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L’agguato al giovane vescovo comboniano Carlassare in Sud Sudan: un’intimidazione e un avvertimento

Durissimo colpo alla Chiesa del Sud Sudan: agguato al vescovo Carlassare

A quasi due mesi dalla sua nomina a vescovo di Rumbek, Monsignor Christian Carlassare, missionario comboniano, è stato colpito nella notte da colpi di arma da fuoco. Sarà trasportato a breve per le cure a Nairobi. Rassicurando tutti, da vero pastore, chiede di pregare e di occuparsi soprattutto della sua gente

26 Aprile 2021
Filippo Ivardi Ganapini
http://www.nigrizia.it

La notte tra il 25 e il 26 aprile, trenta minuti dopo la mezzanotte, due persone armate e ancora sconosciute, hanno fatto irruzione nella casa di Monsignor Christian Carlassare, missionario comboniano e nuovo vescovo di Rumbek in Sud Sudan, e gli hanno sparato alle gambe.

Padre Christian è fuori pericolo e i medici del Cuamm si stanno prendendo cura di lui nell’ospedale di Rumbek ma il vescovo ha perso molto sangue e verrà presto trasferito nella capitale Juba e poi a Nairobi, dove sarà sottoposto a una trasfusione. Cosciente e sofferente, padre Christian ha telefonato direttamente la famiglia per informarla e ha detto al responsabile dei Missionari Comboniani in Italia: «pregate non tanto per me ma per la gente di Rumbek che soffre più di me».

Parole di un vero pastore che dà la vita per le sue pecore, come ricordava il Vangelo di ieri. I fedeli di Rumbek, Diocesi a maggioranza dinka, una delle etnie più numerose nel paese, avevano accolto nella gioia padre Christian con un rito di benvenuto lo scorso 16 aprile.

Papa Francesco l’ha infatti nominato vescovo l’8 marzo e padre Christian è diventato, a 43 anni, il vescovo italiano più giovane del mondo, a guida della giovanissima Diocesi di Rumbek, nata solo nel 1975 e guidata, prima di lui, anche dal “padre del popolo” Cesare Mazzolari, missionario comboniano morto nel luglio del 2011, una settimana dopo la dichiarazione dell’indipendenza del Sud Sudan.

Ma probabilmente a qualcuno non andava giù che un giovane venuto da lontano e che avesse lavorato per quindici anni con l’altro gruppo etnico preponderante nel paese, i Nuer, fosse stato scelto proprio per guidare la Diocesi di Rumbek.

Ora si attende una grande risposta popolare nonviolenta dei fedeli, nel segno dell’autenticità del Vangelo e dell’unità della Chiesa, a dimostrazione del sostegno e dell’affetto verso il loro pastore con l’ “odore delle pecore” come lo vuole Papa Francesco.

Poche settimane fa, padre Christian aveva dichiarato a Nigrizia il suo sogno: «Sogno che i giovani del Sud Sudan possano realizzare i loro sogni, che non siano costretti a darsi alle armi o a lasciare il paese, che possano studiare e trovare un lavoro che costruisca il futuro e dia stabilità al paese. Sogno che le giovani ragazze del Sud Sudan possano emanciparsi e non essere totalmente dipendenti dai loro capi famiglia e che possano fare le proprie scelte in libertà».

Vedendo le tue foto all’ospedale con la maglietta macchiata di sangue, carissimo Christian, questa mattina ho ricordato quelle di Lele Ramin, martire comboniano in Brasile il 24 luglio del 1985. Tu sei vivo e lo sarai sempre, e come diceva Lele: «il seminatore getta il seme e non torna indietro».

Che queste parole di Lele diano forza a te, alla tua famiglia, al tuo popolo e a noi tuoi fratelli. Noi di Nigrizia siamo con te, sicuri che quella vita che già hai dato per il Sud Sudan continuerai a spenderla sempre per e con gli ultimi del mondo, come hanno fatto Gesù di Nazaret e i profeti a te cari: Daniele Comboni, Oscar Romero e Charles De Foucauld.

Nuovi dettagli mettono in chiaro la dinamica dell’attentato a Monsignor Christian Carlassare e il suo stato di salute. Mentre trapelano le prime indiscrezioni sul movente

26 Aprile 2021
Filippo Ivardi Ganapini
http://www.nigrizia.it

Mentre trascorrono le ore si chiarifica la dinamica dell’agguato a padre Christian Carlassare, vescovo di Rumbek. Raggiunta al telefono da Nigrizia, Rebecca Tosi, volontaria del Cuamm – addetta al rifornimento dell’ospedale di Rumbek e originaria di Verona – che dormiva nel compound a pochi metri alla stanza del vescovo, racconta: «Questa mattina, trenta minuti dopo mezzanotte, abbiamo sentito degli spari, siamo volati giù dal letto e abbiamo capito che erano indirizzati a padre Christian».

Nel frattempo, mentre la autorità locali tacciono, è appena uscita una nota della Conferenza episcopale dei vescovi del Sud Sudan che racconta nei dettagli l’accaduto e invita la popolazione a pregare per la rapida guarigione del nuovo vescovo. Tra le righe, emerge un particolare: “Un sacerdote che ha la stanza accanto a Mons. Christian è uscito e ha chiesto agli uomini armati cosa volessero, ma ha ricevuto colpi di avvertimento per farsi da parte. I due hanno chiesto a padre Christian di uscire e, di fronte al suo rifiuto, gli hanno sparato a entrambe le gambe e sono fuggiti”.

Quel sacerdote è padre Andrea Osman, della Diocesi di Rumbek che racconta alla radio cattolica Network Morning News Service: «Ho sentito il vescovo gridare e, sentendo gli spari, ho provato a bussare alla mia porta dall’interno, in modo da spaventare le due persone armate, ma non sembravano per nulla intimoriti. Anzi, hanno preso di mira la stanza del vescovo, hanno bussato alla sua porta e hanno iniziato a sparare finché non l’hanno sfondata. Così gli hanno sparato alle gambe e sono fuggiti. Penso che gli abbiano sparato tre proiettili, due su una gamba e uno sull’altra. Quando mi hanno visto, mi hanno detto di andarmene. Uno di loro mi ha sparato due proiettili che sono finiti nella sedia dietro me».

Per quanto riguarda la salute di padre Christian ci rassicura Enzo Pisani, medico del Cuamm che racconta a Nigrizia: «Due colpi di fucile gli hanno attraversato i polpacci. Non gli hanno dato fratture ma un sanguinamento notevole. La cosa più importante è quindi stata, da subito, quella di trovargli del sangue; il che non era certo facile perché ha un gruppo sanguigno H negativo. La provvidenza ci ha però aiutato e un volontario del Cuamm, con gruppo O negativo, gli ha donato il suo. Gli abbiamo tamponato e fasciato la ferita e padre Christian si è ripreso bene dall’anestesia.

Abbiamo subito contattato l’ICRC, il Comitato internazionale della Croce Rossa che si occupa di trasferimenti di feriti di guerra e hanno mandato un aereo a prenderlo. Ora è in volo per Juba dove c’è un ospedale attrezzato per ferite d’arma da fuoco».

Alla domanda se nei giorni scorsi qualcosa avesse lasciato trapelare un’opposizione verso padre Christian da parte della gente, Rebecca risponde: «Niente lasciava pensare a un attentato del genere. Ieri dopo la messa abbiamo pranzato con il vescovo, che era tranquillissimo, e con i volontari del Cuamm.

Padre Christian è qui da solo due settimane ma la gente lo cerca, lo saluta, gli ha fatto festa. Ieri alla messa c’erano un sacco di persone entusiaste del loro nuovo pastore».

Ma alcune voci trapelano in città e il movente dell’agguato, ancora un’ipotesi da verificare, potrebbe proprio essere il rifiuto di alcuni gruppi dinka di un nuovo vescovo, venuto da lontano, a rimpiazzare il coordinatore diocesano che invece era autoctono e che aveva diretto la Diocesi di Rumbek per nove anni dopo la morte, nel luglio del 2011, di Monsignor Cesare Mazzolari, missionario comboniano e vero “padre del popolo”.

Alcuni fedeli dinka si aspettavano quindi il passaggio di testimone ad uno della loro etnia per ereditare anche l’insieme di strutture e investimenti di rilievo in una Diocesi dove ancora è molto evidente la presenza di personale apostolico venuto da fuori, rispetto ad una piccola decina di preti diocesani.

«Si tratta di un avvertimento chiaro e di un’intimidazione per padre Christian – dichiara a Nigrizia una fonte sicura che conosce bene le dinamiche sul posto e che proteggiamo con l’anonimato – dietro a questo agguato c’è un messaggio e un mandante, questo è chiarissimo! Il messaggio chiaro che hanno voluto trasmettergli è che qualcuno non lo vuole qui e che non deve essere consacrato vescovo il prossimo 23 maggio, giorno di Pentecoste. Un padre spiritano, tra i possibili candidati all’episcopato proprio in quella Diocesi, ha ricevuto in precedenza, e proprio per questo, minacce di morte. I dinka sono molto vendicativi e la violenza è spesso, per alcuni di loro, uno stile di vita. Mi dispiace moltissimo per padre Christian ma questa è la realtà con cui avrà a che fare».

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Questa voce è stata pubblicata il 26/04/2021 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
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Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
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Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

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