COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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La Civiltà Cattolica: Attenzione pastorale per gli sfollati climatici

ATTENZIONE PASTORALE PER GLI SFOLLATI CLIMATICI

Come ha ricordato papa Francesco in occasione della Giornata della Terra, «le cose che da tempo ci diciamo reciprocamente, non devono cadere nell’oblio. […] Il tempo ci incalza e, come il Covid-19 ci ha insegnato, è il momento di agire, siamo al limite». Nascono da questo appello gli Orientamenti pastorali sugli sfollati climatici. Un documento che ci aiuta prima di tutto a vedere, perché tutto comincia dal nostro sguardo sulla realtà, «dal mio e dal tuo». La crisi climatica ha dei legami con il grande numero di sfollati in tutto il Pianeta. I migranti climatici, i rifugiati ambientali, gli «eco-profughi» sono persone o gruppi di persone costrette a lasciare il proprio luogo di residenza abituale a causa della crisi ecologica.

Non possiamo trascurare questo problema, ma non possiamo neppure trattarlo solo a parole. Il documento allora ci aiuta a cogliere, attraverso il volto umano della crisi climatica, nel suo legame con lo sfollamento e nelle sue conseguenze drammatiche per i più vulnerabili, la necessità di una conversione interiore, che nasce nel cuore delle nostre comunità, perché, se i deserti esteriori si moltiplicano, la causa è che si sono ampliati i deserti interiori. Il deserto interiore potrà fiorire se non considereremo opzionale vivere la vocazione dell’essere custodi dell’opera di Dio e prenderci cura dei nostri fratelli e sorelle sfollati

Camillo Ripamonti S.I.
La Civiltà Cattolica 2021 II 486-494 | 4103 (5/19 giugno 2021)

Estratti dell’articolo
LEGGI L’ARTICOLO.

Dopo gli Orientamenti pastorali per i rifugiati (2013) e quelli per gli sfollati interni (2020), è la volta di un documento sugli sfollati climatici: Orientamenti pastorali sugli sfollati climatici. Si tratta di uno strumento per prendere coscienza e agire. Come ha ricordato papa Francesco in occasione della «Giornata della Terra» (22 aprile 2021), «le cose che da tempo ci diciamo reciprocamente, non devono cadere nell’oblio. […] Il tempo ci incalza e, come il Covid-19 ci ha insegnato, sì abbiamo i mezzi per affrontare la sfida. Abbiamo i mezzi. È il momento di agire, siamo al limite». Ma gli Orientamenti pastorali sugli sfollati climatici aiutano prima di tutto a vedere. L’alternativa, come ci ricorda il Pontefice nella prefazione al documento, sta nel «vedere o non vedere»: tutto comincia dal nostro sguardo sulla realtà, «dal mio e dal tuo».

Occorre innanzitutto riconoscere che esiste una crisi climatica in atto. Infatti, sebbene da oltre 40 anni (Ginevra 1979) gli scienziati abbiano lanciato l’allarme (e periodicamente rinnovino questo accorato appello: Rio 1992; Kyoto 1997; Parigi 2015) sulla necessità di agire per far fronte ai cambiamenti climatici, il cammino da compiere è ancora lungo. Occorre scorgere il volto umano di questa crisi, cioè comprendere che essa ha una ricaduta, immediata o a lungo termine, sulle persone, e spesso proprio su quelle più vulnerabili. Infine occorre vedere per comprendere che la crisi climatica ha dei legami anche con lo sfollamento: molte persone, a causa di essa, si mettono in cammino. Si legge in un recente report pubblicato per la «Giornata della Terra 2021» dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr): «L’emergenza climatica è la principale crisi del nostro tempo e lo sfollamento è una delle sue conseguenze più devastanti. Intere popolazioni ne stanno già subendo le conseguenze, ma le persone vulnerabili che vivono in alcuni dei Paesi più fragili e colpiti da conflitti ne sono danneggiate in modo sproporzionato»…

Tenendo conto della componente ambientale delle migrazioni, si stima che entro il 2050 i Cdp potrebbero arrivare a circa 143 milioni… L’impatto della crisi, come spesso accade, colpisce in modo drammatico i più vulnerabili, come bambini, donne e persone con disabilità che non hanno neppure la possibilità di spostarsi dai luoghi maggiormente a rischio…

Il documento elenca nove punti, a cui corrispondono altrettante sfide, per le quali si propongono nove risposte articolate su più piani di azione e di intervento. Per semplicità procederemo accorpando alcuni aspetti, dando rilievo soltanto ad alcuni di questi punti e lasciando come ultimo il punto 7, che riguarda l’estensione della cura pastorale.

Sensibilizzare per aprire gli occhi

Per riuscire ad aprire gli occhi di fronte alla crisi climatica, alle conseguenze che essa ha prodotto sulle persone e alla connessione con il loro sfollamento, una delle principali sfide da superare è quella della falsa polarizzazione, che pone da una parte la «cura del creato» e dall’altra «sviluppo e economia». Infatti, come ci ricorda l’enciclica Laudato sì (LS), «l’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme» (LS 48). Pertanto sviluppo umano integrale – e conseguentemente lotta alla povertà – e sviluppo sostenibile devono andare insieme. Gli stili di vita di ciascuno di noi spesso sono stati guidati (e ancora lo sono) da modelli economici che non solo creano disuguaglianze (degrado umano), ma le creano attraverso uno sfruttamento della casa comune (degrado ambientale). Economia ed ecologia hanno ben più di una radice comune – oikos («casa») – e sono strettamente connesse. «Sono stati gli stili di vita contemporanei a pretendere e sostenere […] miopi obiettivi di interesse nazionale e finalizzati al mercato, con il pretesto del cosiddetto “sviluppo socio-economico”. Noi esseri umani siamo diventati il più dannoso “predatore onnivoro” del Pianeta»…

Alternative possibili o accompagnamento allo sfollamento

Una volta aperti gli occhi sulla crisi climatica, bisogna analizzare le possibili alternative allo sfollamento… Partire dalla propria casa, abbandonare tutto per cercare sicurezza e sostentamento altrove è una delle scelte più difficili che esistano; pertanto, è una decisione forzata da prendersi solo in assenza di alternative possibili. Essa di solito avviene quando si ha la piena consapevolezza del fatto che non sia – o a breve non sarà – più possibile la sopravvivenza nel luogo in cui si risiede… «La Chiesa cattolica è chiamata quindi a rafforzare la resilienza delle persone colpite dalla crisi climatica e assisterle nella ricerca di soluzioni alternative allo sfollamento», che possano garantire il diritto alla vita, e a una vita dignitosa… Ma quando tutto questo non è possibile, si devono accompagnare persone e gruppi nello sfollamento. Spesso infatti chi parte, e non lo fa per libera scelta, si trova a non avere un progetto migratorio…

Inclusione e integrazione necessarie per costruire comunità

La gestione della questione migratoria non è solo organizzazione di flussi. «Garantire un’efficace integrazione e inclusione dei migranti nell’Ue è un investimento sociale ed economico che rende le società europee più coese, resilienti e prospere». Questo passaggio del Piano di integrazione e inclusione 2021-2027 dell’Ue evidenzia la consapevolezza, ormai acquisita a livello di governi nazionali e di istituzioni sovranazionali e internazionali, della necessità di questi processi per la popolazione migrante: non soltanto per quelli di recente arrivo, ma anche per chi ha un background migratorio, con una priorità per i minori e le persone più vulnerabili… Inclusione e integrazione vanno considerate come processi bidirezionali reciproci, graduali, di accompagnamento e di presa in carico gli uni degli altri, cittadini e migranti. Nessuno deve sentirsi minoranza, e vivere di conseguenza, ma tutti devono essere in grado di esprimere nella propria diversità una piena cittadinanza, che possa contribuire alla costruzione di una comunità di vita in cui regni l’amicizia sociale…

Influenzare i processi decisionali e cooperare in quelli strategici

Più volte nel documento si ricorda la necessità di una partecipazione attiva degli sfollati climatici ai processi decisionali… «Qualsiasi piano, politica o strategia che non riconosca la saggezza che viene dai “poveri” ignora la saggezza dello Spirito presente in loro e, molto probabilmente, fallirà». Sempre più spesso a prendere decisioni sono pochi, guidati da interessi economici e non dalla ricerca della salvaguardia del bene comune…

Un altro aspetto importante è quello di «allertare» governi nazionali e organizzazioni umanitarie su popolazioni che spesso divengono invisibili a causa dei ripetuti dislocamenti. Infine, considerato il fatto che «lo sfollamento climatico pone sfide nuove e complesse […], e azioni unilaterali e non coordinate possono compromettere la rapidità e l’efficacia delle risposte»…

Puntare sulla formazione e sulla ricerca

Data la complessità della questione, il documento prevede anche una sezione per una necessaria formazione professionale degli operatori pastorali su crisi climatica e sfollamento… Si tratta anche di produrre, in questa prospettiva, materiale didattico per bambini e giovani: «I giovani hanno una nuova sensibilità ecologica e uno spirito generoso, e alcuni di loro lottano in modo ammirevole per la difesa dell’ambiente, ma sono cresciuti in un contesto di altissimo consumo e di benessere che rende difficile la maturazione di altre abitudini. Per questo ci troviamo davanti ad una sfida educativa». Occorre anche inserire, nei corsi di dottrina sociale della Chiesa, elementi di ecologia integrale e conversione ecologica…. Infine, si deve offrire una prospettiva spirituale allo studio del fenomeno.

La cura pastorale per gli sfollati climatici

Forse una domanda che vorremmo formulare dall’inizio è quella circa la necessità di questo documento: «Erano proprio necessari questi orientamenti pastorali sugli sfollati climatici?». Il fatto di porci questa domanda può voler dire che il tema ci ha toccato, eppure continuiamo a non mettere completamente a fuoco l’importanza della questione. Oppure, se riteniamo questa una domanda retorica e la risposta è: «Sì, erano necessari», dovremmo chiederci quanto stiamo facendo come cristiani a tale riguardo…

Non possiamo trascurare questo problema, ma non possiamo neppure trattarlo solo a parole. Il documento allora ci aiuta a cogliere, attraverso il volto umano della crisi climatica, nel suo legame con lo sfollamento e nelle sue conseguenze drammatiche per i più vulnerabili, la necessità di una conversione interiore, che nasce nel cuore delle nostre comunità, perché, se i deserti esteriori si moltiplicano, la causa è che si sono ampliati i deserti interiori. Il deserto interiore potrà fiorire se non considereremo opzionale vivere la vocazione dell’essere custodi dell’opera di Dio e prenderci cura dei nostri fratelli e sorelle sfollati…

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Questa voce è stata pubblicata il 04/06/2021 da in Attualità ecclesiale, Ecologia, Giustizia e Pace, ITALIANO con tag , , .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
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