COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Missionari, nuovi martiri sulla frontiera del Covid. Tre storie dall’Africa

Le vicende di tre missionari italiani, recenti vittime dalla pandemia, mentre cercavano di portare aiuto ai più poveri in Mozambico, Malawi e Uganda. Figure emblematiche per non dimenticare il servizio alla missione ad gentes: vite interamente spese con generosità per amore del prossimo e del Vangelo. Padre Giocondo aveva subito un attentato nel 1983; l’indimenticabile sorriso di padre Giuseppe; fratel Elio era sopravvissuto a Ebola. Oggi la Chiesa celebra la Giornata missionari martiri

Un’immagine di padre Giuseppe Giannini (comboniani.org)

Miela Fagiolo D’Attilia
24 marzo 202
https://www.agensir.it/

Missionari che hanno combattuto a fianco dei malati e sono morti di Covid: sono tra i martiri di oggi, come più volte li ha definiti Papa Francesco. La strage silenziosa di missionari si allunga ogni giorno con nomi che non vogliamo dimenticare perché è sul solco delle loro vite che il Vangelo continua a camminare in mezzo alla gente. Anche quando la terra di missione diventa la loro tomba. Oggi la Chiesa celebra la Giornata missionari martiri, una giornata di preghiera e digiuno promossa dal servizio Giovani della Fondazione Missio, organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana.

Padre Giocondo Pendin (comboniani.org)

Da Vicenza al Mozambico. Padre Giocondo Pendin, comboniano di Villaverla in provincia di Vicenza, è stato sepolto a Matola in Mozambico dove è morto il 9 marzo scorso a causa del Covid. Figlio di una famiglia numerosa, con sette fratelli (di cui tre comboniani come lui: Celina e i gemelli Rinaldo e Sergio), padre Giocondo era in Mozambico nei difficili anni della transizione da ex colonia portoghese all’indipendenza. Dopo una vita in Africa in mezzo a mille difficoltà, non è riuscito a sconfiggere il virus, lui che era riuscito a sopravvivere a un attentato, come racconta la sorella Flavia: “È stato un ‘martire mancato’. Nel 1983, dopo la messa, entrarono alcuni rapinatori in cappella. Uno gli sparò una pallottola che gli attraversò il collo. Cadde a terra in un lago di sangue.Il rapinatore spogliò la missione, e credendolo morto, gli tolse l’orologio dal polso. Ma lui non era morto». Per fortuna la pallottola non aveva toccato il midollo spinale e dopo una lunga riabilitazione era tornato alle sue attività, completando in cinque anni la traduzione in lingua cindau della Bibbia.

In Malawi, esposti al virus… Il virus obbliga al distanziamento sociale, ma l’amore richiede vicinanza anche quando questa significa rischio continuo di essere infettati e di morire. Fedeli al servizio al Vangelo, come padre Giuseppe Giannini, che tutti chiamavano Pino, comboniano, 73 anni, da 40 in Malawi, morto Lusaka il 2 febbraio scorso.Era un uomo buono, amato dalla gente, con un grande sorriso che gli illuminava il viso, anche quando condivideva fino in fondo le difficoltà dei sofferenti: così lo ricorda il confratello Antonio Guarino in un video pubblicato dalla Fondazione Missio. “Era un grande missionario, molto conosciuto e amato dal clero locale – ricorda padre Guarino –. Nell’ultimo mese ci mandavamo messaggi ogni giorno. La missione chiede anche questi martiri: i più esposti siamo noi che stiamo con la gente. Non stiamo a guardare, la gente ci sta a cuore”. Padre Guarino, che parla dalla capitale Lusaka, epicentro del contagio che nel Paese ha colpito oltre 84mila persone con un bilancio ufficiale di 1.164 vittime, racconta la mancanza di strutture mediche e di mezzi di cura di fronte alla seconda ondata del virus aggravata dalla cosiddetta “variante sudafricana”. “Noi missionari siamo esposti al virus tanto quanto le persone che vivono qui… Possiamo solo stare vicini alla gente, non siamo avviliti né scoraggiati”.

Fratel Elio Croce (nigrizia.it)

In Uganda con il popolo Acholi. Anche per fratel Elio Croce, missionario trentino in Uganda, il contagio da Covid è stato fatale. Aveva 74 anni ed è morto a Kampala lo scorso 12 novembre, dopo essere sopravvissuto all’epidemia di Ebola del 2000. In Africa era arrivato nel 1971, dopo avere sentito fin da bambino un forte richiamo per le missioni ad gentes, ascoltando le storie dei sacerdoti che arrivavano da terre lontane fino a Moena, nel cuore delle Dolomiti innevate. Dopo il diploma di perito meccanico e un corso presso i Comboniani, brother Elio era approdato nel Paese chiamato “la perla d’Africa” all’indomani del colpo di Stato del sanguinario dittatore Idi Amin Dada.

La prima tappa dei suoi 45 anni  ugandesi è stata presso il piccolo ospedale di Kitgum dove era responsabile tecnico; nel 1985 era passato alla struttura medica di Lacor e poi nel 1986 nella piccola città settentrionale di Gulu. Dovunque si è dedicato al popolo Acholi, girando per i sentieri della savana per realizzare ospedali, pozzi, attività tecniche e colture agricole. Portava sempre con sé gli attrezzi essenziali per cavarsela in ogni emergenza: la sua passione era costruire e farlo bene.

Niente lo ha fermato, nemmeno negli anni più difficili della guerriglia, quando ribelli di Joseph Kony, leader dell’Esercito di resistenza del Signore (Lra) seminavano il panico tra i villaggi razziando e uccidendo chiunque, anche i bambini che si ribellavano al reclutamento come soldati. Fratel Elio non aveva paura, anzi la sua missione era proprio quella di difendere i deboli, di proteggere i piccoli dai rapimenti, le ragazze dalle violenze dei ribelli, i villaggi dalle incursioni. Caricava i feriti sulla sua vecchia Toyota sempre sporca di terra rossa, dava accoglienza ai piccoli orfani nella casa St Jude, presso la Consolation Home per i piccoli portatori di handicap, la fattoria a Lacor, strutture in buona parte realizzate sotto la sua direzione tecnica, grazie al sostegno che arrivava da benefattori soprattutto italiani. Qualche mese prima di restare vittima del contagio aveva detto: “i miei ‘figli’ sono ormai cresciuti.

Ora, con la pandemia in corso, sono loro ad aiutare l’orfanotrofio”. Di brother Elio, il coraggioso amico degli Acholi, resta una eredità importante che in molti custodiranno nel tempo. Ma soprattutto i segni donati agli altri della sua tenace volontà di costruire il bene, da vero, instancabile missionario innamorato del Vangelo

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Questa voce è stata pubblicata il 25/03/2021 da in ITALIANO, Missione, Missione comboniana con tag , , .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

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