COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Divo Barsotti – Lo Spirito non fa distinzioni di condizione

Formazione Permanente – italiano – 2021

Meditazioni di Divo Barsotti sulla Pentecoste

Casa San Sergio. Ritiro del 17 maggio 1959

Seconda meditazione

Lo Spirito non fa distinzioni di condizione

Credere. Ecco che cosa soprattutto esige da noi l’essere devoti allo Spirito Santo. Credere in questa azione di Dio, efficace, intima all’uomo, amorosa, sapiente, con una fede che è puro, pieno abbandono di tutto l’essere, che è sicurezza, pace e gioia. Si diceva stamani che nessuna difficoltà è insuperabile, nessun peccato irrimediabile, nessuna povertà è ostacolo o impedimento: nell’istante medesimo che a Dio ti abbandoni Egli ti prende, tu sei posseduto da Lui, e allora, ecco, Egli agisce per te, vive in te, diviene la tua forza.

Perché pensare sempre alla propria impotenza di peccatori? Chiuderci in noi stessi, ripiegarci nel sentimento della propria miseria, non è un offendere Dio che si è fatto uomo per essere la nostra salvezza? Non è un offendere quel Dio che si è fatto uomo per darsi a noi, per far vivere in noi lo Spirito Santo? La grandezza del dono divino ci impedisce piuttosto di fare delle differenze, dal momento che una differenza essenziale non c’è fra una condizione di vita e l’altra, fra uno stato di vita e l’altro, fra avvenimenti e missioni. No, veramente e con piena semplicità possiamo crederlo: non vi è differenza essenziale fra essere poveri o ricchi, spazzini o Papi, fra essere nel dolore o nella gioia. Tutto quello che è umano è una pura scorza per rinchiudere l’immensa ricchezza che rimane per tutti identica: Dio stesso. La tua povertà, il tuo nulla, non ti impedirà mai di essere santo, non t’impedirà mai di essere veramente grande della grandezza stessa di Dio che vive in te; se Dio veramente a te si dona tu possiedi Lui e allora vivi in ogni istante la vita del cielo.

Non cerchiamo i doni di Dio ma il Dio dei doni

Devozione allo Spirito Santo vuol dire precisamente questo. Il “Veni, Sancte Spiritus” è una bellissima preghiera, tuttavia mi sembra che impicciolisca, in fondo, il Mistero della Pentecoste. Non si tratta soltanto di ringraziare Dio per quello che l’anima esperimenta in questa sua presenza attiva nel cuore: un calore, una certa gioia, una certa dolcezza. Che cos’è tutto questo? Non c’è differenza essenziale fra il senso di una desolazione intima e dolorosa e questo senso di pace e di gioia che l’anima alcune volte può provare, purché l’una e l’altra di queste esperienze siano un segno per l’anima di un vivo possesso.

Se il Signore dunque non vuole irrigare quello che è arido, non vuol darci la consolazione nel momento della tristezza, sia Egli benedetto, perché non sono i suoi doni che vogliamo, ma Lui solo. Ed è nel possesso di Lui che l’anima nostra deve trovare la propria felicita; ed è nel possesso di Lui – indipendentemente da ogni esperienza intima – che l’anima deve conoscere la sua divina presenza, una pienezza che, certo, l’anima non sempre esperimenta, ma che è sicura di avere. Ed è in questa sicurezza, in questa fede, che avrà sempre il potere di superare l’intimo disagio, la stanchezza, lo scoraggiamento, l’avvilimento, che umanamente deriverebbero dalla sua pena. E avrà sempre in questa sicurezza e in questa fede la capacità e la forza di non esaltarsi nella gioia, perché le pene, le tribolazioni, non escludono la presenza dell’amore. E così la gioia non ci deve mai esaltare, quasi noi fossimo qualche cosa indipendentemente da Dio, quasi noi potessimo affidarci ai nostri poteri, ai nostri sentimenti, alle nostre azioni, quasi noi fossimo qualche cosa senza Dio, quasi potessimo qualche cosa indipendentemente da Lui, senza affidarci al suo perdono misericordioso.

Umiltà e pace. Viviamo in questa sicurezza intima della divina presenza, sicché le cose umane, gli avvenimenti umani non tocchino, o almeno, non turbino mai il nostro spirito. Viviamo in profondità. Il mare, se pure le tempeste lo agitano, nel profondo rimane immobile; così l’anima nostra nel suo profondo conserva sempre la pace. Viviamo in ogni istante la vita dell’eternità; che in ogni istante l’anima nostra si sottragga al movimento del tempo per affondare nella pace dell’Eternità; che in ogni istante l’anima si apra e si dilati per accogliere in sé l’immensità stessa di Dio. Che in ogni istante l’anima viva nella purezza e nella santità divina.

A questo ci prepara la devozione allo Spirito Santo, perché la devozione allo Spirito Santo altro non è che la docilità e l’abbandono a Dio, perché Egli non soltanto abiti in noi ma in noi viva e sia Lui la nostra medesima vita.

Come agisce in noi lo Spirito?

In che modo lo Spirito Santo agisce nell’anima? Vorremmo capirlo per poterci abbandonare a Lui ma l’azione divina non ha modi. Sarebbe azione divina l’azione che avesse dei modi? I modi sono propri di una creatura limitata, condizionata dal tempo, dalle sue capacità. Dio, che non è condizionato da cosa alcuna, che è pura libertà nell’atto, non può avere nessun modo: Egli agisce in noi senza modo. Ma come l’anima allora può affidarsi all’azione di Dio nella pura docilità che l’abbandono richiede? Noi dobbiamo essere disponibili a Dio nell’atto di una fede umile e viva, sicché Dio agisca in noi secondo la sua volontà, non secondo il nostro disegno, secondo il suo volere e non secondo i nostri modi.

Che Egli sia libero veramente in noi! Lasciamo a Dio piena libertà nel suo modo d’agire; non vogliamo dirigere l’azione di Dio, non vogliamo dettare a Dio alcuna legge. Questa sua vita deve espandersi in noi. Perché Dio agisca si richiede un puro amore dalla creatura, amore che esclude ogni riserva, ogni condizione da parte nostra in tal modo che la libertà di Dio rimanga pura, rimanga assoluta. Che Dio sia Dio! Ecco quello che noi dobbiamo chiedere, ecco quello che noi dobbiamo volere: che Dio sia Dio attraverso di noi.

Una nuova creazione

Allora lo Spirito potrà dare origine ad una nuova creazione, di cui la prima è soltanto immagine e tipo. Donerà una legge nuova, che non fa più Dio estraneo all’uomo, ma intimo a lui. Non è tutto qui il mistero della Pentecoste? È tutto qui, precisamente, perché non vi potrebbe essere immagine, richiamo, allusione più grande. Nuova creazione in quanto importa una nostra partecipazione alla vita di Dio. E non in un senso analogo, anche qui. Certo, analogo si può dire sempre, perché l’uomo, insomma, non può essere Dio, come Lui, infinito; come Lui, Uno. E tuttavia la partecipazione alla vita divina è una vera partecipazione; come è vera l’Incarnazione del Verbo, così è vera la discesa dello Spirito; come veramente la Seconda Persona della Santissima Trinità assume la natura dell’uomo, così veramente la Terza Persona della Santissima Trinità discende sopra la terra e si posa sopra la terra, dimora nell’uomo e diviene il principio della sua vita. Non certo nel senso che l’uomo, ora, sia composto di Spirito Santo, nel senso cioè che ora si possa parlare di unione ipostatica fra la natura umana e la Terza Persona della Santissima Trinità, non in questo senso. Lo Spirito Santo rimane un dono e, se rimane un dono, non s’identifica mai a colui cui è donato. Ma in tal modo è dono che l’anima veramente lo possiede e che veramente Egli diviene nell’anima, dicevo, principio di tutta la vita soprannaturale.

Del resto, non potrebbe essere altro che Dio il principio di una vita soprannaturale, se questa vita è vita divina. Ed è questa la vita divina che lo Spirito Santo ci partecipa attraverso i suoi doni: ci conforma al Cristo, ci unisce a Lui, ci fa una sola cosa con Lui, membra del suo Mistico Corpo, ci assimila a Cristo per essere noi stessi figli nel Figlio perché noi siamo partecipi in qualche modo anche della relazione propria del Figlio al Padre Celeste: ci fa insomma partecipi della vita trinitaria. Non siamo più estranei a Dio; il Dio che adoriamo non è più l’Uno della mistica neoplatonica, ma è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. La nostra vita cristiana, la nostra vita soprannaturale, non è più adorazione soltanto di Dio; certo che lo adoriamo, perché rimaniamo creature, eppure la nostra vita non termina nell’adorazione: è la pura lode, che è la vita del Verbo nei confronti del Padre.

La nostra vita nella Trinità

La nostra vita è veramente un essere una sola cosa col Verbo divino per essere la gloria del Padre. Non rimaniamo al di qua del Sancta Sanctorum: entriamo oltre il velo. L’Incomunicabile, ecco, ci ha in Sé attratto mediante il dono dello Spirito. Mediante il dono dello Spirito, in qualche modo Dio ha devastato il suo silenzio per traboccare nella creazione. Ma meglio sarebbe dire che Egli ci ha tratto a Sé, sicché noi in questa medesima solitudine siamo stati introdotti. La creazione e Dio non sono più separati, rimangono distinti ma veramente Dio è tutto in tutte le cose già ora, nel mistero. Domani, l’anima lo vivrà nella propria esperienza, perché l’anima non avrà altra esperienza che della vita divina.

In un morire continuamente a se stessa l’anima umana, e ciascuna creatura, non vivrà che la vita di Dio. Elemento negativo e positivo della vita soprannaturale: un morire della creatura ai propri limiti per vivere la vita stessa di Dio. Morte e resurrezione. La creazione e Dio non sono più separati; rimangono distinti e rimane distinta ogni persona umana dalla Persona del Verbo, ma pur rimanendo ferme queste distinzioni, la vita è una e uno il mistero che congiunge Dio e l’uomo per sempre.

Così, lo Spirito Santo, per il dono che il Padre ci ha fatto per mezzo del Figlio suo, non è più l’unità soltanto del Padre e del Figlio: è in qualche modo l’unità stessa della creazione con Dio, è Colui che la compie.

Ecco la nuova creazione. Qual è la nuova creazione dunque? È una creazione che non è nuova, perché è antica quanto Dio, è Dio stesso. Dio stesso che in Sé abbraccia tutte le cose, Dio stesso che si moltiplica in ogni creatura per vivere in essa; Dio stesso che si dona ad ogni creatura per moltiplicare in qualche modo la sua beatitudine in ogni coscienza che lo ama, in ogni creatura che in Lui crede e a Lui si affida.

Reductio ad Unum

La nuova creazione non è, come la prima, un moltiplicarsi delle cose. Non si può dire infatti “moltiplicarsi”. Filosoficamente sarebbe errato dire che le creature e Dio sono due cose, ma la creazione stessa è molteplicità di esseri. Nella seconda creazione invece, questa molteplicità si riconduce all’unità. Infatti, l’azione dello Spirito è formare in tutti Cristo e far sì che tutta quanta la creazione divenga il Corpus Christi Mysticum per una certa assunzione di tutta quanta la creazione da parte del Verbo di Dio, che lascia intatte però non soltanto la distinzione delle nature ma la distinzione anche delle persone. Ma lo Spirito Santo, non soltanto opera questa unità, questa reductio ad Unum nel Cristo Mistico: Egli opera anche questa unità di tutta la creazione riportandola nel seno stesso di Dio. Non soltanto avviene nel Cristo l’unità della natura umana, prima frantumata e dispersa: avviene anche l’unità poi di questa natura umana e di tutta quanta la creazione con Dio stesso. Nella seconda creazione le cose molteplici si riducono ad uno: Cristo solo. Ma Cristo è anche Dio ed uomo: non vi sono più nemmeno Dio e la creazione come separati fra loro, ma un solo Cristo. Un solo Cristo! Mistero dell’unità: ecco la creazione nuova dello Spirito Santo.

Lo stupore è proprio del cristiano

Che cosa importa per noi questa visione? Oh, importa tante cose anche per la nostra vita spirituale! Che abbiamo idee un po’ più larghe, che non ci fermiamo a un certo pietismo, che ci rendiamo conto davvero dell’immensità a cui siamo chiamati; è qualche cosa che veramente non può non lasciare la nostra anima in un certo sgomento e sbalordimento divino. Un agraphon che si conserva nel Vangelo apocrifo di san Tommaso e che riporta san Clemente Alessandrino dice: «Chi cerca trova, e chi troverà sarà meravigliato, e nella sua meraviglia troverà riposo». Precisamente: l’atteggiamento, direi, del cristiano di fronte ai misteri della fede è sempre uno sbalordimento, uno stupore, un sentirsi come trasportato in un mondo così grande, così immenso da togliere il respiro. Chi non sa meravigliarsi non può esser cristiano: la meraviglia, anche sul piano umano, è la bellezza della vita, perché è dalla meraviglia, dallo stupore, che nasce la gioia; dunque lo stupore è proprio del cristiano, è proprio di chi crede. Anzi, direi che necessariamente la fede, ogni fede nel soprannaturale, produce come suo primo frutto non l’amore; che cosa volete offrire al Signore quando vi manifesta queste grandezze? Quello che potete offrire, l’unico frutto, l’unico risultato, l’unica cosa che nasce immediatamente, è uno stupore senza fine: l’anima non riesce a riaversi dal suo sbalordimento. Come è possibile tutto questo?

Credere è vivere in questo stupore e in questo stupore l’anima vive la gioia di esser cristiana, come san Francesco d’Assisi. Ogni cristiano è un’anima che canta. Dove vanno a finire tutte le nostre miserie di fronte a queste meraviglie? Non adattiamo la grandezza di Dio alla nostra piccolezza! Siamo noi che dobbiamo adattarci a Dio!

Lo Spirito Santo, poi, introduce tutte le creature nel seno del Padre. Lo Spirito Santo diviene la legge stessa del cristiano; non più le tavole di pietra, ma lo Spirito Santo. Quello Spirito Santo che crea è anche la legge. La legge del Cristianesimo, la legge della vita soprannaturale, più che alla legge del Sinai, somiglia alla legge necessaria, fisica, della creazione: come questa è intima alle cose.

Però non è detto che se lo Spirito Santo è la legge del cristiano questi debba allora essere necessitato in qualche modo dallo Spirito Santo. È detto però che lo Spirito Santo agisce in te attraverso degli istinti che in qualche modo precedono il tuo stesso volere e lo creano, precedono il movimento della tua volontà e anzi la dispongono a consentire. Dio diviene intimo alle cose. Ora, la legge naturale nel cristiano, se si può dir così, diviene Dio, perché Dio è la sua norma, e a Lui il cristiano deve adattarsi.

È lo Spirito a guidare la Chiesa

Che cosa vuol dire questo? Che cosa esige il Mistero della Pentecoste nella nostra vita cristiana? Che noi crediamo di più all’azione dello Spirito Santo nell’anima nostra, in modo da poterci affidare davvero a questo Divino Spirito. In fondo mi sembra che il grande peccato dei cristiani sia proprio questo; non si crede che lo Spirito Santo veramente agisca nella Chiesa. E allora si costruiscono un monte di difese, di ostacoli, da una parte e dall’altra, perché non si crede, si ha paura insomma; sempre la paura ci muove. Ma perché non crediamo davvero che lo Spirito Santo sia l’anima della Chiesa? Se lo Spirito Santo è l’anima della Chiesa, è mai possibile che gli errori degli uomini possano compromettere questa medesima vita, possano compromettere l’adempimento dei disegni di Dio? Possono ritardare, inceppare; ma quanto più dell’errore involontario, inceppa e ritarda la mancanza di fede! Anime aperte esige la Chiesa, anime che veramente credono e si affidano all’azione dello Spirito. C’è la necessità di grandi santi, che rompano tutte le pastoie e si affidino davvero a questa forza divina che urge nel cuore della Chiesa e muove tutta la Chiesa.

Ma un’altra cosa si esige: che noi crediamo anche all’azione dello Spirito in noi. Non è forse vero che la vita dei cristiani in gran parte è appesantita, ritardata, soffocata da tante paure umane, sgomenti, timori, scoraggiamenti, sfiducia, senso d’impotenza? Ma se davvero Dio si è donato all’uomo, dove vanno a finire i nostri peccati? Dove possono andare a finire le nostre impotenze? Crediamo forse noi di legare le mani a Dio, di poter dare noi un limite alla sua onnipotenza? Crediamo davvero allo Spirito? Si diceva anche stamani: in fondo in fondo ci sembra che la risposta data da san Francesco sia il minimo che potrebbe dare un uomo se veramente credesse. Se noi crediamo davvero che Dio si è donato, donato per esser posseduto, come possiamo noi temere? Che cosa temiamo? Perché non ci affidiamo allo Spirito?

Come riconoscere l’agire dello Spirito?

Ma voi dite, e giustamente: «Ma come sappiamo che sia veramente lo Spirito a guidarci? Come possiamo noi esser garantiti contro le illusioni della natura, contro i pericoli di suggestioni che non soltanto hanno il loro principio nella nostra natura, ma nel Maligno, nel demonio?». Certo, come lavora Dio così lavora il Maligno nella creazione e anche nell’uomo. Ma i testi del Nuovo Testamento fanno vedere chiaramente, anche qui, che è troppo grande la nostra paura. Certo che lavora anche il Maligno, ma che cos’è il Maligno di fronte a Dio? Dice una parola sant’Antonio, a questo proposito, sulla debolezza del Maligno: dice che appare non soltanto debole ma anche ridicolo. Non è da prendersi sul serio, insomma. E certo, che proporzione vi può essere? Noi abbiamo paura delle apparenze. Siamo sempre legati a questo mondo fenomenico, non crediamo all’azione segreta ma onnipotente di Dio, tanto nella Chiesa, nella creazione, che in noi. Ci impauriamo. Ed è questo che il Demonio vuole.

Il Demonio, in fondo, spesso non può ottenere la sua vittoria col farci cadere, col compromettere la nostra salvezza: quello che ottiene è che invece compromette la nostra santità. Impaurisce le anime, impaurisce questi uomini della Chiesa. Il timore del comunismo, il timore di una cosa, il timore dell’altra, inibisce gli apostoli, crea un monte di paure. E il timore inibisce le anime, le chiude, le soffoca, le stringe, le appiattisce, non le fa camminare. Certo che il discernimento degli spiriti è una delle cose più importanti nella vita spirituale. Ma col Mistero dell’Incarnazione del Verbo dobbiamo renderci conto che tutta la vita umana, ora, diviene segno di una vita divina. Come l’umanità del Cristo è il sacramento della Divinità, così anche la vita dell’uomo diviene il segno della vita divina; parlo di vita umana, purché sia vita umana sana, purché sia una vita della natura risanata, purché non sia una vita vissuta nel peccato, insomma. Noi dobbiamo essere ottimisti: solo il peccato può essere un ostacolo reale all’azione dello Spirito. Non avete bisogno di pensare, per un certo illuminismo mistico, che in ogni vostro pensiero voi abbiate una diretta comunicazione con Dio, una illuminazione propria dello Spirito Santo: non c’è bisogno di questo perché voi vi possiate affidare ad ogni pensiero giusto e sano come a una via e a un mezzo che vi conduce a Dio, come anche a un segno di un’azione segreta della grazia nel vostro spirito.

Dio è all’opera, come nella creazione, così nella vostra vita. Non vi è atto umano, sia interno che esterno, purché non sia peccato, che non sia anche un atto suscitato in noi dallo Spirito divino, suscitato non tanto per farci santi, quanto per farci Cristo. La santità, così come comunemente s’intende, come perfezione morale, è troppo poco: l’etica non è la santità. Ogni atto dell’uomo importa questa forza divina dello Spirito che ci solleva, ci lievita per assimilarci a Cristo e portarci al Padre. Sentire questo, crederlo anzi veramente, crederlo in tal modo da sperimentarlo, da realizzarlo comunque. Questo mi sembra che sia necessario.

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Questa voce è stata pubblicata il 23/05/2021 da in ITALIANO, Spirito Santo con tag .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

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