COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Blog di FORMAZIONE PERMANENTE MISSIONARIA – Uno sguardo missionario sulla Vita, il Mondo e la Chiesa MISSIONARY ONGOING FORMATION – A missionary look on the life of the world and the church

Divo Barsotti – Dio si rivela attraverso l’amore

Formazione Permanente – italiano – 2021

Dio si rivela attraverso l’amore
Divo Barsotti

Pubblichiamo un testo profondissimo sul Sacro Cuore, tratto da un ritiro predicato a Bologna 21 giugno 1968. Per la meditazione personale.

Prima meditazione

Bisogna cercare di approfondire un poco quello che abbiamo detto nell’omelia della Santa Messa, e l’approfondimento dell’omelia si farà precisamente continuando un’esegesi della Sacra Scrittura che ci possa permettere non, naturalmente, di sondare la profondità di questi testi ispirati, ma almeno di intravedere questa profondità, perché realmente ogni parola di Dio ha qualcosa di immenso, e noi tante volte leggiamo senza apprendere nulla o ben poco.

Si è detto prima che uno dei temi fondamentali del Vangelo è quello della visione: nella ferita del Cristo l’evangelista contempla Dio. Dio si rivela nel modo più perfetto e più alto non solo nell’umanità di Gesù, ma in Gesù che muore, in Gesù che anche nella sua morte è oltraggiato dal soldato che ne squarcia il costato. È l’amore infinito di Dio che si rivela in questo avvenimento, così che esso diviene, per l’evangelista, la suprema rivelazione di Dio all’umanità. Se noi vogliamo conoscere Dio, lo possiamo conoscere soltanto attraverso il crocifisso: il mistero di questo Amore immolato, di questo Amore donato, di questo Amore che dagli oltraggi non trae motivo per rifiutarsi o per misurare il suo dono. Trova piuttosto, negli oltraggi che subisce, una nuova condizione a donarsi di più, una nuova condizione ad effondersi ancora più largamente.

Ma di che rivelazione si parla? La vita cristiana non è una conoscenza come può averla un teologo, conoscenza scientifica un po’ arida. Sia pure che anche la teologia può alimentare la vita spirituale: ma bisogna proprio conoscere la teologia per conoscere Dio? Di che visione si parla: «Vedranno Colui che hanno trafitto»?

Mi sembra che sia così semplice da dover dire che è elementare. E la spiegazione di queste parole la si ha se noi esattamente le traduciamo. Vedere Dio, conoscere Dio, secondo l’apostolo Giovanni, che cosa vuol dire, attraverso il testo del Santo Vangelo? Vuol dire conoscere l’Amore. Ma si può conoscere l’Amore senza sentirsi amati? Quando in realtà voi avete conosciuto l’amore, se non quando avete amato e vi siete sentite amate da un altro? Così ancora: Dio si può conoscere come un essere perfettissimo ma separato da noi, estraneo alla nostra vita, totalmente trascendente il piano umano e separato dall’uomo? No certo! Conoscere Dio vuol dire sentirci amati da Lui, posseduti da Lui, vuol dire essere veramente colmati e sommersi dall’infinità di questo amore divino. Così, nella morte di croce del Cristo, così nel Cristo trafitto dalla lancia del soldato, noi sì, veniamo a conoscere Dio, ma in quanto attraverso questo mistero noi impariamo che cosa voglia dire essere amati, noi anche sentiamo di essere amati, noi anche ci lasciamo possedere da Colui che è l’Amore.

Conoscere Dio dunque, si noti bene, non è atto dell’intelligenza. Se fosse puramente atto dell’intelligenza, quanti di noi ci dovrebbero rinunziare! Certo, abbiamo una certa intelligenza, ma così povera, così piccina! Eppure anche noi siamo chiamati alla santità, eppure anche noi dobbiamo, nella visione di Dio, possedere la beatitudine eterna! E siccome la visione del Cristo con il suo cuore trafitto è già come un’anticipazione del cielo, proprio questa visione noi non possiamo pensarla come una conoscenza puramente astrattiva, scientifica, teologica. È la conoscenza di chi ha l’amore. Vedete, il termine usato nella Sacra Scrittura per indicare la conoscenza di Dio, è il termine usato nel rapporto dell’uomo con la donna: conoscere Dio vuol dire possedere Dio ed essere posseduti da Lui.

Allora: «…vedranno Colui che hanno trafitto» è un’espressione della Sacra Scrittura che, nel linguaggio di Giovanni, che la ricorda a proposito della ferita del costato, vuol significare quella conoscenza sempre più intima che ognuno di noi deve acquistare di Dio, via via che lo ama, via via che si lascia possedere dall’amore di Lui. Conoscere Dio non si può senza amare; conoscere Dio vuol dire soprattutto essere amati, sentirci amati, lasciarci possedere da Lui che è l’Amore.

«Vedranno Colui che hanno trafitto»: che cosa vogliono dire le parole dell’apostolo Giovanni? Vogliono significare in fondo che tutta la vita cristiana è come un processo verso una conoscenza intima, trasformante; verso una conoscenza affinatrice, una conoscenza di vita, che si identifica al medesimo Amore. Noi impariamo a conoscere l’amore di Dio in quanto ci sentiamo perdonati da Lui, ma anche in quanto sentiamo che, non soltanto Egli ci dona il perdono ma ci dona se stesso. Egli non limita il dono che fa all’uomo, perché di fatto Egli si dà fino all’esaurimento di tutto: ecco perché proprio dal costato squarciato non escono più che l’ultimo sangue e le ultime gocce d’acqua. Dio, che è infinito, sembra aver esaurito l’infinità del suo amore. E tu questo devi sperimentare, se devi conoscerlo, perché non si conosce l’amore fin tanto che non ci sentiamo amati.

La vita cristiana è sentire l’amore di Dio

Allora vivere la vita cristiana vuol dire sentirci amati da Dio, credere di essere amati, sapere di essere amati. Ma anche conoscere, sperimentare quest’amore divino che sempre più in Sé ci trasforma e sempre più fa intima quella comunione di vita che ci unisce a Lui, che è l’amante, noi che siamo gli amati. Quante volte noi pensiamo che conoscere Dio voglia significare soltanto delle idee corrette sul suo conto! Non si tratta affatto di questo.

Nella vita spirituale la conoscenza e l’amore sono un unico, indivisibile atto: si conosce soltanto nella misura che si ama, si ama soltanto nella misura che si conosce. L’amore implica conoscenza; io non amo realmente un’altra persona se realmente non la conosco. Ma conoscerla vuol dire penetrarla fino in fondo, e tanto più l’ami tanto più la conosci. Il mistero della persona umana non si rivela che all’amore, non si apre che all’amore. Ma se il mistero della persona umana non si rivela che all’amore, quanto più è l’amore che, soltanto, svela il mistero di Dio: l’amore di Dio per noi, ma anche l’amore nostro per Lui. È nel suo amore che Egli si lascia vedere, è nel suo amore che Egli si apre – il costato è aperto – perché noi possiamo entrare negli intimi penetrali di questo segreto divino. Ma è anche mediante il nostro amore che noi stessi Io conosciamo, così che non vi è conoscenza senza l’amore e non vi è l’amore senza una conoscenza.

È talmente vero questo, che nessuno di noi può dire di conoscere un altro se non nella misura in cui lo ama. Chi conosce – dopo Dio, intendiamoci – i vostri figli più di voi? La vera conoscenza della persona è solo frutto dell’amore. E questo è vero anche per Dio. Ecco perché, per conoscere e per vedere Dio, bisogna da una parte che Dio apra liberamente il suo cuore e ci ami, ma bisogna che anche noi entriamo in questo cuore divino attraverso un processo di amore. Ecco perché l’avvenimento della trafittura del cuore di Cristo richiama non solo alla visione di Dio, rivelazione dell’amore divino, ma richiama anche a una rivelazione che è frutto di amore, di amore reciproco: amore di Dio, che liberamente si dona e si lascia possedere; amore dell’uomo, che entra in Dio e lo vuol possedere tutto per sé. Questo dunque dobbiamo implorare dal Signore: che le parole del Vangelo si realizzino veramente per noi. E se l’evangelista ci ha detto che «vedranno Colui che hanno trafitto», si impone per noi che chiediamo al Signore che, fra coloro che vedranno Colui che hanno trafitto, ci siamo anche noi.

Ci sentiamo peccatori?

Si noti però un fatto molto importante. Noi possiamo chiedere a Dio di vederlo, di conoscere questo amore, ma l’evangelista stesso mette una condizione: che siamo noi ad averlo trafitto. Se non l’abbiamo trafitto noi, non lo conosceremo, non c’è nulla da fare. Bisogna dunque essere dei peccatori per conoscere l’amore divino. Vi sembra strano questo? Non è detto che tutti i peccatori conoscano Dio; bisogna però che l’anima sia cosciente del proprio peccato per imparare fino in fondo che cosa voglia dire essere amati da Dio, amati di un amore totalmente gratuito, di un amore di benevolenza, di quell’amore divino che distingue Colui che precisamente non solo ci ha amato per nulla, ma ci ha amati essendo noi peccatori. Ecco perché queste parole escludono da una conoscenza di Dio coloro che sono orgogliosi, che si credono santi, coloro che si credono dei galantuomini, coloro che non sentono il loro peccato, e perciò non sentono il bisogno di un perdono divino, e perciò non si sentono amati per nulla dal Signore.

Voi da questo imparerete che cosa voglia dire essere cristiani: il cristiano è sempre cosciente della sua debolezza e anche della sua colpevolezza, della propria reale miseria. E questa conoscenza del cristiano non è affatto per lui un motivo di scoraggiamento o di disperazione: è anzi la condizione, non dico la causa, ma la condizione, per poter conoscere Dio, perché allora noi veramente potremo conoscere Dio e il suo amore infinito, quando avremo coscienza di essere stati noi ad averlo offeso, ad averlo oltraggiato.

È qui che si manifesta infatti l’amore divino: nel fatto che, pur essendo noi così colpevoli verso di Lui, tuttavia Egli ci ha ricolmati d’amore, Egli ci ha sommerso d’amore, ci ha colmato d’infinita misericordia. I peccatori sono i prediletti del suo cuore! Vedete bene che anche nel Vangelo Nostro Signore è un po’ ingiusto. L’amore non conosce ingiustizia, va oltre la giustizia. È forse una cosa ben fatta lasciare novantanove pecorelle che l’hanno sempre seguito per andare a cercare quella che era fuggita? Ma è così che il Signore fa! E a me piace più essere quella pecorella smarrita che una di quelle novantanove che sono sole, che il Signore ha abbandonato a se stesse. A me piace più essere quell’unica che ha abbandonato Lui, perché così sperimento quest’amore infinito che mi cerca, che mi vuole, che scende fino alla mia debolezza, scende fino alla mia miseria per sollevarmi a Sé.

Abbiamo coscienza della nostra debolezza, del nostro peccato! Non crediamo che il nostro peccato ci allontani da Dio! Ci allontana da Dio fintanto che lo amiamo, non quando il nostro peccato diviene per noi la condizione per implorare la divina misericordia e abbandonarci in modo ancor più pieno a quest’amore divino. Tutti noi siamo deboli e imperfetti, tutti noi siamo deboli e stanchi e tutti noi dobbiamo perciò aprirci ad accogliere l’Amore. Proprio per questo noi dobbiamo accogliere quest’amore divino che si dona e ci salva. Chiediamo al Signore, nello stesso tempo, dunque, la conoscenza di quello che siamo per non illuderci sulla nostra presunta santità. Dobbiamo conoscere veramente quello che siamo per poi conoscere Dio, per poi conoscere quest’amore immenso, quest’amore infinito di un Dio che allora davvero noi conosceremo quando impareremo come gratuitamente ci ha amato, come infinitamente ci ha amato, come senza alcun merito nostro ci ama e come, contrariamente ad ogni merito nostro, ci colma infinitamente di amore.

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Questa voce è stata pubblicata il 07/06/2021 da in Cuore di Gesù, ITALIANO con tag .

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San Daniele Comboni (1831-1881)

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Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
The subtitle
Spirituality and Mission wants to specify the goal of the blog: to promote a missionary spirituality.

Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

Manuel João Pereira Correia combonianum@gmail.com

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