COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Contemplare la Trinità attraverso la icona di S. Andrej Rublev

La Trinità dipinta da S. Andrej Rublev (+1430)

La Santissima Trinità (detta dell’Antico Testamento). Dipinta da S. Andrej Rublev (+1430): con la benedizione del superiore del monastero della SS. Trinità, beato Nikon, nel 1411 circa. Dalla iconostasi della cattedrale della SS. Trinità della Laura Troitze-Serghieva (Zagorsk). Ora a Mosca, Galleria di Stato ‘Tretjakov’.

Contemplazione e Catechesi con l’aiuto dell’icona di Andrej Rublev

Con l’aiuto dell’icona “scritta” da un santo monaco russo proviamo a contemplare il mistero della vita del nostro Dio.
E’ vero che non possiamo comprendere Dio, ma ciò non ci deve scoraggiare dal contemplarlo! Quel che la mente non capisce lo potrà capire il cuore. Gesù ha detto: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. (Gv 14,24).
Queste pagine saranno solo come l’aprire una delle svariate porte che introducono a godere e accogliere l’Amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
La loro misericordia e fedeltà possono colmare le lacune e rimediare là dove il mio peccato offusca la Luce. E’ Dio stesso, Padre, Figlio, Spirito Santo, che si rivela ai piccoli che credono in Gesù.

don Vigilio Covi

1. MOSTRACI IL TUO VOLTO

L’uomo non ha mai visto Dio. “Dio nessuno l’ha mai visto”(1) ci dice con sicurezza l’evangelista Giovanni. Dio rimane nascosto. “Avvolto nella nube ti ho dato risposta”, dice un Salmo.(2)

Egli è nei cieli, in dimensioni di vita che noi non raggiungiamo, non tocchiamo, non sperimentiamo. Eppure abbiamo il desiderio di “vederlo”: “Mostraci il tuo volto. Non nascondermi il tuo volto!”(3)

Il desiderio di vedere Dio è sempre stato così profondo e vivo, che l’uomo stesso ha ceduto alla tentazione di crearsi delle immagini per aver almeno l’illusione di poterlo vedere, per vederne almeno un’immagine.

Le immagini uscite dalla mente e dalla fantasia dell’uomo non furono solamente statuette di legno, di bronzo, d’oro o di terra; e certamente non furono e non sono quelle le più pericolose. Ci sono immagini intellettuali che possono resistere a qualunque distruzione; il bronzo e l’oro possono esser distrutti, ma l’immagine che l’uomo si fa nella mente può lasciare sempre dei segni deleteri, ogni volta che egli cerca di pensare a Dio e di parlare con Lui.

L’immagine pericolosa, che l’uomo eredita come causa e frutto del peccato originale, è quella di un Dio padrone. Verso Dio l’uomo ha sospetto e giudizio, talora accusa, spesso paura e senso di costrizione, cui reagisce al massimo con la rassegnazione. Questi atteggiamenti, cui può seguire persino la ribellione, sono la conseguenza dell’immagine che egli vuole avere di Dio.

Questa immagine, come qualunque altra, impedisce all’uomo di incontrare il Dio vivo, il Dio vero. Persino quando l’uomo bestemmia, bestemmia spesso questa immagine: non avrebbe tutti i torti, se davvero Dio fosse così.

“Mostraci il tuo Volto!”
E’ necessario che Dio ci mostri il suo Volto affinché noi abbandoniamo l’immagine falsa. E’ necessario che Dio si riveli perché possiamo stabilire con lui un rapporto vero di fiducia, di rispetto, di amore.

“Mostraci il tuo Volto, e saremo salvi!”
“Mostraci il Padre, e ci basta” (4) disse Filippo a Gesù. E’ vero: ci basta! Quando lo vedremo sapremo d’essere amati, voluti, benvoluti: ci basta. Gesù non lascia Filippo senza risposta: “Chi ha visto me ha visto il Padre”! (5) Abbiamo finalmente l’immagine di Dio, anzi, più che un’immagine! Vedere Gesù equivale a vedere il Padre e riceverne l’abbraccio.

“Questa è la vita eterna, che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo”. (6)
Conoscere Dio come Padre è vita e vita eterna, definitiva.
Gesù ci rivela il Padre nel mentre si presenta come “Suo” Figlio e vive con Lui un rapporto di amore totale. Dal vivere di Gesù con Dio conosciamo Figlio e Padre e Spirito, relazione d’unità luminosa e unica!

Gesù distrugge tutte le nostre immagini di Dio. Sia quelle di un Dio grande, lontano, immobile, sia quelle di un Dio padrone…
Dio non è un Dio lontano e immobile, ma è un Dio che si compiace della compagnia dei poveri, di coloro che non fanno affidamento sulla forza o sulla ricchezza, ma solo su di Lui!…

NOTE

1. Gv 1,18
2. Sal 80
3. Sal 27,8
4. Gv 15,8
5. Gv 14,9
6. Gv 17,3
7. Col 1,15

2. MESSAGGI E MESSAGGERI

Prima di inviare il Figlio come Sua “immagine”, Dio manda i suoi “angeli”. “Angelo” significa messaggero. Essi sono immagine di Dio; ciascuno di loro porta solo un piccolo grande messaggio, dal quale capiamo d’essere amati, d’essere al centro delle attenzioni di Dio, d’essere preziosi ai suoi occhi. Attraverso i suoi angeli Dio ci rivolge la sua parola e accoglie la nostra risposta o le nostre richieste.

Angeli, messaggeri di Dio! Ora non sono necessari, perché c’è tra noi il Figlio, Parola viva, messaggio completo del Padre. Eppure Dio continua a lasciare a portata di mano molti suoi messaggeri visibili e invisibili…

3. UN’ICONA

Non esiste un solo modo di scrivere, come questo: lettere dell’alfabeto, parole, frasi, carta e inchiostro. Non c’è solo questo modo di trasmettere il messaggio dell’amore di Dio. Dio stesso, che ama anche gli analfabeti (e un po’ lo siamo tutti) e gli stranieri, inventa e suggerisce modi diversi, perché il suo amore possa esser “visto” da chi non sa leggere una lingua o non la sa tradurre…

Un santo monaco russo, Andrej Rublev, (canonizzato dalla Chiesa di Mosca nel 1988), è stato incaricato e benedetto per “scrivere” una pagina dell’amore di Dio. Egli doveva tradurre col linguaggio dei colori quel messaggio che era trasmesso sulle pagine dei Vangeli con l’inchiostro e che era stato almeno in parte già scritto nella carne della vita fraterna che egli viveva con gli altri monaci del suo monastero….

Le forme geometriche dell’icona della Trinità

4. FORME GEOMETRICHE

Ora il monaco santo ha già cominciato a tradurre il S. Vangelo.
Ha “scritto” delle figure geometriche: un cerchio, un triangolo, alcune forme quandrangolari. Il cerchio è una linea che non ha inizio né fine: può dirmi benissimo l’eternità e la perfezione del mio Dio. Il suo amore è senza inizio e senza fine. Il suo amore è perfetto!
Nel cerchio stanno perfettamente le tre figure angeliche che dovranno con maggior chiarezza parlare ai miei occhi e al mio cuore.

Il triangolo, la cui base è il lato superiore del tavolo e il cui vertice posa nel capo dell’angelo centrale, è la figura semplice che mi dice tre in uno, uno in tre: Dio è uno, ma mi incontra in tre modi distinti, Dio mi ama in tre diverse maniere, con tre cuori uniti in un sol movimento d’amore.

Cerchio e triangolo non si vedono. Ci sono, ma non si vedono. Proprio come il mio Dio, che è presente eppure non lo vedo.

Le forme quadrangolari invece sono ben definite, visibili, individuabili. Esse sono le pedane, gli sgabelli, il tavolo. Sono visibili com’è visibile il creato e la terra che essi mi rappresentano. La terra era ritenuta un grande tavolo quadrato, segnata dai quattro punti cardinali, percorsa dai quattro grandi venti, racchiusa dai quattro angoli.

La terra e tutto ciò che è terrestre è vario, distinto, diviso in vari schemi e dimensioni: alto – basso, vecchio – giovane, prima – dopo, concreto – astratto… Le forme quadrangolari sono perciò anche nella nostra icona numerose, diverse, separate.

Esse mi rappresentano la terra visibile nella sua pluralità di realtà distinte. Questa terra accoglie e ospita il cielo invisibile: il mio Dio non si vergogna di prender posto sulla terra, di farsi ospitare come pellegrino.

5. ANGELI PELLEGRINI

E’ proprio questo il tema che fa apparire sull’icona i tre angeli che danno forma al cerchio divino, contengono il triangolo e poggiano sugli elementi quadrangolari che vorrebbero significare la terra: gli angeli pellegrini che sono stati ospiti di Abramo, il padre del popolo di Dio, padre della fede! Essi sono gli angeli-pellegrini, cui Abramo imbandì la mensa: le focacce impastate da Sara, il vitello preparato dal servo, il latte acido e il latte fresco serviti da lui personalmente.(1)

Abramo parlava con i tre ospiti come si parla con uno solo. Erano tre, ma Abramo li vedeva così uniti, come ne vedesse uno. Essi stessi, pur essendo tre, parlavano come uno solo. E parlavano trattando Abramo da amico che deve conoscere i loro segreti.

E’ la terra che ospita il Cielo o è il Cielo che comprende la terra?

Il nostro monaco scrittore dell’icona ha preso come figura base per la sua pagina quell’episodio così bello e caro della vita del primo Patriarca.(2)

Abramo non ha visto Dio se non attraverso i tre angeli, ma ha parlato con Lui, ha dialogato, s’è fatto partecipe del suo colloquio.

I tre angeli seduti sotto la Quercia di Mamre possono perciò donarci i messaggi necessari perché noi possiamo “vedere” o “intravvedere” le tre divine Persone, il loro amore reciproco, la loro vita, la loro unità; gli Angeli non sono Dio, ma ci parlano di Lui, ne riflettono la luce, ne riportano i voleri, ne fanno gustare l’amore essendo anch’essi “impastati” d’amore divino.

Guardiamoli in volto.

Per Dio gli anni non contano e non si contano. Egli è sempre nuovo, come l’amore vero. Il monaco Andrej tratteggia i lineamenti dei volti dei tre angeli con caratteristiche giovanili: esse esprimono, meglio che non i lineamenti della vecchiaia, l’eternità di Dio. La vita e la storia sta tutta davanti a Lui, il passato compreso. Egli può disporre oggi anche di ciò che è avvenuto ieri, e domani di ciò che avviene oggi!

La giovinezza di Dio è la perenne giovinezza dell’Amore.

Anche noi sperimentiamo che “mentre il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova, di giorno in giorno”.(3) Vivendo nell’amore di Dio l’uomo ringiovanisce.
L’anziano che vive in compagnia del Dio dell’amore si ritrova un cuore giovane: lo possiamo costatare ogni giorno!

Questi angeli hanno volto d’uomo o di donna? La vita di Dio è completa, non ha bisogno di complementarietà come quella dell’uomo.
La vita di Dio è amore pieno, perfetto, amore forte e dolce, amore tenero e tenace. In Lui non compare la differenza che dev’esserci nell’uomo maschio e femmina. E’ Dio che dà la vita all’uno e all’altro. Dio può essere padre e madre insieme. Per questo chi vive con Lui, chi lo tiene costantemente davanti agli occhi, diventa forte come un papà e dolce come una madre: anche l’uomo che ama Dio riceve da Lui pienezza di vita che colma i vuoti della natura. La vita dei santi ce ne dà continua testimonianza.

NOTE

1. Gen 18,1-15
2. Gen 18
3. 2Cor 4,16

6. I SEGNI: IL BASTONE E LA VESTE

I tre angeli non hanno deposto il bastone da pellegrini. Lo tengono nella loro mano sinistra, pronti ad alzarsi per continuare il viaggio.
Dio è sempre … di passaggio. Egli passa. Devi dargli attenzione e ospitalità quando passa. L’uomo non deve lasciarsi sfuggire le occasioni del passaggio di Dio!

Dove va? Egli andrà a vedere Sodoma, va a rendersi conto di persona di ciò che ha sentito dire. Vuol vedere con i propri occhi – occhi d’amore – quel che Gli è stato riferito. Chi altri potrebbe riferire a Dio la vera realtà delle cose o dei fatti?

Quale uomo potrebbe informare Dio di quanto succede sulla terra? Quale uomo riuscirebbe a trasmettere quanto succede nei cuori altrui?

I bastoni portano degli ornamenti all’estremità: sono scettri regali.
Dio può esser chiamato Re, ma soprattutto dev’essere trattato come Re.

Egli però, naturalmente, non esercita la sua regalità come un dominatore. Gli scettri restano bastoni da pellegrino, strumento utile per il viaggio sulla terra in mezzo agli uomini. Sono bastoni colorati di rosso. Non vantano l’oro come gli scettri umani, che sono simbolo di potere spesso violento, oppressivo, somigliante a quello di Satana.
Sono rossi, del colore della sapienza che ama, dell’amore che sa pazientare. Tale è la regalità di Dio!

Tutt’e tre gli angeli portano doppia veste: tunica e mantello. La tunica aderisce alla persona, ne manifesta la natura. Il mantello è ben visibile all’esterno; è il vestito che rappresenta e manifesta il ruolo, il compito, la missione. Ogni angelo porta una delle due vesti color azzurro, il colore del cielo. Questa veste parla e dice: Dio! L’uno è Dio, l’altro pure e il terzo è ancora Dio. Tre angeli che ci manifestano l’unico Dio che ci ama con tre cuori distinti. Tre angeli che ci mostrano l’Amore divino, la Comunione delle “Persone” divine.

Riusciranno questi angeli a trasmetterci la conoscenza dell’amore divino in modo tale che possiamo amare il Dio che conosceremo? E noi riusciremo a comprendere l’Amore che per amarci si vuol far conoscere? Riusciremo a cogliere – senza distorcerli a vantaggio di una nostra vanità o comodità o ambizione – i messaggi che gli angeli di Dio ci donano in vari modi?

7. GESU’: VERO UOMO

Il Figlio, la seconda persona della SS Trinità

L’angelo vestito dei colori più vistosi e che attrae anzitutto il nostro sguardo è quello centrale. Non tutta la sua figura è visibile: la parte inferiore, con i piedi, ci è nascosta dal tavolo bianco che distingue e unisce le tre persone.

Egli porta una tunica ampia, maestosa. Il colore di questa veste è il rosso cupo, potremmo dire il colore del sangue versato. Egli è persona divina – ce lo assicura il colore del mantello -, ma il suo essere intimo, profondo, quello che a noi è maggiormente vicino è la sua umanità.

Quest’angelo ci dice che una Persona divina è uomo, uomo vero, uomo fatto di carne e di sangue. E’ un uomo proprio come noi, capace di morire come noi, che deve anzi morire come tutte le creature fatte di carne e di sangue. E il suo morire è un soffrire, perché comporta versare il sangue. Il colore rosso-sangue-versato è molto eloquente: parla del morire d’un uomo che muore per amore.

Quest’angelo ci vuol parlare di Gesù, l’uomo vero che poté esser presentato da Pilato come il vero uomo: “Ecco l’Uomo”!1 Certamente l’unico Uomo che non ha mescolato l’umanità con gli idoli, che non ha sottomesso la sua carne umana al dominio del re della morte, Satana.(2) L’unico Uomo capace di portare con dignità e con evidenza l’amore divino: sulla tunica rossa splende il manto azzurro della divinità.

Gesù è vero uomo, più vero di noi. Noi presentiamo un’umanità rovinata, corrotta, schiava di passioni, un’umanità che serve spiriti malvagi quali l’odio e l’invidia, l’avarizia e l’impurità, la vanità e la malizia.

Gesù è l’uomo vero. Come uomo deve essere conosciuto, avvicinato, amato, contemplato. Sarà Lui, Gesù uomo, che mi farà conoscere e amare Dio come Padre, come Amore. Benché Gesù sia uomo perfetto ed io lo possa quindi “vedere” e comprendere, mi rimane tuttavia in parte nascosto. C’è sempre in Lui qualcosa che supera le mie capacità di vedere e di comprendere. Egli fa parte del “mistero”, del disegno eterno di Dio. Con gioia dico “grazie” per quanto mi è dato di conoscere. Con umiltà dico “amen” a quanto ancora non mi è concesso, sapendo che sta a Lui comunicare la sua Pienezza a chi Egli vuole. Con fiducia dico “ti amo”, sapendo che a chi lo ama Egli si manifesterà.(3) Egli è l’uomo in cui abita tutta la pienezza della divinità.(4)…

Guardiamo il capo di quest’angelo: è tutto chinato verso l’altro angelo, quello appunto che ci illumina sulla persona del Padre.

Gesù lo ama: lo vedi da come è disponibile, pronto. Gesù dona totale fiducia alla parola che il Padre pronuncia verso di Lui. Se le figure potessero parlare, sentiresti le voci: sono quasi palpabili.
“Tu sei mio figlio”!(5) “Eccomi, abbà!” “Io vengo per fare la tua volontà”.(6) Io vengo per realizzare i tuoi desideri, per rendere concreto nella carne umana il tuo amore che si vuol donare, che vuole trasmettersi agli uomini.

Il Figlio di Dio è seduto “alla destra” del Padre.(7) Come mai il nostro iconografo lo ha invece posto alla sua sinistra? Non si è posto il problema, oppure ricordava quanto disse S. Paolo, che noi, cioè, “vediamo come in uno specchio”(8)? : ora in uno specchio si vede la realtà rovesciata!..

NOTE

1. Gv 19,5
2. Gv 14,13
3. Gv 14,21
4. Col 2,9
5. Ebr 1,5
6. Ebr 10,9
7. Mc 16,19
8. 1Cor 13,12

8. IL PADRE

Il Padre, la prima persona della SS Trinità

L’angelo, verso cui Gesù guarda con umile riverenza e piena fiducia e totale amoroso abbandono, ci aiuta a contemplare il Padre.

La tunica di quest’angelo è azzurra, ma è nascosta. Il Padre è Dio, ma nessuno l’ha mai visto.(1) In compenso il mantello che comprende tutti i colori, mentre nasconde l’intimo della persona, ne rivela la gloria: esso rappresenta tutta l’opera di Dio, la creazione con la sua magnificenza. “I cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento… per tutta la terra si diffonde la loro voce…”(2)
Le opere di Dio manifestano la sua Presenza, la sua sapienza, il suo amore, le “sue perfezioni invisibili”!(3)

Abbiamo un Padre che sa creare, ma soprattutto sa seguire con amore le sue creature. Guarda con quale delicatezza e con quale attenzione e umiltà Egli svolge il ruolo di Padre! Da Lui ha origine la vita: la sua posizione eretta, – dignitosa, ma umile -, dice che è Lui la fonte di ogni movimento. Ed il primo movimento è l’amore col quale benedice la terra. La sua mano, con la mitezza di chi non vuol mettersi in mostra, si alza sul quadrato della mensa, che rappresenta la terra, per benedirla. Questa benedizione trasforma la coppa posata al centro in coppa di benedizione e il tavolo, cui è consegnata, in altare.

La mano benedicente è mossa in direzione del Figlio, attento e disponibile. La parola che questi pronuncia: “Ecco, io vengo” diviene l’amen eterno alla Volontà del Padre: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la Tua Volontà”.(4)
Questa parola è accompagnata dal gesto che il Figlio ripete: anch’egli benedice l’umanità indicando il calice che egli ha bevuto per primo.

Il Figlio, infatti, fa’ ciò che vede fare dal Padre,(5) perché lo ama. Egli non attende ordini, ma ama cercando l’obbedienza. Il Figlio sviluppa il proprio amore nell’obbedienza. Egli ama facendo ciò che fa il Padre: alza la mano per esprimere il suo amen al cenno del Padre. Con questa mano benedicente il Figlio prolunga il movimento dell’amore iniziato dal Padre per coinvolgere la terza Persona: verso di essa è orientato anche il suo braccio.

NOTE

1. Gv 1,18
2. Sal 18
3. Rom 1,20
4. Lc 22,42
5. Gv 5,19

9. TERZA PERSONA: LO SPIRITO SANTO

Lo Spirito Santo, la terza persona della SS Trinità

Il terzo angelo ci annuncia una terza Persona: essa veste la tunica azzurra e il mantello verde, il colore di ciò che vive: Egli è Dio e dà la vita.
È la Persona dello Spirito Santo, terza Persona che accoglie e approva e continua i movimenti d’amore delle prime due. Terza Persona!

Hai visto un cero? Di cos’è fatto? Cera e stoppino. Bene. Finché la cera vuol restare cera e lo stoppino rimane “se stesso” quel cero è inutile, anzi, occupa spazio prezioso. Quando la cera si scioglie, disponendosi a donarsi allo stoppino per lasciarsi consumare, e lo stoppino si lascia bruciare per accogliere la cera, allora ecco una terza realtà, ecco la fiamma! Ed è questa fiamma che dà significato e alla cera e allo stoppino, e li rende fecondi, utili, preziosi. E’ questa fiamma prodotta dal reciproco “donarsi” di cera e stoppino che diffonde attorno luce e calore a tutto ciò che la circonda. Ed è ancora essa che riscalda la cera affinché possa continuare a donarsi e ammollisce lo stoppino perché possa assorbire la cera continuando il movimento che dà il frutto meraviglioso della luce.

Quest’esempio ti dice qualcosa?
Com’è grande e bello il nostro Dio! Egli è Amore che si dona, Egli è Amore che accoglie, è Amore che si offre pronto a morire; un unico movimento del triplice donarsi reciproco: dall’Amore che si dona, all’Amore che accoglie, ed esce la Fiamma d’amore che avvolge anche me, e te e tutto il mondo: lo Spirito Santo, la terza Persona. E come non posso staccare la fiamma dal cero perché viva da sola, così non posso pensare lo Spirito Santo senza riferirmi al continuo donarsi del Padre al Figlio e di Gesù al Padre! E nemmeno posso pensare d’essere immerso nello Spirito di Dio se non sono in continuo rapporto d’amore che si dona, se non mi lascio “consumare” dall’offrirmi con Gesù al Padre!

Lo Spirito Santo è Dio e “dà la vita”. Il manto verde di questo terzo angelo sparge il suo colore anche sotto il tavolo, davanti alle predelle, sullo spazio che circonda i simboli della terra. Lo Spirito dà la Vita: la sua luce e il suo calore avvolgono tutto l’universo e continuano a creare opere che cantino la gloria di Dio: “Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra”.(1)

Lo Spirito è la terza Persona: mi avvolge e mi compenetra quando, come il Figlio, mi offro al Padre per lasciarmi consumare! quando, come il Padre, dono amore agli uomini come a figli. Se invece mi chiudo a pretendere oppure a lamentarmi o ancora a rifiutarmi di donare, allora torna il buio nei miei occhi, la tristezza nel cuore e la durezza sul volto, perché lo Spirito Santo, terza Persona, in me non trova più il rapporto di … cera e stoppino che si lasciano morire l’uno per l’altro.

E’ questa terza Persona che, – come mi mostra il movimento dell’angelo di destra -, accoglie la Volontà d’amore che il Padre indica al Figlio e che il Figlio fa propria. La mano dell’angelo della Vita posata sul tavolo-altare porta a destinazione la duplice benedizione degli altri due angeli.

E’ lo Spirito di Dio che permette e rende gli uomini capaci di accorgersi dell’amore con cui sono amati…

E’ lo Spirito Santo che oggi trasforma il pane ed il vino in Corpo e Sangue del Signore come cibo quotidiano per coloro che s’accostano al tavolo di Dio…

NOTE

1. Sal 104,30

Circolazione dell’amore

10. CIRCOLAZIONE DELL’AMORE

Ritornato così con lo sguardo al Padre, vedo ricominciare il movimento dell’amore. Il Padre non attira su di sé le mie attenzioni. Egli mi indica il Figlio suo, Gesù, uomo rivestito della divinità, uomo vero e Dio vero, portatore dell’amore del Padre fino alla morte, fin dentro la morte.

Il Padre mi indica il Figlio che porta sulle spalle il clavo: una striscia dorata, (segno della più alta dignità presso gli antichi romani) il cui significato può esser paragonato a quello della stola che portano i nostri sacerdoti, giogo dell’obbedienza volontaria cui Egli si è sottomesso con amore e per amore. A chi ubbidisce pienamente si può dare totale fiducia!

Al Figlio che s’è fatto obbediente fino alla morte il Padre dà perciò pieni poteri, e a noi dice: “Ascoltatelo”.(1) Ascoltate Lui. Prendetelo come maestro, il maestro che parla a nome mio, che dice la mia volontà, che indica le mie vie, che vi fa conoscere i misteri, che vi guida sulle vie della salvezza e della santità. “Ascoltatelo”. Il giogo dell’obbedienza diventa il segno della dignità e autorità divina di cui Gesù è stato insignito.

Ma ancora “il Figlio fa ciò che vede fare dal Padre”.(2)

Il Padre non attira su di sé i nostri sguardi. E così fa pure Gesù: Egli continua a orientarci al Padre perché gli diciamo ogni giorno “eccomi”, e continua a indicarci lo Spirito dicendo: “Egli vi guiderà alla verità tutta intera”.(3) “Egli vi ricorderà ciò che io vi ho detto”.(4) Egli vi metterà in bocca le parole da dire quando dovrete parlare davanti ai grandi della terra.(5) Egli, lo Spirito, vi coprirà di forza dall’Alto perché siate testimoni miei(6); Egli sarà il vostro Consolatore, Egli vi difenderà.(7) Addirittura “Egli pregherà in voi e intercederà per voi”.(8)

E il movimento dell’amore continua: un angelo chiama l’altro in un’unità perfetta. La vita del Dio uno e trino è unità, unità fatta di fiducia e obbedienza reciproche che manifestano e realizzano e diffondono un amore pronto a lasciarsi consumare…

NOTE

1. Mc 9,7
2. Gv 5,19
3. Gv 16,13
4. Gv 14,26
5. cfr. Lc 12,12
6. cfr. Gv 15,27
7. cfr. Gv 16,8-13
8. cfr. Rom 8,26

11. ALTARE E CALICE

Altare e calice

Il reciproco amarsi delle tre Persone non forma un cerchio chiuso: il loro amarsi è aperto da quell’altare cui è consegnata la coppa.

E’ verso quella coppa che sono diretti gli sguardi e orientate le mani degli angeli.

Dio contempla l’umanità simboleggiata dal tavolo quadrangolare: la vede perduta e la vuole salvare. La vede affamata e la vuole nutrire; la vede abbandonata e la vuole sposare…

Il volto del mio Dio è insieme gioioso e afflitto.
Non è triste della cattiva tristezza, ma di quella che “soffre” perché vede rifiutato l’amore e la gioia e la vita da Lui offerti: “soffre” perché vede gli uomini perdersi ancora.

E’ una “tristezza” che mi fa alzare per dire: Kyrie eleison!…

12. FUORI DEL CERCHIO

All’esterno del cerchio e del triangolo, ma in armoniosa connessione con essi, notiamo delle figure, anch’esse destinate a comunicarci una parte del messaggio: le realtà create completano ciò che gli angeli vogliono dire. Tutto il creato, che è plasmato dalle mani di Dio, ci manifesta qualcosa della sua bellezza e della sua grandezza, del suo amore…

Dietro la figura dell’angelo dello Spirito vediamo ergersi qualcosa di indefinito. Che cos’è? una montagna? una vampata di fuoco? una folata di vento? Che cos’ha voluto rappresentare il nostro fratello iconografo?

Una montagna? è nel silenzio del monte che lo Spirito parla e agisce…

Una fiammata? lo Spirito di Dio è come fuoco, come fiamma…

Una folata di vento? vento è lo Spirito, un vento che non si può fermare, che non si può racchiudere…

Dietro al Figlio s’alza l’albero verde, le cui fronde sono mosse sempre dal vento divino. Quest’albero mi richiama quello che con la sua ombra ristorava i tre pellegrini ospiti di Abramo, la Quercia di Mamre. Qui invece è diventato l’albero della vita, l’albero del Paradiso che produce frutti di vita per ogni stagione e foglie che sono medicina per ogni malattia.(1) Il frutto di quest’albero è il Figlio di Dio stesso, Germoglio del tronco di Davide.(2)

Quest’albero, mosso dal Vento dello Spirito, spinge le sue fronde verso una casa: orienta il nostro sguardo verso la dimora che il Padre ha preparato, e che apre porte e finestre per accogliere chiunque, mosso dallo Spirito, si nutre dall’Albero di vita.
Quella casa è destinata ad accogliere i figli degli uomini, diventati fratelli di Gesù. Dentro di essa ricevono l’amore del Padre, si ritrovano uniti, per far festa ed essere partecipi dei segreti eterni…

e lo Spirito d’amore l’hanno costruita con sapienza e sudore di sangue…
La Chiesa: edificio già completo e ancora in costruzione. Ne sono anch’io una pietra viva?(3)

NOTE

1. cfr. Apoc 22,2
2. cfr. Apoc 5,4; Is 11,1
3. cfr. 1Pt 2,4-5

Tratto dagli opuscoli di http://www.cinquepani.it

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Questa voce è stata pubblicata il 30/05/2021 da in Fede e Spiritualità, ITALIANO con tag .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

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