COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

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Suor Mainetti beata: una luce di cui non c’eravamo accorti

Suor Beniamina Mariani, consorella e biografa della religiosa beatificata domenica 6 giugno, uccisa “in odium fidei” a Chiavenna nel 2000, la ricorda in un’intervista a Vatican News come una donna che viveva sempre “in relazione con Dio e con gli altri”. “Suor Mainetti amava in particolare i giovani e per questo andò incontro alle sue assassine e le perdonò”

Fabio Colagrande – Città del Vaticano
6 giugno 2021
http://www.vaticannews.va

C’è luce e grazia nel volto di suor Maria Laura Mainetti. Nelle foto appare sempre con un sorriso accennato, riflesso di un pudore tipico della sua terra, Colico, nel lecchese dove era nata il 20 agosto del 1939. Oggi quel volto appartiene alla schiera dei beati. La Chiesa infatti ha riconosciuto il suo martirio, il coronamento di una vita donata al Signore, offerta agli altri che erano il primo pensiero. Anche quelle ragazze che l’hanno uccisa a Chiavenna, in una sera di inizio estate, per offrire il suo sacrificio al male, erano nel cuore di questa religiosa, sempre prudente e dedicata, per loro ebbe parole di amore e perdono.
La festa della nuova beata sarà celebrata ogni anno proprio il 6 giugno, “giorno della sua nascita al Cielo”.

“Fare ogni piccola cosa con fede, amore ed entusiasmo”. Questo, secondo le parole di Papa Francesco all’Angelus di domenica 6 giugno, il programma di vita lasciato da suor Maria Laura Mainetti, la religiosa, beatificata nello stesso giorno a Chiavenna, nella diocesi di Como. In questo piccolo centro in provincia di Sondrio, suor Maria Laura, che apparteneva alla Congregazione delle Figlie della Croce, era stata uccisa, “in odium fidei”, ventun anni fa da tre ragazze influenzate da una setta satanica. La nuova beata, come ha sottolineato Francesco, “ha amato e perdonato quelle stesse ragazze prigioniere del male”. All’indomani della cerimonia di beatificazione, suor Beniamina Mariani, consorella e biografa di suor Maria Laura, ha commentato le parole di Francesco in un’intervista alla Radio Vaticana.

L’intervista a suor Beniamina Mariani

Con queste parole Papa Francesco ha proprio riassunto chi era suor Maria Laura. Era veramente una persona semplice che non amava mettersi in evidenza. Quando, dopo la sua morte, abbiamo scoperto la sua spiritualità e la sua profondità d’animo, noi, sue consorelle, siamo rimaste veramente impressionate. Ci siamo rese conto che – come dice il Papa nella Gaudete et exsultate – esistono davvero i “santi della porta accanto”.

Suor Beniamina, perché – secondo lei – la sua consorella Maria Laura è stata proclamata beata?

R.- Perché aveva un grande amore, una grande sensibilità, nei confronti dei giovani. Li riteneva i più poveri dei poveri, nel senso che – come educatrice – si accorgeva che sono molto attratti da tutto quello che gli accade intorno, dai media, dai social network, ma non hanno punti di riferimento. Lei sentiva che i giovani di oggi hanno una grande difficoltà ad esprimere la bellezza che hanno dentro e per questo aveva un’attenzione particolare nei loro confronti. Per questo, quella sera, il 6 giugno del 2000, quando una giovane, facendo qualcosa di cattivo, mentendo, la supplicò di incontrarla perché aveva bisogno di aiuto, lei è uscita. Non solo è andata incontro a quelle ragazze, ma anche quando poi la stavano uccidendo ha cercato di richiamarle, di aiutarle, dicendo loro: “Ma cosa fate? Pensateci bene! Lasciatemi andare, non dirò nulla a nessuno…”. Quando poi le sue assassine l’hanno chiamata bastarda e le hanno detto che doveva morire, suor Maria Laura si è messa in ginocchio e le ragazze l’hanno sentita dire chiaramente “Signore, perdonale”.

Questa era davvero Maria Laura: una donna che non dava nell’occhio. Quando però, dopo la sua morte, ho chiesto a chi la conosceva, qui a Chiavenna, cosa ricordavano di lei, mi hanno detto che era chiamata “suor sorriso”, perché era sempre serena. Veloce come uno scoiattolo, girava velocemente per la città per andare a trovare i malati, portare loro la Comunione, per andare a visitare chi era solo… Solo dopo la sua morte, riflettendo, ci siamo resi conto di chi era. Era una luce in mezzo a noi, ma non ce n’eravamo accorti.

Che esempio di santità ci lascia suor Maria Laura?

Al martirio non ci si arriva improvvisamente, ci vuole una vita per prepararlo. Noi veramente ci siamo resi conto che la sua vita poteva essere riassunta in un breve motto, riportato su un cartello appeso fuori dalla Chiesa di Chiavenna: “Entra per pregare, esci per amare”. Lei, al mattino presto, era sempre davanti all’Eucaristia in profondo silenzio e poi usciva… ed amava. Era davvero una donna “in uscita” a tutti i livelli, questa è Maria Laura. Lei stessa, nei suoi scritti che sono stati scoperti solo dopo la sua morte, scriveva: “Io sono una donna felicissima perché sento la presenza di Cristo Risorto che mi ama, che mi vuol bene, mi perdona e non mi abbandona e lo cerco nei fratelli che incontro nella mia vita quotidiana”. Tra questi lei ricordava in particolare i più piccoli, i giovani, quelli che sentiva erano i meno amati. Questa era la sua vita, questi erano i suoi scritti, ma noi l’abbiamo scoperta e valorizzata solo dopo la morte. La consideravamo una persona normale. La stimavamo, apprezzavamo, ma non avevamo colto la sua profondità. Lei viveva in continuazione in relazione con Dio e con gli altri.

Quali emozioni ha vissuto durante la cerimonia di beatificazione?

Durante la cerimonia, domenica a Chiavenna, quando ho visto tanta gente che proveniva da tante parti del mondo, ho sentito davvero presente la Chiesa. E suor Maria Laura non l’ho sentita là sull’altare, ma l’ho sentita in mezzo a noi, con umiltà, perché tutti erano veramente attratti dal suo messaggio. La cosa che mi ha lasciato più impressionata e che io stessa, in quel momento, non pensavo a quello che avevo scritto su suor Maria Laura, ma la sentivo presente, vicina. È stata veramente una cerimonia intrisa di spiritualità, ci siamo resi conto che lei era viva, presente in mezzo a noi, e ci lanciava ancora il suo messaggio.

Francesco: l’amore e l’entusiasmo, l’eredità di suor Mainetti

Il Papa all’Angelus ricorda la religiosa delle Figlie della Croce, uccisa 21 anni fa, e oggi beatificata a Chiavenna. Don Ambrogio Balatti, allora parroco della cittadina, fu l’ultima persona con cui suor Maria Laura parlò poco prima di essere assassinata da tre giovani come sacrificio satanico. “Per lei gli altri, soprattutto i ragazzi, erano la priorità. Dagli scritti emersa una spiritualità profondissima: è come se da sempre si fosse preparata al dono della vita”

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
6 giugno 2021
http://www.vaticannews.va

Oggi a Chiavenna, nella Diocesi di Como, viene beatificata suor Maria Laura Mainetti, delle Figlie della Croce, uccisa 21 anni fa da tre ragazze influenzate da una setta satanica. La crudeltà. Proprio lei che amava i giovani più di ogni cosa, e amato e perdonato quelle stesse ragazze prigioniere del male, ci lascia il suo programma di vita: fare ogni piccola cosa con fede, amore ed entusiasmo. Che il Signore dia a tutti noi la fede, l’amore e l’entusiasmo. Un applauso alla nuova beata!”

Don Balatti, l’ultima persona a parlare con suor Laura

“Suor Maria Laura, dove va?”. C’era don Ambrogio Balatti, allora parroco-arciprete di Chiavenna, in giro in bicicletta la sera del 6 giugno 2000, qualche minuto prima che la religiosa fosse condotta con un inganno da tre ragazze in un vicolo e uccisa con diciannove coltellate come sacrificio per Satana. Don Balatti fu l’ultima persona a parlare con suor Mainetti, al secolo Teresina Elsa, professa della Congregazione delle Figlie della Croce. A lui la suora si era rivolta qualche giorno prima del 6 giugno per chiedergli di restare nei paraggi durante l’appuntamento con questa 16enne che al telefono, qualche giorno prima, diceva di chiamarsi Erica e di aver bisogno di aiuto perché incinta dopo una violenza, abbandonata dalla famiglia. Suor Maria Laura aveva intuito che qualcosa non andasse in quella richiesta, ma non si è tirata indietro, animata dallo spirito di altruismo e dedizione che ne ha sempre caratterizzato la vita.

“Diceva di avere un po’ paura, visto anche l’orario particolare di sera… Ma era generosa e non si sarebbe certo frenata davanti a paure o dubbi. Non poteva permetterselo, perché per prima cosa veniva l’amore di Dio per il prossimo”, racconta monsignor Ambrogio Balatti a Vatican News. “Suor Laura aveva molto a cuore le persone, diceva sempre che negli altri ‘c’è il mio Gesù’. Soprattutto nei ragazzi. Era molto preoccupata dei cambiamenti dei giovani durante l’adolescenza, il fatto che abbandonassero la Chiesa. Davanti a una adolescente che diceva di essere stata abbandonata, mai e poi mai avrebbe detto di no”.

Don Ambrogio, lei quindi quella sera era proprio lì nel luogo dove pochi minuti dopo si consumò l’assassinio di suor Maria Laura?

“Sì, avevo preso la bicicletta per fare un giro ma non vidi nessuno. In una via laterale trovai poi una ragazza al telefono vestita di nero, poco più avanti la suora che stava arrivando. Le dissi: ‘Suor Laura ma dove sei stata? Non ti trovavo’. Mi rispose che la ragazza le aveva detto di seguirla in una stradina vicino. Credo che fosse un’astuzia per sottrarsi da sguardi indiscreti. Suor Laura mi raccontò poi che la giovane la sera sarebbe andata nell’istituto, che si era convinta a farsi aiutare: Ci siamo salutati normalmente; io non seguii la suora né le ragazze anche perché suor Maria Laura qualche giorno prima, anche se un po’ impaurita, mi disse di restare in zona ma defilato per non turbare la giovane che magari voleva parlare a tu per tu. Io, tra l’altro, sono andato via tranquillo: la ragazza c’era, l’appuntamento era vero… Chi avrebbe mai immaginato un tale diabolico inganno!”.

Ha mai provato in questi anni il rimorso di non aver seguito la suora e le ragazze e magari evitare la tragedia?

“Sì, certo. Ma ho pensato anche che se fossi stato presente chissà cosa sarebbe potuto succedere. In seguito seppi che anche io ero uno delle vittime predestinate, dovevo essere ucciso come rappresentante della Chiesa cattolica, per il mio impegno per le persone malate di mente. Mi lasciarono stare però, forse impaurite dalla mia stazza… Non so cosa sarebbe potuto accadere, magari avrai provato a difendere la suora e avrei fatto del male io stesso a qualche ragazza oppure saremmo stati ammazzati entrambi. Comunque un orrore maggiore”.

Dalle confessioni delle giovani si venne a sapere che la suora aveva perdonato le sue assassine nel momento in cui la uccidevano…

“Una delle tre raccontò che, quando iniziarono ad accoltellarla in mezzo ad urla e parolacce, suor Laura invocò il perdono di Dio per loro. Questa notizia fu un raggio di luce sfolgorante in un momento di tenebre in cui era stata gettata tutta la comunità di Chiavenna. L’inchiesta degli inquirenti fu denominata infatti ‘Raggio di luce’”.

Suor Maria Laura ha offerto il suo perdono. Lei, le altre consorelle, i fedeli, avete perdonato?

“Sì, anche noi abbiamo perdonato. E già da quando, dopo vari identikit, si ebbe la conferma che le responsabili erano tre minorenni. Tre povere minorenni intrise di ideologia satanica, che ascoltavano musica rock e andavano a cercare su Internet litanie sataniche e roba del genere. Erano piccole, problematiche, una di loro mi sembra di ricordarla in parrocchia quando era più piccola, nel periodo della Cresima: soffriva per i genitori che si stavano separando, portava delle ferite dentro. Hanno compiuto un gesto orribile, ma proprio per questo si sono contraddette”.

In che senso?

“Rinnegavano l’esistenza di Dio e dicevano che nella Chiesa non esistevano persone buone, che fossero tutti falsi. In realtà sono riuscite a fare quello che hanno fatto, solo perché hanno trovato una persona buona come suor Maria Laura Mainetti. Qualsiasi altro probabilmente davanti alla richiesta di uscire la sera, avrebbe rimandato l’incontro, avrebbe detto ‘lasciamo perdere’. Suor Laura invece quella sera era lì, pronta a dare il suo aiuto”.

Cosa c’è da scoprire sulla figura di suor Maria Laura Mainetti, al di là del suo assassinio?

“Tantissimo. Aveva una vita interiore profonda che non rispecchiava la sua attività esteriore. O meglio: lei era sempre in mezzo ai giovani, pronta ad aiutare e accogliere, ma nessuno poteva immaginare quella profondità spirituale emersa dai suoi diari privati. Quando morì, ancora prima che se ne conoscessero le modalità o il fatto che avesse perdonato, io dissi al vescovo: dobbiamo indagare sulla vita di questa suora perché è morta da martire. E il vescovo stesso ordinò alle suore di verificare la vita umana, religiosa, spirituale della religiosa tramite i suoi scritti, le sue agende. Cosa che lei non avrebbe mai permesso in vita”.

Nei suoi diari cosa avete ritrovato?

“Un legame fortissimo con Dio, un amore grande per Gesù. Non solo: in alcune pagine parlava anche della mamma, morta per darla alla luce. È come se questo le avesse trasmesso un senso di donazione totale. C’è tutta una serie di riferimenti che davano l’idea che, in qualche modo, la suora si preparasse da anni e anni al dono totale della vita. D’altronde non si può morire come è morta lei, se non si è preparati prima: il martirio non si improvvisa”.

Ma si può dire che in un certo senso fosse santa già prima di quel fatto di sangue?

“L’omicidio è servito a scoprire una figura luminosa che, altrimenti, in pochi avrebbero conosciuto, come capita sempre con tanti fedeli servitori del Vangelo. All’inizio c’erano un po’ di riserve sul processo di beatificazione, ma insistemmo perché questa vicenda era un dono per tutta la Chiesa. Il dono, cioè, di far vedere al mondo cosa è il bene e che il bene non può essere distrutto dal male. Il male, la cattiveria umana, possono toglierti la vita fisica, ma non possono rubare e distruggere l’amore. Questa è una verità fondamentale, non solo per i credenti. Le stesse ragazze si sono scontrate con il bene e si sono rese conto di aver perso. Quella che sembrava infatti una sconfitta per la suora, è stata invece una vittoria. E la beatificazione lo conferma”.

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Questa voce è stata pubblicata il 07/06/2021 da in Attualità ecclesiale, ITALIANO con tag , .

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Combonianum è stato una pubblicazione interna di condivisione sul carisma di Comboni. Assegnando questo nome al blog, ho voluto far rivivere questo titolo, ricco di storia e patrimonio carismatico.
Il sottotitolo Spiritualità e Missione vuole precisare l’obiettivo del blog: promuovere una spiritualità missionaria.

Combonianum was an internal publication of sharing on Comboni’s charism. By assigning this name to the blog, I wanted to revive this title, rich in history and charismatic heritage.
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Sono un comboniano affetto da Sla. Ho aperto e continuo a curare questo blog (tramite il puntatore oculare), animato dal desiderio di rimanere in contatto con la vita del mondo e della Chiesa, e di proseguire così il mio piccolo servizio alla missione.
I miei interessi: tematiche missionarie, spiritualità (ho lavorato nella formazione) e temi biblici (ho fatto teologia biblica alla PUG di Roma)

I am a Comboni missionary with ALS. I opened and continue to curate this blog (through the eye pointer), animated by the desire to stay in touch with the life of the world and of the Church, and thus continue my small service to the mission.
My interests: missionary themes, spirituality (I was in charge of formation) and biblical themes (I studied biblical theology at the PUG in Rome)

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