COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Martini – La bellezza del Pastore Bello che salverà il mondo

Quale bellezza salverà il mondo?
Lettera Pastorale 1999 (estratti)
Card. Carlo Maria Martini

(…) Sento che ancora oggi la domanda su questa bellezza ci stimola fortemente: “Quale bellezza salverà il mondo?”. Non basta deplorare e denunciare le brutture del nostro mondo. Non basta neppure, per la nostra epoca disincantata, parlare di giustizia, di doveri, di bene comune, di programmi pastorali, di esigenze evangeliche. Bisogna parlarne con un cuore carico di amore compassionevole, facendo esperienza di quella carità che dona con gioia e suscita entusiasmo: bisogna irradiare la bellezza di ciò che è vero e giusto nella vita, perché solo questa bellezza rapisce veramente i cuori e li rivolge a Dio. Occorre insomma far comprendere ciò che Pietro aveva capito di fronte a Gesù trasfigurato (“Signore, è bello per noi restare qui!”: Mt 17,4) e che Paolo, citando Isaia (52,7), sentiva di fronte al compito di annunciare il vangelo (“Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!”: Rom 10,15). (…)

Le negazioni della bellezza e la domanda sul senso della vita e della storia

Ciò che ci spinge a cercare tanto intensamente la bellezza di Dio rivelata a Pasqua è anche il suo contrario, cioè la negazione della bellezza. La vera bellezza è negata dovunque il male sembra trionfare, dovunque la violenza e l’odio prendono il posto dell’amore e la sopraffazione quello della giustizia. Ma la vera bellezza è negata anche dove non c’è più gioia, specialmente là dove il cuore dei credenti sembra essersi arreso all’evidenza del male, dove manca l’entusiasmo della vita di fede e non si irradia più il fervore di chi crede e segue il Signore della storia. (…)

Come credenti, dovremmo chiederci se la Chiesa che costruiamo ogni giorno è bella e capace di irradiare la bellezza di Dio. Coloro che si sono impegnati a una mutua fedeltà nell’amore sponsale si domandino se, al di là degli inevitabili pesi della vita, traspare qualcosa della bellezza della reciproca donazione. Anche i presbiteri e i consacrati si interroghino se a volte l’abitudine o le immancabili disillusioni non abbiano spento l’entusiasmo degli inizi. Nessuna negazione della bellezza è così triste come quella che proviene da chi con la sua intera vita è stato chiamato a essere il testimone dell’amore crocifisso, e quindi l’apostolo della bellezza che salva. (…)

La Bellezza crocifissa: il Venerdì santo e l’oggi del dolore dell’uomo

La Croce è rivelazione della Trinità nell’ora della “consegna” e dell’abbandono: il Padre è Colui che consegna alla morte il Figlio per noi; il Figlio è colui che si consegna per amore nostro; lo Spirito è il Consolatore nell’abbandono, consegnato dal Figlio al Padre nell’ora della Croce (“E chinato il capo, diede lo Spirito”: Gv 19,30; cf. Eb 9,14) e dal Padre al Figlio nella resurrezione (cf. Rm 1,4). Sulla Croce il dolore e la morte entrano in Dio per amore dei senza Dio: la sofferenza divina, la morte in Dio, la debolezza dell’Onnipotente sono altrettante rivelazioni del Suo amore per gli uomini. E’ questo amore incredibile e insieme mite, attraente che ci coinvolge e ci affascina, quello che esprime la vera bellezza che salva. Questo amore è fuoco divorante, a esso non si resiste se non con una ostinata incredulità o con un persistente rifiuto a mettersi in silenzio davanti al suo mistero, cioè col rifiuto della “dimensione contemplativa della vita”.

Certo, il Dio cristiano non dà in questo modo una risposta teorica alla domanda sul perché del dolore del mondo. Egli semplicemente si offre come la “custodia”, il “grembo” di questo dolore, il Dio che non lascia andare perduta nessuna lacrima dei Suoi figli, perché le fa Sue. E’ un Dio vicino, che proprio nella vicinanza rivela il Suo amore di misericordia e la Sua tenerezza fedele. Ci invita a entrare nel cuore del Figlio che si abbandona al Padre e a sentirci così dentro il mistero stesso della Trinità.

Il Figlio è il grande compagno della sofferenza umana, colui che ci è dato riconoscere in tutte le sofferenze, soprattutto quelle che chiamiamo “innocenti”: si pensi a quanto è stato forte questo motivo del “dolore innocente” nell’opera instancabile di un don Carlo Gnocchi per i suoi “mutilatini”. Il volto “davanti al quale ci si copre la faccia” (Is 53,3) ci appare come un volto bello, quello che Madre Teresa di Calcutta contemplava con tenerezza nei suoi poveri e nei morenti.

Lo splendore della Bellezza: Pasqua e la salvezza del mondo

A Pasqua risplende la Bellezza che salva, la carità divina si effonde nel mondo. Nel Risorto, colmato dal Padre dello Spirito di vita, non solo si compie la vittoria sul silenzio della morte ed è offerta la forma dell’Uomo nuovo, che è tale in pienezza secondo il progetto di Dio, ma si compie anche il supremo “esodo” da Dio verso l’uomo e dall’uomo verso Dio, si attua quell’apertura all’oltre da sé, cui aspira il cuore umano. Se facciamo nostro nella fede l’evento di Pasqua, siamo noi pure trascinati in questo vortice che ci invita a uscire da sé, a dimenticare noi stessi, a gustare la bellezza del dono gratuito di sé.

L’incontro con la Bellezza che salva: i racconti delle apparizioni

La rivelazione della Trinità come bellezza divina che salva raggiunge la vita dei discepoli negli incontri testimoniati dai racconti delle apparizioni: nella varietà cronologica e geografica di queste scene, emerge una struttura ricorrente. È il Risorto che prende l’iniziativa e si mostra vivente (cf. At 1,3). L’incontro viene a noi dall’esterno, attraverso un gesto e una parola che ci raggiungono e che sono oggi il gesto e la parola della Chiesa che annuncia il Risorto. Gesti e parole che suscitano sorpresa gioiosa, esultanza per la gloria del Risorto, consolazione nel sentirsi tanto amati, voglia di donarsi a colui che ci chiama a partecipare alla sua pienezza di vita, desiderio di gridare la lieta confessione di fede: “è il Signore!” (Gv 21,7); “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20,28).

Chi ha incontrato il Risorto è inviato da lui a essere suo testimone: l’incontro pasquale cambia la vita di chi lo sperimenta. I pavidi fuggiaschi del Venerdì santo diventano i testimoni coraggiosi di Pasqua fino a dare la vita per la confessione del loro Signore. Il suo splendore ha veramente rapito il loro cuore e ha fatto di loro gli annunciatori del dono di Dio, quelli che avendo fatto esperienza della salvezza e gustandone la bellezza e la gioia, avvertono il bisogno incontenibile di portare ad altri il dono ricevuto.

Trasfigurati dall’amore che salva, i discepoli diventano i testimoni di questa trasfigurazione: la bellezza che li ha rapiti a se stessi, diventa la molla che li spinge a dare a tutti gratuitamente quanto gratuitamente è stato loro donato.

Il “Pastore bello” e la Chiesa dell’amore

Essere testimoni della Bellezza che salva nasce dal farne continua e sempre nuova esperienza: ce lo fa capire lo stesso Gesù quando, nel vangelo di Giovanni, si presenta come il “Pastore bello” (così è nell’originale greco, anche se la traduzione normalmente preferita è quella di “buon Pastore”): “Io sono il pastore bello. Il bel pastore offre la vita per le pecore… Io sono il bel pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore” (Gv 10,11. 14s). La bellezza del Pastore sta nell’amore con cui consegna se stesso alla morte per ciascuna delle sue pecore e stabilisce con ognuna di esse una relazione diretta e personale di intensissimo amore. Questo significa che l’esperienza della sua bellezza si fa lasciandosi amare da lui, consegnandogli il proprio cuore perché lo inondi della sua presenza, e corrispondendo all’amore così ricevuto con l’amore che Gesù stesso ci rende capaci di avere.

Il luogo in cui questo incontro di amore bello e vivificante con il Pastore è possibile, è la Chiesa: è in essa che il bel Pastore parla al cuore di ciascuna delle sue pecore e rende presente nei sacramenti il dono della sua vita per noi; è in essa che i discepoli possono attingere dalla Parola, dagli eventi sacramentali e dalla carità vissuta nella comunità la gioia di sapersi amati da Dio, custoditi con Cristo nel cuore del Padre. La Chiesa è in tal senso la Chiesa dell’Amore, la comunità della Bellezza che salva: farne parte con adesione piena del cuore che crede e che ama è esperienza di gioia e di bellezza, quale nulla e nessuno al mondo può dare allo stesso modo. Essere chiamati a servire questa Chiesa con la totalità della propria esistenza, nel sacerdozio e nella vita consacrata, è un dono bello e prezioso, che fa esclamare: “Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, è magnifica la mia eredità” (Salmo 16,6).

La conferma di questo ci viene dalla vita dei Santi: essi non solo hanno creduto nel “bel Pastore” e lo hanno amato, ma soprattutto si sono lasciati amare e plasmare da lui. La sua carità è diventata la loro; la sua bellezza si è effusa nei loro cuori e si è irradiata dai loro gesti.

Quando la Chiesa dell’amore attua in pieno la sua identità di comunità raccolta dal “bel Pastore” nella carità divina, si offre come “icona” vivente della Trinità e annuncia al mondo la bellezza che salva. E’ questa la Chiesa che ci ha generato alla fede e continuamente ha reso bello il nostro cuore con la luce della Parola, il perdono di Dio e la forza del pane di vita. E’ questa la Chiesa che vorremmo essere, aprendoci allo splendore che irradia dall’alto affinché esso – dimorando nelle nostre comunità – attiri il “pellegrinaggio dei popoli” secondo la stupenda visione che i Profeti hanno della salvezza finale: “Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri” (Is 2,1-3; cf. Mi 4,1-3; Zc 8,20s.;14,16; Is 56,6-8;60,11-14). Attraverso il popolo del “bel Pastore” la luce della salvezza potrà raggiungere tanti attirandoli a Lui e la Sua bellezza salverà il mondo. (…)

Condividere con tutti la ricerca e il dono della Bellezza

Mettersi in ascolto delle domande vere del cuore umano vuol dire cogliere ogni nostalgia di bellezza, dovunque essa sia presente, per camminare insieme con tutti nella ricerca della Bellezza che salva. Vivere l’impegno ecumenico, il dialogo interconfessionale e interreligioso, è compito urgente per rispettare e promuovere insieme con tutti la Bellezza come giustizia, pace e salvaguardia del creato. Si potrà qui valorizzare l’esperienza del dialogo con i non credenti quale forma di comune ricerca della Bellezza che salva.

Condividere il dono della Bellezza significa inoltre vivere la gratuità dell’amore: la carità è la Bellezza che si irradia e trasforma chi raggiunge. Nella carità non c’è rapporto di dipendenza fra chi dà e chi riceve, ma scambio nella comune partecipazione al dono della Bellezza crocifissa e risorta, dell’Amore divino che salva. Va allora riscoperto il valore dell’altro e del diverso, inteso sul modello delle relazioni vicendevoli delle tre Persone divine: non l’altro come concorrente o dipendente, ma come ricchezza e grazia nella diversità. (…)

Verifica su “La trasfigurazione, la Trinità e il mistero pasquale”

Riesco a contemplare nel Crocifisso qualcosa della bellezza dell’amore che salva? Colgo nelle apparizioni del Risorto il riverbero della bellezza di Dio, che tocca anche la mia vita a partire dal battesimo? Nella Chiesa vedo solo gli aspetti umani, talora troppo umani, che mi deprimono o cerco di leggere la presenza del “Pastore bello” che guida, malgrado ogni nostra debolezza, l’umanità verso la pienezza del Regno?

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Questa voce è stata pubblicata il 26/04/2021 da in Fede e Spiritualità, ITALIANO con tag .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

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