcuno. E nemmeno mi aspetto di danneggiare le persone. Se ne uscirete danneggiati, sarà responsabilità vostra; se ne uscirete aiutati, sarà responsabilità vostra. Davvero! Credete forse che la gente vi aiuti? Non è così. Credete che la gente vi sostenga? Non è così.

Nel corso di una terapia di gruppo che stavo guidando una donna responsabile di un istituto, mi disse: «Non mi sento sostenuta dalla mia direttrice». Io le chiesi: «Cosa intendi dire?». E lei rispose: «Ecco, la mia direttrice, non si fa mai viva all’istituto di cui sono responsabile. Non viene mai. Non mi dice mai parole di apprezzamento». Io le dissi: «Va bene, facciamo un esercizietto. Facciamo finta che io conosca la tua direttrice. Anzi, facciamo finta che io sappia esattamente quel che pensa di te. Dunque, io ti dico (facendo finta di essere la superiora): ‘Sai, Mary, la ragione per cui non vengo mai da te è il fatto che il tuo è l’unico istituto di tutta la provincia che funzioni a dovere. Non ci sono problemi. So che ne sei responsabile tu, e dunque va tutto bene’. Allora, adesso come ti senti?» Lei rispose: «Mi sento benissimo». E io: «Bene: adesso ti spiacerebbe uscire dalla stanza per un paio di minuti? Fa per te dell’esercizio». La donna uscì. Mentre era fuori, dissi agli altri componenti del gruppo: «Io sono ancora la direttrice, O.K.? Mary è la peggiore direttrice di istituto con cui mi sia mai trovata ad avere a che fare nella storia della provincia di cui sono responsabile. In effetti, il vero motivo per cui non vado al suo istituto è che non sopporto di vedere quel che combina. É davvero terribile. Ma se le dico la verità, l’unico effetto sarà che quelle povere alunne soffriranno ancor di più. Nel giro di un anno o due, la sostituiremo: stiamo preparando una persona a questo fine. Nel frattempo, ho pensato di dirle alcune cose carine per tenerla buona. Cosa ne pensate?». Tutti risposero: «Be’, era l’unica cosa che potevi fare, in una situazione del genere». Poi feci rientrare Mary e le chiesi se si sentiva ancora benissimo. «Certo», rispose lei. Povera Mary! Pensava di essere apprezzata quando non lo era per nulla. Il fatto è che nella maggior parte dei casi siamo noi stessi a costruire nella nostra mente quel che sentiamo e pensiamo, compresa la convinzione di essere aiutati da altre persone. Pensate forse di aiutare le persone perché ne siete innamorate? Ebbene, devo darvi una notizia. Non si è mai innamorati di qualcuno. Si è soltanto innamorati preconcetta e dettata dalla speranza.

Fermatevi a pensarci un minuto: non siete mai innamorati di qualcuno, siete innamorati della vostra idea preconcetta riguardo a quella persona. Non è così che ci si disamora? É la vostra idea che è cambiata, giusto? «Come hai potuto deludermi, dopo che io avevo riposto tanta fiducia in te?» dite a qualcuno. Davvero avevate riposto tanta fiducia in quella persona? No, non l’avete mai fatto. Piantatela! Questaconvinzione deriva semplicemente dal lavaggio del cervello che la società esercita su di voi. Non si ripone mai fiducia della gente. L’unica cosa di cui ci si fida è il proprio giudizio riguardo a quella data persona. E dunque, di cosa vi lamentate? Il fatto è che a nessuno piace ammettere che il proprio giudizio era sbagliato. L’ammetterlo non è certo particolarmente lusinghiero, e allora si preferisce dire: «Come hai potuto deludermi?».

E dunque rieccoci al punto: le persone non vogliono crescere davvero, non vogliono cambiare, non vogliono essere felici. Come mi ha saggiamente detto qualcuno una volta: «Non tentare di renderli felici: ti metterai nei pasticci. Non tentare di insegnare a cantare a un maiale: il risultato è che tu perdi tempo e il maiale si irrita». C’è una storiella che racconta di un uomo d’affari che entra in un bar, si siede e vede che il suo vicino di tavolo ha una banana nell’orecchio – una banana nell’orecchio! E l’uomo pensa: «Chissà, forse dovrei farglielo notare. Anzi, no: non sono affari miei». Ma quel pensiero continua a tormentarlo. E così, dopo aver bevuto un paio di bicchieri, dice al suo vicino: «Mi scusi… ehm…guardi che una banana nell’orecchio». E il vicino: «Come?». L’uomo d’affari ripete: «Ha una banana nell’orecchio». Di nuovo il vicino dice: «Come ha detto, scusi?». «Ha una banana nell’orecchio!» grida l’uomo d’affari. «Parli più forte» risponde il vicino. «Ho una banana nell’orecchio!».

Dunque, è inutile. «Rinuncia, rinuncia, rinuncia» mi dico. Di’ quel che devi dire e vattene. Se ne approfitteranno, bene, altrimenti pazienza!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 28/01/2021 da in ITALIANO, Un grano di sale con tag .

  • 699.486 visite
Follow COMBONIANUM – Spiritualità e Missione on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Unisciti ad altri 775 follower

San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica. Immagini, foto e testi sono spesso scaricati da Internet, pertanto chi si ritenesse leso nel diritto d’autore potrà contattare il curatore del blog, che provvederà all’immediata rimozione del materiale oggetto di controversia. Grazie.

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: