COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Il Papa in Iraq – Seconda giornata

Sabato, 6 marzo 2021

BAGHDAD – NAJAF – UR – BAGDHAD

7:45 Partenza in aereo per Najaf
8:30 Arrivo all’Aeroporto di Najaf

9:00 Visita di cortesia al Grand Ayatollah Alì Al-Sistani a Najaf

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A Najaf l’incontro a porte chiuse di Francesco con il Grande Ayatollah Alì Al-Sistani, leader spirituale sciita

Fuori dalle vecchie mura di Najaf campeggiano lungo la strada i poster di papa Francesco e il Grande Ayatollah Alì Al-Sistani. Il Papa è arrivato al mattino presto di sabato alla città sacra dello sciismo mondiale a sud di Baghdad sorvolando l’altopiano del Wadi al-Salam che accoglie l’immensa schiera delle tombe dei profeti e dei fedeli. Francesco ha incontrato Al-Sistani nella sua casa nel vicolo accanto al Santuario dell’Imam Alì, che con i suoi minareti alti quaranta metri e la sua cupola dai mattoni d’oro è considerato il terzo luogo santo dell’Islam dopo la Sacra della Mecca e la moschea del Profeta di Medina. Il Papa è sceso dalla macchina e ha percorso a piedi lo stretto vicolo. Al-Sistani lo ha accolto in piedi, segno di reverenza.

L’incontro privato con il leader spirituale alla guida della Hawza di Najaf, iniziato alle nove è durato cinquantacinque minuti. Un gesto che proprio per essere compiuto dal Papa in questo luogo sacro agli sciiti è un gesto storico che ridisegna i rapporti anche all’interno dell’islam. «Andando nella città santa dello sciismo mondiale – come ha spiegato il cardinale Rafael Louis Sako – la città dove è sepolto l’Imam Alì, al quale gli sciiti sono fedeli da secoli, il Papa incontra una comunità. Non dico che incontra una comunità nel senso istituzionale della parola, ma incontra una comunità come fatto di fede. Najaf per gli sciiti ha il significato di quello che è Gerusalemme per la cristianità».

Nel corso dell’incontro il Papa «ha sottolineato l’importanza della collaborazione e dell’amicizia fra le comunità religiose perché, coltivando il rispetto reciproco e il dialogo, si possa contribuire al bene dell’Iraq, della regione e dell’intera umanità». Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha reso noto in un comunicato che «l’incontro è stato l’occasione per il Papa di ringraziare il Grande Ayatollah Al-Sistani perché, assieme alla comunità sciita, di fronte alla violenza e alle grandi difficoltà degli anni scorsi, ha levato la sua voce in difesa dei più deboli e perseguitati, affermando la sacralità della vita umana e l’importanza dell’unità del popolo iracheno».

E che nel congedarsi dal Grande Ayatollah, il Santo Padre ha ribadito la sua preghiera a Dio, Creatore di tutti, per un futuro di pace e di fraternità per l’amata terra irachena, per il Medio Oriente e per il mondo intero». L’incontro di Papa Francesco con la figura chiave dell’islam sciita è incontro paragonabile per intensità e potenziali conseguenze, a quelli che finora hanno visto riunire Papa Francesco con alti esponenti dell’islam sunnita, in primis con l’egiziano Ahmad al Tayyeb, Grande Imam di Al Azhar. Per i responsabili delle comunità cristiane irachene questo «è uno dei momenti più alti» del viaggio apostolico in Iraq. Il leader sciita, affermano, «non è un politico, ma un uomo di fede che lavora per la fratellanza». Il vis-a-vis tra il Vescovo di Roma e il Grande Ayatollah di Najaf segna così anche il culmine del lungo scambio di segnali di prossimità e simpatia intercorso tra i cristiani e al Sistani negli ultimi decenni.

Nel suo lungo cammino, il novantenne Ayatollah nato in Iran ha esercitato una guida spirituale riconosciuta per lungimiranza e saggezza, anche da chi non appartiene all’islam sciita. E iniziative e parole cordiali nei confronti dei cristiani hanno scandito la sua intensa partecipazione ai dissesti degli ultimi decenni di storia irachena. Nel 2014 invitava gli iracheni ad unirsi per lottare contro il sedicente Stato Islamico. Nel gennaio del 2019, ricevendo a Najaf i responsabili della Commissione d’indagine ONU sui crimini dei jihadisti del Daesh, l’Ayatollah Ali al Sistani aveva raccomandato di indagare in particolare sui crimini efferati perpetrati dai miliziani jihadisti a danno di alcune componenti specifiche della società irachena, come i yazidi a Sinjar, i cristiani a Mosul e i turcomanni a Tal Afar.

Dopo l’intervento militare a guida statunitense che nel 2003 aveva abbattuto il regime baathista, una fatwa proclamata dall’Ayatollah Al-Sistani aveva richiamato tutti i musulmani sciiti a tutelare e non maltrattare i membri delle comunità di fede minoritarie, compresi i cristiani, che non andavano identificati come «quinte colonne» delle forze militari straniere. Nel 2005 cristiani iracheni espatriati negli Stati Uniti avevano lanciato la candidatura di Al-Sistani a Premio Nobel per la Pace, motivando la scelta con il fatto che al Sistani «ha fornito ai musulmani di tutto il mondo un buon esempio di come seguire modi pacifici per risolvere complesse sfide sociali e politiche che devono affrontare, condannando il terrore». Nel congedarsi dal Grande Ayatollah, Papa Francesco ha ribadito «la sua preghiera a Dio, Creatore di tutti, per un futuro di pace e di fraternità per l’amata terra irachena, per il Medio Oriente e per il mondo intero».

10:00 Partenza in aereo per Nassiriya
10:50 Arrivo all’Aeroporto di Nassiriya

11:10 Incontro interreligioso presso la Piana di Ur

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Dall’incontro interreligioso nella biblica Piana di Ur, l’appello di Francesco alla fratellanza, con la preghiera dei figli di Abramo: Non ci sarà pace finché gli altri non saranno un “noi”!

Siamo su Tell Al-Muqayyar, la collina della pace. Nella distesa deserta, le rovine della casa di Abramo sconfinano con la torre a gradini sumeri della Ziqqurat. È il silenzio della culla della civiltà e della biblica Piana di Ur a conquistare i convitati di fedi diverse che uno dopo l’altro si fanno posto davanti alla grande tenda, per l’appuntamento con il primo papa della storia a chiamarsi Francesco.

Dopo il canto iniziale, il canto della lettura tratta dal Libro della Genesi e di un brano del Corano, due giovani hanno portato la loro testimonianza a cui hanno fatto seguito le testimonianze di una donna di religione sabea mandea e di un uomo di religione musulmana.

Quindi il Santo Padre Francesco ha pronunciato il Suo discorso.

Questo luogo benedetto ci riporta alle origini, alle sorgenti dell’opera di Dio, alla nascita delle nostre religioni. Qui, dove visse Abramo nostro padre, ci sembra di tornare a casa. Qui egli sentì la chiamata di Dio, da qui partì per un viaggio che avrebbe cambiato la storia. Noi siamo il frutto di quella chiamata e di quel viaggio. Dio chiese ad Abramo di alzare lo sguardo al cielo e di contarvi le stelle (cfr Gen 15,5). In quelle stelle vide la promessa della sua discendenza, vide noi. E oggi noi, ebrei, cristiani e musulmani, insieme con i fratelli e le sorelle di altre religioni, onoriamo il padre Abramo facendo come lui: guardiamo il cielo e camminiamo sulla terra…

Vedi Testo in lingua italiana

Preghiera dei figli di Abramo recitata alla fine dell’incontro:

Dio Onnipotente, Creatore nostro che ami la famiglia umana e tutto ciò che le tue mani hanno compiuto, noi, figli e figlie di Abramo appartenenti all’ebraismo, al cristianesimo e all’islam, insieme agli altri credenti e a tutte le persone di buona volontà, ti ringraziamo per averci donato come padre comune nella fede Abramo, figlio insigne di questa nobile e cara terra…

Vedi Testo in lingua italiana

Al termine, dopo la preghiera dei figli di Abramo e il canto finale e dopo aver posato con i leader religiosi per la foto di gruppo, il Papa si è trasferito in auto all’Aeroporto di Nassiriya.

Al Suo arrivo a Baghdad, il Papa si è trasferito in auto alla Nunziatura Apostolica.

18:00 Santa Messa nella Cattedrale Caldea di “San Giuseppe” a Baghdad

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Il pomeriggio, lasciata la Nunziatura Apostolica di Baghdad, Papa Francesco si è trasferito in auto alla Cattedrale caldea di San Giuseppe dove, alle ore 18.00 locali, ha presieduto la Santa Messa.

Nel corso della Celebrazione Eucaristica, dopo la proclamazione del Santo Vangelo, il Papa ha pronunciato l’omelia.

La Parola di Dio ci parla oggi di sapienza, testimonianza e promesse.
La sapienza in queste terre è stata coltivata da tempi antichissimi. La sua ricerca da sempre affascina l’uomo; spesso, però, chi ha più mezzi può acquisire più conoscenze e avere più opportunità, mentre chi ha meno viene messo da parte. È una disuguaglianza inaccettabile, che oggi si è dilatata. Ma il Libro della Sapienza ci sorprende, ribaltando la prospettiva. Dice che «gli ultimi meritano misericordia, ma i potenti saranno vagliati con rigore» (Sap 6,6). Per il mondo, chi ha di meno è scartato e chi ha di più è privilegiato. Per Dio no: chi ha più potere è sottoposto a un esame rigoroso, mentre gli ultimi sono i privilegiati di Dio…
E io oggi Lo ringrazio con voi e per voi, perché qui, dove nell’antichità è sorta la sapienza, in questi tempi si sono levati tanti testimoni, spesso trascurati dalle cronache, ma preziosi agli occhi di Dio; testimoni che, vivendo le Beatitudini, aiutano Dio a realizzare le sue promesse di pace.

Vedi testo Omelia del Santo Padre

Al termine della Santa Messa Papa Francesco, conclusa la celebrazione, è rientrato in auto alla Nunziatura Apostolica di Baghdad.

Testi e foto da Avvenire (Stefania Falasca, inviata)
e dal Osservatore Romano

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Questa voce è stata pubblicata il 08/03/2021 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

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