COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Commento al Vangelo della V settimana di Pasqua

V settimana di Pasqua
Commento di Paolo Curtaz


Sempre con voi

Lunedì 3 Maggio >
(FESTA – Rosso)
SANTI FILIPPO E GIACOMO
1Cor 15,1-8   Sal 18   Gv 14,6-14: Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?
Martedì 4 Maggio >
(Feria – Bianco)
Martedì della V settimana di Pasqua
At 14,19-28   Sal 144   Gv 14,27-31: Vi do la mia pace.
Mercoledì 5 Maggio >
(Feria – Bianco)
Mercoledì della V settimana di Pasqua
At 15,1-6   Sal 121   Gv 15,1-8: Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.
Giovedì 6 Maggio >
(Feria – Bianco)
Giovedì della V settimana di Pasqua
At 15,7-21   Sal 95   Gv 15,9-11: Rimanete nel mio amore, perché la vostra gioia sia piena.
Venerdì 7 Maggio >
(Feria – Bianco)
Venerdì della V settimana di Pasqua
At 15,22-31   Sal 56   Gv 15,12-17: Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.
Sabato 8 Maggio >
(Feria – Bianco)
Sabato della V settimana di Pasqua
At 16,1-10   Sal 99   Gv 15,18-21: Voi non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo.
Domenica 9 Maggio >
(DOMENICA – Bianco)
VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)
At 10,25-27.34-35.44-48   Sal 97   1Gv 4,7-10   Gv 15,9-17: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.

3 Maggio (FESTA – Rosso) SANTI FILIPPO E GIACOMO
Gv 14,6-14: Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?

Oggi la Chiesa celebra la memoria di due apostoli, Filippo e Giacomo. È l’occasione, per noi, di attingere alle radici della nostra fede.
Due apostoli che ci richiamano alla saldezza della nostra fede, alla verità delle nostre certezze. Dobbiamo imparare a riconoscerli come fratelli, persone realmente esistite, uomini che hanno faticato, lottato, creduto. Così possiamo imparare da loro, imitare il loro ardore, compatire i loro (e nostri) limiti ed errori. Filippo è di Betsaida, la città di Pietro. Discepolo del Battista, lo troviamo entusiasta discepolo di Gesù, lo abbiamo incontrato ieri nell’episodio della moltiplicazione dei pani. Uomo di mezzo, del confronto, del meticciato, pontiere per vocazione, pur essendo di ascendenze greche (così lascia supporre il nome), ha fra i suoi amici Natanaele il conservatore, ma a lui si rivolgono i pagani per incontrare Gesù. Ben diverso da Giacomo cugino di Gesù e vescovo di Gerusalemme, autore delle lettere apostoliche che portano il suo nome, conosciuto nella comunità per la sua continuità con la tradizione ebraica (eccessiva, secondo san Paolo). Persone molto diverse per carattere ed esperienza e che, pure, hanno saputo superare le differenze mettendo al centro il Signore Gesù.

Lunedì della V settimana di Pasqua
Gv 14,21-26: Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome vi insegnerà ogni cosa.

Gesù pone un’unica condizione per entrare in comunione con il discepolo: che questi sia disposto ad amare e a farsi amare. Fin qui tutto bene, penserete voi. È vero. Ma, troppo spesso, il sentimento dell’amore è quanto di più vago possiamo immaginare. Oggi l’amore e, in particolare, l’innamoramento, è al centro della nostra attenzione; quasi sempre, però, decliniamo l’amore solo nella sua componente emotiva. Gesù è categorico: l’amore si dimostra nell’osservanza dei precetti. Il comandamento, nel Vangelo, diventa la forma dell’amore, l’esplicitazione del sentimento. Se un amico dice di essermi molto legato e di volermi bene e mi telefona solo due volte all’anno, ho ragione di dubitare della sua amicizia! Se amiamo veramente Dio, se da lui ci sentiamo amati, allora concretizziamo questo amore coltivando la nostra vita spirituale. So per esperienza che questo compito è impegnativo e, a volte, non sappiamo bene come muoverci. Gesù stesso ci offre una soluzione: il dono dello spirito Santo che ci permette attraverso la preghiera e la meditazione di capire cosa e come fare per restare fedeli al Signore.

Martedì della V settimana di Pasqua
Gv 14,27-31: Vi do la mia pace.

Gesù ci dona la sua pace che, specifica, non è come quella che dona il mondo. Sappiamo bene quanto la nostra vita sia segnata dalla violenza, potremmo costruire una nostra storia personale in cui i conflitti internazionali segnano un terribile calendario. Molti di noi hanno vissuto gli entusiasmanti anni della fine della guerra fredda, del crollo del muro di Berlino, e speravano in una nuova era di pace. Noi cristiani abbiamo pregato e manifestato per chiedere la fine dei conflitti. A volte un senso di amarezza spegne la nostra speranza. L’uomo non imparerà mai! Perciò Gesù parla di una pace che non viene dal mondo che, cioè, non consiste nella mediazione e nel compromesso, ma che è frutto di una pacificazione interiore. In ciascuno di noi dimora una radice di violenza che può esplodere e riversarsi contro gli altri. L’incontro con Dio fa pace in ciascuno di noi. Diventiamo capaci di amare, di amarci con l’amore che ci proviene da Dio. Il cristiano, quindi, è un pacifista perché è pacificato nel suo profondo, perché vede la storia e gli uomini in maniera diversa. Incontrando Dio autenticamente impariamo a diventare costruttori di pace.

Mercoledì della V settimana di Pasqua
Gv 15,1-8: Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto.

La linfa’ che alimenta la nostra vita è la presenza del Maestro Gesù che abbiamo scelto come pastore. Nient’altro ci può dare forza, serenità, luce, gioia e pace nel cuore. Solo restando ancorati a lui possiamo portare frutti, crescere, fiorire. Senza di lui, niente. Orientiamo con forza e gioia, continuamente, la nostra strada verso la pienezza del vangelo. Gesù ci chiede di dimorare, di rimanere, di stare. Non come frequentatori casuali, ma come assidui frequentatori della sua Parola. Gesù ci chiede di dimorare in lui. Dimora, non andare ad abitare altrove, resta qui accanto al Maestro. Dimora: nel più profondo del tuo cuore lascia che il silenzio ti faccia raggiungere dall’immensa tenerezza di Dio. Senza di me non potete fare nulla, dice Gesù. Cerchi la gioia? Cercala in Dio, vivila in lui, stagli unito, incollato, come il tralcio alla vite. La linfa vitale proviene da lui e da lui solo e da questa unione scaturisce l’amore. I cercatori di Dio che si sono fatti discepoli del Nazareno non hanno il futuro assicurato, né la loro vita è esente da fragilità e peccato, né vengono risparmiati dalle prove che la vita (Non Dio!) ci presenta.

Giovedì della V settimana di Pasqua
Gv 15,9-11: Rimanete nel mio amore, perché la vostra gioia sia piena.

Il lungo discorso che Gesù fa dopo l’ultima cena è un crescendo di teologia e di compassione, di misericordia e di stupore. L’evangelista Giovanni pone in queste pagine il testamento spirituale del Signore e la sintesi del discorso che Gesù fa è una sola: ci invita a dimorare, a restare, a perdurare nel suo amore. Lo diamo per scontato, ma così non è. Nella storia dell’umanità la religione ha avuto spesso a che fare con la morale, con il culto, con la regola. Quasi mai con l’amore. La novità straordinaria del cristianesimo è, appunto, la rivelazione di un Dio che ama e che, amandoci, ci permette di esistere. Gesù ammette con entusiasmo e coinvolgimento di amare noi suoi discepoli. Siamo amati! Anche se non ce ne accorgiamo, anche se fatichiamo a lasciarci amare, nonostante i nostri limiti e i nostri peccati, siamo amati! Dimorare nell’amore significa, allora, fare continua memoria di questo amore senza limiti. Tutto il resto viene dopo: le norme, indispensabili per dare forma all’amore, il culto, luogo dell’incontro con l’amato, la morale, che è l’esplicitazione concreta della nostra nuova vita. Siamo amati: dimoriamo nell’amore

Venerdì della V settimana di Pasqua 
Gv 15,12-17: Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

Un solo comando, un solo precetto. Uno. Spazzate via le seicentotredici mitzvoth che il pio israelita doveva osservare. E anche le dieci parole donate da Mosè sul Sinai. E anche il doppio comandamento consegnatoci dai Sinottici. Secondo Giovanni Gesù dona un unico comandamento e lo fa durante il lungo discorso che precede l’arresto, un intenso testamento spirituale da mandare a memoria. Un solo comando: amarci dell’amore con cui siamo amati dal Signore. Imitare il suo amore nelle nostre relazioni, chiederci, davanti ad una scelta da operare, un’azione da compiere, cosa avrebbe fatto il Signore al nostro posto. Siamo stati scelti dalla tenerezza di Dio per diventare suoi testimoni, per raccontare ad ogni uomo la novità di un Dio che si dona e che dona la vita. Questo amore riponiamolo al centro della nostra predicazione, della nostra catechesi, di ogni azione pastorale perché sia il motore e l’anima della Chiesa. Solo così potremo rendere vivo e credibile il vangelo: rendendolo attuale e vivo con l’amore che ci doniamo.

Sabato della V settimana di Pasqua
Gv 15,18-21: Voi non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo.

Quanto è vero ciò che dice il Signore! Quante volte lo verifichiamo nella nostra vita! Quando parliamo del Vangelo, molte persone non ci danno retta, ci deridono, passiamo per dei matti! Certo, se siamo delle persone false ed incoerenti non siamo credibili… Ma se, con onestà e passione, cerchiamo di annunciare il regno di Dio e non veniamo accolti ma derisi, è perché chi ci ascolta non ha ancora conosciuto il Signore Gesù. Quando il nostro cuore si apre all’accoglienza dell’infinita tenerezza del Dio di Gesù, allora tutto cambia. Le parole ascoltate e ritenute fantasia diventano esperienza bruciante. Anche i limiti della Chiesa, che vanno riconosciuti ed ammessi, sono interpretati in una chiave diversa. E Dio sovrasta con la sua pacata ed intensa compassione ogni errore, ogni peccato, ogni stanchezza… Non scoraggiamoci, allora, se sperimentiamo l’incomprensione. Altri fratelli e sorelle, purtroppo, sperimentano una vera e propria persecuzione in molti paesi del mondo. Il Signore ci sostiene e ci accompagna dimorando nel suo amore possiamo sopportare questo ed altro…

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Questa voce è stata pubblicata il 03/05/2021 da in ITALIANO, Settimana - commento.

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San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

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