COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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La Domenica di festa nasceva 1700 anni fa

La lettera dell’imperatore Costantino nel 321 ordina di non lavorare durante il dies Solis, il giorno del Sole poi diventato dies Dominicus. Ma ci sono dubbi sul giorno esatto: in molti indicano proprio il 7 marzo ma è più probabile si tratti del 3 del mese

«La domenica è il giorno in cui ci si propone di lavorare anche la domenica», scriveva Leo Longanesi. Non sarebbe stato d’accordo l’imperatore Costantino, il primo a decretare 1700 anni fa che il settimo giorno della settimana fosse dedicato al riposo. Era il 321 dopo Cristo e secondo Wikipedia (italiana e inglese), l’anniversario di questa legge ricorre oggi, 7 marzo. Ma forse la data non è quella corretta. E questo malgrado il fatto che tutto il Web, più o meno, sia d’accordo con l’enciclopedia partecipata. Perché le fonti, pur perdendosi nei secoli, in realtà parlano di altri giorni in cui far cadere la ricorrenza. Alcuni riferimenti puntano sul 3 maggio, altri ancora sul 3 luglio (in quest’ultimo caso si rimanderebbe però ad una norma precedente, probabilmente del 320, facendo così cadere l’anniversario tondo di quest’anno). C’è infine il 3 marzo che è diventato la Giornata Internazionale per la Domenica Libera dal Lavoro. Da dove nasce questa differenza con il 7 dello stesso mese? Nel riferimento potrebbe essere stata tralasciata la lettera V (il 5 romano) scritta nella legge prima del termine Nonas (le None). Si sarebbe fatto così riferimento alle None (cioè il 7) e non alla data cinque giorni prima del sette. Dunque il 3, perché i romani consideravano infatti anche la data iniziale (il 7) in queste sottrazioni. Insomma, la domenica, il giorno del Signore e del riposo, ha una tradizione antica e molto intrigante. Ma poche certezze su quando è stata veramente incoronata come tale.

L’unico punto fermo è una lettera dell’imperatore Costantino al vicario civile di Roma Elpidio con cui si ordina ai giudici e agli artigiani della Capitale di non lavorare durante il Dies Solis, il Giorno del Sole. Un documento che è citato in due fonti. In primo luogo, il codice dell’imperatore Teodosio (quello che impose il Cristianesimo come religione ufficiale) che parla di una legge affissa a Cagliari il tre luglio 321. Secondo lo storico ed ex direttore dell’Osservatore Romano Giovanni Maria Vian però «tutti gli specialisti di legislazione costantiniana sostengono che si tratta di un riferimento ad una norma precedente al 321». L’altra strada in questo labirinto è il Codex compreso nel Corpus Iuris Civilis dell’imperatore bizantino Giustiniano che cita invece come data il 3 marzo o il 3 maggio 321. Il rebus delle tre date è confermato anche dallo storico della Chiesa Umberto Dell’Orto che si basa sulla storia del Cristianesimo edita da Borla e Città Nuova.

Come uscirne? Lo scritto di Teodosio è più antico. Ma i filologi applicano il principio recentiores non deteriores (i più recenti non sono per forza i peggiori). Dunque non è una via d’uscita. In Alto Adige sembrano esserci più certezze. Come detto, ogni anno il tre marzo viene celebrata la Giornata Internazionale, promossa dall’omonima associazione in cui la diocesi di Bolzano-Bressanone ha un ruolo attivo. Il suo rappresentante Martin Pezzey racconta che tutto è iniziato da Erwin Helmer, 68enne diacono bavarese: «Ha saputo da un professore dell’università di Augusta dell’esistenza di questo editto di Costantino. Se lo è procurato nella versione originale e l’ha tradotto con un docente di latino». Si tratta evidentemente del testo riportato da Giustiniano. Nel 2006 è nata così l’Alleanza in Germania che è diffusa in tutti i Land della Germania Occidentale. Un’idea replicata anche nell’Alto Adige e poi diventata una battaglia europea: il Movimento del Lavoratori Cristiani Europei (di cui fa parte l’Alleanza) si batte per estendere – nuovamente – il riposo domenicale a quante più persone possibile.

La discussione ogni tanto si riaccende anche in Italia, dopo la liberalizzazione degli orari dei negozi e dei pubblici esercizi per la somministrazione di alimenti e bevande decisa dal governo Monti nel 2011. Una decisione attaccata nel 2018 dall’allora vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio che aveva promesso «una legge entro l’anno». Ma il doppio cambio di governo e la pandemia hanno contribuito a frenarne l’iter. Anche il Trentino a guida leghista ha provato il quattro luglio 2020 a chiudere i negozi in alcuni Comuni definiti non di interesse turistico (inclusi Trento e Rovereto). Ma il Tar di Trento ha bocciato la legge.

E anche nell’antica Roma in realtà uno stop totale non fu mai imposto: l’editto di Costantino aveva un piccolo margine di flessibilità. I contadini erano infatti esclusi dal riposo domenicale. Perché? «La campagna non può aspettare», spiega il professor Vian. In questo «il Cristianesimo è più lasco dell’Ebraismo che prevede l’astensione da ogni attività nel giorno di sabato. Anche se pure nella tradizione ebraica si trovano interpretazioni più simili a quella successiva di Gesù». L’ex direttore del giornale della Santa Sede cita ad esempio alcuni ebrei del tempo che sostenevano che «se cade un bue nel fosso di sabato lo si può tirare fuori».

Un altro aspetto dell’Ebraismo che viene modificato dal Cristianesimo è il giorno della settimana dedicato al riposo. Entrambe le religioni fanno riferimento all’astensione dal lavoro di Dio il settimo giorno della Creazione, citata nel libro della Genesi. Tuttavia, il sepolcro vuoto di Gesù viene trovato «il giorno dopo il sabato» secondo il racconto dei quattro Vangeli. Proprio da qui nasce la modifica, dal sabato – sabbath – alla domenica. La festa domenicale dei primi seguaci di Gesù «è citata anche nelle lettere di San Paolo», spiega Vian. E anche il nome del giorno ha subito un cambio dovuto alla diffusione della cultura cristiana: domenica significa infatti giorno del Signore, dies Dominicus. Mentre nelle lingue dei Paesi del Nord Europa rimane l’etimologia originaria legata al giorno del Sole: in inglese Sunday e in tedesco Sonntag. Che sempre nella tradizione, rimane il primo giorno della settimana, mentre da noi viene considerato l’ultimo. Quello in cui ci si ferma, o meglio, ci si fermava, per riposare. Oggi, come 1700 anni fa, pur non avendo una data certa da celebrare.

7 marzo 2021
http://www.corriere.it

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Questa voce è stata pubblicata il 14/03/2021 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO.

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