COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Divo Barsotti – Il Cuore di Cristo è il Cuore del mondo

Formazione Permanente – italiano – 2021

Il Cuore di Cristo è il Cuore del mondo
Divo Barsotti

Pubblichiamo di seguito un testo profondissimo sul Sacro Cuore di un altro profeta dei giorni nostri: don Divo Barsotti. Tratto da un ritiro predicato a Bologna 21 giugno 1968. Per la meditazione personale. Buona lettura.

La testimonianza del Quarto Vangelo

Come mai la Chiesa ha scelto questo Vangelo di Giovanni nella festa del Sacro Cuore? La risposta a una simile domanda sembra assai facile e potrebbe essere anche semplicemente questa: perché è l’unico passo del Vangelo che ci parla, almeno indirettamente, del cuore di Gesù. La lancia che di fatto trafigge il costato di Gesù è anche la lancia che cerca, attraverso il costato, quel cuore divino per ferirlo e così garantire la morte di colui che era stato condannato.

Ma questa risposta non sembra giustificare fino in fondo la scelta. Ci deve essere una ragione più profonda. E la ragione più profonda ci viene suggerita dall’evangelista medesimo il quale, parlandoci di questa ferita al costato, ce ne parla con una solennità che è del tutto inusitata nel Quarto Vangelo. Si richiama infatti alla veracità della sua testimonianza, ed è strano perché mai, durante lo svolgersi degli eventi nel Vangelo, l’evangelista si richiama a questa veracità. Ci tiene veramente che gli uomini credano che è avvenuto quello che egli ha scritto e che cioè, essendo morto il Signore, un soldato con la lancia trafisse il suo costato. II linguaggio dell’evangelista veramente ci sorprende, ed è difficile capire che valore egli annetta a questo avvenimento. Sembra che dopo egli voglia spiegarlo. Questo è avvenuto – dice infatti l’evangelista – perché si adempissero le parole della Sacra Scrittura, la quale dice: «…vedranno Colui che hanno trafitto» (cfr. Gv 19, 37).

Ma tante altre volte l’evangelista aveva notato come negli avvenimenti del Cristo si adempissero le antiche scritture e l’aveva detto con tanta semplicità. Perché ora tanta importanza? Evidentemente bisogna andare oltre quello che l’evangelista esplicitamente ci insegna; dobbiamo andare all’intenzione segreta che lo guida nel narrare l’avvenimento.

L’Agnello pasquale e i sacramenti divini

E allora vediamo a quali profezie l’evangelista accenna. La prima è quella dell’agnello pasquale: «…non gli sarà spezzato nessun osso» (cfr. Es 12, 46). Ora, una cosa molto importante è questa: se voi leggete il Quarto Vangelo, dal capitolo 18 in poi, vedrete che l’evangelista ha cura di presentarci la Passione di Gesù come la manducazione dell’Agnello pasquale. E Giovanni narra tutto questo al contrario dei Vangeli sinottici, nei quali la cena dell’Agnello pasquale, l’Ultima Cena, avviene il giorno prima della Passione, mentre – lo avrete notato – nel Quarto Vangelo l’Ultima Cena non c’è. Si parla dei discorsi dopo la cena, ma all’Eucaristia non si accenna nemmeno. Che la cena sia la cena pasquale, che la cena sia l’istituzione dell’Eucaristia, che la cena sia il sacrificio della nuova alleanza, tutto questo l’evangelista non Io dice. Perché? È stata sostenuta la teoria secondo la quale san Giovanni non ripete mai quello che dicono gli altri evangelisti. Non è vero nulla: la Passione, san Giovanni ce la narra tutta per disteso, come ce la narrano per disteso gli altri evangelisti.

Di un fatto come quello dell’istituzione dell’Eucaristia, come mai san Giovanni non ce ne parla? Certamente egli sa, egli conosce, ma perché non ce ne parla? Ve lo siete mai domandato? Ma è semplicissimo: perché la cena pasquale, la manducazione dell’agnello, che cosa è? È la morte di croce. Leggete il Quarto Vangelo e vedrete che durante la narrazione della Passione san Giovanni ci dice che i Giudei non entrarono nel pretorio per non contaminarsi, per poter mangiare la pasqua, perché quel giorno, la sera, si doveva mangiare la pasqua (cfr. Gv 18, 28).

Ora, cosa avviene secondo il Quarto Vangelo la sera, quando Israele deve mangiare la pasqua? È semplicissimo: muore Gesù. E come muore? Come l’agnello, senza che gli sia spezzato nessun osso. Ma allora che valore ha la trafittura del costato? Che cosa facevano gli Israeliti quando avevano cotto l’agnello? Se lo mangiavano, ma l’agnello è la figura del vero Agnello. Il nuovo Israele che cosa farà, allora? Mangerà l’Agnello. Eccola la trafittura del costato! Che cosa implica? Il versamento del sangue e dell’acqua. Ora, nel sangue e nell’acqua che versa il costato trafitto l’evangelista che cosa vede? L’Eucaristia: il sangue. II Battesimo: l’acqua.

I sacramenti divini sono come la manducazione dell’Agnello. Allora voi vedete l’importanza della trafittura del costato nel Quarto Vangelo: è la nuova Pasqua del nuovo Israele, la morte di croce. Ma la Pasqua, la Passione, il sacrificio dell’Agnello non salva fintanto che tu non entri in comunione con la vittima, non mangi la vittima; allora il sacrificio della croce è inseparabile, per il Quarto Vangelo, dai sacramenti in cui l’Agnello immolato viene anche mangiato dai fedeli. L’Agnello immolato diventa anche l’alimento della vita soprannaturale del nuovo Israele.

La visione di Dio

Sì, ma non basta. Guardate che san Giovanni non dice soltanto che si adempì, nella trafittura del costato di Gesù, la profezia dell’Esodo – «…non gli sarà spezzato nessun osso» (Es 12, 46). Dice qualche cosa di più; dice anche che si adempirono in quegli avvenimenti le parole del profeta, il quale dice: «Vedranno Colui che hanno trafitto» (cfr. Zc 12, 10). E qui un altro problema: che cosa vedranno? Quello che vuol vedere Israele. E che cosa vuol vedere Israele? Avete presente cosa chiede Mosè a Dio dopo l’alleanza del Signore? «O Dio, fammi vedere la tua gloria» (cfr. Es 33, 18). E cosa dice Filippo a Gesù durante i discorsi che seguono la lavanda dei piedi? «Facci vedere il Padre e ci basterà» (cfr. Gv 14, 8). E che cosa risponde Gesù a Filippo? «Come? È tanto tempo che sono con voi e non mi avete conosciuto? Filippo, chi vede me vede il Padre» (cfr. Gv 14, 9). Ora, con la ferita del costato di Gesù si adempirono le parole del profeta: «Vedranno Colui che hanno trafitto». La dottrina che sta in queste parole è stupenda.

La rivelazione suprema di Dio si ha nell’atto in cui Gesù muore trafitto da noi. Cioè, la suprema rivelazione di Dio non è soltanto la morte di croce, ma la morte di croce come provocata dal peccato umano. E che cosa vogliono dire queste parole? Vogliono essere il commento alle altre parole di san Paolo nella Lettera ai Romani: «In questo Dio manifesta…» – notate l’espressione «manifesta» – «…la sua carità per noi: che, essendo noi peccatori, Cristo per noi morì» (cfr. Rm 5, 8).

La rivelazione di Dio raggiunge la massima sua luce, la massima sua pienezza, quando si manifesta il suo amore, in quanto è un amore che tanto più è grande quanto più si rivolge a dei peccatori, i quali, nell’istante medesimo in cui Dio si dona, l’offendono. L’atto della suprema offesa – non si risparmia nemmeno un morto – diviene l’atto della suprema rivelazione. Quello che è stato, da parte dell’uomo, il massimo dell’offesa diviene, per Iddio, la condizione per il massimo della rivelazione della sua grandezza, della sua gloria, della sua immensità, della sua infinità: ma come immensità, come gloria di amore, di amore che vince ogni cosa.

La Comunione eucaristica

Vedete le parole del Vangelo – se noi meditiamo appena un pochino, basterebbe levare un po’ la polvere di sopra – che meraviglie ci insegnano! Che meravigliose verità si scoprono! La prima: la ferita del costato per Giovanni è il compimento del sacrificio del nuovo Agnello pasquale, perciò la nuova Pasqua, la Pasqua alla quale tutto il nuovo Israele comunica nella manducazione di questo Agnello; manducazione o comunione con questo Agnello che avviene, per il nuovo Israele, attraverso i sacramenti: l’acqua e il sangue. Di qui deriva un fatto molto importante. Rendiamoci conto che, ogni qual volta noi mangiamo questo pane o beviamo di questo calice, noi comunichiamo con la Vittima, con l’Agnello di Dio, noi viviamo la Pasqua, noi siamo salvi.

E rendiamoci conto che la Comunione eucaristica implica veramente la partecipazione alla Pasqua del Signore, implica veramente la comunione con la vittima immolata, implica veramente una comunione con Dio in noi, come alimento della nostra vita e come garanzia di una nostra salvezza. Notate che l’agnello che Israele deve mangiare prima di essere liberato dalla schiavitù dell’Egitto è l’agnello che inizia la liberazione.

II sacrificio dell’agnello inizia la liberazione dall’Egitto, poi dà la forza per tutto il cammino. Si mangia per poter viaggiare; infatti quegli uomini dovevano viaggiare, per questo avevano il bastone in mano. Ecco l’Eucaristia per noi: manducazione della Vittima immolata, celebrazione della nuova Pasqua cristiana perché poi tutto Israele, nella forza di questo cibo, possa intraprendere un cammino che lo porti fino a Dio. Questo è il primo senso che ha l’avvenimento nel Quarto Vangelo. La vita eterna.

Il secondo è ancora più bello. In che consiste la vita eterna? Nel conoscere Dio, ci dice il Quarto Vangelo (cfr Gv 17, 3). E d’altra parte ce lo dice tutta la teologia. Quando saremo in Paradiso, che cosa faremo? Vedremo Dio. La visione di Dio: non è questo il Paradiso? Ma il Paradiso è anticipato già quaggiù, perché noi possiamo vedere Dio, e lo vediamo realmente nell’infinità di un amore che sembra tanto più manifestarsi, essere grande, quanto più grande è l’odio che infierisce contro di Lui. La suprema offesa dell’uomo diviene veramente la condizione perché tutto l’oceano infinito dell’amore divino si manifesti e risplenda dinanzi al nostro sguardo. Non abbiamo mica bisogno allora di andare in Paradiso: basta vedere Gesù che muore.

E notate una cosa molto importante: alcuni Padri della Chiesa orientale dicono che anche in Paradiso non si vedrà Dio direttamente – noi non possiamo dirlo, ma comunque questi lo dicono –, ma vedremo Gesù, perché in Cristo Dio si manifesta totalmente, pienamente. Ed è quello che sembra dirci, in fondo, il Quarto Vangelo: vedere Gesù è vedere il Padre.

Ma vedere Gesù come? Non in ogni mistero ma nel mistero del suo cuore trafitto. È questo mistero del cuore trafitto che manifesta agli uomini l’impenetrabile grandezza di Dio e dà all’uomo una conoscenza dell’amore divino che supera ogni scienza, come noi abbiamo letto nell’Epistola della Messa di oggi. Ed è a queste parole che si richiama poi l’Apocalisse stessa. E, notatelo bene, l’Apocalisse dice che tutti lo vedranno. Però il vederlo tutti, il vedere Dio in Gesù crocifisso, in Gesù trafitto, può essere per gli uni Paradiso, per gli altri Inferno.

Perché? Perché l’Inferno nostro è misurare fino in fondo che cosa mai abbiamo fatto nei confronti di Dio: la ferita. Per noi Paradiso è invece il vedere come in questa ferita risplenda l’Amore. Se tu rimani fermo in te stesso e guardi te stesso, la visione del Cristo, o piuttosto la presenza del Cristo manifesterà a te con ripugnanza invincibile, con terrore spaventoso, soltanto l’orrore del tuo peccato. Hai offeso Dio, l’hai ferito nel suo intimo cuore! Per coloro invece che non guardano a se stessi, ma guardano il Cristo, la ferita stessa del suo costato diviene l’inenarrabile rivelazione di un amore immenso, di un amore infinito, e in questa rivelazione essi troveranno già il Paradiso.

È Lui il nostro Inferno ed è Lui il nostro Paradiso: Inferno se tu contempli in Lui soltanto il tuo peccato, Paradiso se tu contempli in Lui il suo Amore. Se tu rimani chiuso in te stesso, è la presenza del Cristo che ti fa consapevole eternamente dell’orrore del tuo peccato, dell’infinita malizia del tuo male, della gravità infinita dell’offesa che gli hai recato. Se invece, uscendo di te stesso vorrai contemplare Lui solo, la ferita che tu gli hai inferto diviene per te, invece, la condizione di una visione infinitamente più grande di ogni visione, perché nessuna conoscenza filosofica ci potrebbe dire chi è Dio come ce Io dice il cuore del Cristo, il cuore del Cristo trafitto.

La visione del Cristo trafitto è la rivelazione suprema dell’amore divino, di un amore che non solo – rendetevene ben conto – non trova un ostacolo nel peccato, ma trova invece nel peccato dell’uomo una provocazione a manifestarsi ancora più grande.

Che bellezza essere peccatori! Sì, è una bellezza nella misura che tu esci di te stesso per affidarti al suo amore, per credere al suo amore.

La santità è credere all’amore di Dio

La cosa bella è che noi vediamo proprio in noi stessi, nella nostra povertà, una condizione a una manifestazione ancora più grande della misericordia di Dio. Se fossimo santi, Dio ci metterebbe pochino ad amarci: amare una persona amabile, buona, è naturale. L’amore diviene grande quando si rivolge ad uno che è pezzente, sudicio, cattivo. Allora si manifesta grande l’amore! È proprio grande l’amore di un giovanotto che ama una bella ragazza? O non è più grande l’amore di un san Camillo de Lellis che vive ai piedi del letto degli appestati e vive tutta la sua vita in una donazione totale di sé per questi uomini abbandonati da tutti? Io sono proprio contento di essere così piccino, così misero, perché veramente è proprio questo che manifesta più grande l’inconcepibile amore di Dio verso di me. Ed è questo che noi non riusciamo a capire.

Noi non riusciamo a credere all’amore di Dio perché siamo troppo piccini. Ma è questo invece che manifesta grande l’amore dì Dio. Se noi fossimo veramente degni del suo amore, Dio ci amerebbe ben poco. Ma proprio in questo Dio manifesta l’amore: Egli è tutto per noi! Cristo morì per noi, pur essendo peccatori. Ed è questa, vedete, la santità dell’uomo: tutta la santità nostra è credere nell’amore di Dio nonostante quello che siamo. Anzi, proprio per motivo di quello che siamo, credere all’amore di Dio.

Siete miseri, siete deboli, siete imperfetti? Oh, che meraviglia! Come più grande risplende per voi quest’amore infinito che tutto a voi si dona! Perché non è affatto vero che Egli si doni a metà, non è affatto vero che il vostro peccato impedisca a Dio di amarvi, anzi: è il contrario che è vero! È il vostro peccato che provoca più grande la sua misericordia, naturalmente se voi credete in questo amore, naturalmente se voi vi aprite ad accogliere questo amore; se voi sapete uscire da voi stessi per affidarvi all’Amore infinito.

La dottrina del Sacro Cuore, veramente, non è tutta qui: c’è anche la riparazione. Ma questi due punti del Vangelo – «…non sarà spezzato nessun osso»; «…vedranno Colui che hanno trafitto») – sono i capisaldi di tutta la teologia del Sacro Cuore. Nel primo, abbiamo questa Pasqua, questa Cena che ci comunica veramente il Corpo e il Sangue di un Dio, e facendoci comunicare alla vittima sacrificata dona all’anima nostra la forza di continuare il nostro cammino in una comunione permanente con Dio.

Notate bene una cosa che dobbiamo dire oggi, specialmente in questa Chiesa che è in crisi. La vita cristiana non è un cammino verso Dio, perché non c’è un cammino dell’uomo verso Dio: tutto nasce da Dio. Se Dio non si comunicasse a noi per primo, se Dio non vivesse in noi, sarebbe inutile pensare e parlare di processo ascetico, di esercizi, di vita interiore, di amore del prossimo: tutte storie che valgono meno di un soldo! Sono atti umani, e l’uomo non può altro che girare intorno a se stesso. Se l’uomo parte da Dio, allora può anche procedere verso l’uomo, ma se l’uomo vuole procedere attraverso l’uomo verso Dio, rimane nell’uomo, perché Dio rimane inaccessibile. Dall’uomo a Dio non vi è strada; è in Dio che tu trovi la forza di comunicare con gli altri e di fatto, comunicando all’Agnello, ecco si inizia il cammino: comunicando all’Agnello tu puoi ora intraprendere il tuo pellegrinaggio verso la terra promessa. Questo per il primo punto.

Il secondo è così bello! «Vedranno Colui che hanno trafitto»: davvero allora il Cuore diviene per noi il Paradiso! Se tu sai davvero credere a questo amore divino, gli stessi tuoi peccati divengono per te una condizione per godere di più di essere amato per nulla. Certo, il peccato non può divenire la condizione per essere amato di più fintanto che tu non ripudi il peccato, cioè non rinunzi a te stesso per gettarti nella misericordia, per gettarti in questo amore infinito. Ma se ti getti in questo amore infinito, gli stessi tuoi peccati divengono la condizione perché tu possa sperimentare e conoscere, tu possa vedere chiaramente l’infinità di questo amore, la gratuità di questo amore, la pienezza di questo amore immenso in cui chiaramente si manifesta Dio.

Dio si manifesta in questo e non nell’essere simile a noi. Ma noi, molto spesso, lo vogliamo fare simile a noi. Ricordate quello che dice Dostoevskij nel libro I fratelli Karamazov? Proprio questo dice: Dio ci ha fatto a sua immagine e somiglianza, ma molto spesso l’uomo vuol fare Dio a propria immagine e somiglianza. Si invertono le parti, ed è questo precisamente il pericolo di tanti cristiani, i quali credono di poter proporzionare Dio ai loro piccoli pensierucci, e perciò non sanno credere all’amore di Dio perché si sentono peccatori. Per me uno dei più grandi santi è davvero il buon ladrone, non vi sembra? Uno che si accaparra il Paradiso in un istante solo ed è il primo che vi entra! Che meraviglia, per uno che non era altro che un assassino, il dover fidarsi totalmente dell’amore infinito: l’abbandono pieno, assoluto, di sé nelle braccia della misericordia divina! Questo è il Paradiso, perché questa è la rivelazione suprema di Dio, e Dio non è che l’Amore: un amore infinito, un amore immenso, un amore gratuito, un amore preveniente, un amore che non ha altra ragione che sé medesimo. Egli ama perché ama, Egli ama per amare, e non ha dunque motivo in me di amarmi.

Il peccato stesso diviene la condizione perché io sia amato di più perché, naturalmente, se io offro all’amore divino un vuoto più grande, Egli può riempire di più. Che bellezza dunque poter dire con santa Teresa del Bambino Gesù, se non abbiamo peccato: «Signore, Tu mi hai perdonato tutti i peccati che non ho fatto, perché in me questa possibilità tutta vi era, e se non ho peccato il merito non è certamente mio». Ed è vero, sapete? Se fossi nato in un altro momento o da altre persone, se mi fossi trovato in altre condizioni, potevo essere un adultero, potevo essere un libertino, potevo essere un assassino. E voi no? E allora vedete che abbiamo tutti da essere contenti perché, in fondo, anche se non abbiamo peccato realmente, noi siamo già stati perdonati prima di avere peccato. Cioè, all’inizio di tutta la nostra vita non c’è che misericordia: un’infinita misericordia, un amore senza perché. E proprio perché è un amore senza perché, noi di questo amore possiamo fidarci indipendentemente da quello che siamo, da quello che abbiamo fatto.

Ora si inizia il rito di consacrazione di una nostra sorella. Vi prego di accompagnarla nell’atto che ella è per compiere, perché il Signore apra veramente il suo cuore ad accogliere queste onde vivificanti dell’amore infinito e perché, rinnovata dal sangue divino, ella non viva più che di fame e di sete di questo corpo del Signore. E anche perché, nella visione di questo amore immenso, ella possa procedere sempre più rapidamente, ma anche inoltrarsi sempre più nel centro di questo mistero che è il mistero dell’amore infinito di Dio. Che la sua debolezza, la sua povertà siano per lei un motivo ancora maggiore di gioia per sentirsi amata da Colui che è l’Amore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 01/06/2021 da in Cuore di Gesù, ITALIANO con tag .

  • 703.176 visite
Follow COMBONIANUM – Spiritualità e Missione on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Unisciti ad altri 776 follower

San Daniele Comboni (1831-1881)

COMBONIANUM

Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica. Immagini, foto e testi sono spesso scaricati da Internet, pertanto chi si ritenesse leso nel diritto d’autore potrà contattare il curatore del blog, che provvederà all’immediata rimozione del materiale oggetto di controversia. Grazie.

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: